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Archive for Maggio 2021

Nel verde cuore dell’Umbria c’è un tempio della spiritualità

di Massimo Manini

Verso la fine degli anni ’70, all’interno di una cava sita in una piccola frazione del più giovane comune dell’Umbria, venne alla luce uno dei siti paleontologici più importanti e unici al mondo: la Foresta Fossile di Dunarobba, cinquanta tronchi perfettamente conservati allo stato ligneo, grazie all’argilla che li ricopriva.

L’improvvisa e curiosa scoperta attirò fin da subito l’attenzione di tantissima gente, che, abbandonando l’auto sul ciglio della strada e attraversando i campi per vedere la foresta, si riversò all’interno di quella che di colpo smise di essere una cava, e che non essendo ancora recintata, diventò immediatamente un’attrazione culturale. Nel giro di poco tempo si sparse la voce, arrivò la stampa, la televisione e cominciarono così ad arrivare altre persone, gruppi organizzati e scolaresche a frotte, con flussi e numeri così alti che risultò impossibile contabilizzarli.

Le foto scattate in quel periodo colpiscono ancora per la loro suggestione: ritraggono persone di tutte le età stupite di trovarsi al cospetto di quei tronchi giganti che dominavano un paesaggio dall’aspetto lunare, metafisico e surreale, che incuteva un istintivo e timoroso rispetto nei visitatori.

Quei tronchi leggermente inclinati, assomigliano a tante colonne di un antico tempio in procinto di cadere lentamente su se stesso: una sorta d’istantanea scattata milioni di anni fa, ma che ancora resiste all’usura del tempo. E quella gente accorsa per vederne le sacre macerie, assomiglia alla folla che si sposta attirata per vedere chissà quale miracolo.

Eppure qui non c’è una Madonna che piange, un sangue che si scioglie o un cespuglio che s’incendia, ma un miracolo: quello della natura. C’è qualcosa di così potente, misterioso e senza tempo, che tocca ancora più profondamente le corde emotive dell’anima di ognuno.

Questa forza attira ancora oggi le persone e le porta alla Foresta Fossile di Dunarobba, al di là del suo indiscusso valore scientifico, perché è uno dei luoghi più affascinanti e spirituali di questa regione: non è blasfemia o mancanza di rispetto per i tanti luoghi di culto presenti in Umbria, ma all’interno dell’avvallamento in cui emergono i resti di questi straordinari tronchi, c’è un’energia atavica così potente, che il suo silenzio continua a parlarci anche dopo 3 milioni di anni.

È qualcosa che ha a che fare con la voce della propria madre udita per la prima volta: è un richiamo istintivo che riconosciamo subito, che sentiamo, che ci appartiene, anche se non sappiamo identificarlo: ma è una sensazione così rassicurante, che ci porta immediatamente a fidarci di essa e ci fa stare improvvisamente bene.

Sarà per quell’idea di culla disegnata dalla conca del terreno, quell’incavo che richiama il ventre materno, ma ogni volta che dall’alto si procede per entrare nel sito, si ha la percezione che una forza ci riporti ad uno stato primordiale; ad un’altra dimensione, quella naturale di cui facciamo parte, più lontana nello spazio e nel tempo da quella che viviamo solitamente, ma sicuramente più vera e reale di quella quotidiana. È un abbraccio che ci tranquillizza, ci quieta, e ci fa sentire al sicuro.

E allora quel tempio a cui i tronchi della Foresta Fossile fanno da colonne, ci appare in tutta la sua essenza, nella più materna e mistica spiritualità: è un ritornare alle proprie origini, a se stessi e al Pianeta che ci ha dato la vita. Perché la Foresta Fossile ci ricorda da dove veniamo.

Questo suggestivo scenario fa della Foresta Fossile un Tempio della Spiritualità a maggior ragione oggi che l’uomo moderno è proiettato nel proprio futuro e ha ormai raggiunto il suo cosiddetto punto di non ritorno, rifiutandosi a priori di ascoltare i continui richiami di chi gli ha donato la vita. Questi richiami sono silenzi che urlano, gridano: sta a noi, volerli ascoltare.

