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Archive for ottobre 2019

L’ Enoteca La Cantina in Via Toscana 105/D a Bologna ha ospitato il “Mercoledì da Vignaioli”, evento in anteprima del Mercato FIVI che si terrà a Piacenza in Novembre dal 23 al 25 con la partecipazione di 630 vignaioli.

Il produttore Franco Dalmonte di Castel del Rio della Cantina Terre di Macerato ubicata in una zona archeologica delle Colline imolesi ha illustrato e proposto assieme ad Alberto Perdisa di Palazzona di Maggio situata sulle colline di Ozzano 5 vini in degustazione provenienti da differenti regioni italiane per far comprendere i diversi territori attraverso i vini e le cantine. L’evento si svolge nell’ambito del percorso “Segni di Civiltà” da una frase dedicata al vino dal grande scrittore e giornalista Ernest Hemingway. Inizia la degustazione Franciacorta dosaggio zero 2018 con 12,5° dalla Lombardia della Cantina Gatti di Erbusco cuore della Franciacorta.

Colore giallo dorato. Perlage fine e persistente. Note di frutta e fiori bianchi, sentori di crosta di pane. Al palato si mostra giustamente secco, con buona acidità ed equilibrio, fresco e persistente.

Dalla Romagna la Cantina Giovannini ubicata nel territorio della DOC Colli di Imola ha la certificazione biologica delle uve. 14 sono gli ettari di questa azienda a conduzione familiare che inizia l’attività vitivinicola nel 1965 e fa parte del Consorzio Vini di Romagna. Presenta Gioja Albana Secco DOCG 2018 con 14,5°: colore giallo oro intenso. Sentori di fiori e frutti bianchi maturi. Al gusto risulta con una nota aromatica e ottima persistenza. Il Verdicchio Vigneti di Tobia 2017 della Cantina Col di Corte situata a Montecarotto sulle colline di Ancona nella zona DOC del Verdicchio dei Castelli di Jesi dal Febbraio 2015 ha la Certificazione biologica CCPB e porta 14 gradi. Bel colore giallo dorato intenso.

Sfumature di fiori bianchi e frutti bianchi maturi. In bocca ha una nota aromatica gradevole e denota una grande persistenza. Ecco il Pinot Nero Pinoro 2017 della Cantina Zanotelli Elio & Fratelli da Cembra inTrentino, dichiara 13,5°. La coltivazione della vite prosegue da generazioni in questa amena valle ubicata sopra Trento. L’azienda fa parte del Consorzio Cembrani DOC. Bel colore rosso rubino. Al naso denota sentori di spezie: pepe nero, tabacco. In bocca è caldo, equilibrato e persistente. Concludiamo con Bolgheri Rosso 2017 13,5° di Michele Satta di Vigna al Cavaliere nei pressi di Castagneto Carducci. La prima vendemmia è del 1972 ed è una delle cantine che ha fatto la storia di questo territorio. Uve di Cabernet Sauvignon,  Merlot, Sangiovese, Syrah e Teroldego. Rosso rubino carico con unghia violacea. Sentori di spezie morbide, frutta rossa, ciliege, lamponi e mirtilli. Al palato si rivela morbido, avvolgente e assai persistente. La degustazione era gratuita e a libera partecipazione come tutte quelle sempre ben organizzate da Nicola e dallo staff della Enoteca di Via Toscana 105/D.

Umberto Faedi Il vino in alto è il Franciacorta, il secondo Bolgheri 2017, Cantina Satta, Verdicchio della Cantina Col di Corte

 

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Sarà visibile fino a gennaio la mostra di Fabio Iemmi : “Estetica della materia ” a Poltrona Frau in Strada Maggiore 27. La presentazione di Alessandro Marchioni e la curatrice della mostra, Daniela Campogrande Scognamillo per Campogrande Concept

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L’ Associazione dei Panificatori di Bologna e Provincia e lo storico quotidiano della città  propongono insieme “Pane e Carlino” dal 21 Ottobre al 17 Novembre.

L’iniziativa e la collaborazione nasce alcuni anni fa con l’intento di valorizzare la qualità del pane artigianale e di altri prodotti da forno tipici del territorio Bolognese.

Sono attualmente più di ottanta i forni e le botteghe che partecipano e arriveranno a cento per l’inizio della iniziativa. Le botteghe artigiane non propongono solo pane ai consumatori: pasta fresca e confezionata a marchio BDF – Bottega del Fornaio, crescente, raviole, paste, pasticcini, torta di riso o torta degli addobbi, certosini e panettoni in occasione del Natale, colombe per Pasqua.

Dal martedì alla domenica un coupon sarà inserito nel Carlino e presentandolo ad uno delle botteghe aderenti con una spesa minima di 5 euro si avrà diritto ad un pacco di pasta del peso di 500 grammi a marchio BDF.

