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Archive for novembre 2013

La Galleria Gomma Bicromata ospita alcuni autori  compresi nell’intervento  Mistic Media e del suo intreccio fra le arti . La rassegna si intitola A/traverso l’arte. Artisti e web 2.0 A/nalogico e digitale , Andrea Santucci

Sulla piazza universale delle arti, fra i vari mestieri e accadimenti che la vita ci riserva, a me è capitata la straordinaria esperienza di trovarmi a lavorare, e prima a studiare seguendone il corso che teneva all’Università, con l’allora Soprintendente Prof. Andrea Emiliani. Da quell’ufficio all’ultimo piano di via Belle Arti, da quel terrazzo, quasi un abbaino a cielo aperto sopra la Pinacoteca, sono riuscito ad affacciarmi su un mondo fatto di bellezza, erede di uomini che per la bellezza hanno vissuto e lavorato. Da qui potevo toccare Annibale Carracci, Guido Reni, Michelangelo e Canova, ma anche i mille problemi, molti ancora sul campo esattamente come allora, che insidiavano e insidiano tuttora il nostro patrimonio, il nostro paesaggio, la nostra bellezza, che se ben governata potrebbe essere la prima industria di questo Paese.

Voci e lezioni che insegnavano passando dal libro al territorio (“sul campo”) a vedere i quadri e le statue, a toccare le opere, ad ascoltare le ultime voci possibili e superstiti di antiche pietre, decori e colori; gli unici che potevano, per chi apprendeva a vedere, guardare, ascoltare, parlarci ancora dei mestieri e dei materiali che li avevano costruiti e di quella ostinata ricerca del bello, della bellezza, che da sempre accompagna l’opera umana e l’arte in particolare e che si concretizzano tutti i giorni davanti ai nostri occhi.
E’ una memoria adagiata su una storia fatta ancora oggi di materia, gesti e azioni, di luoghi occupati infine da opere d’arte, capolavori e manufatti. Statue e dipinti che hanno attraversato secoli di perigliosi e prodigiosi eventi e seppur feriti e mutili sono miracolosamente arrivati fino a noi recandoci ancora tutta la loro originale forza e bellezza. Costruiti con materie leggere e vulnerabili, fragile materia su fragili supporti e ad un tempo incredibilmente tenaci, fatti di marmo e pietra strappati alla montagna o di fragile gesso, di fragili tele, di colori delicati, di legni stagionati al furore delle stagioni ed alle loro intemperie, annegati nelle piene dei fiumi, sfiorati da incendi, trafugati, trasferiti da chiese e conventi in caserme e palazzi, apparentemente perduti per sempre sono infine giunti in musei, ancora chiese, collezioni e quadrerie e, seppur non sempre interi, ma piuttosto spezzettati e miracolosamente sopravvissuti, sono oggi ancora vivi ed ancora ci parlano come se mai fossero stati feriti dall’uomo e dalla storia, ci parlano con l’ineguagliabile forza della loro bellezza fatta di splendide forme; ci parlano dall’alto di un solo particolare, a volte di una sola scheggia di pietra tenacemente sopravvissuta. Questa miracolosa fragilità e ostinazione a raggiungerci per farsi ancora vedere, ammirare e ricordare è la forza della bellezza e sembra essere un segno, forse uno fra i tanti, di un destino che bussa alle nostre porte, di una storia che richiede di essere a forza e con prepotenza ricordata, conservata e tutelata.
Le fotografie che seguono non hanno la pretesa di farsi opera d’arte raffigurando altre opere d’arte, ma di testimoniarne la bellezza. Una bellezza che passa dal contenitore al contenuto, dal paesaggio al monumento e, qui, alle statue che ho scelto come opere esemplari di questa ricerca della bellezza cui tende l’uomo e che forse un giorno sarà la sola che potrà salvarci dal quotidiano abbruttimento che spesso la vita di oggi ci riserva.”

                                                                                                             Andrea Santucci

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http://www.gommabicromata.it/chi%20siamo.html

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amarcord

 

 

Anche se il titolo rimanda ad Amarcord, in dialetto romagnolo mi ricordo, in realtà Federico Fellini alludeva all’amaro Cora, una bevanda cool all’epoca, che faceva tendenza ordinandola  al bar, che ha una forma contratta dialettale consonante . Dalla fusione di questi due sensi appunto Amarcord , un ricordo nostro a Fellini a vent’anni dalla sua scomparsa.

