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Archive for luglio 2020

 

La Commissione di degustazione che ho convocato si è riunita al Borgo delle Vigne della Cantina Gaggioli per valutare le bottiglie per la guida “Il Vino per tutti” di egnews. Sotto la supervisione di Francesco Turri editore di egnews i degustatori hanno esaminato e assaggiato i vini. Al termine della degustazione ci siamo accomodati alla tavola apparecchiata per noi con grande cura e gusto da Letizia.

Lo Chef Marco Macchiavelli ha preparato uno squisito antipasto abbinato a tre tipi di pane davvero deliziosi, e a seguire ottime crescentine e tigelle accompagnate da buonissimi salumi, formaggi, cipolline e carciofini sottolio.

A tavola abbiamo brindato con Letizia Spumante Rosato Brut assieme a Carlo Gaggioli, poi abbiamo proseguito abbinando i vini della cantina e le bottiglie aperte per la degustazione ai salumi, alle crescentine e alle tigelle.

La cena si è conclusa con un delizioso gelato di fragola, non ho potuto non fare il bis. Il Borgo delle Vigne è aperto in Agosto il giovedì, venerdì e sabato sera a cena e la domenica a pranzo. Negli altri giorni il Borgo delle Vigne è disponibile per organizzare aperitivi e pranzi, cene o festeggiamenti per matrimoni, cresime e altre ricorrenze e situazioni ovviamente previo accordo. Si possono prenotare degustazioni e visite in cantina e nelle vigne adiacenti.

Info e prenotazioni: 335412366 –  051750534. Giovedi 30 a partire dalle ore 20.00 serata con cena e musica della Band Country Manners. Il menù preparato dallo Chef Marco Macchiavelli è ricco e sfizioso. Il costo dell’evento è di 35 euro.

Le foto sono di Umberto Faedi

la foto delle bottiglie è di Donatella Luccarini

 

È consigliata e gradita la prenotazione ai numeri 335412366 – Letizia, 3318110567 – Giuseppe, 3491284330 – Francesca.

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La realizzazione

https://www.lapresse.it/cultura/arte/land_art_con_un_trattore_realizza_il_ritratto_di_joe_biden_in_un_campo_di_grano_vicino_a_verona-2806087/video/2020-07-20/

 

COMUNICATO STAMPA

Land-art PERFORMANCE

Dario Gambarin

“FLY BIDEN FLY”

E’ dedicata a Joe Biden, candidato dei democratici alla prossime presidenziali Usa, l’ultima performance di Land-art dell’artista Dario Gambarin, intitolata “Jump e Fly”. L’opera è stata realizzata a Castagnaro in provincia di Verona su un terreno di 27mila metri quadrati, su stoppie di grano trebbiato, tracciata, a mano libera , con trattore, aratro ed erpice rotante.

Gambarin ha realizzato in precedenza con le stesse modalità ritratti sulla terra di numerose personalità, tra cui Obama e papa Francesco, Hillary Clinton che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.

Questa volta ho scelto Joe Biden – ha spiegato l’artista – perché il suo aforisma “ My own father had always said the measure of a man wasn’t how many times or how hard he got knocked down, but how fast he got back up1“ mi ricorda quello che mio padre soleva sempre ripetermi in dialetto veneto: non importa quante volte cadi, ma quanto velocemente ti rialzi e corri più forte di prima.

1 (“Mio padre aveva sempre detto che la misura di un uomo non era
quante volte o quanto fosse stato abbattuto, ma quanto velocemente si rialzava.”Joe Biden)

INFORMAZIONI

FOTO e VIDEO

cell.: 0039-333-8909901

e-mail: dariogambarin@libero.it

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Una delle mostre più importanti dell’anno “L’invenzione del colpevole ” a Trento , prima chiusa per il lockdown poi fortunatamente riaperta presenta un caso mediatico , l’episodio è stato studiato e raccontato dalla bolognese Gemma Volli che, supportata da padre Igino Rogger , ha trovato la chiarezza .

La mostra è visibile al Museo Diocesano di Trento , fino a settembre, ed è la storia del caso di Simonino da Trento , bimbo trovato morto e del cui oomicidio vennero incolpati gli ebrei della città, di omicidio rituale, inesistente  pratica .

