Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Cinema’ Category

 

Domenica 2 luglio, sarà l’anteprima riminese del nuovo film di Marco Bertozzi, CINEMA GRATTACIELO, menzione speciale al recente Biografilm Festival di Bologna, a inaugurare l’edizione 2017 di “Agostiniani: cinema sotto le stelle”, l’appuntamento cinematografico dell’estate riminese. Fino a domenica 20 agosto, il grande schermo allestito nella corte dell’ex convento di via Cairoli 42 tornerà a illuminarsi con le storie più originali, commoventi e divertenti della stagione appena conclusa.

Il programma

Una selezione di seconde visioni, che cerca di miscelare qualità e intrattenimento, riflessione e leggerezza.

Molte le commedie, soprattutto di produzione nazionale: da Moglie e marito di Simone Godano a Beata ignoranza di Massimiliano Bruno, da Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni a Smetto quando voglio – Masterclass di Sydney Sibilia e a Lasciati andare di Francesco Amato.

Non mancano i film d’autore: Fai bei sogni di Marco Bellocchio, tratto dal bestseller di Massimo Gramellini, La tenerezza di Gianni Amelio, Sully di Clint Eastwood, Paterson di Jim Jarmusch, L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki.

Ci sono poi le scommesse, film meno conosciuti e non adeguatamente premiati al botteghino, che meritano la platea di un’arena e una seconda possibilità: Libere, disobbedienti, innamorate di Maysaloun Hamoud, Quello che so di lei di Martin Provost e Sing Streetdi John Carney.

Il ricordo di ogni stagione cinematografica è spesso legato a una manciata di titoli, quelli che ci hanno più sorpreso e di cui, già sui titoli di coda, abbiamo nostalgia. Per noi, quest’anno, i colpi di fulmine sono stati: La La Land di Damien Chazelle, La tartaruga rossadi Michael Dudok De Wit e Captain Fantastic di Matt Ross.

Infine, a chiudere la rassegna, il film giudicato dall’Academy il migliore dell’anno: Moonlight di Barry Jenkins.

L’anniversario

Trent’anni fa usciva INTERVISTA di Federico Fellini, premio speciale al festival di Cannes e gran premio al festival di Mosca. Sotto le mentite spoglie di diario di lavorazione di un film immaginario tratto da America di Kafka, Intervista rende omaggio a Cinecittà e alla sua capacità artigianale di fabbricare sogni e illusioni.  Introdurrà la proiezione, in calendario mercoledì 9 agosto, Gianfranco Angelucci, che ha collaborato  alla sceneggiatura del film.

http://www.bibliotecagambalunga.it/binary/rimini_biblioteca/rassegnecineteca/pieghevole_2017_definitivo.1497681530.pdf

Read Full Post »

Di fronte all’Accademia delle Belle Arti di Bologna é stata dedicata una piccola piazza a Roberto Raviola Magnus (1939-1996) di cui è stato un allievo. E’ nata così l’idea di proiettare il film che ha partecipato a Biografiafilmfestival lo scorso anno , un biopic su Magnus di Paolo Fiore Angelini. Il film parla di quanto Magnus ci fosse nei suoi personaggi, Alan Ford, Lo Sconosciuto e di come i suoi fumetti facevano parte di lui. La moglie nel film riferisce che sentiva delle voci provenire dal suo studio, anche se Magnus era solo in studio, che altri non erano che la drammatizzazione delle sue vignette . Anche Satanik é una sua creatura e compagna precedente . Il film parla di come irrompesse l’arte nella vita . Tex e i suoi paesaggi traggono ispirazione da Castel del Rio dove si era ritirato Magnus fino all’ultimo dei suoi giorni a disegnare .

Read Full Post »

Al cinema Odeon, nei giorni scorsi,  il film prodotto da Salvatore Cubeddu su Antonio Gramsci e diretto da Daniele Maggioni . Il film offre una lettura di Gramsci incarcerato che non smette di riflettere sul ruolo dell’intellettuale nella storia . Corrado Giannetti il protagonista credibile e aderente, il film ha un allestimento teatrale nelle scene dove la storia si insinua nella cella in cui vive e scrive Gramsci . Gli estratti sono scelti con cura dal produttore, Simona Granelli dell’Istituo Gramsci dice che non esiste in nessun luogo la voce di Antonio Gramsci , forse 10 secondi, cosa che valorizza l’interpretazione dell’attore. Ha presentato la serata la scrittrice Franca Menneas , l’iniziativa ha visto protagonisti l’istituto Gramsci e il circolo Sardegna . E’ seguito il dibattito con gli autori.

