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Archive for the ‘Arte al cinema’ Category

A sei anni, mentre è in vacanza con lo zio il piccolo Bill sarebbe annegato, se non fosse stato per la presenza di spirito dello zio, la leggenda dice che nasce così il timore/amore di Bill Viola per l’acqua. In effetti, gli ingredienti della sua arte ci sono tutti , la manipolazione del tempo, il rapporto dell’uomo con il mondo, la riflessione, i simboli, l’inizio e lo svolgimento di un percorso iniziatico. Certo, in epoca pre-digitale la vita di un artista come Bill Viola era più complessa dal punto di vista effettistico.

Nel 1974 Bill Viola agli inizi della sua sperimentazione , si trasferisce a Firenze, invitato da un movimento che stava crescendo e diffondendosi nell’arte elettronica, in Via Ricasoli, 22 , dove artisti di tutto il mondo usavano a loro modo il video. Se Stendhal inizia il suo percorso a Santa Maria Novella, Bill Viola lo inizia alla Chiesa di Santa Croce con gli affreschi di Giotto, i rilievi di Donatello, le tombe di Michelangelo e Galileo. Anche se in precedenza non ne era attratto è così che Bill Viola entra in contatto con l’antichità rielaborandola con artisti di carattere internazionale, Sandro Chia, Gino De Dominicis, Jannis Kounellis, anche loro a Firenze per i loro video.

Bill Viola rielabora una visione di camera oscura, utilizzando il criterio della grande pittura, Vermeer in testa, che crea la sua luce in piccole camere che dipingerà nel formato più consono. In effetti una dichiarazione a questa realizzazione la troviamo in una visione delle ore di Santa Caterina , installazione presente nella mostra, le ore del giorno nella stanza monacale , ora et labora : Catherine’s Room (2001). In cui la visione del passare delle ore fluisce col senso di passare la vita. Non si sa se la prescelta santa sia perchè ha dimostrato fin dal passato una sua spiccata personalità, sono famose le sue lettere al Papa per farlo tornare da Avignone , la vita scorre nelle ore fatte a loro volta di momenti. La Storia delle vite delle Beate domenicane è un capitolo che aveva aperto Viola alle Galleria dell’Accademia di Venezia. Significativa è una “Visitazione” della Vergine che incontra la zia e la cugina Elisabetta per strada, un set cinematografico che nello sfondo mostra una porticina dove due persone smanettano col cellulare.

L’opera è dedicata al Manierismo a Pontormo, la tecnica usata è la slow motion, un saluto fra le tre donne (nell’opera di Pontormo sono quattro Viola ne sacrifica una) il rallentamento del movimento e la moltiplicazione dell’analisi dei gesti .

http://www.palazzostrozzi.org/mostre/bill-viola/

(Tratto da : Bill Viola  di Arturo Galansino , Art eDossier, Giunti, 2017)

mde

 

 

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E’ sicuramente nota l’attrazione che Federico Fellini aveva per il mondo circense. Fin da piccolo lo attraeva tutto quello che lo poteva portare fuori dalla realtà, in mondi fantastici, popolati da personaggi straordinari e fuori dall’ordinario. Una passione radicale, oseremmo dire un’ossessione; una lente con la quale guardare il mondo. La sua visione della realtà era profondamente intrisa di amore per il circo e per i clown in particolare, e proprio per questo gli venne congeniale rappresentare nei suoi film persone appartenenti a questo mondo. Fellini costruì i suoi personaggi in base alla dialettica tra il clown Bianco e il clown Augusto: il primo costituisce la figura dominante, colui che ordina e impone le sue regole; il secondo, invece, è colui che si ribella alle regole e allo stile di vita del clown bianco (in generale con i caratteri del ʻclochardʼ). il mondo circense esplorato da fellini2Fellini, oltre a costruire identità clownesche nelle sue opere, si circondò nella sua vita di personaggi dalle chiare caratteristiche circensi, molto spesso spiccatamente involontarie. Due su tutti, Nino Rota e Giulietta Masina. Rota è il co

Rota è il compositore delle maggior parte delle colonne sonore dei film felliniani, ed è definito proprio un “clown inconsapevole, ignaro di tutto ciò che lo circonda”. L’altra è la moglie di Fellini, Giulietta Masina, il suo “clown asessuato”. La Masina è stata la perfetta interprete dei personaggi più circensi dell’intera filmografia felliniana: Gelsomina in La strada e Cabiria ne Le notti di Cabiria.

