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Archive for marzo 2015

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CinematographeProjectionLe cinematographe, brevettato dai fratelli Lumière il 13 febbraio 1895, segna la nascita della settima arte: il cinema. La prima pellicola girata fu La sortie des usines Lumière (L’uscita dalle officine Lumière). Nel 1896 i fratelli Lumière visitarono Londra e New York, proiettando L’arrivée d’un train en gare de La Ciotat (L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat), Le Repas de bébé (La colazione del bimbo) e il primo esempio di commedia L’arroseur arrosé (L’innaffiatore annaffiato) tutti disponibili su Internet Archive e raccolti in MediaLibrary

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La Fondazione Carlo Gajani

http://www.fondazionecarlogajani.it/it/biografia/

 

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Carlo gajani

 

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La ricerca di Mariacristina Silvestri prende solida forma nella sua tesi di laurea all’Accademia delle Belle Arti di Bologna concorrendo e vincendo il prestigioso premio Carlo Gajani in un lavoro dove presenta delle immagini disposte sulla sequenzialità delle parole, sia quelle ricorrenti nel linguaggio della storia che in quello della rete . Un lavoro che si basa sul linguaggio e sulle immagini  in una forma/concetto . Questo lavoro e è stato esposto ad Arte Fiera. La relazione fra parole ed immagini , la spinge nelle sue ricerche con  il suo amore per lo stile di  Gianni Celati  “ La contrapposizione tra una pratica rispettosa dello sguardo e l’atto tracotante di chi si vuole impossessare di qualcosa senza degnarsi di neppure guardarla è una pagina esemplare su che cosa possa essere una scrittura profondamente etica, che ci interroga.

La borsa di studio le permette una ricerca dai risvolti antropologici, osservando e fotografando una comunità hippie a Granada in Andalusia,  anche Gianni  Celati , in precedenza osservò una comunità Senegalese “Mi piace immaginare che il suo sguardo sia collegato alla mano, che registra nell’ottavo taccuino le cose e le azioni che avvengono davanti ai suoi occhi” , ciò che ha tradotto, per Mariacristina è il progetto Spagna.
Il contesto in cui si è inserita la giovane fotografa è quello di un mondo che non sta al passo della tecnologia , che accetta il tempo naturale del rincorrersi delle ore e
delle stagioni con i suoi ritmi , una comunità dove il denaro non ha corso, se non in minima parte, si mangia il cibo che si raccoglie nell’orto, si scambiano i prodotti
dell’artigianato. Anche l’arredamento è contro il consumismo, i mobili riciclati e resi di nuovo utili. Le case sono Cuevas, dimore ricavate da grotte naturali e arredate con
gusto di riciclo creativo. A Mariacristina piace l’ossimoro del lusso nella povertà.
Questa freddezza verso la tecnologia degli abitanti comporta un atteggiamento ugualmente diffidente verso la fotografia ed è proprio su questo rapporto di fiducia che ha
lavorato Mariacristina, creando un contatto per entrare nelle cuevas, alla periferia della città, case scavate nella roccia , usate negli anni ’40 come rifugi e a Beneficio,
distante un’ora e mezzo da Granada, a contatto con il mondo dei gitani e dei senegalesi, ottenendo la fiducia dei suoi soggetti che le hanno consentito di farsi fotografare
col rischio da loro temuto di apparire nel circo delle immagini di internet.
Il tempo assume contorni diversi, non c’è frenesia, non si guarda l’orologio, ma il sole e il suo ciclo quotidiano.
Dice Mariacristina che per fotografare quel mondo è dovuta entrare in quell’universo, quello della gente che vive nel sistema e contemporaneamente fuori . Ricorda che dopo il
pranzo una mamma e un giovane figlio non hanno mai smesso di parlarsi per poi suonare assieme dopo avere lavato i piatti assieme, un quadretto familiare difficilmente osservabile nelle famiglie normali . Il continuo passaggio in questa comunità consente l’apprendimento di molte lingue ed ogni bambino parla circa cinque lingue. Anche quando le coppie si separano c’è serenità e gli ex rimangono nella stessa comunità senza conflitti o tensioni nei momenti di ritrovo comune. La realizzazione della teoria hippie di stare bene e fare stare bene gli altri.
Direbbe Edmund Husserl, prediletto da Mariacristina Silvestri per la sua fenomenologia ” La filosofia, infatti, non accetta per suo statuto di muoversi a quello che egli
definisce «livello naturale», vuole cambiare atteggiamento per andare in profondità, per rispondere alla questione riguardante il senso delle «cose stesse», cioè di tutte le
stratificazioni teoretiche, pratiche e culturali, che caratterizzano l’essere umano nel suo tentativo di orientarsi nel mondo. Per tale ragione è necessario un lavoro di
scavo, una regressione alla ricerca di un «territorio», come lo definisce Husserl, che può essere considerato un terreno esplicativo“.
Il senso della fotografa è stato proprio quello di portare l’osservatore a guardare altro, scavando dentro, osservando altri mondi, spingendo ad un dialogo fra osservatore e opera. Il desiderio di ogni fotografo è creare, anche con pochi scatt,i un nuovo mondo in cui fare vivere la fantasia delle persone , liberando delle immagini  per lasciarle ad  una vita propria.

