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Archive for aprile 2017

 

 

Da ottobre a Rimini le riprese del nuovo film del regista austriaco Ulrich Seidl

Tra i progetti ammessi dalla Film Commission regionale al contributo per il sostegno ad opere cinematografiche per l’anno 2017, è stato inserito, con delibera di Giunta regionale n. 455/2017, il nuovo film di Ulrich Seidl “Wicked Games”.

Il lungometraggio del regista austriaco sarà girato in parte a Rimini a partire dal mese di Ottobre.

Ulrich Seidl ha all’attivo numerose pellicole per le quali ha ricevuto vari riconoscimenti e premi a livello internazionale tra i quali ricordiamo il Gran Premio della giuria alla mostra del cinema di Venezia del 2001 per il film “Canicola” e il Leone D’argento nel corso dell’edizione del 2012 per “Paradise: Faith”, secondo episodio di una trilogia.

 

 

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Si è appena conclusa la mostra Oltreprima, oltre la fotografia, oltre la pittura, così la Presidente della Fondazione del Monte, Gisella Finocchiaro, ha voluto aprire la presentazione della mostra, sottolineando l’importanza per la Fondazione di essere “sempre in rete con soggetti pubblici e privati, rendendo più piena di energia la città in cui viviamo”.

Alla cerimonia di inaugurazione sono intervenute anche le curatrici Fabiola Naldi e Maura Pozzati, che in una intervista alla testata online ATP Diary affermano: “Tutta la mostra verte su di una ricerca molto accurata e specifica volta a recuperare e mostrare al pubblico non solo una scelta ben precisa di autori ma anche e soprattutto opere a volte poco viste nel corso degli anni, oppure del tutto inedite”.

L’esposizione, che fa parte delle iniziative di Arte Fiera e di ART CITY Bologna, è accompagnata da un ricco catalogo, edito da Photology, in italiano e in inglese, strumento indispensabile per approfondimenti teorici grazie ai testi delle curatrici della mostra e agli interventi di otto artisti che hanno scritto apposta per l’occasione. 

http://fondazionedelmonte.it/news/mostra-oltreprima

Gli artisti protagonisti di Oltreprima sono Helena Almeida, John Baldessari, Luca Bertolo, Giuseppe De Mattia, Flavio Favelli, Franco Guerzoni, Marcello Jori, Ketty La Rocca, Piero Manai, Shirin Neshat, Luigi Ontani, Federico Pietrella, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Marco Samorè, Mario Schifano, Alessandra Spranzi e Ida Tursic&Wilfried Mille.

 

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L’artista italiana Laura Fantini
trova ispirazione tra i parchi di Brooklyn e Bologna
per celebrare la Giornata Mondiale della Terra il 22 aprile
Semi e nature morte interpretati poeticamente con le matite colorate

Reduce del successo personale alla Crary Art Gallery, un museo no-profit della Pennsylvania settentrionale,
Laura Fantini continua la sua ricerca artistica per la nuova serie di quadri di matite colorate basata su
semi, ritrovati nei parchi americani, al Brooklyn Botanic Garden, ma anche a Bologna e intitolata Hope
– Speranza. Negli ultimi due decenni, la pratica artistica di Laura Fantini si e’ focalizzata esclusivamente sulle matite colorate e la natura, come pretesto per rappresentare i propri stati d’animo. L’artista trova ispirazione in semplici elementi ritrovati nell’ambiente che la circonda. Il suo lavoro è minimalista e sembra essere quasi fotografico ad un primo sguardo. Tuttavia, un’analisi più attenta rivela grande complessità di
dettagli ed estrema sensibilità compositiva. Attraverso migliaia di precisi e distinti tratteggi di matita, Fantini crea toni ricchi e profondi.
In Hope, il potere dei semi gioca un ruolo fondamentale. Si tratta di un messaggio positivo e ottimista,
perché i semi rappresentano speranza e nuovo inizio. Essi sono parte integrante di ciò che siamo, ed
emblematici di nascita e crescita. Sono piccoli, ma complicati e misteriosi e il loro ruolo è straordinario e
magnifico. Senza l’operato dei semi la vita sarebbe minacciata, dagli esseri umani alle piante, agli animali.
A volte un seme è tutto ciò che rimane di una pianta. È l’inizio e la fine, ma anche la speranza per la
generazione futura. Attraverso questi piccoli e dettagliati disegni, lo spettatore si potra’ rendere conto di
quanto una matita per un artista, possa essere potente così come un piccolo seme in natura. Lo scopo
dell’artista è invitare a fermarsi per un attimo ed osservare il meraviglioso mondo che ci circonda
sorprendendoci della superficialità che avvolge la frenetica vita quotidiana.
Laura Fantini è un’artista minimalista – iperrealista che lavora tra Brooklyn, NY, e Bologna, Italia. Si è
diplomata al Liceo Artistico e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, la sua città natale. È stata selezionata
da Profilo d’Arte – Banca Profilo tra i più interessanti giovani artisti italiani emergenti.