Per il regista riminese, infatti, la moglie Giulietta “ha gli stupori, gli sgomenti, le improvvise esplosioni di allegria ma anche gli altrettanto improvvisi rattristamenti di un clown”.  In generale, si può facilmente affermare che le atmosfere del circo influenzano tutta la filmografia di Fellini, dall’esordio Luci del varietà (1950), scritto a quattro mani con Alberto Lattuada, a La voce della Luna (1990). La sua filmografia rappresenta un’evoluzione  stilistica della “maniera felliniana” e il mondo del circo è uno dei suoi aspetti principali che il regista utilizza per la caratterizzazione del proprio mondo immaginario.

Tratto da :

http://www.recencinema.it/parliamo-di/84-cinema-e-cultura/4701-il-mondo-circense-esplorato-da-fellini

https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Fellini

 

 

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 comunicato stampa del Centro San Domenico

La parola e la politica Ivano Dionigi Università di Bologna

Già nel V sc. a.C. il sofista Gorgia aveva teorizzato che “la parola è un potente sovrano che compie i più grandi miracoli: spegnere la paura, eliminare la sofferenza, alimentare la gioia, accrescere la compassione”.
Alla parola tutto è possibile, vincere tutte le cause, anche quelle manifestamente deboli, grazie alla sua triplice funzione: insegnare (docere), “affascinare” (delectare), “convincere” (movere).
La parola, il logos, come afferma Aristotele, è la marca distintiva dell’uomo che lo differenzia dagli animali che ne sono privi (a-loga). Pertanto non solo alcuni studiosi, ma tutti dobbiamo essere “filo-logi”, vale a dire “amici e curatori della parola”.
Essa, ci insegna Cicerone, può costruire o distruggere la Respubblica, a seconda che sia praticata dai demagoghi o dai saggi, perché può edificare o distruggere le città, cancellare o redigere costituzioni, far scoppiare o far cessare le guerre. Essa ha un duplice taglio, un duplice segno: positivo o negativo, a seconda che sia sim-bolica, nel segno dell’unità, o dia-bolica, nel segno della divisione. Fondamentale che il logos coinvolga e attraversi l’altro facendosi dia-logos, dialogo appunto.
Una domanda si impone: che ne è oggi della parola? Come mai nell’era del web planetario e del maximum di mezzi di comunicazione, minima è la comprensione? Costruttori di una quotidiana Babele linguistica, viviamo nel bisogno e nell’attesa di una pentecoste laica che ci consenta di leggere il mondo e di capirci ognuno nella propria lingua.

Salone Bolognini
Convento San Domenico
piazza San Domenico 13
Bologna ingresso libero

I MERCOLEDI’ ALL’UNIVERSITA’
14° anno – 3° incontro

8 febbraio 2016
Ore 21

Cercare Dio nella palude Le persecuzioni dei missionari in Giappone da Shusaku Endò a Martin Scorsese Tiziano Tosolini ( missionario saveriano) Centro studi asiatico dei missionari saveriani – Osaka Nanzan Institute for Religion and Culture – Nagoya. Introduce e modera Marco Bernardoni dehoniano