 

La visione di un film di Federico Fellini commentato dai semiologi ed, in particolare, da Paolo Fabbri

 

…E la nave va…

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Il Festival della Scienza di Genova, punto di riferimento per la divulgazione e la riflessione scientifica che anche quest’anno prevede numerosi ospiti internazionali, dal premio Nobel per la Fisica Kostya Novoselov a figure di primo piano nelle rispettive discipline come l’etologo Bernd Heinrich e l’antropologa Nina Jablonski, propone dal 24 ottobre al 3 novembre al Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, una delle mostre di maggiore impatto di Fotografia Europea 2013: Darkened Cities del fotografo francese Thierry Cohen, a cura di Laura Serani.

“Spegnere le luci di una città per poter illuminare il cielo stellato. Quando questo non basta, si può prendere la città e spostarla sulla sua latitudine, fino a trovare il cielo giusto per illuminarla. Thierry Cohen lo fa nel suo progetto Darkened Cities, grazie alla fotografia e alla manipolazione digitale. I suoi soggetti sono città metropolitane come New York, Shangai o Rio de Janeiro durante il giorno. Manipolando l’immagine le ha rese spente, scure e buie. Ogni silhouette è stata inserita sotto un cielo stellato che si trova in un altro luogo, ma alla stessa latitudine della città. Ed ecco questi agglomerati urbani stagliarsi come reliquie morte di un tempo passato contro cieli fulgidi e splendenti, che mostrano una luce che abbiamo dimenticato. Uno spettacolo che sarebbe comunque precluso a causa dell’inquinamento luminoso di cui soffre qualsiasi di queste città e che rende questi cieli impossibili, non solo per geografia, ma anche perché mai il buio può raggiungerci nelle notti cittadine.”

INFO | Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce
via Jacopo Ruffini, 3
dal 24 ottobre al 3 novembre 2013
mart/ven ore 9 – 19
sab/dom/1 nov ore 10 – 19
chiuso il lunedì
http://www.festivalscienza.it

INFO | Fotografia Europea
Comune di Reggio Emilia

Da fotografia europea di Regigo Emilia

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Allestimento mostra Carla Cerati © Francesca Pradella

Vedere. Uno sguardo infinito sarà il tema della nuova edizione di Fotografia Europea, promossa dal Comune di Reggio Emilia ed in programma dal 2 al 4 maggio 2014, mentre le mostre proseguiranno fino a giugno.

Partendo dall’esperienza di Luigi Ghirri del pensare per immagini, il festival nella sua nona edizione intende aprirsi a un visivo dove le immagini non si limitano a provocare pensieri, ma li evidenziano nella loro autonomia. Tra pensare e vedere non vi è un legame scontato, quanto uno scarto, una sospensione, una diacronia, che declina in tutta la loro peculiarità quelle che chiamiamo “immagini”.

Le fotografie fanno vedere cose mai viste, fanno vedere ciò che gli altri di solito non notano ma soprattutto fanno vedere nel senso di un invito a guardare, a lasciare che lo sguardo guardi per noi, che colga ciò che l’immagine ha di peculiare e di intraducibile e di come venga a far parte della nostra mente, della nostra memoria, come del mondo che viviamo.

Sul sito internet della manifestazione http://www.fotografiaeuropea.it è consultabile in concept della nuova edizione oltre alle modalità di partecipazione al circuito istituzionale e a quello OFF.