Read Full Post »

 

A colloquio con Alessandro Zane (fotografo) e ora curatore del Museo del Cinema di Salò dove il padre, Angio, aveva organizzato la filiera completa della produzione cinematografica

 

 

Read Full Post »

Il regista Angio Zane usava come set il giardino della sua casa costruendo i set dei suoi   film a Salò

Read Full Post »

In visita al Museo del cinema Angio Zane a Salò il figlio, Alessandro Zane ci ha fornito la sua  biografia

Biografia 
Primo di otto figli, nasce a Salò il 17 agosto del 1925 da Elisa Franzosi (1903-1997) e
Francesco Zane (1898-1971).
Il suo nome all’anagrafe è Angelo; lo stesso nome del nonno paterno. Fin da piccolo in casa
tutti lo chiamano Angiolino. Alle scuole superiori marca i propri libri di testo con Angio e
tale resterà nel tempo.
1. Il nonno fotografo
Si appassiona alla cinematografia sulla spinta emulativa del nonno materno Giuseppe
Franzosi, rinomato fotografo di Salò (1878 – 1947)
E’ affascinato dal nonno Giuseppe; il suo mestiere di fotografo, fuori dal comune a quei tempi
in provincia, gli conferisce una personalità unica. Immagini in bianco e nero; per un po’ di
colore c’è il viraggio seppia, che dà una tenue tonalità bruna monocromatica.
Nella casa-bottega di via Calsone la sua curiosità viene guidata dal nonno ritrattista alla
scoperta del come si fa: a partire dall’inquadratura in sala di posa, fino alla stampa finale in
camera oscura. Un lustro di apprendistato giocoso dall’età di otto anni. Le magiche alchimie
al fatuo chiarore della lampada rossa