Shusaku Endò (1923-1996), definito il “Graham Green giapponese”, è stato tra gli scrittori del Novecento più letti e tradotti in Occidente. Nelle sue opere, che per oltre trent ‘anni hanno occupato posizioni di rilievo nelle classifiche dei best sellers, ha affrontato tematiche inconsuete per la mentalità del Giappone, in particolare il rapporto con il cristianesimo.
Nel romanzo storico Silenzio (1996), considerato una delle sue opere più riuscite e ora portato sullo schermo da Martin Scorsese (il film esce nelle sale italiane il 12 gennaio), Endò ambienta la vicenda nel “secolo cristiano” dal (1549 al 1638), il doloroso periodo di persecuzione inaugurato dallo shogunato Tokugawa, che mise al bando l’attività dei missionari occidentali.
Tiziano Tosolini dirige il Centro studi asiatico dei missionari saveriani a Osaka, in Giappone ed è ricercatore al Nanzan Institute for Religion and Culture di Nagoya. Ha studiato Teologia alla Pontificia Università Urbaniana, Pedagogia all’Università di Parma e Filosofia all’Università di Glasgow. In questi mesi tiene corsi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma.

Sede dell’incontro
Aula Magna di San Sigismondo
Via San Sigismondo 7/A
Bologna

RINNOVO QUOTE
Cari Soci e Amici, all’inizio del nuovo anno 2017, ricordarvi l’importanza di rinnovare, qualora non l’abbiate già fatto, la quota associativa, assume un valore fondamentale per la continuità del cammino già iniziato.
Le iniziative e i progetti per questo nuovo anno sono già partiti e come sempre troverete argomenti e presenze che saranno capaci di alimentare il piacere della riflessione e la curiosità culturale.
La segreteria

notizie
Ricordiamo a tutti i nostri soci che il Centro San Domenico ha stipulato le seguenti convenzioni:
con il Laboratorio di Diagnostica:
i nostri soci potranno usufruire di uno sconto pari al 10% su ogni prestazione.

commento su Silence di Martin Scorsese

spero vivamente che Silence di Martin Scorsese sia candidato all’Oscar. Tratto dal libro di Shusaku Endo parla delle memorie di viaggio di un mercante olandese che si trova due gesuiti nel cuore del Giappone, correva l’anno 1640 c.a.e loro erano stranamente sopravvissuti all’Inquisizione, il film, molto intenso parla di questo caso. Non faccio spoiler. E’ un film intenso, forte, di emozioni, di scavo. Andrew Garfield e Adam Driver i protagonisti che svoltano con questo potente film dalla loro carriera di film blockbuster (sia pure di livello) Liam Neeson, impeccabile , I costumi sono dei nostri Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (pluri premi Oscar) il montaggio, come al solito, ma lavorare assiduamente per Scorsese è come arrivare ad un irraggiungibile mostro sacro, è affidato a Thelma Schoonmaker (e si vede) gli esterni sono girati nel Sud est asiatico. L’Inquisitore è una maschera in cui è dipinto un sadico sorriso benevolo. Prendetevi una boccata d’ossigeno di grande arte. Ne vale la pena. Erano trent’anni che Martin Scorsese voleva fare questo film.

Roberta Ricci 

 

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Inverno di Wolfango

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Primavera di Wolfango

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Estate di Wolfango

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Autunno di Wolfango

Le opere riprodotte nascono dalla richiesta di un committente che voleva fare affrescare i soffitti della sua casa da Wolfango, lui propose questa soluzione, più articolata, delle quattro stagioni dipinte, poi collocate in alto. Le opere sono state appena esposte a Palazzo D’Accursio e denominate dalla curatrice, Alighiera Peretti Poggi, figlia di Wolfango : Le quattro stagioni : concerto per frutta e verdura, un richiamo alla pittura che confluisce con la sua ritmicità nella musicalità. A pochi giorni dalla scomparsa del grande pittore Wolfango Peretti Poggi, ha avuto luogo la proiezione del film del regista Teo De Luigi “Wolfango : una lunga fedeltà” un film sulla sua biografia, le sue Opere e come le trame della città di Bologna si sono venute ad accostare nella vita dei cittadini alla pittura di Wolfango. Fautore di un’Arte allo stato puro, nemmeno iperrealista perchè avvicinandosi alle Opere se ne coglie la trama uno scavo nel profondo  della materia pittorica .

