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Archive for ottobre 2020

(foto di Roberta Ricci)

 

Negli ultimi anni la fotografia ha registrato numeri in crescita costante ed è diventata uno dei principali linguaggi di comunicazione e condivisione. Si stima che oggi, ogni due minuti, vengano scattate più foto di quante l’umanità ne abbia prodotte in tutto il XXI secolo. Questo avviene per ovvie ragioni: l’accesso più semplice al mondo digitale e la possibilità di condividere istantaneamente le proprie immagini con il resto del mondo. L’avvento del digitale e il rapidissimo processo di democratizzazione dello strumento fotografico hanno portato certamente molti benefici all’umanità, ma allo stesso tempo hanno evidenziato alcune problematiche legate alla sfera della privacy, del furto di immagini e della proprietà intellettuale. A quasi ognuno di noi è capitato di scattare una fotografia e caricarla su Facebook o Instagram, oppure di condividerla su Whatsapp. Una volta che le nostre fotografie vengono date in pasto al mare magnum del web, che fine fanno? Diventano di dominio pubblico e possono essere riutilizzate da chiunque a piacimento? E se una mia fotografia venisse utilizzata da qualcuno per veicolare un messaggio negativo o a scopo offensivo? Abbiamo provato a rivolgere queste domande a Cristina Manasse, avvocato esperta in diritto dell’arte, della fotografia e della proprietà intellettuale che ha fatto chiarezza su un argomento delicato e ancora molto poco conosciuto.

In un’epoca in cui le immagini circolano con grande facilità sul web e sui social, la nostra privacy è tutelata?

https://www.rollingstone.it/black-camera/ultima-edizione/fotografia-diritto-dautore-e-diritto-alla-privacy-breve-guida-pratica/536857/

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Fino al 17 gennaio 2021

Musée du Luxembourg, 19 rue de Vaugirard 75006 Paris

Tutti i giorni 10,30-19

 

 

 

Fotografia di moda. A Parigi, l’opera di Man Ray sotto una nuova luce di Gloria di Gloria Mottarelli 

Tra i grandi protagonisti della scena artistica parigina a cavallo tra le due guerre, in Francia Man Ray, nato Emmanuel Radnitzky (Filadelfia, 1890 – Parigi 1976) è stato oggetto di una grande retrospettiva al Grand Palais nel 1998. Più recentemente, nel 2008, la Pinacoteca di Parigi gli ha dedicato una mostra, L’Atelier Man Ray. Eppure, l’opera di questo artista, noto protagonista del dadaismo a New York e del surrealismo a Parigi, non era finora mai stata esplorata da una distinta prospettiva: quella della moda.

Man Ray fece di tutto per dissimulare quella che considerava come un’attività minore, come professionista delle immagini al servizio di stilisti e magazines dell’epoca. Stampava con parsimonia le sue fotografie di moda, limitandosi alle immagini necessarie alle pubblicazioni. Inoltre, a quell’epoca, le riviste erano proprietarie delle stampe, ma anche dei negativi: ecco perché la mostra Man Ray et la mode, in scena al Musée du Luxembourg fino al 17 gennaio 2021, è un’occasione più unica che rara per scoprire la produzione fotografica dell’artista in relazione al mondo del costume. Organizzata dalla Réunion des musées nationaux – Grand Palais e la Ville de Marseille, a curarla è Xavier Rey, mentre a firmare la parte scientifica sono Alain Sayag, conservatore al Musée national d’Art moderne e Catherine Örmen, conservatrice e storica della moda.

https://artslife.com/2020/10/27/fotografia-di-moda-man-ray-parigi/

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STUDIO CENACCHI ARTE CONTEMPORANEA
di Jacopo Cenacchi
Via Santo Stefano 63, Bologna | +39 051 265517
da martedì a sabato 16:00 – 19:30 o su appuntamento
info@studiocenacchi.comMario  Lamma MaurizioTangerini

Studio Cenacchi presenta la mostra

Momenti dilatati

fotografie di Mario Lamma
acquerelli di Maurizio Tangerini

apertura sabato 31 ottobre ore 16,30
chiusura sabato 28 novembre 2020

Momenti dilatati” riunisce allo Studio Cenacchi in un’unica mostra le fotografie di Mario Lamma e gli acquerelli di Maurizio Tangerini. Sono esposte le opere più recenti dei due artisti, dedicate al paesaggio naturale.