Perché ogni Tempio, come ogni Madre, possiede l’innata qualità di far pensare e riflettere nel silenzio di una preghiera, anche se basta un momento per poter ritrovare se stessi. E questo è un altro buon motivo per visitare la Foresta Fossile.COSA VEDERE A TERNICOSA VEDERE IN UMBRIAFORESTA FOSSILE DUNAROBBATURISMO SOSTENIBILETURISMO UMBRIAVIAGGIARE IN UMBRIAVIAGGIARE IN UMBRIA CON BAMBINI

Massimo Manini
Biografia Massimo Manini

Autore, attore e regista nell’ambito dell’Impegno Civile. Bolognese, diplomato al Liceo Artistico della sua città, si è sempre dedicato all’attività teatrale e video/cinematografica, concentrando il suo impegno nella propedeutica teatrale (Premio ANCI 2010) e quello sul Teatro della Memoria e Impegno Civile, come riportato da importanti riviste e testate giornalistiche.
Formatosi negli anni ’70 con gruppi e attori del Living Theatre, Odin Teatret, Grotowski e Kantor, ha lavorato nei maggiori festival nazionali ed internazionali. In televisione è stato testimonial di spot pubblicitari per RAI, Mediaset, Tele Montecarlo. Nel cinema ha recitato nel film “L’uomo che verrà” di Giorgio Diritti. Ha diretto programmi televisivi per Rete7/ETV, conferenze ed eventi web.
Creativo e grafico, ha lavorato nel campo della pubblicità e comunicazione a 360° in campagne pubblicitarie di livello nazionale. Nel 2002, è autore assieme a Nico Maccentelli, del romanzo storico “Fòdbàl 4a Brigata”, con le prefazioni del maestro Pupi Avati e del giornalista Giorgio Comaschi. Nel 2008 è stato l’autore e interprete dei testi per lo spettacolo “Tre parti di noi”, prodotto da Aterballetto/Fondazione Nazionale
della Danza. Collaboratore con la Comunità Ebraica di Bologna, ha scritto e diretto numerosi cortometraggi sul tema dell’Olocausto. Per la sua conoscenza del cosiddetto “caso Mortara”, la storia del piccolo bambino ebreo fatto rapire nel 1858 da Papa Pio IX, ha tenuto lezioni e spettacoli su questa vicenda in diverse facoltà universitarie. Nel 2015 ha realizzato un documentario per la Regione Veneto dedicato ad un cammino intitolato ad Antonio Fogazzaro. Nel 2020, per il progetto Humbria2O finanziato dalla Regione Umbria, ha realizzato i video dei 14 musei aderenti. Dal 1 luglio 2018, è il Fondatore e Presidente di Surgente, la prima Cooperativa di Comunità dell’Umbria che gestisce la Foresta Fossile di Dunarobba, con un progetto di rilancio particolarmente innovativo e di tipo interdisciplinare.

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Torna a Reggio Emilia il festival divenuto famoso nel mondo: dal 21 maggio al 4 luglio venti mostre di grandi nomi del panorama fotografico mondiale a cui si aggiungeranno le oltre 200 proposte del Circuito Off

REGGIO EMILIA – Torna dopo l’interruzione dovuta alla pandemia di Covid19, Fotografia Europea, tra i festival più rappresentativi del suo genere nel panorama italiano e non solo, promosso e prodotto da Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia, con il contributo della Regione. Opere di grandi maestri internazionali e giovani talenti in mostra nei luoghi della cultura e all’aperto, in un programma che alimenta un confronto culturale trasversale a partire dalla fotografia.
La XVI edizione è in programma dal 21 maggio al 4 luglio in sette sedi storiche e sette piazze di Reggio Emilia; saranno più di venti progetti espositivi ispirati a un celebre verso di Gianni Rodari, “Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!”.
Al fianco del programma ufficiale di Fotografia Europea 2021 ci sarà anche il Circuito Off, la sezione indipendente che presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni, che quest’anno prevede oltre 200 mostre in strade e luoghi pubblici e privati di Reggio Emilia e provincia.