Espone in Italia e all’estero e tra le numerose istituzioni e gallerie con le quali ha collaborato, si annovera il Museo della Permanente di Milano, la Galleria Forni di Bologna, lo Staten Island Museum a New York, lo Schweinfurth Art Center di Auburn, il Museo Nazionale José Malhoa in Portogallo e la Denise Bibro Fine Arts di New York. Fantini ha vinto vari premi tra cui il primo premio alla mostra floreale First Annual Sylvia Glesmann e il Jane Peterson Memorial Award al Salmagundi Club di New York. Ha anche ricevuto il Canson Paper Award for Excellence e il Premio per meriti eccezionali dalla Colored Pencil Society of America. Le sue opere sono incluse nelle collezioni permanenti dell’Hunt Institute – Carnegie Mellon University di Pittsburgh, al Monaco Government Tourist Office a New York e in numerose collezioni private in Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. Laura Fantini è socia del Salmagundi Club di New York e Signature/Merit Member della Colored Pencil Society of America.

laurafantini.com | info@laurafantini.com |

 

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La Fondazione MAST presenta per la prima volta dalla sua apertura un progetto espositivo interamente dedicato all’immagine in movimento, con 18 opere di 14 artisti internazionali. Se finora il racconto dell’industria e del lavoro è passato attraverso un percorso scandito dalla narrazione fotografica, in questa mostra sono i video a darne una rappresentazione visiva. Mediante l’interpretazione filmata della realtà, lo sguardo della videocamera è in grado di testimoniare la mutabilità di un mondo – quello del lavoro e della produzione ­– in rapida trasformazione, descrivendo in modo immediato e coinvolgente cambiamenti, evoluzioni e rotture.

I video di questa mostra mettono in luce il cambiamento in atto nel mondo dell’industria, vagano senza sosta negli impianti che si svuotano, mentre in altri luoghi le macchine continuano a battere e fischiare e in altri ancora la produzione procede nel silenzio assoluto, ma a ritmo vertiginoso e ad altissima precisione. Queste opere ci accompagnano attraverso realtà produttive semideserte perché completamente digitalizzate, così come in fabbriche abbandonate e ormai in disuso. Ci offrono immagini intense degli ambienti di lavoro e di commercio più diversi: dall’attività artigianale di un singolo individuo alla produzione di massa, dal lavoro umano a quello robotizzato, dalla fornitura di energia a quella di beni e servizi high-tech, dallo sviluppo del prodotto alla contrattazione commerciale, dalle sfide di natura legale alle questioni strutturali ed esistenziali legate al sistema economico e alle sue forme di organizzazione collettiva della vita e del lavoro.

Video di Yuri Ancarani, Gaëlle Boucand, Chen Chieh-jen, Willie Doherty, Harun Farocki / Antje Ehmann, Pieter Hugo, Ali Kazma, Eva Leitolf, Armin Linke, Gabriela Löffel, Ad Nuis, Julika Rudelius e Thomas Vroege.

...”Il lavoro è movimento e con esso la realtà in cui viviamo, il fondamento della nostra esistenza,, la nostra identità, la nostra autostima e la sicurezza in noi stessi. Tutto sembra essere movimento, come se sedessimo sul dorso di una tigre senza avere la più vaga idea di quale sia la destinazione del nostro viaggio. Se finora il racconto delle trasformazioni in atto è passatoattraverso un percorso scandito da una narrazione fotografica in questa mostra ci sono i video a darne una rappresentazione visiva. Mediante l’interpretazione filmata della realtà, lo sguardo della videocamera testimonia la mutabilità di un momdo  – quello del lavoro e della produzione -in rapida metamorfosi, descrivendo in modo immediato e coinvolgente i cambiamenti , evoluzioni e rotture “…(Urs Stahler prefazione alla mostra : il catalogo)

 

Le foto sono riprodotte dal catalogo della mostra.

 

Mancano una manciata di giorni, la mostra chiuderà il 17 aprile alle 19 per vedere la mostra del MAST ad ingresso libero in via Speranza 42 : lavoro in movimento lo sguardo della videocamera sul comportamento sociale ed economico. La mostra è composta da bellissime video installazioni che documentano il lavoro globalizzato , trasversalmente parlando , che va  daĺle persone che smistano i rifiuti nella discariche agli operatori di borsa. Ne esce una lettura composita ,ricca di stimoli, che riprende le categorie di lavoro plusvalore e plusvalenza care all’economia politica, implicitamente. Al piano terra 3 filmati , quindi bisogna prendersi qualche minuto per vederli, che riprendono l’intervista di un uomo d’affari francese che vive in Svizzera che racconta luci e ombre del suo mondo, un filmato sulla City del business quando l’amministratore delegato della Lehman Brothers dice al giudice che assieme ai titoli si vendevano prodotti a rischio (tossici ) e il giudice chiede com’era possibile che la banca fosse contro sé stessa? e l’a.d. :- se compravano titoli a rischio che rischio c’era se non lo mettevamo noi?”- E il giudice , ma l’operatore lo sapeva? E l’amministratore delegato :”- ma sa, siamo 35.000″-. Altro filmato sull’Azerbaijan la vita nella città delle pompe petrolifere . Veramente una mostra non solo bellissima ma formativa con aspetti sociologici di analisi non comuni. Oltre naturalmente al ricorso di video e non di fotografie per descrivere il lavoro, sottolineandone il carattere di movimento.