I piccoli acquerelli di Tangerini, che ci mostrano alberi isolati, plumbei specchi d’acqua, si distaccano per tema e dimensioni dalle opere “cittadine” degli anni precedenti, forse a voler, in questo anno così particolare, avviare una più intima riflessione sulla natura e i suoi dettagli.
Vittorio Baglieri commenta così questa nuova ricerca artistica di Tangerini:
[…] Protesi verso il cielo i rami disadorni con poche foglie cercano la vita, fatta di umile appartenenza in un ciclo stagionale che ne muta l’apparenza, ma non quell’intima comunione con la terra e il cielo che Tangerini rende con brevi e loquaci tratti che parlano al cuore. L’autore riesce a trasmettere un ‘affettuosa intimità con le umili cose con un sentimento cosmico che irradia per tutta la superficie di queste piccole opere.

Le fotografie di Lamma sono  parte di una raffinata ed ineffabile ricerca sui corsi d’acqua ghiacciati della sua terra, che persegue da anni, arricchendola costantemente di nuovi spunti; come ben si vede in questa esposizione.
Scrive Alessandra Rizzi delle opere di Lamma:
[…] sa, l’artista fotografo, che questo uguale momento nel tempo, quest’acqua che scorre come l’aria che ora respira non saranno mai più gli stessi perché sono unici e irripetibili. Solo allora può compiere l’evento straordinario: ferma con gli occhi, con il respiro, con il cuore il momento, quel momento, fugacemente eterno.

Il momento dello scatto di Lamma, come l’istante della visione di Tangerini, riprodotta su carta acquerello, si dilata così all’infinito, rendendolo assoluto. Questa la sensazione che cattura l’osservatore attento davanti ai lavori esposti in questa mostra.

In ottemperanza alle disposizioni governative non ci sarà inaugurazione. La mostra sarà aperta sabato 31 ottobre dalle 16,30 alle 20,30. Nelle settimane successive dal martedì al sabato dalle 16,00 alle 19,30 (o su appuntamento) fino a sabato 28 novembre.
L’ngresso alla galleria è contingentato in base alla metratura dei locali.
Al link di seguito le
 Disposizioni anti covid della galleria

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Menestrello, pittore e artista di strada che si trovava sempre in piazza Maggiore negli anni ’80/’90, insieme a Beppe Maniglia. Girava con la sua Ape Piaggio riadattata a Carovana del West, suonava e cantava pezzi propri, girando allegramente con chitarra e pattini.

 

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Due nuovi appuntamenti con la fotografia per l’autunno alla Fondazione Mast di Bologna: fino al 3 gennaio focus su invenzioni e mondo dell’industria

Il passato che immagina il futuro. Il presente che si interroga su se stesso. Due mostre, due diverse prospettive per confrontarsi con il mondo dell’industria, della tecnica, del lavoro. E’ l’autunno del Mast di Bologna, che, conclusa ‘Uniform‘, presenta due nuovi appuntamenti con la fotografia.

In esposizione fino al 3 gennaio i lavori dei cinque finalisti della sesta edizione del ‘Mast Photography grant on industry and work’, un concorso fotografico dedicato a talenti emergenti, quest’anno vinto dalla messicana Alinka Echeverria con il progetto intitolato ‘Apparent femmininity‘.

La seconda mostra è ‘Inventions‘, curata in collaborazione con Stahel da Luce Lebart, che ha setacciato le collezioni dell’Archive of modern conflict di Londra e gli Archivi nazionali francesi per mettere insieme una selezione di fotografie delle invenzioni più brillanti, originali, ma anche grottesche prodotte nel periodo tra le due guerre mondiali. Scatti realizzati senza alcun intento artistico, ma con “innegabili qualità estetiche” e, soprattutto, uno stile, dunque, capaci di raccontare delle storie.