sveleranno i loro segreti più tardi nei testi di chimica,2 dove apprenderà il meccanismo dei fenomeni che portano alla stampa in bianco e nero. La luce che trasforma i sali d’argento, le soluzioni di sviluppo che fanno emergere l’immagine in negativo e quella positiva poi ingrandita su carta, non sono più misteri.
Un ricordo del nonno Giusupì viene pubblicato a cura dell’Ateneo di Salò nella collana
Memorie 2003-2004 col titolo Giuseppe Franzosi, ritrattista fotografo in bianco&nero.
2. Passo ridotto (1942-1943)
La fotografia del nonno su lastre in vetro evolverà nella sua passione verso la cinematografia
su film di celluloide. Cambiano i supporti, ma i fondamenti di base restano simili. In quegli
stessi anni a Brescia e provincia erano operative già quattro case cinematografiche.3
Nel 1942, ancora studente, manifesta la sua passione attraverso una serie di articoli di tecnica
cinematografica che vengono pubblicati su “La voce cattolica”. Realizza filmati amatoriali in
passo ridotto documentando spaccati di vita (Armonie di Primavera, Sole di Assisi).
1
In camera oscura, durante i processi di sviluppo e stampa, è necessario illuminare l’ambiente con luci di
sicurezza che non interferiscano col materiale fotosensibile. A questo scopo vengono utilizzate le lampade
inattiniche che possono dare una luce rossa oppure giallo-verde. In origine le pellicole in bianco e nero erano
ortocromatiche (cioè insensibili alla luce rossa) e quindi si usava una lampada inattinica rossa.
2
Angio frequenta per alcuni anni l’indirizzo chimico all’Istituto tecnico industriale “Experia” di Bergamo.
Conseguirà invece la licenza all’Istituto Magistrale.
3
A Mompiano c’era la Brixia Film con regista Giuseppe Bonetti e operatore Carlo Todescato; a Brescia c’era la
Benaco Film di Camillo Migliorati e la Cidneo Film di Vittorio Gatti con regista Gustavo Casotti. La casa
editrice Adamello diventa in seguito anche casa di produzione cinematografica.
1
3. Tempi di guerra (1943-1945)
Tempi di guerra accompagnano gli anni dell’adolescenza. Accadimenti distanti dagli interessi
di questa età. Arriva l’ 8 settembre; Angio ha compiuto da poco 18 anni. L’incalzare degli
eventi non permette ulteriori indugi e all’inizio d’autunno si unisce ai partigiani delle Fiamme
Verdi di Valle Sabbia. Per convincere altri suoi coetanei a desistere dal reclutamento della
Repubblica Sociale Italiana redige un volantino ciclostilato che affigge nottetempo. Fa parte
della Brigata Perlasca: nome di battaglia Diego. Si schiera, come lui stesso dice4
, “Dalla
parte di quei tapini che pensavano di essere nel giusto facendo qualcosa che andava fatto;
affermando con l’azione ciò che le poche parole di proclama dicevano5 ”. Una scelta tutt’altro
che semplice a Salò; essere “ribelle” proprio nella tana del lupo.
In meno di due anni da ragazzo spensierato si ritrova uomo adulto. La fame, il freddo, le
lunghe scarpinate tra i monti per sfuggire alle retate, l’attesa dei lanci degli alleati, il terrore
delle spie, l’arma che s’inceppa, la morte che ti sfiora col sibilo dei proiettili e uccide il tuo
amico più caro, tramutano in breve tempo lo spirito d’avventura che ti animava all’inizio, in
una tragica presa di coscienza. Come una sceneggiatura s’inventa il piano per liberare
Renato,6
ferito e prigioniero sotto scorta all’ospedale di Salò. Bisogna far presto; i segreti che
lui custodisce non devono essere svelati sotto tortura. Alle due di una notte di primavera,
passa all’azione assieme a Ferro, Niko, Dino e l’Alpino7
. Renato è libero; Ferro viene colpito a morte. Un mese dopo è il 25 aprile del ’45. Viene congedato col grado di tenente e decorato.
L’esperienza partigiana, coi suoi segreti inconfessabili, rimarrà indelebile per il resto della sua
vita; istantanea in bianco e nero dai forti contrasti. Parte dei ricordi saranno condivisi coi
famigliari o assieme ai compagni d’armi in occasione delle commemorazioni degli eventi
passati. Nessun vanto pubblico.
Anni dopo, perché la gente non dimentichi il significato di quelle gesta, trascriverà nel libro
Guerrigliero gli appunti memorizzati allora in alcuni “notes” e “taccuini”; altri furono
distrutti per non cadere in mani nemiche.
Anche sua madre scriverà di quei tempi in Partigiani in casa mia.
Tornando con la macchina da presa sui luoghi di battaglia, ricostruirà parte degli episodi di
allora nel film Ribelli Brigata Perlasca.
Oltre alla resistenza dei partigiani, documenterà anche quella dei militari italiani all’estero
dopo l’armistizio nel film Resistere, stellette d’onore, basato sugli studi storici del Ministero
della Difesa.8
4
Frase riportata nella premessa al suo libro “Guerrigliero”.
5
Si riferisce ai 5 punti fondamentali del Regolamento delle Fiamme Verdi, stilato nella primavera del 1944.
All’inizio i gruppi di partigiani erano bande clandestine. Solo nel luglio 1944 i partigiani inquadrati nel Corpo
Volontari della Libertà (CVL) vengono riconosciuti come unità guerrigliere dell’esercito regolare alle dirette dipendenze del Comando Supremo Italiano.
6
Carlo Mombelli, ufficiale dell’esercito italiano, dopo l’8 settembre è a capo del gruppo S5 della Brigata
Perlasca col nome di Renato. Viene ferito e catturato in un’imboscata il 15 marzo 1945. Anche dopo la guerra è conosciuto ai più col nome di battaglia. Renato ed Angio rimarranno sempre legati da profonda amicizia. Renato chiamerà burlescamente Angio “vecchio barbino”, per l’aspetto austero che il pizzo sul mento gli conferiva ancora da giovane.
7
Ippolito Boschi è “Ferro”, Marcello Vezzuli è “Niko”, Dino Pelizzari è “Dino”, Luigi Michelini è “L’Alpino”.
8
Per i ricordi sulla Resistenza il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, gli elogia “l’impegno
concreto per promuovere e divulgare tra le nuove generazioni il sentimento di amore per la Patria e il rispetto per i simboli della Repubblica”.
2
4. Prime esperienze cinematografiche (1945-1956)
Dopo la fine della guerra, per necessità fa il rappresentante nell’azienda dolciaria di famiglia,
la Cedrinca

