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Archive for gennaio 2021

Nella foto in alto Bianca Colbi Finzi e Elio Toaff
Gemma Volli (storica)
GEMMA VOLLI E BIANCA COLBI FINZI
IL SINDACO VIRGINIO MEROLA: SCONFIGGERE MALATTIA DEL PRESENTISMO (DIRE) Bologna,
Il Comune di Bologna dedichera’ un giardino del quartiere Savena a due donne che hanno attraversato la storia della comunita’ ebraica cittadina: Gemma Volli (1900-1971) e Bianca Colbi Finzi (1916-2007). Lo ha annunciato il sindaco Virginio Merola durante la seduta solenne e congiunta del Consiglio comunale e del Consiglio metropolitano convocata in occasione del Giorno della memoria.
Volli fu una storica mentre Colbi Finzi, ricorda Merola, ha guidato l’Associazione delle donne ebree d’Italia ed e’ stata presidente della Comunita’ ebraica bolognese per 12 anni: “Ebbe un ruolo decisivo- sottolinea il sindaco- nell’aprire le istituzioni ebraiche a tutta la citta’ e nel renderle parte integrante della nostra cultura”. L’intitolazione del giardino, dunque, ha l’obiettivo di “contribuire a dar luce al ricordo di queste due donne e del loro impegno”, aggiunge Merola. Nel corso del suo intervento, il primo cittadino rimarca la necessita’ di “tenerci alla larga dal rischio principale del tempo che stiamo vivendo, che non mi stanchero’ mai di definire afflitto dalla malattia del presentismo, senza storia e con ansia del futuro”.
Perche’ invece “abbiamo bisogno oggi, proprio oggi- continua Merola- di confrontarci con il fatto che non siamo stati brava gente, che parte della nostra storia e’ fatta da un’ampia zona grigia di tanti italiani e bolognesi che in presenza di una dittatura non sono riusciti a uscire dall’indifferenza”. Un tema “molto attuale anche per l’oggi”, avverte Merola, perche’ e’ ancora attuale la necessita’ di “prendere posizione e non pensare che quello che accade di negativo, di brutto e di opprimente per alcuni possa non riguardarci”.

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Un breve viaggio interdisciplinare con i curatori di Fondazione Modena Arti Visive per scoprire le mostre in corso e la collezione permanente del Museo della Figurina.
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Venti minuti per gustare insieme un buon caffè, scoprire le opere e gli artisti in un percorso a cinque tappe costruito con suggestioni musicali, letterarie e cinematografiche. Un’occasione per attivare riflessioni, stimolare la curiosità e arricchire il bagaglio culturale.
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Sabato 30 gennaio
Dalla nascita delle figurine alla “dolce prospettiva” | A cura di Francesca Fontana

Sabato 6 febbraio
Da Mario Cresci a Ansel Adams | A cura di Chiara Dall’Olio

Sabato 13 febbraio
Da Willie Doherty a Jeff Wall | A cura di Daniele De Luigi 

Tutte le info e i link per connettersi alle dirette su www.fmav.org

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Grazie a Radio Ventisette di Massimo Manini

In occasione della Giornata della Memoria, i bambini e le bambine della classe 4A, (scuola primaria di Vasanello -Vt), cantano la canzone ebraica ” *Gam Gam* ” e leggono *l’art.3 della Costituzione italiana* a ricordare che ” Tutti _i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali_ “.
Questa canzone è diventata uno degli “inni” più toccanti del genocidio nazista. Fu scritta da Elie Botbol, riprende il quarto versetto del testo ebraico del Salmo 23 e viene tradizionalmente cantata dagli ebrei durante lo Shabbat.

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Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Ho iniziato a scrivere quasi per gioco, negli anni Ottanta. Dei racconti di fantascienza ambientati dopo il 2000, una data mitica per chi ha vissuto il XX ° secolo. Mi ha dato grande soddisfazione, una forte emozione leggerli dopo quarant’anni per constatarne l’attualità. Il libro s’intitola “CRONACHE DAL TEMPO “ZERO, ed è distribuito da Amazon, Mondadori, Feltrinelli ecc.

 Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Penso che in tutte le opere, di ogni autore non si possa prescindere dalla vita vissuta, reale. Madame Bovary c’est moi … diceva Stendhal del suo personaggio. In effetti penso che anche gli autori più fantasiosi, quelli che scrivono storie gialle o di fantascienza, apparentemente così lontane dall’esperienza degli autori, in realtà siano riconducibili alla loro esperienza, ad un’estensione dell’ego.

 Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Sicuramente la liberazione di pensieri, riflessioni sulla scienza, filosofia, religioni, il bene e il male… una specie di zibaldone insomma, soprattutto il viaggio inteso non solo in senso geografico ma come tentativo di recuperare il vissuto, le emozioni legate ad un preciso periodo storico. In questo caso gli anni ‘80, come nel precedente “LA FORMA DELLE NUVOLE” avevo fatto con gli anni ‘70.

 La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
I titoli mi vengono in maniera naturale, spontanea, come un flash, un’ispirazione.

In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Sicuramente l’Odissea, un libro antico che però svela tutti i temi della letteratura e dell’arte: amore morte, odio, tradimento, amicizia distacco, bellezza, tormento, brutalità ecc . La genialità dell’autore si esprime in un capolavoro assoluto, modello per tutte le opere future.