Vedendo le foto di Carlo Gajani ci si chiede : ” cosa potrebbe stimolare nelle giovani generazioni l’immenso mondo estetico documentario e struggente di Carlo Gajani?”  La giovane Mariacristina ne dà una sua personale risposta.

                                                                                                                                                             Roberta Ricci

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                                 Mariacristina Silvestri 

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La mostra

http://www.arte.it/calendario-arte/bologna/mostra-carlo-gajani-in-accademia-mariacristina-silvestri-buscando-14031

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COMUNICATO STAMPA

Performance di Landart

“EXPO 2015 – FEED YOUR MIND”

15.3.2015

Dario Gambarin

Video e Foto

È ispirato all’EXPO 2015 la più recente opera di Landart di Dario Gambarin. Ispirata al grande appuntamento milanese ma soprattutto ispirata dall’amore che l’artista veronese ha per la terra. E se il motto dell’Expo è FEED THE PLANET, ENERGY FOR LIFE (nutrire il pianeta, energia per la vita), quello di Gambarin è FEED YOUR MIND, SAVE THE EARTH (nutri la mente, salva la terra). L’opera di Dario Gambarin, realizzata a “mano libera” con un aratro trainato da un trattore, si trova a Castagnaro (Verona) su un terreno di 25.000 metri quadrati. Un’opera che piacerebbe certamente anche ad Andy Warhol che una volta affermò “Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare”.

Informazioni

Foto e Video

Dario Gambarin

0039-333-8909901

dariogambarin@libero.it

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Expo 2015

 

Si è svolta a Bologna, nei giorni scorsi, nella terza torre della Regione Emilia Romagna,  un incontro preparatorio, a cinquanta giorni dall’Expò per riferire il punto della situazione. La direttrice, Diana Bracco ,ha parlato di due obbiettivi principali, l’internalizzazione del  sistema Paese e il turismo. Sui 20 milioni di biglietti 7 milioni ne sono già stati venduti, anche grazie al prestigioso New York Times. 50 giorni all’Expò per fare conoscere il binomio bellezza e innovazione. L ‘Emilia Romagna e’ in pool position per i suoi prodotti facendo dei propri limiti un punto di forza, l’agricoltura, la zootecnia, la pesca, la meccanica il fitness.

Diana Bracco

 

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    la direttrice di Expò 2015 Diana Bracco 

 Expo’2015
Miriam Luek Avery special guest
Palo Alto California
Foresight for food innovation
Il mio lavoro sara’ sul ruolo del cibo trasformazione e diffusione del cibo. Stanno cambiando le strategie centrali , si è intensificata la produzione , il mondo della standardizzazione del prodotto. Uno dei primi limiti e quello della biodiversità non potremo avere alcune specie, la terra si sta degradando in tutto il mondo, stiamo studiando come creare accesso al cibo .Meno tempo spendiamo col cibo più la popolazione cresce di peso forse the tecnica che ci serve per immaginare il futuro , diciamo che non esistono fatti futuri.
Nella foto la prof. Avery col collega professore e traduttore assieme al suo gruppo di lavoro dell’Expo’ 2015 formato da giovani assistenti provenienti da tutto il mondo

 

Miriam

 

Miriam Luek Avery

 

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 Il gruppo internazionale di giovani provenienti da tutto il mondo di Expò 2015 (in piedi) 

progetto cefa

Slides riferite al Progetto Cefa  

Il progetto Cefa che ha portato il latte e i suoi derivati in Tanzania con la Granarolo , fino a quel momento c’era il consumo del solo latte in polvere.