Le mostre

Otto delle nove esposizioni ospitate dai Chiostri di San Pietro insieme a quattro dei sette progetti allestiti open air in città, fanno parte della sezione DAYDREAMS, tutti a cura della nuova direzione artistica. Ai Chiostri di San Pietro troviamo L’Isola di Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian – risultato della committenza 2020 del festival – che raccoglie in un’opera sonora e un’installazione audio-video multicanale le ultime immagini, gli ultimi suoni e gli ultimi bagliori di una comunità che scompare. Noémie Goudal presenta Telluris, in cui geografie reali e teoriche creano uno spazio tra la realtà fisica e la sua rappresentazione mentale, mentre David Jiménez con Aura gioca con i limiti della percezione. Halfstory Halflife di Raymond Meeks realizzato alle cascate delle Catskill Mountains di New York, indaga l’amicizia e la giovinezza. The Tower Series di Donovan Wylie esamina la presenza del conflitto nel tessuto della vita quotidiana, INDEX G progetto di Piergiorgio Casotti e Emanuele Brutti curato da Fiorenza Pinna, mette in scena una specie di opera teatrale del silenzio, fatta di assenza di personaggi e delle loro storie peculiari. Lebohang Kganye presenta due corpus: Tell Tale e In Search for Memory nuova produzione dedicata alla costruzione della memoria. La Bete: a modern tale di Yasmina Benabderrahmane racconta un viaggio nel suo paese natale, il Marocco, nel tentativo di recuperare quattordici anni di assenza.
Accanto a questi progetti, al piano terra dei Chiostri, è esposta Universo Dentro mostra personale dell’artista Sophie Whettnalla cura di Carine Fol, realizzata in partnership con la CENTRALE for contemporary Art di Bruxelles. La scelta di esporre il lavoro di un’artista accanto a quello dei fotografi nasce dall’uso peculiare fatto dalla Whettnall del mezzo fotografico, mezzo di archiviazione e fonte di ispirazione.

Per la prima volta nella storia del Festival, sette progetti di fotografi contemporanei sono protagonisti di allestimenti open air in sette aree cittadine: un modo diverso di vivere la fotografia, pensato per convivere al meglio con le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, e per essere fruito da un pubblico più ampio possibile.
Continuano il sogno ad occhi aperti Jeff Mermelstein che espone al Parco del Popolo #nyc, un’indagine multiforme, comica e straziante sulla vita contemporanea; Virus di Antoine d’Agata, un documento visivo, allestito sulle finestre di un palazzo di via Secchi, che evidenzia la vulnerabilità umana durante la pandemia; Eden di Soham Gupta, in Piazza della Vittoria, parla di una città fantasma fittizia, inghiottita progressivamente dalla natura.
Accanto a queste, in Piazza Frumentaria, Marco Di Noia – vincitore della Open Call lanciata dal Festival con il sostegno di Iren – presenta Tottori, una storia immaginata durante un viaggio in Giappone, in cui si mescolano fotografia, illustrazione e video.
Le mostre open air proseguono con un’importante produzione: Opera Aperta di Alex Majoli presentata in grandi wallpaper appesi in vari spazi cittadini, un progetto commissionato e prodotto da Fondazione I Teatri e Reggio Parma Festival in collaborazione con il festival, in cui il fotografo interpreta il tema del teatro, il suo legame con la città e l’irruzione del Covid nelle nostre vite.
Con lo spazio aperto si confrontano anche i ragazzi dello Speciale Diciottoventicinque, percorso formativo organizzato dal festival al termine del quale otto ragazzi tra i 18 e i 25 anni, guidati dalla tutor Sara Munari, allestiranno Terra – Luna, progetto fotografico che coinvolge i visitatori in una riflessione sulla fotografia attraverso il gioco.

Anche la facciata esterna di Palazzo dei Musei di Reggio, a partire da settembre 2021, ospiterà CURIOSA MERAVIGLIOSA, un progetto di arte partecipativa ideato dall’artista catalano Joan Fontcuberta che celebra le meraviglie del museo e i suoi visitatori: un lavoro corale, basato sulla partecipazione cittadina. Fontcuberta creerà un’installazione permanente open air, con le immagini inviate dai cittadini stampate su tessere in ceramica: un grande fotomosaico simile a un album di famiglia o una pagina di Facebook a cielo aperto. Fotografie che condividono cultura ed esperienza, ma soprattutto costruiscono comunità, storie private che plasmano la memoria collettiva e offrono al futuro un’opera pubblica, di tutti.