Nel crescendo di accuse sono state trascurate altre piste, come quella del maniaco…

Il caso , montato ad arte dal principe vescovo Johannes Hinderbach (Rauschenberg, 1418 – Trento, 1486), che in tutta la vicenda ebbe un ruolo preponderante. Colto, carismatico, intelligente (fu tra i primi a intuire le potenzialità politiche della stampa), abile manovratore, Hinderbach avviò un’azione che la studiosa Daniela Rando definisce “sistematica e ‘scientifica’”, e la prima opera su Simonino che s’incontra nell’iter espositivo, la Historie von Simon zu Trient di Albrecht Kunne (Duderstadt, 1435 circa – ?, post 1520), presente con una riproduzione dei quattordici fogli che la compongono (l’incunabolo originale si trova alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera) e che raccontano tutta la storia di Simonino, fornisce un interessante esempio dell’abilità di Hinderbach nel porre la stampa a servizio della sua causa.

La Historie di Kunne fu stampata a Trento il 6 settembre del 1475, è una semplice narrazione della successione degli eventi (il rapimento, l’omicidio rituale, l’occultamento del cadavere, il rinvenimento, le atroci condanne degli ebrei) ed era parte della strategia di diffusione elaborata da Hinderbach, che aveva pensato a contenuti variamente indirizzati: un trattato De Simone puero tridentino, elaborato da Giovanni Mattia Tiberino e destinato al pubblico colto, il libello di Kunne che invece era rivolto a un pubblico più vasto, e i testi di argomento giuridico che avevano lo scopo di sostenere la causa della canonizzazione di Simonino presso gli ambienti pontifici.

Papa Sisto IV mandò un suo emissario ad indagare sul caso, il domenicano Giovanni Battista Dè Giudici, che non trovò nulla , ma ormai la propaganda e il culto era così avviata che era impossibile fermarla in un crescendo di culto e iconografia a lui dedicato.

“Sono occorsi quasi quattrocento anni perché la Chiesa cancellasse un culto che, nei secoli, ha alimentato il pregiudizio antisemita, con l’aggravante d’aver sfruttato il corpo d’un incolpevole bambino morto, non si sa come, nella Pasqua del 1475.

Quasi quattrocento anni dalla data della beatificazione del povero Simonino da Trento, ma quattrocentonovanta se si considera che, fin dal ritrovamento del suo corpo, il piccolo fu considerato martire d’una presunta e mai provata barbarie ebraica, ed eletto santo a furor di popolo, benché non sia mai stato canonizzato dalla Chiesa cattolica, malgrado le insistenze di molti: Simone Lomferdorm, figlio d’un conciapelli di Trento, rinvenuto privo di vita in una roggia della città, fu da subito al centro d’una forte e morbosa venerazione popolare, divenne beato nel 1588 e tale rimase fino al 1965, quando le ricerche storiche avviate in quel torno d’anni accertarono che quel culto era fondato sul niente, e la Santa Sede decise pertanto di sopprimerlo.

Per la prima volta, questa fosca vicenda è protagonista d’una mostra, intitolata L’invenzione del colpevole. Il “caso” di Simonino da Trento dalla propaganda alla storia, allestita nelle sale del Museo Diocesano Tridentino e curata dalla direttrice dell’istituto, Domenica Primerano, con Domizio Cattoi, Lorenza Liandru e Valentina Perini: un percorso che ricostruisce la storia di Simonino, il grottesco e tremendo processo che si concluse con le condanne a morte di moltissimi innocenti, l’avviamento della poderosa macchina della propaganda messa in moto per diffondere il culto ed esacerbare gli animi contro gli ebrei, la fortuna di Simonino nella religiosità popolare attraverso i secoli, e l’abrogazione del culto che ha chiuso la plurisecolare vicenda.

Oggi, possiamo bollare quest’ultima come un clamoroso falso che ha portato masse di fedeli ad adorare quello che Domenica Primerano chiama “un santo abusivo”, malgré lui. Un percorso che unisce una rigorosa ricostruzione storica a un’accurata selezione d’opere d’arte, avvalendosi peraltro, in modo coinvolgente, di mezzi tecnologici che consentono al pubblico di calarsi nella realtà della Trento del Quattrocento.

La sequenza degli eventi ha inizio la sera del 23 marzo del 1475, giovedì santo, quando Simonino non rientra a casa (?)  e i genitori denunciano la sua scomparsa alle autorità: trascorrono due giorni d’attesa, finché il 26, giorno della Pasqua, il principale esponente della comunità ebraica di Trento, Samuele da Norimberga, di professione prestatore, si presenta dal podestà Giovanni de Salis per segnalare l’avvenuta scoperta del corpo esanime dell’infante.

