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Archive for agosto 2021

L’on. Andrea De Maria consegna la Targa al prof. Rolando Dondarini
prof. Rolando Dondarini

Casadeipensieri 2021 /quest’anno alla festa Nazionale dell’Unita di Bologna , Parco Nord, Targa Paolo Volponi al prof. Rolando Dondarini docente , conferenziere, animatore, assieme alla prof.ssa Beatrice Borghi , ideatori del Festival Internazionale della Storia .

Presenta Massimo Meliconi coordinatore di Casadeipensieri, con Paolo Marcheselli, coordinamento dell’arch. Pietro Maria Alemagna , il giornalista Marco Guidi, ha consegnato il premio l’on. Andrea De Maria . Direttore artistico Davide Ferrari

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di Fabrizio Renzi

© Lorenzo Zoppolato – Le immagini di Morel

La trentesima edizione del SIFEST inaugura il 10 settembre con FUTURA, per un intenso fine settimana durante il quale Savignano sul Rubicone ospiterà grandi ospiti italiani e stranieri. Da Arno Rafael Minkkinen che illustrerà il progetto Same But Different, con le sue fotografie senza tempo, in cui la figura umana si fonde con il paesaggio selvaggio e naturale, a Esther Horvarth, che racconterà della più grande spedizione artica di tutti i tempi con le sue immagini potenti che ritraggono l’epicentro del riscaldamento globale nell’Artico.

Il difficile e fondamentale rapporto con la Natura è al centro della tematica che questa edizione del Festival vuole indagare, un’edizione speciale in occasione del trentennale che spinge a riflettere non tanto sul passato, quanto sul presente e il futuro della fotografia. Per sottolineare questa visione il direttore artistico, Denis Curti, ha titolato l’edizione 2021 FUTURA. I domani della fotografia. FUTURA al femminile dunque, come tanta fotografia di oggi e di domani, ma anche FUTURA senza distinzione di genere, alla latina, come il plurale delle cose destinate a esistere e pronte a venire alla luce.

© Mario Vidor – Riflessi sull’acqua

Ad illustrare il ruolo da un punto di vista femminile ci sarà più di un’interprete, tra le altre le fotografe della mostra Uno sguardo sul domani, realizzata in collaborazione con la Biennale della Fotografia Femminile e curata da Alessia Locatelli che si interroga su temi strategici per un mondo diverso e possibile: la natura e il paesaggio, la migrazione forzata, l’umanità futura che si troverà a gestire le sorti del pianeta. Ma anche il lascito generazionale di cinque grandi fotografe raccolto da Elisabetta Rasy ne Le indiscrete che aprirà la serata inaugurale in una conversazione con Denis Curti.

Trenta eventi selezionati insieme a La Repubblica raccontano i fatti più significativi accaduti in Italia e nel mondo dalla prima edizione del SIFEST nel lontano 1992, ad oggi: una panoramica tra prime edizioni del festival, backstage, momenti più significativi e fondi fotografici acquisiti negli ultimi trent’anni grazie ai numerosi fotografi che sono passati dalla piazza di Savignano e ai censimenti fotografici che hanno ritratto la vita della cittadina che, più di ogni altra in Italia, è stata oggetto di studio e testimone dell’evoluzione della società attraverso le immagini.

© Maria Cristina Comparato, della presenza

Sempre attraverso le immagini, questa volta quelle vincitrici di Reset, a Savignano verrà raccontata la società contemporanea; la call è stata indetta da Sistema Festival Fotografia, formato da cinque festival di fotografia italiani –Cortona On The MoveFestival della Fotografia Etica (Lodi), Fotografia Europea (Reggio Emilia), Photolux Festival (Lucca) e SI FEST (Savignano sul Rubicone)- che si sono uniti per dare vita a una piattaforma di progettazione comune. I risultati della call lanciata nell’ambito del bando pubblico Strategia Fotografia 2020, indetto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea (DGCC), saranno in mostra a Savignano: tre progetti fotografici e un paper. L’Italia è oggetto di grandi cambiamenti, sfruttamento del territorio, urbanizzazione, spopolamento, gentrificazione, sostenibilità e nuovi modelli di sviluppo economico sono fenomeni già oggetto di studio. La pandemia ha accelerato queste macro-tendenze, ma ha fatto emergere anche altre criticità, ridefinendo il concetto stesso di territorio e relazione tra cittadini. Reset si è proposta di studiare questi temi e avviare un’analisi dell’Italia contemporanea attraverso il linguaggio fotografico.