REVENGE OF THE GOLDFISH

A Palazzo Magnani troviamo TRUE FICTIONS – Fotografia visionaria dagli anni ’70 ad oggi, la mostra a cura di Walter Guadagnini dedicata alla staged photography che comprende lavori di artisti e fotografi del calibro di Thomas Demand, David Lachapelle, Tracey Moffatt, Andres Serrano, Cindy Sherman, Hiroshi Sugimoto, Jeff Wall e molti altri. Si tratta della prima antologica in Italia dedicata al lato più immaginifico della fotografia che, a partire dagli anni Ottanta, ha rivoluzionato il linguaggio fotografico. Allestita in autunno, ma rimasta aperta per sole tre settimane, la mostra è stata prorogata fino al 4 luglio per restare accessibile al pubblico del festival.

Palazzo da Mosto ospita due mostre: Camere che sognarono Camere di Thomas Demand e Martin Boyce, dialogo tra due artisti che lavorano con diversi materiali e linguaggi generando un’esperienza complessa fatta di riferimenti, associazioni e narrazioni. Un progetto di Sabine Vollmann-Schipper e Laura Gasparini per la Collezione d’arte contemporanea Girefin di Reggio Emilia.
Le sale del palazzo ospitano anche Home Is Where One Starts From, mostra dedicata ai Photobooks, una selezione di libri sia di natura documentaria che artistica che affrontano il tema dell’abitazione nella molteplicità dei suoi significati, la cui essenza sta nel rapporto tra dimensione fisica e intima di chi la vive.

Allo Spazio Gerra quest’anno gli artisti Gianluca Abbate (Terra ignota), Martin Baraga (Bereza), Annamaria Belloni (Supernatura), DEM (Stela) propongono Back to land un’installazione open air nel giardino retrostante la struttura, una riflessione critica dedicata alle aree rurali regionali, in un’ottica di valorizzazione e rilancio di stili di vita oggi possibili anche grazie alle nuove tecnologie.

Ai Chiostri di San Domenico va in mostra Giovane Fotografia Italiana, progetto del Comune di Reggio Emilia giunto alla sua ottava edizione, che valorizza i talenti della fotografia italiana contemporanea under 35. Nella collettiva RECONSTRUCTION i progetti di Domenico Camarda, Irene Fenara, Alisa Martynova, Francesca Pili, Vaste Programme (Leonardo Magrelli, Alessandro Tini, Giulia Vigna), Martina Zanin, Elena Zottola, scelti da una giuria internazionale composta dai curatori Ilaria Campioli e Daniele De Luigi e dai rappresentanti dei festival partner, esplorano la combinazione tra fotografia e immaginazione per tentare una più autentica comprensione del reale.

La Biblioteca Panizzi con Tesori in mostra espone alcuni tra i suoi oggetti più preziosi, raccolti in oltre due secoli, diventati patrimonio e orgoglio della città, mentre a Palazzo dei Musei si tiene WUNDERKAMMER. LE STANZE DELLE MERAVIGLIE dove vengono esposti gli scatti nati dal lungo laboratorio che ha coinvolto il fotografo Luca Manfredi e persone con fragilità: un’idea nata dal progetto B. Diritto alla bellezza di Reggio Emilia Città senza Barriere, che mette in dialogo creatività e fragilità. Sempre a Palazzo dei Musei viene presentata un’opera inedita di Luigi Ghirri, preziosa anteprima del volume “Luigi Ghirri. The Marazzi Years 1975 – 1985”, che documenta il lungo lavoro del fotografo reggiano con Marazzi Ceramiche e che verrà presentato a giugno nel programma di conversazioni.

Il Circuito Off

Anche per questa edizione il CIRCUITO OFF presenta progetti di fotografi professionisti accanto a giovani alle prime esperienze, appassionati e associazioni: negozi, ristoranti, studi, cortili e case private, sedi storiche, gallerie d’arte, esposizioni in vetrina o open air, garantiscono in quest’anno particolare una fruizione ampia e in qualsiasi condizione. Parte di questo circuito è anche il progetto OFF@school che coinvolge le scuole di tutta la provincia di Reggio Emilia.
Sabato 12 giugno, con Notte OFF, la serata dedicata al circuito, il centro storico si attiva con una serie di eventi e la premiazione del miglior progetto. Il lavoro selezionato vincerà un contributo messo a disposizione dal festival per sviluppare una mostra alla prossima edizione.