Già nei giorni precedenti s’era però diffusa la voce che a rapire il bambino fossero stati gli ebrei: un’antica leggenda, le cui prime attestazioni certe risalgono al XII secolo, attribuiva agli ebrei l’usanza di sacrificare, il giorno della Pasqua, bambini cristiani sottratti con la forza ai genitori con lo scopo di rievocare la crocifissione di Cristo e di adoperare il sangue della vittima per scopi rituali e curativi.

È il cosiddetto omicidio rituale ebraico, un costume che, tuttavia, non è mai stato storicamente acclarato, e ch’è sempre stato bollato dalla storiografia più accorta come un’autentica invenzione antisemita, un mito folkloristico priva di qualsiasi consistenza, una maldicenza calunniosa non sostenuta da alcun riscontro nella realtà.

Le autorità trentine del Quattrocento si dimostrano però propense a dar ascolto alla vox populi, tanto che Samuele da Norimberga viene tratto in arresto, e assieme a lui finiscono sotto processo diversi esponenti della piccola comunità ebraica di Trento. Il procedimento giudiziario ricorre ampiamente alla pratica della tortura, anche al di là del dovuto e oltre le quantità che le prassi del tempo prescrivono (tanto che la moglie di Samuele, Brunetta, con tutta probabilità morirà in carcere a causa dei tormenti…(dal catalogo della mostra)

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55 i film ufficiali. Anna Foglietta condurrà le serate di apertura e chiusura del Festival, Cate Blanchett presidente della Giuria
Ormai ci siamo. Manca solo la conferenza stampa ufficiale del 28 luglio, ma il programma è quasi completo.

Dal 2 al 12 settembre ritorna al Lido l’atteso appuntamento con la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, diretta ancora una volta da Alberto Barbera e giunta quest’anno alla 77a edizione.

Certo, quest’anno il Festival deve fare i conti con l’emergenza Covid-19, ma la prima kermesse dedicata alla settima Arte guidata dal neo presidente della Biennale Roberto Cicutto è il primo evento a respiro internazionale post Coronavirus. Un messaggio concreto di ottimismo per l’intero mondo del cinema duramente colpito dalla pandemia.

Il programma
Una cosa è certa: gli amanti del cinema, pur nel rispetto dei protocolli sanitari imposti dalla pandemia, potranno saziare la loro passione scegliendo quali proiezioni seguire in un programma comunque ben nutrito.

https://www.metropolitano.it/mostra-del-cinema-di-venezia-2020/

La maggior parte dei film del programma ufficiale sarà replicata nei cinema Rossini di Venezia e al Centro Culturale Candiani di Mestre nell’ambito del programma Esterno Notte.
Per quanto riguarda la sezione Venezia Classici, sarà ospitata all’interno del programma del Festival “Il Cinema Ritrovato”, promosso dalla Cineteca di Bologna che si svolgerà dal 25 al 31 agosto nella città emiliana.
La selezione di Classici restaurati, arricchita di ulteriori titoli, verrà poi replicata a Venezia nei mesi successivi.

Il comunicato di Emilia Romagna film commission 

23 luglio 2020
Le Giornate degli Autori di Venezia 77 amano il cinema dell’Emilia-Romagna. Sono tre le opere sostenute dal Fondo Audiovisivo dell’Emilia-Romagna che la prestigiosa sezione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica presenterà dal 2 al 12 settembre.
Evento speciale sarà Nilde Iotti, il tempo delle donne, film che Peter Marcias ha dedicato alla grande donna politica di Reggio Emilia, restituendone la vicenda umana e pubblica attraverso una splendida Paola Cortellesi e tante preziose immagini di repertorio e testimonianze: come le amiche d’infanzia reggiane: Ione Bartoli, Loretta Giaroni ed Eletta Bertani, i personaggi della vita politica italiana di quegli anni (Livia Turco, Presidente Fondazione Iotti, Giorgio Napolitano in primis e l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella), e grandi personaggi della cultura, teatro, cinema, quali Luciana Castellina, Cecilia Mangini, Michela Murgia, Edda Billi, Elly Schlein e altri che direttamente o indirettamente hanno avuto a che fare con la Iotti.
Il film è prodotto da Mario Mazzarotto per Movimento Film e Ganesh Produzioni, con il sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale Cinema e della Regione Emilia Romagna; sarà distribuito da I Wonder.