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Rimini ricorda Marcello Mastroianni in alcune immagini della sua carriera che inevitabilmente lo collegano a Federico  Fellini che lo interpretava come alter ego. 8 e mezzo e la Dolce Vita ci portano in un altro universo di cinema vissuto fino a quel momento di neorealismo , la Roma descritta da Fellini non esisteva,  se l’è inventata lui,  descrizione di un modo di sentire macerato , alla Tenessee Williams, nella insostenibilità del capitalismo . In mostra anche i libri dei sogni, anche se realmente   non si capisce ciò che passa in testa al Maestro, un flusso di domande, risposte, osservazioni, appunti, schizzi.  Oltretutto per acuire la sua fantasia Fellini usava l’Lsd seguito da un medico .

La mostra ha fatto parte di una serie di eventi per festeggiare il Capodanno e che ha aperto i Musei cittadini per permettere la visione di mostre ed eventi ad esse collegate. L’ingresso gratuito.

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Sono numerosi gli interventi che con l’approvazione del progetto di fattibilità entrano nell’elenco delle opere pubbliche 2016 o nel piano triennale 2017 – 2019. Il primo passo di un percorso, che si avvia con l’approvazione da parte della Giunta comunale, prima amministrativo e poi tecnico per arrivare ad aprire nel prossimo futuro nuovi cantieri.

In particolare, tra le opere pubbliche che vanno a incrementare il piano triennale dei lavori pubblici, si evidenziano per importanza quelle previste per il progetto per il Comparto delle Arti e, sinergicamente legato, per il Museo Fellini. Si tratta di due progetti di fattibilità tecnica ed economica capaci non solo di ricucire la leggendaria ‘ferita’ tra il Maestro e Rimini, ma per costruire attorno alla figura di Federico Fellini un volano di sviluppo, “perché Rimini – ha detto il Sindaco Andrea Gnassi – ha già dentro sé numerosi segni di Fellini, della sua presenza e della sua arte, che mai però sono riusciti a diventare sistema e soprattutto opportunità per un nuovo assetto di sviluppo della città.” In particolare con un primo stralcio del Comparto delle Arti si interverrà già nell’annualità 2017, con una spesa di 4.500.000 euro, sulla riqualificazione urbana dei percorsi e delle piazzette che va a completare il più ampio intervento di riqualificazione dell’Anello delle Nuove piazze del centro storico, intervenendo sul Giardino Paolo e Francesca e sullo spazio urbano compreso tra Castel Sismondo e Teatro Galli, mentre con un secondo stralcio è previsto, con una spesa di 2.700.000 euro, l’intervento nel 2018 per la realizzazione delle “Arene delle Arti – CircAmarcord –Piazza Malatesta”. Un progetto è articolato e prevede nella grande area urbana compresa tra Piazza Malatesta, Castelsismondo, Teatro Galli e Casa del Cinema Fulgor, un insieme sistematico e coordinato di opere che formeranno il più ampio progetto di riqualificazione e valorizzazione dell’area attorno a Castel Sismondo e piazza Malatesta, della Piazzetta San Martino, di Via Verdi, Vicolo Vannoni, Via D’Azeglio, dell’area ex Sferisterio e del Giardino Paolo e Francesca. Un recupero identitario di un’area che avverrà attraverso la pedonalizzazione di tutta piazza Malatesta creando aree a verde, arene per spettacoli all’aperto, percorsi urbani di qualità che determineranno una nuova visione ed utilizzo della parte storica tra le più significative della città, sia in termini di identificazione per i cittadini, che di attrazione storico -turistica. Qui si svilupperà la dimensione più originale del Museo Fellini, nei suoi tipici caratteri circensi, ludici e interattivi, prevedendo in futuro l’installazione di allestimenti legati all’immaginario cinematografico di Fellini. Là nell’area che per tanti anni è stata utilizzata come parcheggio, nel luogo esatto dove Fellini ha scoperto, bambino, il circo, come racconta ne “I clowns” . Per il CircArmarcord è stato predisposto un progetto complessivo di interventi suddivisi in più stralci funzionali, diversamente articolati per ragioni tecniche, temporali ed economiche, il primo dei quali riguarda la riqualificazione dell’area della Piazza Malatesta attorno al Castel Sismondo, di cui è in corso il bando per l’affidamento dei lavori.  Integrato a questo intervento quello relativo alla realizzazione della prima parte del Grande Museo Fellini nei spazi del restaurato Cinema Fulgor, quella più propriamente espositiva denominata “La casa del Cinema”. Uno spazio dove, su tutti i tre piani di Palazzo Valloni sono previsti allestimenti che faranno largo uso di tecnologie interattive e multimediali.