Ogni negozio consegnerà un doblone per ogni coupon presentato e con 10 dobloni verrà regalata una sacca con tracolla che verrà distribuita l’8 Dicembre nel corso di un evento che si terrà nel portico della basilica di San Bartolomeo e Gaetano di fianco alle Due Torri in Strada Maggiore. L’iniziativa è organizzata da ASCOM, Camera di Commercio, EmilBanca e in stretta collaborazione con Comune, Città Metropolitana e Regione Emilia-Romagna. L’associazione delle Sfogline sostiene pienamente l’iniziativa con la pasta in omaggio che non si trova nella grande distribuzione. Nei laboratori artigianali viene impastata la Farina Doppio Zero “Sfoglina” secondo la ricetta depositata alla Camera di Commercio e da anni, oltre alle ricette e agli impasti tradizionali, le sfogline impastano farine integrali e senza glutine. Le diete demonizzano il consumo di pasta e la grande distribuzione nonché la globalizzazione peggiorano le produzioni e contaminano le abitudini alimentari. In commercio ci sono purtroppo molti prodotti non salubri e di incerta provenienza.

La valorizzazione del cibo di qualità prodotto con alimenti selezionati e sicuri è uno degli obiettivi dell’iniziativa assieme alla diffusione della conoscenza, della cultura e delle tradizioni della grande Cucina Petroniana.

Umberto Faedi

nelle foto :Il presidente della Associazione Panificatori di Bologna e provincia Graziano Bottura mostra una crescente petroniana artigianale

Paola Lazzari presidente della Associazione Sfogline di Bologna mostra varie tipologie di pane artigianale

 


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In previsione delle feste di Ognissanti ricordiamo le ricerche di fotografi che hanno analizzato l’assenza, è il caso di Marco Rigamonti, che qualche mese fa ha esposto il suo lavoro alla Galleria Cenacchi in Via Santo Stefano, lasciando un’impronta interessante.

“Immagini come ricordi che riaffiorano, simili a ombre tenaci. Ricordi di boschi intricati come le oscurità dell’anima, di orizzonti marini persi verso infiniti indicibili, di fiori dolenti e tenere essenze vegetali.

Con queste nuove serie di opere Rigamonti dimostra che la fotografia non è solo il momento dello scatto: essa infatti può trasformarsi in una sospensione, in una deriva nel corso del tempo. In un percorso nel passato e nella fotografia. Le sue, in effetti, sono immagini di immagini. Egli scava nel proprio archivio di fotografie compiendo, senza uscire dallo studio, una sorta di viaggio tra classificatori e contenitori. Estrae alcune serie di diapositive scattate all’epoca dell’analogico, le stampa su Polaroid 20×25 (altro materiale desueto, invecchiato) e le trasferisce su carta da acquarello (Solo fiori) oppure le duplica, sempre su Polaroid, e le lascia a macerare 24 ore nell’aceto balsamico (come fa con Paesaggi acidi), fino a ottenere immagini atmosferiche e sfumate, morbide o scavate da misteriose corrosioni. E’ come se il nostro autore volesse compiere una sorta di “verifica” non analitica (come quelle compiute invece da Ugo Mulas), bensì poetica, protesa a far emergere le immagini latenti che si sono depositate tra i suoi scatti, a rivelare ciò che rimane nonostante tutto, nonostante l’aceto che le aggredisce e le tinge di marrone. Dalla nitidezza delle immagini di partenza si arriva così a opere liberate dal compito della veduta e del resoconto paesistico. A opere per così dire “velate”, che hanno perso in definizione per guadagnare in un’altra visione, quella dell’anima e dell’immaginario. Il loro velo le ri-vela, le rende simili a piccole apparizioni sospese in un tempo indefinito, che si dispiega come un presagio, come un ricordo.”

Sospese tra apparizione e scomparsa, tra salvazione e dissoluzione appaiono anche le immagini della nuova serie Solo fiori, dedicata ai piccoli mazzi floreali abbandonati nei cassonetti dei cimiteri. Fiori non più raffigurati tra fioritura e appassimento, tra rigoglio cromatico e disfacimento, come venivano rappresentati dai pittori di vanitas del Seicento, protesi a ricordare la mortalità dell’uomo, ma anche la desiderabilità e la fragilità della bellezza…

la mostra  a cura di Jacopo Cenacchi

Testo di Gigliola Foschi

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Lo scorso anno, a Palazzo Gambalunga,  in occasione della Biennale del Disegno che si è svolta a Rimini, è stata presentata la Mostra “Il disegno della polvere” e fra gli artisti prescelti dalla curatrice, Eleonora Frattarolo, , la mostra di Raffaello Bassotto che fotografa le reliquie e tutto ciò che rinasce a nuova vita dopo la disintegrazione.

“le fotografie di Raffaello Bassotto, reliquiari contenenti particole, frammenti, minuzie di corpi di Santi conservati in grandi magnifiche chiese. Opere d’arte orafa e decorativa, di ricamo, intaglio, intarsio, insiemi di architettura, storie, vite, rituali, che la fotografia fa rivivere illuminandone superfici e consistenze fabrili. Nella quinta sala, i lunghi rotuli disegnati col fumo di candela”.

In occasione delle feste di Ognissanti una ricerca sul tema dell’assenza .

 

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