A caratterizzare gli appuntamenti off dell’edizione 2020 delle Giornate Degli Autori, saranno le Notti Veneziane all’Isola degli Autori, che raccoglieranno in un unico spazio l’eredità, il percorso creativo e di ricerca sviluppato parallelamente da Isola Edipo e dalle Giornate. Un nuovo spazio, ideato insieme a Silvia Jop, dedicato all’indagine del rapporto creativo tra linguaggio cinematografico e le altre arti: dal teatro alle arti visive e alla musica.

E proprio in rappresentanza dell’arte teatrale, inquadrata dal retroattivo focus arriveranno al Lido Michele Mellara, Alessandro Rossi e Mammut Film con 50 – Santarcangelo Festival: una carrellata di corpi, opinioni, spettacoli, dalla prima alla più recente edizione del festival romagnolo noto in tutto il mondo, che ha appena concluso la sua edizione 2020.

Approdo al Lido anche per Genoma Films e il suo Est, diretto da Antonio Pisu, opera che fa entrare di diritto il giovane cineasta nella sua maturità artistica cinematografica. Il lungometraggio sarà l’unica opera di finzione del programma, e con la sua verve inaugurerà le Notti Veneziane. Tra i protagonisti c’è infatti Lodo Guenzi, che con Lo Stato Sociale firmerà anche le musiche del film.

“Est” è tratto da una storia vera, un road movie ambientato nel 1989 tra Cesena e la Romania, pronta a rompere la dittatura di Ceausescu.

Un viaggio che cambierà per sempre le vite di tre amici partiti dalla città romagnola per una vacanza che si rivelerà tutt’altro che spensierata. Insieme a Lodo, Matteo Gatta, Jacopo Costantini, Paolo Rossi Pisu e Beatrice Balzani.

Il cinema dell’Emilia-Romagna sarà rappresentato anche da Elisabetta Sgarbi, che animerà gli eventi speciali con il suo Extraliscio-Punk da balera, ritratto della dissacrante band punk guidata da Mirco Mariani e narrata dallo scrittore Ermanno Cavazzoni.

https://cinema.emiliaromagnacreativa.it/it/news/venezia-77-emilia-romagna-film-commission-presente-3-film-alle-giornate-degli-autori/?fbclid=IwAR2kLOL-xoumPcZW-6mOwpeewz1DWJZyqv5szyzwFm_kCW3oGl4VBCP92O0#.Xxr3reHTsA4.facebook

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Costituita a Firenze nel 1852 dai fratelli Leopoldo (1832–1865), Giuseppe (1836–1890) e Romualdo Alinari (1830–1890), la società Alinari fu la prima ditta fotografica ammessa al servizio dei Musei Vaticani, del Louvre e di vari musei italiani,

Fonte

https://agcult.it/a/22281/2020-07-16/fondazione-alinari-per-la-fotografia-barni-patrimonio-fotografico-di-incredibile-valore

Si chiama Faf, Fondazione Alinari per la fotografia, l’organismo appena creato dalla Regione Toscana per gestire il patrimonio Alinari, costituito da fotografie, negativi su lastra, apparecchi fotografici, realizzate e accumulate nell’arco di numerosi decenni dai Fratelli Alinari, fotografi fiorentini. Ha firmato l’atto davanti ad un notaio oggi pomeriggio in Palazzo Sacrati Strozzi, sede della presidenza regionale, il presidente Enrico Rossi.

“Nasce oggi – sono le parole del presidente Rossi – la Fondazione Alinari per la fotografia. Si chiude un percorso iniziato con l’acquisizione da parte della Regione Toscana, nel gennaio scorso, del patrimonio fotografico Alinari, cinque milioni di pezzi che documentano un secolo e mezzo di storia toscana, italiana e internazionale. Un grande, immenso patrimonio culturale e artistico di rilevanza mondiale che in questo modo potrà restare nel presente e per le future generazioni. Da oggi parte un nuovo capitolo di una grande storia. E’ un’operazione di politica culturale tra le più importanti nel corso degli ultimi cinque anni. Non esistono Fondazioni come questa, molti altri depositi sono stati smembrati, venduti e non sufficientemente valorizzati – commenta il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi – Quello che abbiamo concretizzato oggi è un esempio di politica culturale moderna, seria, profonda, di cui potranno usufruire tutti i cittadini, e non solo della nostra regione e del nostro Paese. Compito della Fondazione e del comitato scientifico sarà valorizzare bene questo patrimonio – prosegue Rossi –. Sono sicuro che questa iniziativa assumerà un grande valore anche sotto il profilo economico, che fra alcuni anni sarà molto più elevato rispetto a quello attuale. Per la Toscana è indubbiamente un investimento tra i più significativi”.

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