E’ infatti attraverso la multimedialità e l’interattività del nuovo Museo che verrà portata alla conoscenza del pubblico l’opera di Fellini, attraverso le immagini, gli spezzoni di film che hanno fatto di Rimini una provincia dell’anima, un luogo mitico. Un racconto che non può che trovare nel cinema Fulgor trova la sua sede ideale per essere stato il luogo in cui il grande Maestro ha incontrato e amato il cinema. Una Casa del cinema ideale, dedicata a Federico Fellini nell’edificio ristrutturato contenente due sale cinematografiche, di cui quella storica e il foyer allestiti in stile anni ‘30 romagnol-hollywoodiano dal premio Oscar Dante Ferretti.  In particolare il progetto approvato nello spazio espositivo del primo piano il visitatore potrà esplorare il tema dell’invenzione della memoria attraverso la rappresentazione del ricco e fecondo rapporto di Fellini con la sua città. Al secondo piano invece prenderà corpo la magia del cinema attraverso film e materiali che porterà lo spettatore a ripercorrere la filmografia di Fellini e il sodalizio artistico e sentimentale con Giulietta Masina. Dedicato alla dimensione onirica, surreale del cinema di Fellini, invece il terzo e ultimo piano. Qui il visitatore sarà immerso in esperienze di realtà aumentate e in immagini felliniane tratte principalmente dal Libro dei sogni. A un milione di euro ammonta il costo previsto per l’intervento che costituisce la prima parte del Grande Museo Fellini, strettamente integrata con quella progettata a Castel Sismondo.

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 cortesia dell’Ufficio stampa del Comune di Rimini

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riccardo anita

Il Libro dei sogni di Federico Fellini: il Comune di Rimini recupera uno dei fogli mancanti

 

Nell’ambito delle iniziative dedicate al quarantennale dell’uscita in sala de Il Casanova di Federico Fellini e in prossimità del 23° anniversario della scomparsa del regista, assume un significato particolare l’acquisizione effettuata dal Comune di Rimini nei giorni scorsi: un foglio manoscritto datato 29.10.1961 appartenente al Libro dei sogni di Federico Fellini.

“Lo studio, il patrimonio documentale, rappresentano l’altra parte dell’attività che il Comune di Rimini ha in atto per quanto riguarda il grande progetto della ‘restituzione’ a Rimini di Federico Fellini – ha commentato l’assessore alle Arti Massimo Pulini -. Se l’ormai prossimo alla conclusione restauro del Cinema Fulgor e il più ampio programma di valorizzazione museale del’opera del Maestro rappresentano gli interventi più visibili, viene portato avanti un lavoro di ricerca dei materiali altrettanto prezioso in prospettiva. Questa nuova acquisizione ha un valore particolare perché va a colmare un tassello mancante del ‘diario onirico’ di Fellini, contribuendo a farcelo conoscere ancora di più e, allo stesso modo, a completare e promuovere un’opera che è un unicum mondiale.”