 

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Uno degli spettacoli che ci lega al nostro essere stati bambini è il circo, crescendo si scopre che la vita stessa è un circo di equilibrismi. Federico Fellini dal nulla delle nebbie fa lievitare un tendone e il bimbo che lo guarda ne gioisce anche se poi sa che tutto poi ripiombera’ , una volta smontato, nell’abituale grigiore. Una metafora della vita e forse di Rimini nel periodo invernale ed estivo ai tempi di Fellini . Ho letto per caso in una locandina che c’era questo circo a San Lazzaro e ieri sono andata. Il circo è arte, disciplina, sport estremo quotidiano, un omaggio a questi bravi lavoratori. Ancora per qualche giorno a San Lazzaro la possibilità di fare integrare al bambino digitale che vediamo crescere, il bambino che si sa emozionare dello spettacolo non virtuale. Il circo si chiama Busnelli Niuman.

 

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E’ sicuramente nota l’attrazione che Federico Fellini aveva per il mondo circense. Fin da piccolo lo attraeva tutto quello che lo poteva portare fuori dalla realtà, in mondi fantastici, popolati da personaggi straordinari e fuori dall’ordinario. Una passione radicale, oseremmo dire un’ossessione; una lente con la quale guardare il mondo. La sua visione della realtà era profondamente intrisa di amore per il circo e per i clown in particolare, e proprio per questo gli venne congeniale rappresentare nei suoi film persone appartenenti a questo mondo. Fellini costruì i suoi personaggi in base alla dialettica tra il clown Bianco e il clown Augusto: il primo costituisce la figura dominante, colui che ordina e impone le sue regole; il secondo, invece, è colui che si ribella alle regole e allo stile di vita del clown bianco (in generale con i caratteri del ʻclochardʼ). il mondo circense esplorato da fellini2Fellini, oltre a costruire identità clownesche nelle sue opere, si circondò nella sua vita di personaggi dalle chiare caratteristiche circensi, molto spesso spiccatamente involontarie. Due su tutti, Nino Rota e Giulietta Masina. Rota è il co

Rota è il compositore delle maggior parte delle colonne sonore dei film felliniani, ed è definito proprio un “clown inconsapevole, ignaro di tutto ciò che lo circonda”. L’altra è la moglie di Fellini, Giulietta Masina, il suo “clown asessuato”. La Masina è stata la perfetta interprete dei personaggi più circensi dell’intera filmografia felliniana: Gelsomina in La strada e Cabiria ne Le notti di Cabiria.

Per il regista riminese, infatti, la moglie Giulietta “ha gli stupori, gli sgomenti, le improvvise esplosioni di allegria ma anche gli altrettanto improvvisi rattristamenti di un clown”.  In generale, si può facilmente affermare che le atmosfere del circo influenzano tutta la filmografia di Fellini, dall’esordio Luci del varietà (1950), scritto a quattro mani con Alberto Lattuada, a La voce della Luna (1990). La sua filmografia rappresenta un’evoluzione  stilistica della “maniera felliniana” e il mondo del circo è uno dei suoi aspetti principali che il regista utilizza per la caratterizzazione del proprio mondo immaginario.

Tratto da :

http://www.recencinema.it/parliamo-di/84-cinema-e-cultura/4701-il-mondo-circense-esplorato-da-fellini

https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Fellini

 

 

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Jana Molza da tempo segue alcuni progetti , che le sono familiari, infatti,  ha ricevuto in eredità nelle carte d’archivio da lei recuperate novelle e storie di un antenato , favole che ha trascritto e messo in pagine ornate da lei stessa, facendo un lavoro certosino di grafica e scrittura. La vita di Jana Molza è una enciclopedia di racconti, di creatività, di bambole che cuce a mano con piccoli punti. La sua cucina è creativa tutto ciò che fa è impastato da mani piccole e sapienti. La sua pittura è stata premiata ripetutamente e lei novantenne, continua a raccontare quel tempo che scorre accanto a noi e di cui lei continua a racocntare il flusso.

Abbiamo visto come il percorso della Via Emilia sia ricco di contributi, di naivetè, di poesia , Pietro Ghizzardi vinse il premio Campiello nel 1977 “Mi richordo anchora ” un nuovo Folengo , in questo percorso a suo modo Jana Molza dà la sua impronta con i suoi quadri, l’operosità instancabile che mette in forma il tempo.

 

nella terzultima foto  la contessa Molza spiega che suo padre , ingegnere, aveva inventato un contenitore per i dischi, prima del 1930.

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