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Archive for settembre 2009

E’ evidente che è molto più innovativa la discussione e l’incerta azione politica sui rifiuti a Napoli che la noiosa sequenza di cifre sullo sviluppo urbano di Londra nei prossimi dodici anni.

In quest’ultimo caso infatti si discute banalmente dei prossimi grattacieli che ogni anno verranno eretti nella metropoli britannica mentre la discontinuità, la rottura,  il nuovo, nascono dal progettare e realizzare la “nuova riforma dell’urbano”a partire dallo smontaggio dei prodotti e dal costo energetico, dal ridisegno dei trasporti e sopratutto da un nuovo-antico rapporto con la campagna.

E’ quest’ultimo il nuovo registro entro cui progettare la dimensione urbana come manifestazione di una nuova catena corta che vede la campagna in città e viceversa l’urbano seminato nella campagna.

Per questo devono cambiare letteralmente le competenze e le professioni con cui progettare le città, partendo dal sistema di scambio energetico e dal terreno bioagricolo, come i paradigmi del “Green Ring” attorno al quale generare “metropoli.”

Metropo cioè “madre di città”, questo significato originario e fondante della città greca, capace  non solo di essere città ma sopratutto di generare città, ma sopratutto di generare città e per generare città  dobbiamo partire dallo lro sostenibilità alimentare ed energetica.

Per continuare lo sviluppo urbano tipo Londra o Shangai servono architetti o al massimo urbanisti , mentre per pensare, coordinare e progettare la nuova metropoli occorono ambientalisti, agronomi, giardinieri, ingegneri  energetici e di designer per gli oggetti.

La “catena corta” tra produttori e consumatori, meglio cittadini consapevoli è il paradigma dell anuova progettazione, coniugata con la rete lunga, cioè la visione e la responsabilità dello smontaggio dei prodotti come sequenza della catena del valore industriale.

Oggi infatti in una fase preistorica dell’industria, diciamo nel paleolitico, abbiamo la concezione industriale che pensa a sè stessa come attività di progettazione, fabbricazione e al massimo logistica prima del consumo.

Poi ci si affida a quel mostro devastante e ultraconservatore che è  la cosidetta GDO , la grande distribuzione,  che crede ideologicamente di distribuire le merci ai consumatori, ma in realtà come Wal –mart dimostra serve a comandare sui produttori, governando sulla iquidità derivata dai consumatori come una vera e propria arma politica per ridurre i costi ed impedire ogni innovazione dei prodotti.

Per questo da Wal-mart alla Coop la grande distribuzione è il nemico, il nemico che comanda il consumo e la sua forma devastata e devastante sua della forma della città  sia dell’autonomia del cittadino.
Drammatica nella Cina odierna la dinamica di sviluppo delle città, tutte inequivocabilmente costruite attorno al Mall, al centro commerciale che diventa il centro della vita e il centro della forma umana del vivere.

Centri commerciali sempre più grandi, periferie sempre più vaste, standardizzazione dei prodotti, distruzione dei mercati agricoli, crescita dei trasporti, inquinamento atmosferico ed inquinamento dell ementi tramite il comando delle pubblicità, questo lo scenario  della trasformazione urbana più vasta e veloce della storia recente.

Proprio perchè riteniamo che la forma della città sia il cuore della polis e dunque della politica pensiamo che ripartire dal progettare metropoli, meglio smontare quelle attuali e rimettere al centro paradigmi della catena corta agricola e della rete lunga ecologica sia centrale per entrare nella nuova “fase industriale” dove lo smontaggio dei prodotti finalmente farà parte della loro progettazione.

Designer dello smontaggio, ingegneri del disassembling, queste le nuove professioni da inventare e coniugare con i giardinieri e i bioagricoltori per progettare certo insiemi ai bioarchitetti e gli ingegneri ambientalisti la nuova forma dell’urbano.

Per questo vogliamo aprire una discussione  sulle contraddizioni ed opportunità attuali sulal forma delle città, attraversando i progetti di Gas, Gruppi di Acquisto Solidale,  le esperienze dei farmers market, le strategie per riorganizzare la logistica e i trasposrti  per le produzioni alimentari biologiche come il progetto di City logistic di ProB.E.R. , gli esempi di “mercatali” in Toscana ed in altre regioni , la nuova funzione del giardino in città verificata e sostenuta da Bio –habitat, metodo ispirato al biologico, ed una critica serrata al modello devastante  ed enegivoro dell’iper-auto-megalopoli.

Ritornare alla città vuol dire ritrovare il giusto equilibrio fra agorà e demos, fra sistema urbano e campagna , in realtà cibo per il corpo e cibo per la mente.

Laddove la “parola diventa carne”, là avviene il magico e sacro confine dell’umano con il suo futuro.

Approfondimenti :

“Una nuova metropoli” di O. Marchisio,  “Una geografia conviviale “di M. Quaini, “Il consumatore critico” di M. Altomeni,  “Il giardino urbano” di L. Piunti, “Le piante ecostrategiche” di A. Del Carlo,  “Il progetto City logiatic” di D. D’Ara, “Bio-habitat come paradigma del giardino urbano” P. Carnemolla, “Fotovoltaico e progettazione urbana” L. Falzone, “Educazione al riciclo” di  Remida, “Forma urbana e progettazione con la bioarchitettura “ a cura di CONAPI (Consorzio Nazionale Piattaforme e Imballaggi)

Contadino

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