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Archive for settembre 2013

che fine ha fatto045

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Nei giorni scorsi, a Bologna,  ha avuto luogo la conferenza di Vandana Shiva presso la libreria Feltrinelli con cui la Casa dei Pensieri/Festa dell’Unità 2013 con cui  è stato  organizzato l’evento.  L’ ncontro con Vandana Shiva autrice di Fare la pace con la terra edito in Italia da Feltrinelli con interventi di Franco Poggianti e Tiberio Rabboni. Coordinamento e organizzazione di  Davide Ferrari.
Fisica ed economista, tra i massimi esperti internazionali di economia sociale, Vandana Shiva è una delle più importanti testimonial delle lotte per la difesa dell’ecosistema e contro il saccheggio delle risorse naturali da parte delle grandi corporation.

Video di Roberta Ricci

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Hitch

Il comunicato della mostra

Il Palazzo Reale di Milano ospita dal 21 Giugno al 22 Settembre 2013 la mostra ‘Alfred Hitchcock nei film della Universal Pictures’, una mostra video-fotografica che mette in scena il lavoro di uno dei più grandi registi del cinema mondiale di tutti i tempi, concentrandosi sul suo periodo alla Universal pictures, dal 1940 al 1976.Moltissimi sono i film analizzati e rappresentati nella mostra, dove però ovviamente spiccano i grandi capolavori, da Psycho a La Finestra sul Cortile, da Gli Uccelli a La Donna che Visse due volte. A distanza di trent’anni dalla sua morte, Milano ha deciso di dedicare all’indiscusso genio del brivido (ma anche del cinema in senso esteso) una mostra dove il percorso espositivo è perfettamente in linea con lo stile e la storia del regista.

Alfred Hitchcock, indiscusso maestro del brivido e della suspense è il dichiarato maestro di Steven Spielberg e  John Carpenter  che si sono nutriti delle lezioni di grande regia per il loro cinema.

Secondo British Film Institute, Vertigo (La donna che visse due volte) è uno dei primi film capolavoro del novecento. Nel cast Kim Novak, che, recentemente, alla mostra del cinema di Cannes ,ha dichiarato di quanto fosse pignolo il grande Hitch e che ogni scena veniva provata fino all’inverosimile per renderla spontanea e naturale.  Kin Novak era spaventata dall’acqua e disse che, il maestro del brivido , dopo averlo saputo, le ha fatto provare una sola volta il bagno nella diga , dove viene salvata miracolosamente da James Stewart.

Ogni minima inquadratura era studiata al dettaglio, non bastasse Hitch, anche la moglie Alma era attentissima ai dettagli, quando l’attrice entra e vede la signora Bates  nella sedia a rotelle in Psyco, Alma si accorse che l’attrice sbatteva gli occhi, cosa che non sarebbe potuta  succedere se fosse stata raggelata dalla paura.  In Psyco, cult movie del genere, ci fu uno studio minuzioso del regista  per raggirare la censura, non si potevano vedere donne nude, nè tantomeno sanguinanti. Così Hitchcok adottò l’escamotage della tenda e del coltello che sembra colpire nel vuoto, mentre il sangue scorre come l’acqua nella vasca. Per la scena della coltellata cinematografica della vasca Hitch fece provare gli attori per 7 giorni ottenendo 45 secondi di puro cinema.

Psyco descrive la figura del serial killer, la maschera di Anthony Perkins è stata studiata a lungo, complice la bravura dello stesso attore che fa aderire qualla maschera al suo viso come fosse sua. Casa Bates è ispirata alla casa rappresentata  da Edward  Hopper ,  Hitchock nel suo studio particolareggiato effettuava riprese esclusivamente in un gigantesco set.

Mi sono sempre chiesta come avesse fatto Hitchcock  a radunare tutti quegli uccelli nel film “Gli uccelli” , ho finalmente appreso che molti erano meccanici, ci vollero tre anni per mettere insieme cinematograficamente la fauna che è poi l’interprete del film, fu la Universal che mise fine al film con la parola stessa fine, Hitch voleva lasciare aperto il finale, un monito oggi che si comprende, alla luce del maltrattamento dell’uomo del suo habitat.