Anche per questa edizione, Fotografia Europea allarga i propri confini verso importanti realtà culturali e artistiche della regione. Tra i partner regionali la Collezione Maramotti espone Mollino/Insides eShow Case. L’archivio esposto, mentre Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea di Rubiera (RE) propone Lunario di Guido Guidi e Quattro Cortili di Luca Nostri.

Gli appuntamenti on line e off line

A causa dell’attuale situazione sanitaria, si è scelto per il weekend inaugurale il 21, 22 e 23 maggio, un palinsesto di eventi digitali, rimandando al weekend del 18, 19 e 20 giugno gli incontri con gli artisti, le conferenze, il bookfair dedicato agli editori indipendenti, le letture portfolio e i workshop, pensati per alimentare un confronto culturale trasversale a partire dalla fotografia. In quella occasione il pubblico potrà ascoltare le lectio magistralis degli architetti Mario Cucinella e Stefano Boeri e incontrare artisti come Joan Fontcuberta, Alex Majoli, Antoine D’Agata, Sophie Whettnall, Vittorio Mortarotti e Anush Hanzehiam, David Jimenez, Noemie Goudal, Francesco Jodice e molti altri.

Nel rispetto delle norme di sicurezza, a tutela di ogni partecipante, in tutti gli ambienti sarà garantito il distanziamento e l’obbligatorietà dell’uso della mascherina; qualora non dovesse essere possibile aprire gli spazi espositivi, le mostre saranno visibili in modalità online, e ogni incontro e conferenza verrà diffuso anche in diretta streaming.Reggio EmiliaeventimostreprogrammaFotografia Europeacircuito Off

https://www.reggionline.com/fotografia-europea-2021-le-mostre-programma-video/

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Un ponte chiamato relazione. Dialogo col regista Massimo Manini

di Roberta Ricci

A partire dagli anni ’60, comincia in ogni parte del mondo una vera e propria presa di coscienza ecologica da parte di molti artisti, che verrà definita con il nome di Land Art (uso dei materiali naturali) e con Environmental Art (installazioni presso vari luoghi). Negli ultimi anni di questo inizio secolo, questa attenzione degli artisti nei confronti della natura si è trasformata in una vera e propria dedizione alla salvaguardia del territorio e del paesaggio, mettendo a disposizione delle comunità il proprio pensiero visionario. Tra le varie azioni attivate, oltre a quelle già note di Franco Arminio o di Mauro Corona, c’è quella del bolognese Massimo Manini, attore, autore e regista, che da alcuni anni, dopo essersi trasferito in Umbria, si sta dedicando a riallacciare una “relazione” tra un territorio e il sito che gestisce: la Foresta Fossile di Dunarobba (in provincia di Terni).

Conoscendo la tua dedizione al teatro civile (penso ad opere come “Bologna 2 Agosto” o “l’affaire Mortara”) cosa ti ha portato a fondare una cooperativa di comunità che si occupasse di valorizzare un sito paleontologico, allontanandoti dal lavoro finora compiuto?

Innanzitutto non mi sono affatto allontanato dal mio lavoro: anzi, l’azione ideata per valorizzare un bene straordinario come la Foresta Fossile di Dunarobba e il territorio in cui essa è sita, non è altro che l’estensione di quel Teatro della Memoria e Impegno Civile da cui provengo; non ho fatto altro che trasferire alcune dinamiche appartenenti alla scena, a quelle più quotidiane della vita reale di cui un sito e il suo territorio necessitavano. La cosa in più che aggiunge valore al lavoro svolto, è il fatto di poterlo fare con la gente della comunità, con persone del luogo che ne sono i quotidiani protagonisti. Quindi, nel
pensare un progetto di valorizzazione di un sito così importante, non ho cambiato lavoro: anzi, faccio esattamente ciò che ho sempre fatto, l’artista, ma portando la mia esperienza in un campo diverso dallo spettacolo, insieme a professionisti, archeologi, scienziati: solo con questi “attori” potevo riattivare quella relazione tra persone e ambiente di cui mi sono sempre occupato.