9.
Il lavoro è troppo distante dalle sue aspirazioni professionali e lo porta a
contrasti in famiglia. Nel 1947, proprio il giorno dell’anniversario della Liberazione, sposa
Clorinda Paoletti, insegnante d’arte. Sarà lei a disegnare le didascalie, i fondali, i titoli dei
primi filmati ed il logo stilizzato dell’Onda film.
Un anno dopo Angio lascia il lavoro sicuro in Cedrinca. Le prime riprese amatoriali non
portano profitto. Tempi difficili. Trova nella moglie la comprensione e il sostegno per andare
avanti sulla strada della regia. Da autodidatta trasforma con caparbietà la passione per il
cinema nel mestiere della sua vita. Frequenta ambienti e persone nuove che lo introducono
nella cinematografia professionale. Trova i primi finanziatori e fonda la casa di produzione
Onda film.
Oltre alla regia, si occupa di tutto il ciclo produttivo, a partire dalla stesura della
sceneggiatura, fino al montaggio finale. Dapprima si avvale della collaborazione di specialisti
dei vari settori e poi strada facendo maturerà l’esperienza sufficiente per svolgere le diverse
mansioni in modo autonomo. In conseguenza a ciò, per non ripetere il proprio nome più volte
nei titoli di testa, maschererà la propria identità con pseudonimi.10
Nel 1948 gira le Cinefarse; serie di episodi comici ambientati nei dintorni di Salò con la sola
pretesa di divertire. Tra i figuranti ci sono professionisti con i quali incomincia una stretta e
duratura collaborazione: il fotografo salodiano Tita Franzosi11 e il maestro di musica della
provincia cremonese, Paride Miglioli, autore delle colonne sonore di quasi tutti i suoi film.
Dal 1948 al 1954 realizza cortometraggi d’ambiente a testimonianza di attività e luoghi
caratteristici bresciani. (Capelloni Boeri, Miniera azzurra, Motonautica italiana, Il Garda dei
Valvassori, Sciate con me, Acque dell’Adamello).
Nel frattempo arrivano i figli Alessandro (1949) e Anna Maria (1954).
Nel 1956 si avventura nella realizzazione del primo lungometraggio in 35 mm: La capinera
del mulino, riduzione cinematografica di un romanzo drammatico di Ponson du Terrail.
Nonostante l’impiego di un cast di attori di una certa notorietà12, la pellicola non riscuote il
successo atteso.
5. Il film didattico – industriale (1952 – 1963)
9
La Società Anonima “Cedrinca” Salò, fu fondata nel 1910 dal colonnello in pensione Giuseppe Dalla Bona, che ebbe l’idea di produrre il cioccolato al cedro. Fu di proprietà della famiglia Zane dal 1933 al 1997.
Passata di mano e trasferitasi a Polpenazze del Garda, è ancora oggi in attività.
Il poeta Gabriele D’Annunzio la cita nei suoi versi ”… il lago è dolce ma Cedrinca / ( è il nome di una
fata lacustre / o di un’ondina verde?) / ancor più dolcifica. ”
10 Pseudonimi ricorrenti sono: Diego Fiume, Auro d’Enza, Alessio Marbi, Mike Duglas, Gabrio Vaffen.
11 Tita (all’anagrafe Giovanni Battista) e Angio sono parenti; infatti il fotografo Giuseppe Franzosi è al tempo stesso nonno di Angio e zio di Tita. Tita esercita l’arte della fotografia a Salò dal 1941 al 1986, dapprima nello studio “Fotografia Centrale” al n. 23 di via San Carlo, poi con l’insegna “Foto Tita”al n. 45 della stessa via.
12 Figurano gli attori Alessandro Fersen, Virgilio Riento, Giulio Calì ed interpreti di fotoromanzo:Franco
Andreis e Marisa Belli. Alessandro Fersen oltre che attore è stato regista teatrale, fondatore della scuola per attori “Studio di arti sceniche”, ispirata al metodo Stanislavskij.
3
Dalla SISM (Società Idroelettrica Sarca Molveno) ottiene nell’arco di dieci anni una serie di
incarichi per documentare la costruzione degli impianti di produzione di energia elettrica.
La realizzazione di alcuni di questi filmati avviene in collaborazione col regista trentino
Guido Bonvicini.
Ne nascono i cortometraggi La via dell’Acqua, Storia di un lago, Olè Rendena, Un fiume
cambia strada, Una diga sul Sarca, Avventura del Sarca Dove il Sarca finisce e il film Sul
cammino dei giganti.
In alcuni casi le riprese venivano fatte “a tornate”, ovvero in tempi successivi, documentando