La  psichiatria ha influenzato moltissimo il maestro del brivido, una lettura dei comportamenti alla luce di episodi infantili mai risolti, un’indagine psicologica ad altissimo livello, parlo del film “io ti salverò”. Addirittura il produttore del film, Selznick portò sul set la sua psichiatra che ebbe frequenti discussioni con Hitch . La psicoanalisi del maestro del brivido non era scienza  accademica, era surreale, come lo erano le meravigliose scenografie di Salvador Dalì, alcune delle quali non vennero realizzate.  Nella traduzione italiana della “Finestra sul cortile ” James Stewart soffre di acrofobia, una pessima traduzione di agorafobia, termini  a cui il cinema era ancora impreparato.

Un altro particolare di Hitchcock erano i suoi cammei, le sue furtive presenze . In Marnie quando porta al collare due barboncini, in Franzie è in mezzo alla folla quando viene trovato il cadavere , nella finestra sul cortile fa il maggiordomo che spolvera.

Fra i suoi film girati rigoramente in studio , con copioni che dovevano essere rispettati alla lettera e senza interpretazioni dell’ultimo minuto da parte degli attori, Hitchock prediligeva “l’ombra del dubbio” del 1943 .

La mostra propone varie fotografie dei set e ricorda le due date del grande maestro del brivido : il 13 agosto 1899 e il 29 aprile 1980.

Perkins casa bates casa bates di edward HopperCasa Bates nel cinema e sotto la casa a cui si è ispirato Alfred Hitchock di Edward Hopper

i film di hitch

Il regista e le pizze con i suoi film

Hich

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Valentina Rosselli di Guido Crepax : una  fotografa fumetto

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 È stata presentata a Palazzo Reale la mostra “Guido Crepax: ritratto di un artista”, prima esposizione a 360 gradi dell’opera dell’autore milanese, in programma nelle sale del Palazzo dal 20 giugno al 15 settembre 2013. Allestita nelle dieci sale dell’Appartamento di Riserva, la mostra è promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, da Palazzo Reale e dall’Archivio Crepax.“Nel decennale della scomparsa e a 80 anni dalla sua nascita, Milano rende omaggio a un grande artista – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno –. A Palazzo Reale c’è tutta la produzione di Crepax: i fumetti, i periodici, il design, il teatro, i giochi, le scenografie: un mondo che nasce dalla scena culturale e artistica della Milano di un tempo, la città delle fabbriche che erano non soltanto luoghi di lavoro, ma che producevano libertà di pensiero e partecipazione. Guido Crepax era parte di questa realtà, dove ha voluto ambientare gran parte delle sue storie, ancora oggi testimonianza preziosa di quella cultura che ha consegnato per sempre alla memoria i suoi disegni e i suoi personaggi”.

Con questo comunicato il Comune di Milano ha ricordato  Guido Crepax :  famoso come cartoonist per averci fatto compagnia con le sue ineffabili storie in Linus, ma anche come designer, pubblicista, stilista, genio polivalente e irrequieto.  Anche Valentina Rosselli, la sua creatura, ispirata a  Louise Broock ha la sua carta d’identità, la sua nascita risale al 1942 e invecchia come un comune mortale…

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Gianni Berengo Gardin  a Milano di Roberta Ricci

Ho conosciuto , ammirato e aderito   alla battaglia sociale con la fotografia di Gianni Berengo Gardin   fin dal suo servizio choc   realizzato con Carla Cerati sui manicomi italiani “Morire di classe “.

Intorno agli anni   ’70  con le lotte sociali  che stavano modellando il progresso  il Maestro di Santa Margherita  Ligure  classe 1930 fotografò i manicomi , istituzioni totali in cui si ricoveravano i poveri per perdere anche l’ultima parvenza di orgoglio e dignità . O almeno era quello che dicevano i due grandi e psichiatri italiani , i coniugi Franco e Franca Basaglia  :  erano gli anni dell’istituzione negata (neghiamo le istituzioni totali, infatti  non curano, deteriorano lo spirito) solo i poveri sono matti. Ed e questo lo spirito con cui si accolse la 180 e il referendum sociale di emozioni che ne seguì.

