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Archive for the ‘Biennale della fotografia industriale’ Category

L’artista Bernard Plossu si avvicina alla fotografia nel 1958 durante un viaggio con il padre nel deserto del Sahara. Vive a Parigi, in California e in New Messico in un periodo di grande fermento artistico in cui si avvicina ai protagonisti della cultura alternativa americana. Con gli scatti della mostra ‘Factory of original desires’ di FOTO/INDUSTRIA emerge la sua indagine del rapporto tra persone e cibo: un lavoro di estrema complessità, sempre in bilico tra attrazione e bisogno, desiderio e necessità, piacere ed eccesso, fatta di contraddizioni e di introspezioni personali. Le foto di Plossu vanno dagli anni ’70 ad oggi e rivelano l’ atemporalità e l’ universalità del villaggio globale .

L’esposizione a Palazzo Fava, in dialogo nelle sale de “Le avventure di Enea”.

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A palazzo Fava, in dialogo con una incredibile sala con le avventure di Giasone, una mostra di Herbert List , a Bologna, con le sue immagini che riguardano una pagina importante della storia italiana. Siamo nel 1951 e List aderisce all’agenzia Magnum, dopo avere dato prova della sua arte anche collaborando alla Bauhaus . Le foto in mostra che seguono l’argomento della Biennale della Foto d’Industria 2021 che ha come tema Food, il cibo , si riferiscono allo stabilimento di Favignana della famiglia Florio che hanno inventato il tonno in scatola e la possibilità di commerciarlo, in tutto il mondo , grazie alla conservazione sottolio . La filiera del tonno con il confezionamento nei barattoli, l’olio, i tessuti tipici del luogo per i pacchi regalo delle aziende nelle feste importanti , le ceramiche per le confezioni fecero un motore di sviluppo per la Sicilia che, in quel momento fronteggiò Torino e l’industria dell’auto.

Poi successero varie cose, ora di quel periodo leggendario rimane la Targa Florio, le foto di Herbert List e quelle struggenti del fotografo Stefano Fogato esposte a Reggio Emilia in occasione del festival della fotografia europea rievocano la pesca del tonno . Gli stabilimenti di Favignana comprendevano anche asili nido e scuole per bambini, intanto che la famiglia lavorava , feste di piazza , pescatori che collaboravano per la pesca , i momenti comuni .

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Negli anni ’30 Andrè Kertesz, noto per le collaborazioni con riviste come “Vu” , “Art et Medecine”, “Paris Magazine” …riceve alcuni incarichi industriali da aziende che desiderano promuovere la propria immagine attraverso pubblicazioni sofisticate. Nel 1932 scatta quindi le fotografie per una brochure per la Compagnie parisienn de distribuction d’ elettricitè . Nel 1935 lancia un reportage di una ventina di fotografie destinate ad illustrare la lussuosa brochire “Les cathedrales du Vin ” per gli Etablissement Sainrapt &Brice, azienda specializzata nella produzione di tini vinicoli.

Nel 1936, assunto dall’agenzia Keystone Kertesz lascia Parigi per stabilirsi negli Stati Uniti.

L’arrivo a New York è difficile . A parte qualche imamgine pubblicata su “Vogue” e “Harper’s Bazaar” il fotografo stenta a farsi un nome tra i commitenti delle esperienze  molto lontane dalle sua pluriennale esperienza parigina.(dal catalogo della mostra curata da Matthieu Rivallin)

A partire dagli anni ’40 lo scarso interesse nei suoi confronti lo porta ad Akron in Ohio dove fotografa  gli stabilimenti della Firestone, progetta anche brochure per le aziende e le sue fotografie industriali del periodo lo portano a ricalcare il suo stile del mondo glamour .

Lo spazio espositivo di Casa Saraceni ha suggerito la totale assenza di chiodi per fissare le opere che erano appoggiate su una piccolo supporto e interrotto da questi moduli per spezzare l’uniformità

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“L’armonia nascosta vale più di quella che appare.”(Eraclito )

“…Yosuke Bandai è un artista multidisciplinare che utilizza la fotografia come principale linguaggio espressivo, associandola spesso a scultura e video.A Certain Collector B, progetto del 2016 composto da 70 immagini è un esempio perfetto di questo approccio libero e  integrato. Tutto ha inizio con una serie di oggetti abbandonati per strada . Pietre, frammenti di legno , pezzi di plastica, rifiuti, perfino insetti ed altri materiali destinati a degradarsi o a finire nel cestino della spazzatura, costituiscono gli elementi di base per la realizzazione di una serie di sculture minime e fragili. E’ un modo per salvare tutto ciò che appare inesorabilmente avviato alla sparizione , sottraendolo all’oblio,con un estremo gesto di riciclaggio.

Ma non finisce qui , poichè il processo di recupero di Bandai prevede un secondo passaggio ancor più radicale . Anzichè esporre direttamente queste composizionipolimateriche e multicolori, infatti, l’artista giapponese le riproduce con uno scanner e le presenta sotto forma di di stampe fotografiche…

Ecco ciò che scrive il curatore della mostra, Francesco Zanot  ,  nella mostra che è stata in esposizione Museo Internazionale e Biblioteca della Musica con un allestimento concavo ed etereo color verde elettrico che è disposto attorno all’osservatore, non solo gl artisti hanno esposto le loro opere ma le hanno allestite in uno scenario che avevano precedentemente scelto .

 

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