Comune di Reggio Emilia
Assessorato Cultura e Università
Segreteria Organizzativa Fotografia Europea
piazza Casotti, 1/C
42121 Reggio Emilia
tel. + 39 0522 456249
email. info@fotografiaeuropea.it

Ufficio stampa Fotografia Europea
Patrizia Paterlini
piazza Prampolini, 1
42121 Reggio Emilia
tel: +39 0522 456532
email. Patrizia.Paterlini@municipio.re.itvedere uno sguardo infinito

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Dal 20 Ottobre 2013 al 19 Gennaio 2014
CODROIPO | UDINE
LUOGO: Villa Manin
CURATORI: Marco Minuz
ENTI PROMOTORI:
Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
Azienda Speciale Villa Manin
COSTO DEL BIGLIETTO: intero € 8, ridotto € 5/ € 4
TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 0432 821211
E-MAIL INFO: asvm@regione.fvg.it
SITO UFFICIALE: http://www.villamanin-eventi.it

COMUNICATO STAMPA:

Dal 19 ottobre 2013 al 19 gennaio 2014, Villa Manin di Passariano di Codroipo, in Friuli Venezia Giulia, ospiterà una grande retrospettiva dedicata al celebre fotografo Robert Capa (1913 – 1954), considerato il padre del fotogiornalismo moderno. L’evento è un’esclusiva europea, in quanto è l’unica retrospettiva organizzata in concomitanza del centenario della nascita di Capa, che cadrà il prossimo 22 ottobre.
La mostra, voluta dalla Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e organizzata dall’Azienda Speciale Villa Manin con catalogo Silvana Editoriale, è curata da Marco Minuz e si distingue dalle altre dedicate a Robert Capa perché, grazie alla collaborazione dell’agenzia Magnum Photos di Parigi e dell’International Center of Photography di New York, con le sue 180 fotografie, oltre a garantire un percorso antologico completo, permetterà di conoscere ed approfondire un aspetto poco noto del lavoro di Capa, quello di cineasta e di fotografo di scena.
Saranno presenti in mostra tutte le principali esperienze che caratterizzano il lavoro del fotografo ungherese, naturalizzato statunitense: gli anni parigini, la Guerra civile spagnola, quella fra Cina e Giappone, la Seconda guerra mondiale con lo sbarco in Normandia, la Russia del secondo dopoguerra, la nascita dello stato di Israele e, infine, il conflitto in Indocina, dove Capa morirà prematuramente nel 1954. Un panorama completo che sarà accompagnato, durante tutto il periodo della mostra, da incontri con studiosi, fotografi e registi che presenteranno i libri e i documentari più recenti dedicati alla vita e all’opera di Robert Capa. Il primo incontro è previsto per il 26 ottobre. Mario Dondero terrà una conferenza “a proposito della fotografia del miliziano morente”.
Ma la vera sorpresa sarà una ricca sezione di fotografie dedicate al mondo del cinema. Robert Capa, fin dal 1936, ha modo di cimentarsi dietro la macchina da presa. In quell’anno, infatti, mentre si trova in Spagna per documentare la Guerra civile, gira assieme al cameraman russo Roman Karmen alcune sequenze per il film di montaggio “Spagna 36” diretto da Jean Paul Le Chanois e prodotto da Luis Bunuel. Attività testimoniata anche dalla celebre fotografia, che sarà presente in mostra, realizzata da Gerda Taro, in cui Capa ha in mano una macchina da presa 16 mm. L’anno successivo Capa girerà alcune sequenze per il cinegiornale americano “March of Time”.
Nel 1938 è impegnato in Cina, come assistente del regista Joris Ivens, per realizzare il documentario “I 400 milioni”, sulla guerra cino – giapponese. Ma è l’incontro con l’attrice Ingrid Bergman, nel giugno del 1945 a Parigi, ad avvicinare ancor di più Capa al mondo del cinema. Fra i due nasce infatti un’intensa storia d’amore che dura due anni. Questa relazione permette a Capa di realizzare nel 1946 alcune foto sul set del film “Notorious” (1946) di Alfred Hitchcock, che aveva come protagonista la Bergman. Nel 1948 è fotografo di scena del film “Arco di trionfo” (“Arch of triumph”, 1948) di Lewis Milestones, che vede ancora la presenza dell’attrice svedese. Nel 1947 realizzerà in Turchia un documentario, purtroppo andato perduto, per la serie “March of Time”. Nel 1948 Capa è in Italia sul set del film di Giuseppe De Santis “Riso amaro” (1949), dove ha una storia d’amore con Doris Dowling, una delle attrici che affiancavano Silvana Mangano. Nel 1950 è in Israele dove realizza, per conto dell’Unites Jewish Appeal (UIA), il documentario di 26 minuti “The journey”, dedicato ai sopravvissuti della shoah che, emigrati in Israele, divengono cittadini israeliani. Grazie alla collaborazione con lo Steven Spielberg Jewish Film Archive e con la Cineteca del Friuli, lo straordinario documento sarà integralmente proiettato in mostra, assieme ad altri filmati d’epoca, permettendo così la conoscenza di questo importante e pressoché sconosciuto lavoro. Il rapporto con il cinema prosegue nel 1952 a Roma con il film “La carrozza d’oro” di Jean Renoir con Anna Magnani. Nello stesso anno Capa è sul set del film “Moulin rouge”, diretto dall’amico John Huston, e nel 1953 fotografa sia “Il tesoro dell’africa (Beat the devil, del 1953), interpretato da Humphrey Bogart e Gina Lollobrigida con la collaborazione di Truman Capote, sia “La contessa scalza” (“The barefoot contessa”) con una magnifica Ava Gardner.
Queste collaborazioni con il mondo di “Hollywood” coincidono con la fine della guerra e con la nascita dell’Agenzia fotografica Magnum nel 1947 fondata da Capa assieme ad Henri Cartier-Bresson, David Seymour e George Rodgers.
La mostra verrà arricchita da un’ulteriore sezione di ritratti di Robert Capa, realizzati da grandi fotografi come Henry Cartier-Bresson e Gerda Taro; immagini che riprendono il fotografo in alcuni momenti del suo lavoro di fotoreporter e della sua vita privata.
L’iniziativa beneficia della sponsorizzazione tecnica di Graphistudio e Sim2 Multimedia.