le fasi più significative dei lavori. Le tecniche di costruzione delle diverse opere d’ingegneria,
talora inusuali, sono trasfigurate dalla sceneggiatura in racconti d’attualità per meglio
coinvolgere lo spettatore, con una particolare attenzione per l’aspetto didattico.
6. I film d’avventura per ragazzi e i documentari su realtà locali (1958- 1963)
Prendendo spunto dal film Lassie e le avventure di Rin Tin Tin, ambedue basati sull’amicizia
tra un bambino e il suo cane, passa al filone del film per ragazzi.
Nel 1958 gira Gli avventurieri dell’uranio, dove quattro adolescenti ed il loro cane Xilo
aiutano uno vecchio scienziato nella ricerca del misterioso minerale.
A questo film fanno seguito le avventure di due bambini di età diversa, amici per la pelle ed
un cavallo. (Brigliadoro, Pippo Briciola e Nuvola bianca, Il tesoro del fiume, Esploratori a
cavallo, Sul cammino dei giganti).
Anche il figlio Alessandro entra a far parte degli interpreti principali dei film.
Gli Avventurieri dell’uranio e Brigliadoro parteciperanno all’edizione per ragazzi del Festival
internazionale del cinema di Venezia.
Oltre alla proiezione nelle sale cinematografiche, alcuni dei film verranno programmati
ripetutamente nel palinsesto della RAI, anche a distanza di anni.
Sono dello stesso periodo i documentari: L’orso delle caverne, Sirmio, Il piccolo campanaro,
Il mondo comincia da Sabbio, L’albero magico, La barca sulla montagna, Le feste
comandate, Paese senza Natale, Valle Sabbia, La valle degli arrotini, Il guardia, Avventure
sull’acqua.
In quei tempi al cinema, nell’intervallo tra due proiezioni consecutive, venivano proiettati il
cinegiornale, i trailer dei film in programmazione e, quando c’era tempo, anche dei
cortometraggi. Tra i fuori programma c’era spesso l’occasione di vedere alcuni di questi
documentari.
7. Carosello (1963-1972)
Tre anni dopo l’inizio delle trasmissioni TV del primo canale RAI, il 3 febbraio 1957 nasce
Carosello che va in onda ogni sera tra il telegiornale e le trasmissioni serali, poco prima delle
nove. All’inizio si trattava di un teatrino di quattro spot che duravano poco più di due minuti e
mezzo, cui solo gli ultimi venti secondi erano destinati alla promozione del prodotto,
“reclame” per i più, “codino” per gli addetti al lavoro. Lo spettatore veniva catturato dal breve
filmato cinematografico e trasformato in consumatore dalla reclame. Questo schema durerà
ben vent’anni, con minime variazioni.
4
A partire dal 1963 Angio abbandona il filone del cinema per ragazzi e si sposta sul filmato
pubblicitario, cavalcando l’onda di Carosello con gli episodi dello Sceriffo della valle
d’argento, per il salumificio Negroni. Nello stesso periodo al cinema va affermandosi il
western all’italiana di Sergio Leone. Il successo pubblicitario moltiplicherà le avventure dello
sceriffo per una decina d’anni. A differenza della prima serie Negroni con Ugo Tognazzi, in
questo caso non si fa ricorso a testimonial famosi. Lo sceriffo e il suo aiutante13 sono degli
sconosciuti e nonostante la forte caratterizzazione che ne viene fatta, tali resteranno. Saranno
invece la stella dello Sceriffo e quella del marchio Negroni a legarsi in modo indissolubile.
Ma ancor più si fisserà indelebile nel ricordo di chi l’ha visto il motivetto finale14
.
8. L’Ondastudios
Oltre a Carosello la TV incrementa lo spazio pubblicitario con nuovi break, trasmessi in orari
diversi. Gli spot sono nettamente più brevi; il codino prende il sopravvento e si sostituisce
integralmente al filmato. In questo modo le occasioni per case di produzione pubblicitaria si
moltiplicano.
E’ il momento di ampliare l’azienda investendone i profitti. Compra un appezzamento di terra
a Campoverde, su cui esistono già due stabili, dove trasferisce famiglia e centro di
produzione. Senza alterare l’aspetto esterno degli edifici, vi ricava l’abitazione, gli uffici e
due teatri di posa, uno interrato ed un altro nel fienile. Nella campagna circostante allestisce il
“villaggio western”, dove gira parte del film a episodi OK Sceriffo.
L’Onda film cambia nome e diventa Ondastudios.
