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Archive for febbraio 2018

Sally Ross

Sally Ross | Painting Piece-By-Piece
4 marzo – 29 luglio 2018

Nella sua prima mostra europea Painting Piece-By-Piece la pittrice americana Sally Ross presenta cinque grandi opere dal 2013 al 2015, recentemente acquisite dalla Collezione Maramotti.
Le opere in mostra rivelano i loro componenti e le loro combinazioni, il pensiero e il lavoro manuale sottesi alla loro realizzazione, pur conservando una qualità enigmatica, al contempo elusiva e diretta.

La base su cui poggia il lavoro di Ross è il luogo reale in cui dà vita alla creazione artistica: lo studio, e in particolare il pavimento dello studio, su cui le opere sono inizialmente assemblate, come mappe che si disperdono in diverse direzioni, con frammenti di tela cuciti tra loro come in una sorta di trapunta cubista.
È un paesaggio che l’artista osserva dall’alto e compone pezzo dopo pezzo. I lavori spesso presentano una tridimensionalità, non solo nel caso delle protrusioni sculturali di alcuni dipinti, ma anche dei blocchi che ne delineano le superfici.
Il materiale vero, ad esempio un pezzo di flanella a scacchi verde e nera della sua stessa giacca, entra nella tela, la completa come la tessera di un puzzle; il materiale, reale anziché dipinto, suggerisce un trompe-l’oeil al contrario.

Alcune parti sono composte da pattern creati e stampati dall’artista stessa, come squame di pesce o venature del legno, o appropriate da materiali esistenti, le righe delle lenzuola o gli intrecci di una sedia da giardino, per esempio.
È presente anche una sorta di “action-writing”, delle marcature che introducono l’atto del disegnare. L’artista combina oggi liberamente pittura, stampa, collage, scultura, disegno.
Nonostante la natura giocosa e performativa del suo lavoro, non c’è alcuna celebrazione del colore. La palette di Ross tende a tonalità sobrie e riflessive, dal bianco e grigio sfumati al marrone e nero terrosi, i colori fuoriescono dalle assi del pavimento di legno e dai mattoni della vecchia rimessa che è il suo studio ormai da molti anni.

L’opera di Ross è al contempo radicata nel presente e atemporale. Davanti ai suoi quadri, vengono subito alla mente artisti in una sorta di passaggio dagli anni ’50, ’60 e ’70, fino a noi: Anni Albers, Lee Bontecou, Alberto Burri, Franz Kline, Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Cy Twombly, Alan Shields; ma la qualità organica delle sue opere, soprattutto esposte in Italia, può evocare la tradizione dell’Arte Povera.
I “combines” di Ross rianimano un periodo di esplorazione in cui l’arte in generale e la pittura in particolare immaginavano di poter essere qualcosa di diverso, qualunque cosa. Nonostante i ripetuti annunci sulla morte della pittura già alla fine degli anni ’60, il suo lavoro propone che è ancora possibile, che ancora esiste. L’autentica pratica dell’arte come esperimento non appartiene al passato, è anzi uno dei segni più visibili che per gli artisti, e per noi, questo ha un futuro oltre una perpetua fase finale, che la pittura resta connessa alla sua storia e va avanti.

Accompagna la mostra un catalogo con un testo di Mario Diacono e una conversazione fra Sally Ross e Bob Nickas.

4 marzo – 29 luglio 2018
Visita con ingresso libero negli orari di apertura della collezione permanente:
giovedì e venerdì 14.30 – 18.30
sabato e domenica 10.30 – 18.30
Chiuso: 25 aprile, 1° maggio

Ufficio stampa
Rhiannon Pickles – Pickles PR
Tel. +31 (0)6158 21202
rhiannon@picklespr.com

Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia
Tel. +39 0522 382484
info@collezionemaramotti.org
collezionemaramotti.org

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via Statuto dell’associazione

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Nel corso di Arte fiera a Bologna, conferenza del prof. Renato Barilli su Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi.

Barilli ha ospitato i due artisti, molto apprezzati e premiati all’estero , nel corso del grande evento del 1976 alla Galleria D’Arte Moderna di Bologna , evento che ha tenuto a battesimo anche altri  importanti artisti come Marina Abramovic e Ulai , di cui ha rievocato l’incontro anche grazie alla ristampa del catalogo della manifestazione, a cura del Mambo.

Gli artisti non erano presenti, tuttavia con una connessione Skype si è potuto comunicare con loro. Molto interessante e premiato il loro lavoro “Documenta” che ridefinisce e risignifica i fotogrammi che appartengono alla documentazione di filmati d’epoca, successivamente rielaborati da loro, fotogramma per fotogramma.

Una particolare attenzione, sottolineata da Renato Barilli ai disegni di Angela Ricci Lucchi,

 

“Viaggiamo catalogando, cataloghiamo viaggiando”
Archeologi contemporanei, “più moderni di ogni moderno”, Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi da tempo sono fra i nostri artisti più amati e studiati all’estero.

All’ultima edizione di Documenta, come testimonia Marie Rebecchi, erano gli unici italiani invitati. Assai meno risultano profeti in patria, et pour cause: se della “patria” – di tutte le “patrie” – hanno sempre mostrato, con sguardo fermo, anzitutto l’“orrore” (per dirla con Rimbaud). Documenta 14 celebra a Kassel e Atene il lavoro degli artisti e cineasti Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi. Entrambi nati nel 1942, vivono e lavorano insieme dagli anni Settanta; Yervant è di origine armena e ha studiato architettura a Venezia, Angela pittura a Salisburgo. Con il consueto sguardo analitico che connota il loro uso e riuso delle immagini d’archivio, nel recente allestimento per Documenta del materiale documentario sul loro viaggio in Russia al tempo della caduta del comunismo e della fine dell’Unione Sovietica, i due artisti propongono una nuova rilettura della memoria, velata e vibrante, dei protagonisti dell’avanguardia letteraria, cinematografica e artistica sovietica.https://www.alfabeta2.it/2017/11/04/speciale-yervant-gianikian-angela-ricci-lucchi-viaggiamo-catalogando-cataloghiamo-viaggiando/

Il libro è disponibile al Mambo

https://bolognainforma.wordpress.com/2017/04/12/la-performance-ristampa-del-catalogo-in-occasione-del-quarantesimo-anniversario-della-settimana-internazionale-della-performance/

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L’Archiginnasio d’oro a Wolfango, alla memoria all’Archiginnasio, Sala dello Stabat Mater, la prolusione è stata affidata al prof. Eugenio Riccomini, la premiazione dal Sindaco di Bologna Virginio Merola, con l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Matteo Lepore che ha letto motivazioni e ha coordinato  Marco Piazza , del  Consiglio Comunale di Bologna che ha votato unanimamente l’Archiginnasio  d’oro  per Wolfango , paragonato a Giorgio Morandi.

 

 

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