Le giornate inaugurali del festival saranno ricche di appuntamenti: incontri, talk, proiezioni, letture portfolio e visite guidate; Savignano sul Rubicone come ogni anno torna al centro dell’interesse di tutti gli appassionati di fotografia e si riprende il ruolo che da trent’anni a questa parte ricopre unendo fotografia alta e bassa, esperti e amatori, tradizione e innovazione, non sottraendosi alla responsabilità che le spetta di illustrare lo stato dell’arte della fotografia in Italia.

© Francesco Rucci – 241 metri

30° SI FEST, FUTURA. I domani della fotografia
Inaugurazione 10 settembre 2021
Mostre aperte
10.11.12, 18.19 e 25.26 settembre
Savignano sul Rubicone (FC)

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25/08/21

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Il servizio fotografico di Nicola Ducati

Steel Life : un viaggio fotografico di Nicola Ducati nelle fonderie del Gujarat indiano

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Come è iniziato il tuo viaggio nella fotografia?
Sono una persona curiosa, lo sono sempre stato, mi sono avvicinato al mondo della fotografia per caso.
Da bambino giocavo con una vecchia macchina fotografica trovata chissà dove, l’oggetto mi ha affascinato
e da quel momento la fotografia non mi ha mai lasciato. Ho sperimentato vari approcci fotografici e ora ho scelto di dedicarmi alla fotografia di viaggio.

Il viaggio o la fotografia, cos’è al primo posto per te?
Oggi sento fotografia e viaggio come una cosa unica, non riesco a immaginarli come due elementi separati. A casa difficilmente fotografo, qualche volta solo su commissione.
L’attrazione del viaggio alimenta il sogno e l’esigenza di scoprire, il bisogno di raccontare e preservare la bellezza e l’unicità di luoghi e persone attraverso la fotografia.

Qual è un ostacolo nel tuo viaggio creativo?
L’ostacolo più grande per me oggi è rappresentato dalla standardizzazione, dalla banalizzazione delle foto dovuta al sovraccarico di informazioni e di immagini di cui tutti siamo bersaglio.
Ora solo occhi veramente allenati sono in grado di riconoscere la differenza tra un’opera che trasmette emozione ed un’immagine esteticamente interessante ma senz’anima.
Quindi la difficoltà è arrivare al cuore delle persone passando da occhi troppo stanchi.

Quale direzione vuoi che prenda il tuo lavoro in futuro?
V
oglio continuare a viaggiare alla ricerca della bellezza del mondo attraverso la diversità delle persone.
Desidero continuare a fotografare liberamente solo ciò che mi piace e che in qualche modo può parlare anche di me.
La fotografia è un linguaggio, quindi deve rimanere una libera espressione di ciò che sentiamo.
Il mio lavoro è ispirato dallo scorrere del tempo e dal desiderio di preservare una testimonianza di quei luoghi e popoli che presto lasceranno il posto alla modernità.
Popoli da radici antiche che rischiamo di non aver mai nemmeno visto. Con il mio lavoro vorrei raccontare storie di persone sconosciute,
fisicamente lontane ma umanamente vicine, creando empatia tra lo spettatore e il soggetto valorizzandone eleganza e autenticità.
Vorrei che la mia fotografia continuasse a raccontare di loro lasciando spazio all’immaginazione ed alle riflessioni.
Questa è la mia direzione. Una fotografia narrante.

Cosa ti ha dato la fotografia?
Mi ha dato tanto, mi ha fatto conoscere persone speciali e soprattutto mi ha dato il coraggio di viaggiare in luoghi remoti,
spesso scomodi, a volte pericolosi. La fotografia mi ha dato consapevolezza, mi ha fatto crescere come persona, ha colmato
l’esigenza di trovare una mia strada per provare a capire il mondo.
Mi ha dato il privilegio di vivere situazioni uniche e irripetibili. Mi ha fatto toccare la serenità di sentirsi adeguati perchè capaci di mettersi alla prova.

Cosa ti ha tolto la fotografia?
Recentemente ho scoperto un aspetto nuovo, la fotografia sa regalarti tante emozioni ma succede che alle volte ti presenti un conto spaventosamente alto.
Mi riferisco in particolare a quello che sta accandendo in Afghanistan, meta del mio ultimo viaggio. Le stesse persone che mi avevano accolto ora sono in pericolo.
In pericolo solo per avermi dato un rifugio per dormire o per avermi concesso di scattare loro una fotografia. Un velo di tristezza che vivrà per sempre in quei ritratti.
Assistere ad eventi che ci sovrastano senza poter fare nulla per loro è un peso insopportabile, un tormento che non sparisce.