Il servizio di Berengo Gardin toccò il cuore di tutti, non solo per il contesto, ma per la grande maestria delle sue immagini, si toccava l’umanita  con le immagini, senza l’ausilio delle parole.  in una intervista il Maestro ha raccontato che  le sue immagini sono state realizzate con una macchina fotografica  tirando la pellicola (all’epoca non era consueto farlo) per aumentare la sensibilità e potere fotografare gli interni senza luci artificiali che avrebbero creato disagio ai soggetti. Nella stessa intervista Gianni Berengo Gardin diceva che un simbolo di umiliazione dei ricoverati era il cranio rasato in tempi in cui  questo elemento agiva come una differenza  e un contrasto sfrontato alla normalità.
Queste immagini del manicomio rimbalzarono e formarono una coscienza collettiva, aprirono una ferita sanguinante, come poteva succedere a uomini come gli altri una cosa del genere?  questo approccio   alla visione era  delicato,  se fosse mai stato possibile ammetterlo, era possibile combattere con le immagini.
“Morire di classe” il libro fotografico sulla condizione manicomiale in Italia,  era simmetrico  a “L’Istituzione negata” il libro che rifondò la psichiatria .
La fotografia  era  una osservazione della quotidianità che valorizzava  i gesti ordinari e non ricercati. L’esperienza dei cineclub era fondata sulle fotografie come altro da sè.  Gianni Berengo Gardin con la sua macchina fotografica ha raccontato il  passato   con un archivio 1.500 fotogrammi.
La produzione fotografica di Gianni Berengo Gardin in mostra a Milano, fino all’8 settembrea Milano, a Palazzo Reale,  raccoglie tuttavia  diverse sezioni.

Milano (foto dal 1958)

  il giovane fotografo annota fotograficamente la città che sta rapidamente crescendo  dalle rovine delle macerie di una guerra , i ritrovi, le feste di carnevale con le sue maschere posticce, i bar, gli amici di ieri e di oggi, Renzo Piano, Dario  Fo,  Gabriele Basilico…questa osservazione del quotidiano  ha in comune con la Farm Security Administration  quella di  ritrarre i fenomeni in un flusso di quotidianità.  Con questa poderosita’ di immagini non si parla più di archivio fotografico, si parla di Storia in forma di immagini.
Parlando con gli storici, e chiedendo loro perché i libri di storia sono scarsamente illustrati si coglie  una posizione,  come se le immagini volessero sostituire le parole alla luce di una sfida narrativa.

Con l’avvento del web 2.0 le immagini sono universalmente leggibili per la loro immediata fruizione, mentre le parole necessitano di una adeguata traduzione.  Ecco perchè le immagini di Gianni Berengo Gardin sono storia , storia sociale, testimonianza visiva. Se ci chiedessimo oggi come passavano il tempo libero i ragazzi negli anni ’50 con il servizio “Venezia,” datato fine anni ’50 , Berengo Gardini  sorprende al mare, una compagnia di ragazzi e ragazze  ad ascoltare la musica con un giradischi con la manovella  ,  mentre parlano,  rideono, flirtano.  Le foto sono state scattate a Venezia, in parte al Lido, incredibilmente pieno di vegetazione e dune e alla spiaggia di Malamocco.
Un omaggio di  poesia  che si riferisce anche alle  fotografie di Robert Doiswneau sono i baci, nelle foto di Berengo Gardin sono gli innamorati che si baciano oppure che si ritrovano manifestando il loro amore e la loro intensità .
Altre foto di Venezia  sono state scattate da  Florian  elegante bar , le foto giocano sui riflessi dellle vetrine e dagli  specchiere   Gianni Berengo Gardin  mostra i personaggi che siedono ai tavolini , chi attende , chi consuma, chi staziona , un gioco fra i riflessi delle,vetrine e la psicologia delle persone.
Alcune immagini si intitolano dentro le case e contestualizzanoi la vita di ogni singolo abitante nel suomambiente. C’è l’immagine di una contadina in una casetta di legno,  piccola e ordinatissima, oppure il bambino che siede come un principe su una poltroncina di un fastoso salone, oppure un basso napoletano adibito a negozio di scarpe .  In tutte queste immagini Berengo Gardin non ironizza o giudica, si mette dalla parte del soggetto che tratta con rispetto e umanità .
Altre foto sono state scattate per il Touring Club, uno degli enti patrocinatori , con un”ammirazione degli spazi , delle sagre paesane , oppure l’osservazione del pubblico di Ascott.
In queste foto si coglie la percezione di una società che sta mutando e che fa convivere la sua cultura di tradizioni, sagre, processioni. Culti in transito,  in una vertigine, ripresa dall’alto enfatizzata dalle mani , Gianni Berengo Gardin  reporter parla di   come eravamo . E come siamo,