Ecco, era proprio qui che volevo arrivare, a questa “relazione” tra uomo e natura, che il genere umano ha incrinato a causa dell’effetto delle sue azioni. Cosa può fare un artista per salvare questa relazione?

Intanto farei una distinzione tra gli artisti che perseguono una relazione personale con la natura e gli artisti che agiscono insieme alla comunità. Sono due approcci molto diversi: nel primo c’è l’esigenza dell’individuo che mira a soddisfare la propria ricerca, nel secondo c’è una sensibilità diversa. Mettere a disposizione della gente una visione e una prospettiva nuove, significa coinvolgerle e invitarle a ri- conoscere e ri-appropriarsi del proprio territorio. Il progetto di valorizzazione della Foresta Fossile parte dall’idea di relazione mutuata dal teatro, un campo che conosco molto bene: una relazione è fatta anche di ascolto, di percezione, di “sentire e restituire le cose a pelle”. E quindi l’artista deve provare ad ascoltare le persone ma soprattutto deve trasmettere agli altri ciò di cui l’ambiente ha bisogno.

Certo, come artista ti capisco. Ma perché chi abita un territorio non sempre riesce a cogliere gli aspetti essenziali del proprio luogo?

In qualsiasi società, dove la frenesia del dover correre la fa da padrona, è facile perdere di vista l’importanza del luogo in cui viviamo, che è poi ciò che ci identifica e che ci distingue. È come non curarsi di una cosa che ci appartiene. E quindi la cosa più naturale che viene da pensare, è il vantaggio che si può trarne. La soluzione sarebbe rallentare la propria corsa e fermarsi a pensare come cambiare il rapporto con l’ambiente in cui si vive. Ma non tutti riescono o vogliono farlo. Heidegger dice “abitare è essere”, laddove per “abitare” s’intende il “costruire”. Ma il “costruire” non è concepito come “l’edificare”
un qualsiasi edificio: bensì il “progettare”, il “pensare” l’ambiente in cui si vive o si sceglie di vivere, guardandolo da un punto di vista “dinamico”. Per molti, invece, il “costruire” equivale a tirare su muri. É a quel punto che comincia a vanificarsi ogni tipo di relazione: anche con l’ambiente in cui si vive.

Il punto di vista dell’artista fa la differenza, quindi: ma non tutti sono visionari. Alphonse de Lamartine diceva: “la fotografia è più di un’arte, perché l’artista collabora con il sole”…

Se un’affermazione del genere, alla fine dell’800, poteva suonare strana, oggi non lo è più. Il ruolo dell’artista, nella società contemporanea, è fortunatamente cambiato, in quanto ormai da tempo ha smesso di essere un’entità astratta che vive in un mondo tutto suo; è invece sempre più in grado di comprendere la realtà, spesso anche meglio di altri, perché vive non solo in prima linea rispetto alla massa, ma lo fa nell’avamposto più avanzato del pensiero umano: quello della creatività, che consiste nel sapere realizzare cose che altri nemmeno immaginano: come l’idea di “collaborare con il sole”. Quando Heidegger circoscrive il concetto di abitare ed essere, partorisce altri due pensieri. Il primo è che per progettare un territorio non è necessario nascerci, ma viverlo, e quindi capirlo per ripensarlo; il secondo è che scegliere di abitare in un paese in cui non si è nati, è come adottare quel luogo, contribuendo, assieme a chi ci è cresciuto, a dargli un futuro nuovo, scevro da retaggi culturali. Come il fotografo di de Lamartine, l’artista coglie nella luce sfumature che lo proiettano oltre il luogo in cui agisce, in un futuro che gli altri non intuiscono. Quando non si appartiene ad un dato universo, è bene tenersi a distanza per osservare senza pregiudizi: solo col tempo ci si potrà avvicinare al sole senza temere di bruciarsi. É in quel momento che comincia la collaborazione: non solo con “il sole”, ma con l’intero sistema, perché pazientemente se ne fa già parte.