 

albero della vita

 

L’albero della vita che animerà con le sue fantasmagoriche luci il passaggio dei visitatori

 

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Ci lasciava prematuramente, qualche anno,fa, Pietro Guccini che oltre ad essere un celebre fratello era un bravo musicista. Era un grande appassionato di fumetti, un collezionista e molte persone devono alla sua personale ricerca la lettura di Charlie Hebdo che Piero trovava il modo di acquistare dall’Italia in anni in cui non c’era la possibilità di farlo con gli acquisti on Line di internet. Collaborava con le radio libere e  con Claudio Lolli .

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Le foto di Pietro Guccini sono della famiglia Guccini che ringrazio

 

Le collaborazioni di Piero Guccini  nei video curati da Sergio Prandi 

 

Cortesia di Andrea Guccini 

 

 

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Berenice Abbott nacque a Springfield, nell’Ohio dove crebbe con la madre divorziata. Iniziò gli studi alla Ohio State University, che  abbandonò agli inizi del 1918.

Nello stesso anno si trasferì con i suoi amici dell’università al Greenwich Village di New York, dove venne ospitata dall’anarchico Hippolyte Havel. La Abbott condivise una grande casa nella Greenwich Avenue insieme ad altre persone, tra le quali la scrittrice Djuna Barnes, il filosofo Kenneth Burke, ed il critico letterario Malcolm Cowley. Mentre studiava scultura conobbe Man Ray e Sadakichi Hartmann. Nel 1919 rischiò di morire a causa della pandemia di influenza spagnola.

Anche se la Abbott non discusse mai pubblicamente della sua sessualità, la relazione più lunga della sua vita fu con un’altra donna (Elizabeth McCausland). All’inizio della sua carriera, la Abbott fu aperta, all’interno della comunità artistica, circa la sua sessualità, ma più tardi nel corso della sua vita, divenne più appartata e prudente.
La Abbott si recò in Europa nel 1921, passando due anni a studiare scultura a Parigi e Berlino. In questo periodo adottò lo spelling francese del suo nome, “Berenice”, su suggerimento di Djuna Barnes. Oltre al suo lavoro nelle arti visive, la Abbott pubblicò anche delle poesie nella rivista di letteratura sperimentale transition.

L’interesse della Abbott nella fotografia nacque nel 1923, quando Man Ray, che era alla ricerca di qualcuno che non sapesse assolutamente niente di fotografia e facesse quindi solo quello che gli veniva detto, la assunse come assistente alla camera oscura nel suo studio di Montparnasse. In seguito la Abbott scrisse: “Mi avvicinai alla fotografia come un’anatra si avvicina all’acqua. Non ho mai voluto fare niente altro.” Ray fu impressionato dai suoi lavori e le permise di usare il suo studio. Nel 1926 la Abbott tenne la sua prima mostra personale (nella galleria “Au Sacre du Printemps”) e avviò un suo studio, in Rue du Bac. Dopo un breve periodo passato a studiare fotografia a Berlino, fece ritorno a Parigi nel 1927 e avviò un secondo studio, in Rue Servandoni.

Berenice Abbott si concentrò sulle persone del mondo artistico e letterario: francesi (Jean Cocteau), espatriati (James Joyce), e persone di passaggio in città. Secondo Sylvia Beach, Essere ritratti  da Man Ray o Berenice Abbott significava che eri qualcuno.  I lavori della Abbott vennero messi in mostra a Parigi assieme a quelli di Man Ray, Kertész e altri, nel “Salon de l’Escalier” — o più formalmente il “Premier Salon Indépendant de la Photographie”.

http://en.wikipedia.org/wiki/Berenice_Abbott

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