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Foto tratte da “Morire di classe” di Gianni Berengo Gardin e Carla Cerati

Conferenza di Gianni Berengo Gardin a Bologna introdotto da Claudio Marra al Convento di Santa Cristina

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Vasco Bendiniluglio Bendini14 agosto bendini

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    Vasco Bendini : la pittura di un poeta  di Rita Fortunato 
 
Domenica 1 settembre 2013  presso la Sala Forum della Festa dell’Unità  di Bologna ,  è stata  assegnata la prima “Targa ricordo di Paolo Volponi 2013”.Un riconoscimento che ha acquisito, negli anni, prestigio e attenzione.
I premiati saranno quattro, nel corso della Festa. Il primo è stato il pittore VASCO BENDINI.
Bendini , che  nasce nella nostra città  e che  si  forma presso l’Accademia bolognese, con maestri  quali Giorgio Morandi, Francesco Arcangeli e Virgilio Guidi , è stato un esponente fra i maggiori della corrente dell’Informale, ma, nella sua lunghissima carriera,  ha frequentato generi e esperienze diverse, dall’arte povera al Neo Dada, alle installazioni e performances  concettuali.
Ne hanno parlato  Eugenio Riccomini , Renato Barilli, Milena Naldi ,e lo stesso pittore, coordinati da Bruno Stefani. Ha consegnato la Targa  il Direttore del MAMBO, la Galleria di arte moderna di Bologna, Gianfranco Maraniello.
Molto interessanti sono stati a tale proposito gli aneddoti legati al periodo bolognese ,relativo agli approdi ,agli incontri, ai dibattiti dei personaggi  sopracitati. Emerge così una Bologna estremamente vivace sul piano concettuale –artistico che non sempre però  ha capito pienamente i suoi figli ,lo stesso Bendini  che si trasferì a Roma, oppure Francesco Arcangeli, raffinato cultore delle arti, non sufficientemente supportato.
Ed è emersa dall’incontro –dibattito la figura di un Bendini ,  pittore –poeta di grande impatto e forza innovativi e uomo di grande freschezza comunicativa, scevra da ogni divismo .
Così nel momento in cui Bendini  prende la parola e risponde alle domande che gli sono rivolte mostra capacità comunicative notevoli, forti, venate da ironia  e da  una verve di grande simpatia umana. E’ l’ espressione  di  una personalità pudica e rispettosa, pur nulla incerta. Come del resto le sue opere.Esprimendo un carattere che lo rendono immediatamente presente ,capace di dialogare con gli altri, di comprendere e farsi comprendere.
Il lavoro dell’artista si è svolto dopo  Bologna, a  Roma e Parma, dove attualmente vive e ancora  lavora . Estremamente significative sono le sue osservazioni in merito alla tecnica che usa  e i colori che predilige ,il bianco e il nero, spiegando quanto abbia cercato quel determinato bianco, quel determinato nero ”luminoso”, forse a sottolineare che la realtà è sempre duale:  luce e ombra.
Come altri  artisti anche il Maestro dichiara di non  conoscere in partenza dove condurrà l’opera appena iniziata.  Una volta di fronte alla tela,  allora inizia il dialogo con il suo lavoro, via via che si estrinsecano intuizioni e pulsioni. La creazione assomiglia alla gravidanza femminile, dice Bendini,  richiede tempo  e riflessione; soprattutto è come una madre che  non sa a priori come sarà il suo bambino. Solo una volta nato potrà conoscerlo e incominciare ad interagire con lui. E il pubblico applaude all’opera  di tutta una vita e alla persona.  Bologna gli tributa il giusto riconoscimento.
E’  un figlio che ha ritrovato.

Alla cerimonia che si è svolta alla Casa dei Pensieri, festa dell’Unità 2013, hanno partecipato, Gianfranco Maraniello, Renato Barilli, Eugenio Riccomini, Milena Naldi , presentazione di Bruno Stefani . Video di Roberta Ricci.

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