Tutto molto chiaro. Ma torniamo al tuo lavoro e a quel concetto di relazione che ti fa uno di quegli artisti che contribuiscono a fornire occhi nuovi con cui guardare il proprio paesaggio. Tu non sei Umbro…

È vero, sono emiliano, di Bologna, ma vivo in Umbria da 15 anni: è il mio lavoro che mi ha portato qui. Posso dire di aver capito questo territorio attraverso il rapporto con le persone che vi sono nate. Ritornando ad Heidegger, condivido l’idea che non esiste un “diritto di nascita” legato ai luoghi, ma solo un dovere di appartenenza a un “territorio che non ha confini”: quello di una “responsabile consapevolezza” o “jus culturae” che ti fa sentire cittadino ovunque. Paradossalmente, ci si può sentire di più a “casa” in quei luoghi in cui non si è nati: la realtà dei fatti, è che in molti casi, questo non solo è vero, ma è necessario per lo sviluppo di un luogo. Gli sguardi nuovi, insomma, rinnovano il paesaggio: allargano il territorio e la sua cultura. Donano ad esso quella nuova linfa che diversamente andrebbe esaurendosi. Per citare un altro grande fotografo, Ansel Adams, “Nella fotografia, non c’è solo l’immagine che hai visto, ma anche i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato”. Lo stesso posso dire per la mia idea di teatro: un luogo in cui raccontare la storia di una relazione che deve ancora accadere: quella tra una Foresta e la gente del proprio territorio. D’altronde il fascino di ogni relazione, e quindi dell’arte, non è quello di costruire ponti? Ecco: io sto cercando di fare questo.

Massimo Manini è attore, autore e regista di teatro, video e cinema nell’ambito della Memoria e Impegno Civile. Dal 1997 è ideatore di progetti di educazione e propedeutica teatrale all’interno delle scuole di ogni ordine e grado. Formatosi negli anni ’70 con esponenti internazionali del teatro di ricerca, ha lavorato come attore nelle maggiori rassegne e festival nazionali e internazionali, in televisione, e produzioni cinematografiche. Ha lavorato nel campo della pubblicità e comunicazione come grafico free-lance, copywriter, e assistente di studio per campagne pubblicitarie d’importanza nazionale. Autore del romanzo storico “Fòdbal 4a Brigata”, dal 1 luglio 2018, è ideatore e presidente di Surgente, la prima Cooperativa di Comunità dell’Umbria fondata per gestire la Foresta Fossile di Dunarobba: da questa esperienza, nasce l’idea di uno studio chiamato Economia di Relazione.

COSA VEDERE A TERNICOSA VEDERE IN UMBRIAFORESTA FOSSILE DUNAROBBALAND ARTMASSIMO MANINIMASSIMO MANINI FORESTA DUNAROBBAMASSIMO MANINI REGISTATURISMO SOSTENIBILETURISMO UMBRIAVIAGGIARE IN UMBRIA

Roberta Ricci
Biografia Roberta Ricci

Pubblicista e blogger, appassionata e studiosa di fotografia, in particolare sullo studio della fotografia nelle varie applicazioni di ricerca sul linguaggio dell’immagine, si è laureata all’Università di Bologna con una tesi intitolata: “I bambini e la fotografia”. Ha diretto un ciclo di incontri e di interviste su SAT 2000 avendo tra gli ospiti il maestro Pupi Avati: ha inoltre collaborato col regista Giorgio Diritti per la realizzazione di alcuni programmi televisivi. Per realizzare alcuni importanti progetti artistici, culturali e di comunicazione riguardanti la città di Bologna, ha creato assieme ad altre personalità della cultura cittadina, l’associazione Mistic Media, un progetto di documentazione video con cui promuovere e dare voce ad autori e artisti del capoluogo felsineo.

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Jacques Henri Lartigue , uno dei più grandi Maestri della fotografia del 20° secolo . Lartigue in tutta calma, fece la prima mostra a 67 anni , al Museum of Modern Art di New York.

Nella Costituzione americana c’è il diritto alla felicità , della felicità Lartigue ne ha fatto una ricerca , di gioia in questo momento ne abbiamo bisogno e”L’invenzione della felicità” è a Milano, al Museo Diocesano fino al 10 ottobre.