 

APPARENT FEMMININITY, IL RUOLO DELLE DONNE AGLI ALBORI DI CINEMA E INFORMATICA
Storie come quelle recuperate da Echeverria nel tentativo di ricostruire il ruolo svolto dalle donne agli albori dell’industria del cinema e dell’informatica. La fotografa messicana propone una installazione in tre parti: ‘Grace‘, intitolato alla pioniera della scienza Grace Hopper, un’animazione tratta da una fotografia di Berenice Abbott (dalla Collezione Mast) che rappresenta una programmatrice al lavoro ed è accompagnata da una colonna sonora composta da Daphne Oram, inventrice del graphical sound. ‘Hélène‘ è una installazione di negativi su lastre di vetro con immagini solarizzate delle mani delle montatrici cinematografiche al lavoro. La terza sezione proposta da Echeverria, ‘Ada‘, è un omaggio a Ada Lovelace, la matematica considerata da molti la prima programmatrice della storia.

‘INVENZIONI’
E’ ambientato nel gigantesco ‘mar de plastico’, il ‘mare di plastica’ delle serre per la coltivazione di frutta e verdura che si estende a sudovest di Almeria, nella Spagna meridionale, il progetto della fotografa inglese Chloe Dewe Mathews, che indaga le dinamiche dell’agricoltura moderna, mettendo in luce, attraverso gli occhi di un lavoratore stagionale migrante, questioni relative alla produzione e al consumo di cibo, allo sfruttamento delle persone e alla crisi ambientale. Strutture aereodinamiche, turboreattori, pistoni idraulici, connessioni elettriche degli aerei come sculture negli scatti digitali del parigino Maxime Guyon, che con il progetto ‘Aircraft’ è entrato negli hangar europei dove si producono i grandi aerei per realizzare una serie di fotografie iperrealistiche e nello stesso tempo astratte.

Aapo Huhta con ‘In Sorrow? Very Unlikely’ esplora i modi in cui l’intelligenza artificiale percepisce le fotografie fatte dall’uomo. Il progetto è costituito da fotografie recenti che Huhta ha selezionato dal suo archivio personale e ha fatto interpretare dai programmi di riconoscimento delle immagini per ipovedenti: il risultato è una traccia audio in contraddizione con l’immagine che, però, suggerisce il fotografo finlandese, potrebbe rivelare qualcosa di non esplicito o consapevole sulle intenzioni intenzioni dell’autore.

Pablo López Luz nella serie ‘Baja Moda’ fotografa le vetrine dei negozi di abbigliamento in America Latina, che resistono all’omologazione imposta dall’industria globale della moda e porta la riflessione sul paesaggio urbano come luogo privilegiato per cogliere le trasformazioni sociali e culturali.

“UNO SPACCATO DI PASSATO CHE PROVA A COSTRUIRE IL FUTURO”
“Ogni due anni, la Fondazione Mast offre a giovani fotografi l’opportunità di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell’industria e della tecnica, con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l’universo della produzione. E spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere”, spiega il curatore della mostra, Urs Stahel, che ha collaborato anche all’allestimento di ‘Inventions’: le fotografie scelte da Lebart furono realizzate in Francia per l’Office des inventions su iniziativa di Jules-Louis Breton, a capo del sottosegretariato di Stato alle invenzioni.

Assieme ai progetti e alle descrizioni dettagliate delle invenzioni, le immagini ne facilitavano la valutazione e rappresentavano così una valida alternativa ai prototipi, facili da archiviare e prontamente disponibili per la presentazione di fronte alle commissioni. Ne emerge uno spaccato di un passato che provava a costruire il futuro, progettando macchine e sistemi, dalla lavatrice all’aspirapolvere, passando per le maschere anti-gas e i thermos, che rendessero più semplice, sicura o meno faticosa la vita delle persone. Spesso l’inventore stesso, con grandi mustacchi e pantaloni alla zuava, è immortalato accanto al prodotto del suo ingegno.

“Si tratta di un archivio visivo che colpisce per la fantasia, accenti umoristici e libertà nello svelare i codici dell’oggettività fotografica. L’elemento comico è tanto più inatteso in quanto si inserisce in un contesto industriale e scientifico. Come al cinema, queste scene fotografiche ci raccontano delle storie”, sottolinea Lebart. Appuntamento, dunque, spiega la Dire (www.dire.it), dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Ingresso gratuito su prenotazione. (articolo di Cornaz) 

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