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Archive for the ‘Cinema e Psicoanalisi ovvero la psicoanalisi al cinema’ Category

GRUPPO DI STUDIO CINEMA E PSICOANALISI
Tra le attività della nostra Associazione è ormai consolidato il gruppo di lavoro dedicato a Cinema e Psicoanalisi: si tratta di incontri mensili in cui uno dei partecipanti propone al gruppo la visione di un film. Dopo la proiezione ci si confronterà sul film, sugli stimoli che esso avrà offerto, sulle possibili letture psicoanalitiche che il gruppo può elaborare. Vedere insieme il film è un elemento importante, un’esperienza di sogno-rêverie intensa.

Gli incontri si tengono il secondo lunedì di ogni mese, dalle ore 20 alle 23, in via Galliera 93, presso lo studio della dott.ssa Giuliana Gagliani. Il primo incontro terrà lunedì 13 gennaio 2020.
Per la partecipazione è richiesta l’iscrizione annuale all’associazione, fissata per il 2020 a 30 Euro.
Chi è interessato può inviare la sua adesione alla dott.ssa Gagliani, sulla posta dell’associazione, precisando in oggetto “Gruppo Cinema e Psicoanalisi” http://www.officinamentis.it officinamentis.info@gmail.com

2020

Per far da contrappeso al tenore tragico degli ultimi film visti, il gruppo ha deciso di iniziare il nuovo ciclo del 2020 con un film-commedia, Carnage (2011), diretto da
Roman Polański, presentato il 1° settembre 2011 in concorso alla 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ottenne la nomination al
Leone d’oro ma vinse solo il Leoncino d’oro Agiscuola. Il film è tratto dall’opera teatrale Il dio del massacro della drammaturga e scrittrice francese Yasmina Reza,
che ha collaborato con il regista alla sceneggiatura. La vicenda è ambientata a New York (anche se le riprese sono state effettuate interamente negli studi Euro Media a
Bry-sur-Marne, vicino a Parigi, dato che Polański non può entrare negli USA a causa di una condanna per un abuso sessuale risalente al 1977), e si svolge nell’appartamento
dei coniugi Longstreet (la moglie Penelope, scrittrice, interpretata da Jodie Foster, e il marito Michael, rappresentante di commercio, interpretato da John C. Reilly), che
ricevono in casa loro un’altra coppia, i coniugi Cowan (Nancy, operatrice finanziaria, interpretata da Kate Winslet, e Alan, avvocato, interpretato da Christoph Waltz), il
cui figlio Zachary, un ragazzino di 11 anni, nel corso di una lite, ha rotto con un bastone due denti a Ethan, figlio dei primi. L’incontro è stato deciso per parlare di quanto
accaduto tra i loro figli, appianare contrasti e rancori, insomma per risolvere la cosa in modo civile, da persone adulte e mature. Come dice Penelope-Foster, “per fortuna
c’è ancora una certa idea della convivenza civile”.

Vedremo quale!

Rivolgersi a
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Può accadere che il cinema dia forma ad uno studio psicoanalitico, è il caso di “Zelig” di Woody Allen che, attraverso il cinema analizza un aspetto sociale dei media e la incarnazione nella personalità . Ne parla, nella sua recensione, Nicolò Barison dal blog  Cinecaverna.

 

Zelig, il conformista per antonomasia
Scritto il 18 febbraio 2015 by Nicolò Barison
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(id.) Genere: Commedia Regia: Woody Allen Cast: Woody Allen, Mia Farrow, John Buckwalter, Marvin Chatinover, Stanley Swerdlow, Paul Nevens Durata: 80 min. Anno: 1983

Woody-Allen-1983-ZeligNew York, anni ’20. Leonard Zelig (Woody Allen) è l’uomo del momento. Egli è vittima di una presunta malattia sconosciuta ai medici, che si manifesta nel saper trasformare le proprie sembianze e la propria personalità in conseguenza del contesto e dell’interlocutore in cui si trova. Zelig riesce così ad adeguarsi perfettamente alla vicinanza di persone di qualsiasi categoria e funzione sociale: nero con i neri, grasso con i grassi, dottore con i dottori, rozzo con i rozzi, nazista con i nazisti, un vero e proprio “uomo camaleonte”. Affidato alle cure della Dottoressa Fletcher (Mia Farrow), cercherà di trovare la sua vera identità, mentre il suo “camaleontismo” si trasformerà in una vera e propria moda, fra gadget e film a lui dedicati, diventando un simbolo della democrazia americana.

Datato 1983, Zelig è un mockumentary, ovvero un finto documentario, ma allo stesso tempo una commedia sperimentale dai risvolti tragicomici, dal soggetto ambizioso ed unico, con una sceneggiatura intelligente ed affascinante, fatta di dialoghi brillanti e colti.

Zelig è il miglior film di Woody Allen? Probabilmente sì. Originalissimo nello sviluppo e nel montaggio (fra finte interviste e riferimenti realistici all’America della prima metà del 1900), la pellicola si presta a numerose chiavi di lettura. Nella sua improbabilità e singolarità, Allen costruisce un personaggio memorabile e lo inserisce nella Storia umana come se niente fosse, facendolo passare per vero.

Bruno Bettelheim, psicoanalista austriaco di origini ebraiche (presente nel ruolo di sé stesso), durante un’intervista afferma che “Leonard Zelig è un uomo che non ha un sé né una personalità. Egli è letteralmente l’immagine proiettata degli altri, uno specchio che restituisce alle persone la propria immagine. Se Zelig fosse psicotico o solo estremamente nevrotico, era un problema che noi medici discutevamo in continuazione. Personalmente mi sembrava che i suoi stati d’animo non fossero poi così diversi dalla norma, forse quelli di una persona normale, ben equilibrata e inserita, solo portata all’eccesso estremo. Mi pareva che in fondo si potesse considerare il conformista per antonomasia”.

Woody Allen sforna forse il più geniale dei suoi film, creando un personaggio che rimarrà nell’immaginario collettivo per sempre, tanto che, quando si vuole parlare di camaleontismo e di trasformismo dipendente dal contesto ambientale, proprio grazie a questa pellicola, in psichiatria è stata coniata la Sindrome di Zelig (Zelig Syndrome o Zelig-like Syndrome).

Zelig è un indimenticabile esperimento cinematografico sulle psicosi della società moderna che, sotto le vesti della satira grottesca, cela intenti nobilissimi, come l’indagine sociologica e psicoanalitica di un’umanità che non anela alla differenze individuali ma alla conformazione, perché per sentirsi accettati bisogna assomigliare a tutti gli altri.

Gli psichiatri ringraziano. E anche il cinema con la “C” maiuscola.

                                                                                                                        cortesia di Nicolò Barison

 

 

zelig

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