L’intervista a Luca Frigerio

Prenotazione e informazioni : https://chiostrisanteustorgio.it/

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Comunicato del 16mo Festival della Fotografia europea

TORNA A REGGIO EMILIA LA RASSEGNA FOTOGRAFIA EUROPEA. I CONTENUTI DELLA SEDICESIMA EDIZIONE

comunicato SULLA LUNA E SULLA TERRA / FATE LARGO AI SOGNATORI!Reggio Emilia, 21 maggio – 4 luglio 2021 Data di inaugurazione: 21-22-23 maggio 2021 Orari di visita: venerdì – sabato – domenica dalle 10 alle 20 Direzione Artista: Walter Guadagnini, Diane Dufour, Tim ClarkSedi : Chiostri di San Pietro, Palazzo da Mosto, Palazzo Magnani, Chiostri San Domenico, Palazzo dei Musei, Spazio Gerra, Biblioteca Panizzi e spazi cittadini all’aperto.Ulteriori informazioni: info@fotografiaeuropea.it | 0522 444446 | www.fotografiaeuropea.itFotografia Europea torna ad abitare Reggio Emilia dal 21 maggio al 4 luglio con più di venti progetti espositivi nelle sedi più belle della città e, per la prima volta, ben 7 progetti di grandi maestri e giovani esordienti allestiti open air nelle piazze cittadine.Riconosciuto come il più importante festival di fotografia in Italia, promosso e prodotto da Fondazione Palazzo Magnani insieme al Comune di Reggio Emilia e regione Emilia Romagna, la XVI edizione della manifestazione è ispirata a un celebre verso di Gianni Rodari “Sulla Luna e sulla Terra / fate largo ai sognatori!” invitando tutti a continuare a guardare in alto.

LA DIREZIONE ARTISTICA Nato con l’obiettivo di creare un appuntamento internazionale dedicato alla fotografia, il festival quest’anno rafforza i suoi obiettivi di internazionalizzazione e di arricchimento, grazie all’arrivo nella direzione artistica, accanto a Walter Guadagnini, di Diane Dufour direttrice fino al 2007 di Magnum Photos, fondatrice dello spazio espositivo Le Bal (Parigi) e Tim Clark, curatore e docente, fondatore e capo redattore del magazine online di fotografia 1000 Words.

LE INAUGURAZIONITutte le mostre apriranno al pubblico il 21 maggio con le inaugurazioni di ogni sede trasmesse in diretta sui canali di comunicazione di Fotografia Europea per tutto il corso del week end. Il palinsesto di eventi digitali si completerà il 18, 19 e 20 giugno con incontri, conferenze, letture portfolio e workshop in presenza: un programma pensato per alimentare un confronto culturale trasversale a partire dalla fotografia.A tutto questo si aggiunge il Circuito Off, la sezione indipendente che ogni anno vede il fiorire spontaneo di centinaia di mostre in strade e luoghi pubblici e privati di Reggio Emilia.

MOSTREDAYDREAMS, personali a cura della nuova direzione artistica: Vittorio Mortarotti e Anush Hamzehian, Noémie Goudal, David Jiménez, Raymond Meeks, Donovan Wylie, Piergiorgio Casotti e Emanuele Brutti, Lebohang Kganye, Yasmina Benabderrahmane, Jeff MermelsteinAntoine d’AgataSoham Gupta, Marco Di Noia.PRODUZIONI, mostre commissionate da Fotografia Europea: Alex Majoli, Joan Fontcuberta, Thomas Demand e Martin Boyce.COLLETTIVE: TRUE FICTIONS – Fotografia visionaria dagli anni ’70 ad oggi, Home Is Where One Starts From, Back to land, Giovane Fotografia Italiana, Speciale diciottoventicinque, Tesori in mostra della Biblioteca Panizzi, Wunderkammer. Le stanze delle Meraviglie.
Crediti:David Jimenez, Aura, Diptych 119, 2016, © David JimenezMarco Di Noia, Tottori © Marco Di NoiaNoémie Goudal, Soulevement VI, 2018, Collection Centre Georges Pompidou, © Noémie GoudalAntoine d’Agata, COVID-19, Paris, France, Lockdown, 2020 © Antoine d’Agata _ Magnum Photos   

La foto è di Roberta Ricci . Gli spazi contrassegnati, disseminati per la città fanno parte delle mostre del circuito off.

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