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Archive for luglio 2014

Il 2 agosto del 1980 un boato distrusse l’ala sinistra della stazione centrale  di Bologna, la sala d’aspetto della seconda classe, il ristorante adiacente , gli uffici del piano superiore. Dapprima si pensava  fosse l’esplosione di una caldaia , si fecero una serie di ipotesi , ma il verdetto fu inequivocabile, era una bomba che in una giornata d’estate e di allegria aveva spezzato la vita a tante persone, 84 i morti, 200 i feriti . Tutta la città accorse e si mobilitò per gli aiuti , intanto che le autoambulanze portavano i feriti negli ospedali .

Qualcuno ha chiesto cosa fosse successo il 2 agosto del 1980 a Bologna, le immagini lo ricordano, qualcuno ha chiesto perchè l’orologio continua ad essere fermo  sulle 10,25 , perchè a quell’ora la vita cambiò per le persone e per tutta l’Italia.

Con la documentazione tratta da ” 2 agosto 1980 ore 10,25″ la narrazione per immagini dell’accaduto. Gli autori delle foto : Franco Ballestri, Lucio Berzioli, Daniele Bonecchi,Giuseppe Briguglio, Marco Caroli, Lelio Casarini, Luciano Ferrara, Paolo Ferrari, Enrico Floris, Attilio Gigli, Primo e Secondo Gnani, Gabriele Guerra, Luciano Lelli, Oscar Levi, Luciano Mazza, Eyal Melamei, Lella Oliani, Jo Parise, Enrico Pasquali, Medardo Pedrini, Patrizia Pulga, Stefano Schiavina, Stefano Serafini, Al Vanz, Oriano Zanarini 

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Ci sono voluti sei anni per portare in Italia Synecdoche, New York di Charlie Kauffmann,  sceneggiatore dei film di Michel Gondry e Spike Jonze, al suo esordio nella regia.

Sicuramente un omaggio al grandissimo attore Philip Seymour Hoffmann,  la cui interpretazione  in qualche modo da continuità alla  sineddoche, una figura retorica che rimanda alla parte per il tutto, per esempio, possiamo dire che l’autunno, la stagione sotto i cui auspici inizia il film, sono le prime avvisaglie del crepuscolo.

“Synecdoche, New York” è anche  una città americana, soggetto di una canzoncina, le cui strofe sono canticchiate da una bambina, la figlia di Caden Cotard, regista teatrale d’avanguardia, Philip Seymour Hoffmann, il protagonista . Se vogliamo precisare la città può essere sinonimo delle città. La parte per il tutto.

L’autunno dell’uomo si manifesta con i primi acciacchi, incidenti domestici che diventano problematici, sintomi forieri di altri sintomi , il corpo  diventa disubbidiente con i suoi tremori scoprendo le paure e le paranoie .
Un sentire che coinvolge anche i bambini, così simbiotici agli adulti.

Caden Cotard mentre spiega la sua malattia misteriosa alla figlia con il funzionamento dell’idraulica dei tubi  viene zittito dalla moglie, non può parlare alla bambina della morte . Si può anche parlare del corpo come la metafora di una gabbia , con la sua  natura scissa . l’età mentale, l’età reale.
Il film è ricco di riferimenti letterari e filosofici , vi si trova Joyce , si trova sopratutto Goethe , il riferimento alla sua teoria dell’ottica è conclamato nella pittura miniata della moglie di Cotard, Adele , un’arte resa nel dettaglio, in cui forse vi si può leggere una socratica influenza ? la cui presenza diventa occasione di incontro/scontro  fra l’arte e la vita oltre che fra finzione e realtà . Altri riferimenti sono evidenti nel suicidio del sosia e nella ricerca della verità e della sua riproduzione, trame che spesso si confondono e spiazzano lo spettatore, dove finisce la rappresentazione e dove inizia la vita?
L’incipit è che Cotard vincerà il premio Mac Arthur con una edizione teatrale de la “Morte di un commesso viaggiatore” di A. Miller , che gli permetterà di  investire il denaro ricevuto   in una importante Opera,  e troverà un enorme capannone che fungerà, da quel momento,  come universo parallelo per la rappresentazione della vita stessa, in uno spettacolo che non avrà mai luogo.
Ogni giorno il regista assegnerà una parte improvvisata ad una figura del quotidiano.

I fratelli Cohen ci hanno svezzato alla filosofia resa implicitamente cinema, mentre Charlie Kaufman, classe 1958, cerca di andare oltre attualizzando   la magia di Hollywood,  Wolfgang Goethe, le sue due anime e i suoi due corpi , lo cita esplicitamente, un film che si svolge fra New York e Berlino, nel desiderio di mettere in gioco dei forti aspetti della cultura europea accanto a quella americana : dove finisce la verità e dove inizia la finzione? e come queste due culture possono essere letterariamente adiacenti?

Quando Cotard legge il diario della figlia, ritroviamo “i dolori del giovane Werther”. La  realtà viene ad essere un circolo chiuso ,  la figlia gli rimprovera di essersene andato di non essersi curato di lei , lui si spinge fino ad ammettere che quanto le viene detto è vero, anche se questo significa rinnegare sè stesso, ma alleggerire le conclusioni della figlia.
Gli attori recitano invecchiati , in diacronia con il ruolo patinato che li vuole il cinematografo, , il fuoco e la luce ci fanno spesso partecipare di un forte espressionismo del regista che trae linfa vitale da “mondo che sta dietro il mondo” alla realtà di questo mondo in cui viviamo di Friedrich Wilhelm Nietzsche, di cui ardere e bruciare sono spesso gli emblemi , mentre il chiarore della luce un lampo, Eraclito? in uno scenario definitivamente apocalittico? tuttavia nella descrizione del tempo cinematografico attuato si coglie un omagigo a Joyce.  “- Non ha più quattro anni, tua figlia ne ha 14 “…il tempo si legge nelle rughe dei protagonisti piuttosto che nella oggettività .  E’ un proustiano “Tempo ritrovato?” Nel ciclo vitale sono comprese le amicizie originarie , una trama da cui circolarmente si ritorna alla originaria relazione . Compare la parola fine che viene suggerita dall’intimo del protagonista che riassume una femminile disponibilità. E ci libera da quel concetto di Heidegger che afferma  “non finisce di finire…”

                                                                 Roberta Ricci

Michelle-williams Dianne Wiest Hope-Davis-con-P.S.-Hoffman

 

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