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Archive for aprile 2014

Uno dei film più significativi della storia del cinema è sicuramente : La passione di Giovanna d’Arco (La passion de Jeanne d’Arc) è un film muto del 1928 diretto da Carl Theodor Dreyer. 

Questo  capolavoro del cinema muto, ha subito diverse vicissitudini. Partì con un  progetto originario di un’opera di genere storico, con attori in costume e la ricostruzione dell’ambiente dell’epoca tramite scenografie. Durante la produzione del film Dreyer cambiò idea, tagliando e poi eliminando gran parte del girato. Il regista volle infatti creare una “sinfonia” di primi e primissimi piani dell’eroina, dei suoi accusatori e degli altri personaggi, prescindendo quasi completamente dal tempo e dal luogo della rappresentazione. Il risultato fu così un film senza tempo, dove il tema assoluto è il dolore nelle sue diverse forme, uno dei migliori poemi cinematografici sulla sofferenza e sul volto umano. Il negativo originale andò perso in un incendio dopo pochi anni dall’uscita. Nel 1981 a sorpresa venne ritrovato in un istituto psichiatrico norvegese una copia del negativo originale (quello distrutto dall’incendio) e su questa copia si è lavorato per produrre una sorta di “edizione definitiva”. La sopravvivenza di questa pellicola la si deve al fatto che ne è stata trovata  una copia in una casa di cura psichiatrica norvegese ed era usata per fini terapeutici e di studio dei pazienti, interrogandoli dopo la visione del film.

Il cinema ha implicitamente una funzione educativa e quando ho appreso della   rassegna, tuttora in corso , a  Bologna, in Vicolo Bolognetti, alla  Biblioteca Roberto Ruffilli,  di film definiti della riparazione o della parola sono andata a sentire la presentazione . La psicologa Beatrice Balsamo ne ha spiegato la finalità.

Dice la  Balsamo che    i grandi scrittori  americani hanno descritto, anticipando i tempi ,   gli effetti devastanti dell’alcool sulla psiche, lo stillicidio nei rapporti che ne derivava.

Attraverso le parole di questi scrittori  è possibile oggi, per la psicologia , intervenire , spesso la dichiarazione di un problema , infatti , rappresenta già una via di guarigione, solo per prenderne atto e non insistere nella coazione. In particolare gli scrittori hanno scritto sull’alcoolismo, fenomeno dilagante specie fra i giovanissimi ,  infatti con la crisi l’atto di impeto si sostituisce alla capacità di un pensiero, il cinema della riparazione o del ristoro è in cinema che dà forma al disagio. L’alcool,  descrive un disagio narcisistico , l’incontro amplifica la possibilità di ascoltare la pulsione distruttiva che ci abita. In particolare si analizzano alcuni film degli anni ’40, ci sono personaggi nel testo narrativo che curano la parola e consegnano un discorso. Sono parole che fanno da argine alla parola, dare un contenimento alla parola mediante la dialettica, segni di narcisismo legati al proprio abisso. Il cinema altro, mostra quei fastidiosi spigoli, lasciando spazio alla possibilità di elaborazione. Nel soggetto narcistico non c’è ascolto, amare sé stessi usando l’altro come feticcio usando l’altro come azione di rindondanza del proprio io. L’altro è messo lì per fare trionfare la grandiosità del proprio io. La cura della parola è  l’ordine del padre che ha bisogno di aiuto attraverso il simbolo, mettendo  a disposizione il meccanismo riparatore. Il ciclo di film, in corso in Vicolo Bolognetti, alla Biblioteca Ruffilli , farà da apripista per una successiva rassegna che si terrà al Cinema Odeon, curata dalla stessa Beatrice Balsamo.

Giorni perduti,  da un’opera di Charles Jackson, sceneggiatura non originale di Charles Brackett e Billy Wilder  ed  ha ricevuto  4 oscar,  (1945).

Per chi vuole seguire le proiezioni :

 http://www.psicologiadellenarrazioni.it/?p=1192

Beatrice Balsamo balsamobeatrice@gmail.com / 3403588933 A.P.U.N. – via Riva Reno, 11 – 40122 Bologna (BO) – Tel. 051/522510

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donne e veleni

 

giorni perduti

Giorni perduti di Billy Wilder, 4 Oscar nel 1945

 

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Roberto Antoni poeta Freak in frack di Roberta Ricci 

Il Sindaco di Bologna, Virginio Merola ha voluto che l’ultimo saluto alla città di Roberto Antoni “Il Freak” fosse  proprio da Palazzo D’Accursio. Da filosofo – quale appunto è il Sindaco Merola  – ha parlato dell’attività di Roberto Antoni soffermandosi sulla parola avanguardia .