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Nei giorni scorsi si è svolta una conferenza stampa sul restauro dei Portici della Madonna di San Luca con  Il crowdfunding che  permette a ognuno, in base alle proprie possibilità, di contribuire a un progetto condiviso.colle della guardia

Proprio in quest’ottica, il Sindaco e il Comune di Bologna chiamano a raccolta tutti i cittadini e fanno la propria parte diventando i primi donatori con un contributo di 100.000 euro. – See more at: http://www.comune.bo.it/news/un-passo-san-luca#sthash.JUZwpd96.dpuf

“Inizia la lunga marcia di Un passo per San Luca, progetto di crowdfunding civico dedicato alla raccolta fondi per il restauro del portico più lungo al mondo. Obiettivo 300.000 euro in un anno tramite donazioni, sponsorizzazioni e iniziative ”

Un passo per San Luca è promosso dal Comune di Bologna e dal Comitato per il restauro del Portico di San Luca, ed è reso possibile grazie alla collaborazione con GINGER – Gestione Idee Nuove e Geniali in Emilia-Romagna, realtà attiva nella promozione e realizzazione di progetti di crowdfunding con un forte legame con il territorio.

http://www.comune.bo.it/news/un-passo-san-luca#sthash.JUZwpd96.dpuf

 http://www.comune.bo.it/news/un-passo-san-luca#sthash.JUZwpd96.dpuf

Breve  storia dei Portici che conducono al Santuario della Madonna di san Luca sul colle della Guardia a Bologna e cosa significa il suo legame con la città 