 

Il libro dei sogni

Il Libro dei sogni è il diario dove Fellini, su consiglio dello psicoanalista Ernst Bernhard, ha trascritto, a partire dagli anni Sessanta, i frutti della sua fertilissima attività onirica ed è, a tutti gli effetti, un’opera imprescindibile, e ancora tutta da studiare, per poterne comprendere la poetica.

Un lavoro che, prendendo spunto dai suggerimenti e dagli strumenti della psicoanalisi junghiana, affronta e rielabora, attraverso l’utilizzo di linguaggi artistici differenti i sogni, le visioni, le paure del regista riminese. Una testimonianza straordinaria di creatività che racchiude in sé le caratteristiche del diario, dello storyboard e che affonda le radici nelle esperienze come vignettista e umorista al “Marc’Aurelio”, anticipando di qualche decennio il linguaggio delle graphic novels. Le immagini e le parole che, con assoluta libertà, crescono pagina dopo pagina, vanno a formare un’opera complessa e articolata che affianca il cinema del regista, integrandolo e arricchendolo con la mediazione del sogno.

 

I fogli mancanti

Il Libro dei sogni, acquistato dalla Fondazione Fellini nel 2006, devoluto al Comune nel 2015 e attualmente esposto al Museo della Città, consta di due volumi contenenti oltre 400 fogli, a cui ne vanno aggiunti sei regalati dallo stesso Fellini agli amici più cari, tra cui Rinaldo Geleng e Vincenzo Mollica. Due di queste pagine strappate (note come “L’esame scritto” e “Il padre impazzito”) sono state recuperate dalla Fondazione Fellini, che le ha acquistate da Giuliano Geleng, figlio di Rinaldo, per un valore di 10.000,00 euro l’una; una terza pagina (“Lo stanzino segreto e il leone”) è stata di recente venduta all’asta per 13.500,00 euro; due sono in possesso di Vincenzo Mollica (“Il segno del Tao” e “Il pittore delle belve”), mentre la sesta è, per l’appunto, quella acquistata dal Comune di Rimini nei giorni scorsi.

 

Il foglio recuperato

Il foglio recuperato è datato “29.10.1961”: sul fronte è raffigurata una gigantesca Anita Ekberg, come poi apparirà nella sequenza dell’incubo de Le tentazioni del dottor Antonio, l’episodio di Fellini nel film collettivo Boccaccio ’70 ed opera fondamentale nella filmografia del regista: diretto tra La dolce vita e 8½, è il primo film a colori di Fellini e segna l’irruzione della psicoanalisi nel suo cinema. Nel retro del foglio è trascritto uno dei pochi sogni in cui compare il fratello Riccardo rappresentato durante un esercizio ginnico agli anelli con, di spalle, sulla destra il dott. Bernhard e, in basso sulla sinistra, un piccolo Federico.

 

Il costo

Il manoscritto è stato venduto al Comune di Rimini da Antonello Geleng, fratello di Giuliano e lui stesso scenografo e assistente di Fellini in Roma, in Amarcord, ne Il Casanova e nelle pubblicità per la Banca di Roma, per 8.500,00 euro, una spesa quasi interamente coperta dai proventi derivanti dalla riscossione relativa agli anni 2014 e 2015 dei diritti di pubblicazione proprio del Libro dei sogniceduti nel 2007 dalla Fondazione Fellini, diretta allora da Vittorio Boarini, alla casa editrice Rizzoli per il mercato italiano e internazionale.

 

La presentazione

Il foglio sarà presentato al pubblico lunedì 31 ottobre, giorno del 23° anniversario della scomparsa di Federico Fellini in occasione dell’incontro, alle ore 17.30, nelle sale antiche della Biblioteca Gambalunga, con Gianfranco Angelucci e Leda Lojodice.

 

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