Molte persone, a contatto con la parola avanguardia esprimono dubbi e perplessità , specie se la parola è maneggiata da un politico, a cui corrisponde uno  stereotipo spesso stantio.  La storica domanda ciò che è avanguardia e ciò che non lo lo è, ad esempio .Meditando  sul significato del termine, con i dati che abbiamo in possesso,  possiamo suddividerla in :

prime avanguardie o avanguardie storiche, nella prima metà del Novecento, caratterizzate da movimenti e manifesti, con tendenza a riversarsi nella attività politica tout court;

le seconde avanguardie, o neoavanguardie, negli anni Cinquanta-Sessanta, caratterizzate dal dibattito critico e dalla guerriglia semiologica con i linguaggi della società di massa;

e le terze avanguardie, ancora da mettere compiutamente in luce, apparse alla fine del secolo sotto la formula della terza ondata, caratterizzate dallo scontro con il postmoderno e dall’uso dei linguaggi del passato come strumenti eversivi

Generazionalmente parlando, l’avanguardia di cui faceva parte Freak Antoni (Freak è forse ispirato al fumetto dei Freak Brothers che è un modulo ripreso con un altro plot dai fratelli Cohen ne “Il Grande Lebowsky” ) è la sofferta avanguardia degli anni ’70 , schiacciata fra una “società che sta meditando sugli strumenti di comunicazione di massa (seconda avanguardia)  e l’uso del linguaggio del passato come strumento eversivo ( terza avanguardia)”

La neovanguardia del poeta, artista, performer, scrittore Freak Antoni si muove in questa direzione , come dice Walter  Benjamin “I caratteri principali di questo periodo, in cui ci si è confrontati soprattutto con la dominante nozione di postmoderno, sono: il recupero straniato del linguaggio obsoleto e delle forme letterarie; la ripresa della nozione di allegoria in senso ampio”...

In questo concetto di Avanguardia o Neo avanguardia o Avanguardia postmoderna , sicuramente la beat generation funge  da strumento di navigazione , avendo sperimentato con anticipo comportamenti e performances artistiche, grazie all’affluenza di grandi artisti che popolano l’avanguardia di oltreoceano.  I movimenti di sinistra in Italia  assumono la musica e guardano con attrattività  la beat generation , manifestando contro la guerra, contro l’imperialismo, per la pace  e diritti universali e rivelando la centralità dei giovani, che finalmente hanno una voce predominante.

La dilatazione di coscienza nel processo artistico 

Timothy Leary 
Proseguendo la lettura critica dei fermenti che hanno originato i movimenti artistici di questi anni, onde di pensiero che sono state originate anche dalla beat generation e che hanno consentito una trasversalità fra le arti è opportuno ricordare Timothy Leary che sosteneva che nella evasione di coscienza era possibile ritrovare una libertà. Sappiamo che non è vero, ma è una filosofia che ha avuto un suo appeal. Un omaggio al Freak poeta dissacrante in frack
t.wikipedia.org/wiki/Timothy_Leary opere e scritti

Timothy_Leary2 Timothy

foto di Mark Franklin

Federico Fellini e LSD 
La beat generation ha coinvolto la società e le sue espressioni più di quanto non lo si riconoscesse apertamente. Nel 1964 – a posteriori si saprà – anche Federico Fellini prova lsd sotto la guida del dott. Servadio (riporto il documento) per nutrire la sua visionarietà, dico solo che ( per me) non fu una esperienza episodica, anche se, come  diceva lo stesso Fellini di sè  “Sono un gran bugiardo” . Questa osservazione l’ho maturata vedendo e rivedendo il film che preferisco? (mi piacciono tutti) “Il Casanova” che potrei dire completamente costruito sulla visionarietà. Ne ho avuto la conferma da una intervista recente di  Donald  Shuterland che, a distanza di anni  aveva  il ricordo dei ” nervi a pezzi” per la recitazione e le situazioni improvvise che doveva affrontare sul set .

Ricordo, a titolo di cronaca, che le uscite dei film di Federico fellini producevano un grande scalpore, nell’Italia degli anni ’50, erano gli anni in cui l’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro schiaffeggiò una signora, rea in un locale pubblico di un decoltèe eccessivo.

http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=4ea8181837319

fellini6 fELLINI

Dunque il ruolo d’avanguardia artistica così come  di una presenza trasversale di Roberto Antoni veniva riflessa in un processo dissacrante : “un concetto di avanguardia in continua contraddizione con se stessa, in lotta contro lo spettro della sua stessa impossibilità, nell’epoca della comunicazione scorrevole.” (Walter Benjamin).