L’immagine della Madonna di San Luca, una icona bizantina dai tratti stilizzati  diversa da quelle dipinte fino a quel momento, venerata sul Monte della Guardia ha una storia che parte da lontano. Nella chiesa di Santa Sofia di Costantinopoli era da tempo appesa una tavola con l’effige della Vergine con la scritta: ” questa tavola dipinta da San Luca deve essere collocata nella chiesa di San Luca sul Monte della Guardia” ma non era detto dove fossero sia il monte che la chiesa. I sacerdoti di santa Sofia di Costantinopoli accettarono di buon grado la disponibilità di un pellegrino, Teocle,  che si offerse di andare in giro per il mondo a cercare il luogo , ma dopo molto tempo , non trovandolo, si recò a Roma per deporlo nella Chiesa di San Pietro.
Fu notato dal senatore Pascipoveri, bolognese, che, incuriosito, capì che quella effige era destinata per la chiesa di San Luca a tre miglia dalla città, situata sul colle della Guardia. Il viaggio di Teocle era finito, aveva trovato la destinazione dell’icona, Bologna. Gli Anziani  alla guida della città  condivisero la scelta del senatore Pascipoveri  e concordi  collocarono la sacra effigie con venerazione alla chiesa di San Luca , disegnatore ispirato dell’icona, dopo processioni e festeggiamenti.
L’epoca in cui sorse il Santuario del Monte della Guardia coincise con il massimo splendore della città, il Comune emanò degli statuti che sancivano il superamento degli utlimi residui del potere feudale per la partecipazione del popolo alla cosa pubblica, vittoria che culminò con la vittoria dell’esercito imperiale guidato da Enzo nel 1249 e con la libertà degli schiavi 1257.
Una tra le prime discese in città dell’immagine della Madonna di San Luca è databile al 1302, alcuni nobili bolognesi volevano consegnare la città a Carlo Valois, il senato cittadino ricorse all’unità civica attorno alla figura della Madonna.

Un’altra discesa avvenne nel 1365, prima il terremoto, poi i nubifragi , Bologna era una città d’acque, e infine la peste. Tuttavia le processioni da straodinarie divennero annuali dal 1433 . Le cronache riferiscono che al principio di aprile a tutto il mese di giugno si verificarono delle piogge e “per placare l’ira divina svegliata dalli nostri peccati” la sacra immagine venne portata per tre giorni alla porta della città. …”Non appena la sacra immagine dalla Porta Saragozza si presentò a tutti gli astanti cessò la pioggia e l’aere tenebroso e annuvolato si schiarì come se fosse stato spazzato…” era la domenica 5 luglio . Questo è l’inizio del legame straordinario fra il Colle della Guardia, la Madonna di San Luca e Bologna.
Dal 1433 ai giorni nostri la Madonna di San Luca scende  in città una o più volte l’anno a seconda degli accadimenti. Questa interazione città contado all’origine della costruzione dei portici e alla generale partecipazione a tutto ciò che riguardava la Beata Vergine era occasione per il raggruppamento delle compagnie religiose, delle parrocchie e delle associazioni arti e mestieri.

Per favorire i devoti furono costruiti i portici e assicurati servizi religiosi continui, pellegrinaggi che si svolgevano a piedi e non conoscevano caste.
Lo stesso Guido Reni, famoso per l sua devozione alla Vergine …”andando a riverire ogni sabato la sua immagine sul Monte della Guardia”… “La costruzione dei portici di San Luca evoca ad un tempo qualcosa delle libertà comunali e dello spirito moderno, il popolo non solo partecipa, ma la sua partecipazione è richiesta, il suo contributo   invocato..”
La fabbrica dei Portici avviata nel difficile Seicento, il secolo della Controriforma, delle guerre e della conseguente carestie ad opera della mancanza di mano d’opera per il lavoro,e della peste, è l’unica espressione creativa e popolare di una fede e di una comune espressione del sentire che unisce con la devozione un legame civico e solidale fra tutti i cittadini.

(Citazioni tratte da “San Luca e i suoi portici di Giancarlo  Bernabei [Bologna] : Santarini, 1988.)

san_LGuido Reni

Vergine di San Luca

porticiLuke_evangelist_Guercino

Le immagini, dall’alto, il Colle della Guardia su cui si erge il santuario,San Domenico che riceve la corona del Rosario dalla  Madonna e da Gesù Bambino , anticamente infatti  il santuario era una residenza domenicana, l’icona della Madonna di san Luca, uno scorcio del portico nel momento in cui la scalinata si eleva e infine una raffigurazione di San Luca del Guercino.

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gente dell'Emilia lavandaiefrati

 

 

Nei mesi scorsi ha avuto luogo una mostra antologica del Maestro Nino Migliori a Bologna, a Palazzo Fava. Da tempo il Maestro e docente di fotografia si impegna per il rispetto e la conoscenza del linguaggio delle immagini, così accanto alla  sua mostra ha proposto una serie di dibattiti per conoscere e fare amare la fotografia.

Marisa Vescovo ha parlato de “il fuoco nell’occhio. La fotografia e l’alchimia” 

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