Il PROGETTO STEEL LIFE – INTRO. Un viaggio fotografico nelle fonderie del Gujarat indiano. Uno scenario steampunk ci accoglie con una fumata nera e una pioggia di schegge roventi.
Un non-luogo difficilmente accessibile dove i relitti navali trovano nuova vita, gli uomini perdono il loro orizzonte e il senso della vita assume contorni indefiniti.
Un romanzo a cielo aperto sulla dignità di un destino rassegnato, scritto a due mani dal capitalismo e dal controverso sistema delle caste. Un documento che è testimonianza priva di giudizio ma che ha il fine di raccontare con le immagini e suscitare riflessioni.

IL PROGETTO STEEL LIFE – TESTO
Un viaggio al nord dell’India sul confine pakistano affacciato sul Mar Arabico. Il progetto non era premeditato,
è nato il giorno in cui sono entrato un pò incerto in queste fabbriche. Essere ammessi qui non è facile, alcune persone ben inserite nel tessuto sociale,
amici di amici ci hanno procurato un permesso speciale della proprietà e del governo locale per visitare questi enormi capannoni spaventosamente caldi.
Distese di acciaio ancora fumante, rumori assordanti e una moltitudine indaffarata, il tutto annerito dalla fuliggine del grande forno vulcano.
I camion che scaricano incessantemente grossi rottami e caricano il metallo rinnovato che è uscito dalle ceneri come una fenice nera.
All’inizio fotografare e spostarsi in questo luogo è difficile, la paura di ferirsi o di essere un pericolo per questi instancabili lavoratori è costante.
Lo spettacolo crudo e affascinante accende però l’insinto, si capisce in fretta dove mettere i piedi, quando abbassare velocemente la testa,
quando non respirare e quando proteggere gli occhi. Questo è il mondo delle fonderie e per stare qui devi sentirti un po’ corazzato,
nel corpo per contrastare i pericoli e nell’anima per accettare quello che vedi.
La vita qui ha un flusso circolare, al mattino gli operai si alzano presto, qualcuno prepara i pasti per gli altri,
qualcuno lava i vestiti di tutti. Iniziano i turni. Un formicaio di braccia e tenaglie che divorano tra le fiamme uno scafo di nave in mezza giornata.
Tutti gli uomini sono impegnati a demolire vecchi relitti provenienti da ogni parte del mondo, il metallo viene tagliato, lavorato, fuso e nuovamente trasformato.
Solo il metallo qui cambia vita e si riscatta, non accade lo stesso a questi uomini, rimangono sempre qui, sempre e ogni giorno della loro vita dal destino già scritto.
Ogni giorno fino a sera, fino a quando una acuta sirena suona l’arrivo del tramonto. Una catena umana fatta di fatica, sudore e rassegnazione. Molti gli occhi curiosi e i sorrisi amichevoli
che ho incontrato in questo limbo. Uomini da rispettare che con consapevolezza accettano che tutto questo sia l’unico futuro per loro possibile.

Nicola Ducati

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alcune persone del cast del film con la regista Silvana Strocchi

Sotto la luna del cinema a Faenza la proiezione del film di Silvana Strocchi “La gatta” film che ha avuto una lunga gestazione a causa delle ripetute chiusure e delle difficoltà che hanno i film indipendenti.Il film è tratto da una novella di Colette e Sacha, la gatta protagonista non è altro che Luna, la gattina di Silvana Strocchi. Nel film oltre ai luoghi caratteristici di Bologna le persone che la animano con i loro contenuti e un cameo della regista.

“La gatta” , è stato proiettato proiettato a Faenza all’Arena Borghesi, nonostante le chiusure il cinema indipendente è andato avanti ed è un trionfo molto apprezzato della volontà sulle difficoltà. La regista Silvana Strocchi ha adattato il romanzo di Colette ma gli aggiustamenti e le accortezze narrative sono in armonia col testo. Nel film una carrellata sui luoghi di Bologna , che quest’anno con i suoi Portici sono stati dichiarati patrimonio Unesco e sui personaggi, alcuni presenti, che hanno partecipato al cast interpretando loro stessi. Fra gli attori anche la stessa Silvana Strocchi . Sidney Pollack diceva che quando c’erano, nei suoi film, piccole e significative parti , preferiva recitarle lui stesso , era più lungo spiegare che farle. In tutti i casi speriamo di vedere il film a Bologna. Il gruppo di Lettura San Vitale ha un gruppo di lettura Book and Movie e si potrebbe tentare una lettura con l’invito di avere la regista a farlo.

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