E la conoscenza dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica continua…

                                                                                    Roberta Ricci

         http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Antoni

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Maria Gabriella Buccioli

 

 

Alla Biblioteca delle donne in Via Del Piombo, 5  giovedì 17 aprile  alle 18 avrà luogo una presentazione di Maria Gabriella Buccioli, dei Giardini del Casoncello che verrà presentata da Elisabetta Landi . Con  una installazione di Marzia Forteguerri .

 

Anche l'orto può diventare un giardino

 

 

 

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 La visione di un film per un non critico cinematografico di professione è il risultato di un incontro atemporale fra sè  e il film.
Ecco spiegata la mia visione tardiva del film di Paolo Sorrentino “La grande bellezza” incontro che ho atteso, avevo bisogno di aspettare un tempo e un luogo per vederlo. Poi, qualche giorno fa, ho preso il dvd e l’ho guardato, conscia che tutto quello che doveva essere detto era stato detto  dal mondo difforme e articolato del cinema e dei suoi  acuti osservatori ed ero così finalmente libera del mio pensare.
Anche la capacità di vedere un film al momento giusto fa parte di quell’hic et nunc , qui e adesso , di cui sembra che la nostra vita sia impregnata ,un incontro che ho avuto con la “la grande bellezza “ che mi ha presa in contropiede perchè di tutte le recensioni lette non era trapelato quanta autentica  bellezza vi fosse, una citazione continua di simboli   topos, storia  italiana, che fino ad un certo punto è stata internazionale . Il film propone  la trama seguendo le immagini, un tableau vivent, un affresco passato e presente che solo la grande arte si può permettere , oltre ad aderire , ovviamente al suo specifico filmico.
La visione adottata nel film è zenitale , vista dall’alto, la metafisica gongola perchè, direbbe San Tommaso, è quella visione che Dio regala all’uomo grazie alla sua Natura divina, come il creatore.
Al centro della bellezza c’è la patologia, quella indotta dalla bellezza come vertigine , infatti il film inizia con un mancamento, la Sindrome di Stendhal, da parte di un turista giapponese che, nel cogliere fotograficamente un paesaggio di Roma ha uno svenimento, anche la ripetizione seriale della bellezza  induce ad uno smarrimento.
Il film inizia con un ballo, evento metaforico che sottende il funzionamento della società, non è un ballo dionisiaco,  ognuno danza solo e nella sua  sola individualità sorride quasi meccanicamente all’altro, pur ignorandolo. Una sola volta il ballo/società è collettivo.
L’io narrante è affidato a Toni Servillo, Jack Gambardella, personaggio socratico, nel senso che  la sua critica è un cinismo che protegge la verità , emozione descritta quando finge di non dispiacersi per un lutto,  ma poi il cuore gli si spezzerà sotto la sua maschera . Gambardella ha il mare dentro, il mare come memoria della nostra storia italica , i commerci, le conquiste che l’imperialismo di Roma infliggeva, ma anche un luogo di pace e di serenità, italiani, come si dice, un popolo di santi, di navigatori, di poeti.
La Roma, (ex) caput mundi che viene ripresa è quella dei giardini, una metafora anche qui di spiritualità, il giardino è il paesaggio interiore, la cura verso essa le del proprio spirito. Nei conventi antichi veniva data rilevanza ai giardini, un luogo simbolico, l’eden a cui gli uomini non hanno voluto soggiacere,  ma anche il giardino delle delizie, e il giardino dove l’uomo verrà cacciato con il suo peccato originario.