Ebook o cartaceo?
Certo la carta ha e avrà sempre il suo fascino, però penso che il futuro appartenga a l’Ebook, se non altro per le caratteristiche interattive, la facilità di sentire musica, vedere video, visitare i luoghi citati nel testo. Poi le ragioni di spazio, una libreria per quanto grande si riempie in fretta, la praticità, ne fanno un modo vincente di fruire della lettura.

Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Il mio è un percorso atipico. Ho iniziato come fotografo, regista, facevo parte di un gruppo fondato da Nino Migliori, con artisti come Luigi Veronesi, Grazia Toderi, Maurizio Galimberti, Fulvio Fulchiati, Otmar Kiefer e tanti altri ora famosi. Ad un certo punto mi sono appassionato di cinema, ho scritto varie sceneggiature, alcune vendute, ma presto mi sono anche reso conto come questo ambiente richiedesse molte energie, conoscenze, molto denaro da raccogliere per realizzare un qualsiasi progetto. Meglio la scrittura, dove bastano una penna, un tablet, fantasia, voglia di raccontare, senza grandi investimenti.

8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
In realtà si tratta di diversi viaggi che con licenza poetica ho raccolto in un lungo racconto con i incontri, personaggi, comunque reali. Molte situazioni citate nel libro, per quanto incredibili sono successe veramente. Solo a lavoro finito ti rendi conto di aver detto cose non preventivate, come il lavoro abbia assunto una sua unicità, indipendenza. Hai quasi la strana sensazione che l’abbia scritto i un Altro.

 Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Certamente una grande emozione. A volte ho avuto la sensazione di essere un antico scriba, con la sua tavoletta di argilla su cui incide dei segni. Mi viene da paragonare il mio lavoro a quello della magliaia. Vedo il testo scorrere, annodarsi, allungarsi. A volte un ripensamento ti costringe a tornare sui tuoi passi, come la tela di Penelope si allunga poi di nuovo si accorcia, finché trovi il ritmo giusto e il lavoro scorre veloce capitolo dopo capitolo, la trama trova un percorso direi quasi naturale, come in un’opera musicale.

Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Bruno Brunini, poeta e scrittore, e Donatella, la mia compagna. Li ringrazio per i preziosi consigli e per la pazienza.

 Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Valgono le considerazioni sull’Ebook , le tecnologie, l’evoluzione tecnica ne faranno sempre più uno strumento interattivo, adatto ad un apprendimento ed insegnamento moderno, quindi molto utile per il futuro delle giovani generazioni. Un modo nuovo per leggere delle storie, ma anche saggi, manuali ecc.

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Foto tratta dal Museo dell’ovvio di Ettore Guatelli (Collecchio)

Il calo dei consumi sarà assai limitato nei prossimi 10 anni, una media dello 0,3% e comunque meno marcato rispetto al decennio 2009 – 2019. Le esportazioni dalla UE verso mercati internazionali rallenteranno ma manterranno un valore positivo intorno a uno 0,4% annualmente. Il valore è sicuramente inferiore rispetto alla media del + 5% registrato tra il 2009 e il 2019. Cambiano i consumi con una tendenza praticamente inarrestabile verso vini che costano meno. Il mercato dei vini da tavola e sfusi si svilupperà ulteriormente e visto la diminuzione seppur leggera dei consumi e delle esportazioni scenderà la produzione. Entro il 2030 in Europa si produrranno una media di 160 milioni di ettolitri con una variabilità annuale che terrà conto delle condizioni meteorologiche. Il cambiamento climatico in atto porterà ad uno spostamento dei vigneti sempre più verso il Nord Europa. La regione dello Champagne è stata considerata per decenni la regione produttiva più a nord, ma oramai da anni i vigneti sono di casa nel Sud dell’Inghilterra. In Cornovaglia  Hampshire, Kent, Surrey e Sussex ci sono molte aziene vitivinicole.

I Romani portarono la vite in Cornovaglia che prosperò fino a quando la Britannia venne abbandonata dalle legioni di Roma. Adesso la nuova frontiera del vino è la Scandinavia che è ubicata molto più in là dei 30 gradi di latitudine nord considerati finora il confine climatico estremo per coltivare la vite. Le viti che più si adattano al clima norvegese sono Cabernet Volos, Fleurtai, Merlot Kanthus, Sauvignon Kretos e Soreli tutte varietà resistenti.

Le caratteristiche dei vini sono influenzate dai mutamenti del clima che cambiano l’acidità e il profilo aromatico. Nuove tecnologie affiancate alla tradizione e all’esperienza dovranno essere impiegate per accompagnare la transizione agroenologica che è già in atto da anni.

Le chiusure forzate di HORECA e dei locali di ristorazione hanno portato ad un grande cambiamento dei tipi di consumo e delle tipologie di vini. Le vendite on line e off line sono letteralmente esplose e sempre più si affermano i vini bianchi e rosati e diminuisce il consumo di vini rossi. Si implementa la crescita della produzione e del consumo di vino biologico. Negli ultimi sette anni dal 2012 al 2019 è triplicato ed emerge una forte crescita dei cosiddetti no alcohol wines o vini non alcolici: + 20%.

I mercati principali di questi vini sono Cina, Giappone, Turchia, Qatar, Arabia Saudita, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Finlandia, Svezia, Norvegia, Olanda, Australia,  Nuova Zelanda e Stati Uniti. Aumenteranno anche i consumi di vini a bassa gradazione alcolica e gli spumanti che possono essere consumati in più occasioni. Leggero aumento della produzione e della vinificazione destinata ad altri usi quali la distillazione e prodotti trasformati ed elaborati.

Umberto Faedi

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