Le bambine, crescono narrativamente  con le storie del giardino segreto, un luogo che crea il nutrimento della fantasia , il giardino come spazio di bellezza come direbbe Vita Sackville West. I bimbi giocano in questi giardini e belle monache li osservano nei loro giochi, come un affresco dove rosei putti si rincorrono.
La danza, febbrile, è una danza di individualismi radicati fra persone che non si comunicano , il fotografo geniale Luca Bigazzi ci parla del cinema come specchio, rimandandoci all’incontrario immagini di osservatori da una finestra, che anch’essi non osservano dall’altra parte lo scandire delle scene, evidenziando lo stesso aforisma della fotografia.
Il mare e l’acqua per Roma sono le fontane, lo sciacquio che rimanda al mare, il fiume Tevere che fa raccogliere i pensieri a Gambardella quando rientra all’alba incontrano  gli jogger dalla parte opposta alla sua, lui avviato al sonno, loro al ritmo produttivo. E’ significativa la citazione di “Viaggio al termine della notte “ di Celine.
Le matrone dell’antichità che ora, nella modernità delle loro cucine economiche sniffano , i salotti radical chic dove ciascuno “se la tira” pontificando i sacrifici del quotidiano che Gambardella smaschera dicendo che con camerieri e maggiordomi si fa presto ad essere serviti di tutto punto. Sembra che ci sia una frizione e un raggelarsi del rapporto, che rimane sulla ciarla da salotto buono  senza penetrare nel profondo. Tutto rimane sospeso.
Il tramonto dell’occidente di Oswlad Spengler prende forma in questo film, il principio di Archimede tradotto in filosofia che governa la civiltà, per quanto è stata prospera per quanto può decadere , la proporzione e’  rappresentata in Sabrina Ferrilli, splendida, a cui la vita non regala il futuro, divorata dal male, la sua marcia nuziale sarà nella notte con un manto nero, come Persefone, incamminata regalmente verso l’Ade. Nel film viene strappata una concessione artistica all’action painting eseguita da una bambina che dipinge con creatività ipnotica, alla fine della sua opera la bambina , suggestionata dal padre gallerista,  sarà imbrattata come una statua orfica marmorizzata.
La strada che percorre abitualmente Gambardella è vuota, al crepuscolo, un incontro sfuggente con Fanny Ardent, la produzione è italo francese, con Pathè, ma qui c’è una citazione di Fellini , nel film  Roma, in una inquadratura , infatti, Anna Magnani diceva, a Fellini :- … ma vai a letto, va…
Carlo Verdone rappresenta una persona che non regge a questo stillicidio della quotidiana decadenza e dal male sottile che provoca e se ne tornerà al paesello.
Ne “la grande bellezza” viene evocata la Roma patria del clero, Gambardella chiede ad un cardinale l’ascolto, una parola, spiegazioni, ne riceverà dei consigli di cucina, una sfuggente benedizione prima di essere inghiottito dal buio di una lussuosa auto e averlo frettolosamente benedetto. Si dice che il cardinale sia stato un’esorcista, ma delle forze nel male in agguato evita accuratamente il discorso. Poi c’è la santa, una maschera di cartapesta, taciturna, mangia radici (sottendendo l’interpretazione che Chiesa deve tornare alle radici originarie) è un’anacoreta , e dorme per terra , cerca una espiazione dei peccati cercando di scalare una interminabile scalinata. Una speranza di salvezza c’è, ma è in difficile salita di sofferenza di semplicità. E forse di martirio. Radici.
Una particolare citazione al serraglio come “Giardino delle delizie” che evoca “La grande bellezza” un tableau vivent così come ce lo ricorda Plinio (ma anche tutta l’arte medioevale ) che dipinge gli animali come icone e allegorie .Spunta una giraffa nei Fori Imperiali (la giraffa non ha un uso domestico o coadiuvante dell’uomo nelle sue mansioni ) e di splendidi uccelli su un terrazzo che evocano l’arca originaria di Noè.
Ma sprofondati come siamo, ebbri , di  questa grande bellezza non ci guardiamo e continuiamo a non finire di finire…(M.Heidegger)

                                                          Roberta Ricci

PersefoneSabrina Ferrilli Persefone

Oscar a SorrentinoL’Oscar a Paolo Sorrentino

 

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La musica rivista dagli Skiantos
Azzurro

Barbara Ann

Però quasi

Gli Skiantos e la Rai a Scalo 76

da Renzo Arbore

Largo all’avanguardia

Alessandra Mostacci musica di Erik Satie, con Roberto Antoni

Intervista al Freak (2010)

Fine della corsa

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Il libro che ha affascinato, fin dall’infanzia, molte bambine è sicuramente ” Il giardino segreto ” di Frances Hodgson Burnett. Questo libro invita ad un percorso interiore attraverso la metafora del giardino, che Marzia Forteguerri chiama il sottobosco, un giardino pieno di simboli e di una natura rielaborata in un intreccio di storie. Secondo Marzia, pistoiese d’origine, le storie che racconta nella sua elaborazione di segni risiedono nella storia della sua terra toscana e dalla complessità degli eventi e degli abitanti di cui questa antica terra è stata il teatro .

L’ho intervistata per chiederle di descrivere il suo naturalismo che è fortemente simbolico, segni che apparentemente sembrano realistici e che invece , visti da vicino offrono un pattern simbolico.

                                                 Roberta Ricci

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