Promuove presso altre agenzie pubblicitarie gli studi di posa come base operativa per le loro
riprese. Il supporto tecnico che viene offerto e la presenza del lago di Garda, col suo ambiente
multiforme, fanno dell’Ondastudios il posto più adatto per girare spot d’ogni genere.
Arrivano produzioni importanti e con esse attori di fama; tra questi: Raimondo Vianello e
Sandra Mondani, Johnny Dorelli, Cesco Baseggio.
Durante le riprese c’è l’occasione di un coinvolgimento della popolazione locale nei ruoli di
figuranti. In particolare giovani e studenti si ritrovano attori per un attimo, con cestino alla
pausa pranzo e due soldi in tasca a fine giornata. Un’entrata in più che fa sempre comodo a
quell’età, con la soddisfazione di vedere personaggi famosi ed essere pagati per divertirsi.
9. Marketing e multimedialità (1975-1987)
Dal 1976 anche canali televisivi privati hanno la possibilità di trasmettere a diffusione locale;
poi, dal 1982 su tutto il territorio nazionale. La pubblicità finanziata dai vari sponsor è
l’anima sostentatrice di queste nuove emittenti private.
Nel frattempo le tecniche di persuasione pubblicitaria vanno sempre più affinandosi sulla base
di studi di marketing e sono gestite da agenzie specializzate. Vengono sviluppate anche nuove
forme mediatiche, per promuovere con maggior seduzione prodotti e servizi. Lo slogan “la
pubblicità è l’anima del commercio” ne sintetizza efficacemente la vera essenza.
13 Lo sceriffo è interpretato dall’ingegnere elettronico Franco Senise (nome d’arte del momento: Frank Senis) e l’aiutante “Bepi” è Bruno Salvatori, imbianchino di Riva del Garda. Quest’ultimo, per la sua particolare mimica, è stato anche uno degli interpreti principali delle Cinefarse.
14 Il motivetto recita: “Le stelle sono tante, milioni di milioni, la stella di Negroni vuol dire qualità”, musicato sulle note della romanza Fra Diavolo, dell’opera lirica omonima di Auber del 1830.
5
Come suo solito Angio fiuta l’aria ed ai primi segnali si prepara in anticipo, in modo da essere
pronto al momento giusto. Per lui sperimentare vie nuove non è solo una necessità che deriva
dall’evoluzione sociale e dallo sviluppo tecnologico, ma nasce da uno profonda curiosità
verso quello che il futuro gli può riservare. Anche in questo campo si specializza
autonomamente. Oltre alla realizzazione dei film pubblicitari, fa consulenza di marketing.
Scrive in proposito la guida Audiovisivi e gestione aziendale.
In aggiunta alla sede di Salò, che mantiene la sua funzione operativa, sposta la base logistica
dell’Ondastudios a Milano.15 Per una maggiore visibilità commerciale e favorire il contatto
coi clienti, apre una agenzia a due passi dalla sede Rai di corso Sempione. In questo modo
mette in pratica uno degli espedienti strategici di marketing che lui stesso pubblicizza.
Un discorso a parte merita il film inchiesta sulla situazione ambientale in provincia di Brescia
Divieto di scarico, realizzato in presa diretta, anticipatore dei reportage odierni sui problemi
ecologici.
10. Riconversione ai nuovi media (dal 1984 in poi)
Con l’avvento del videoregistratore la pellicola viene affiancata da supporti di ripresa diversi;
la videocamera registra su magnetico. L’immagine non ha più bisogno di passare attraverso lo
sviluppo e la stampa; ciò che si riprende è immediatamente visibile. Il montaggio del filmato
viene assistito da centraline elettroniche, titolatrici e generatori di effetti speciali. Le nuove
tecniche rendono più immediate e veloci le diverse fasi, ma le macchine da gestire sono
inizialmente piuttosto complicate. Bisogna imparare ad usare i nuovi mezzi, e non è una cosa
facile; non basta aggiornarsi, c’è bisogno di un cambiamento radicale nel modo di fare,
dettato dallo sviluppo dell’elettronica. Una riconversione di apparecchiature e conoscenze
particolarmente costosa. L’informatica via via si appropria dell’anima delle apparecchiature,
le quali evolvono, si trasformano e rendono obsolete in tempi sempre più brevi le versioni
precedenti, imponendo a volte nuovi standard che ne fanno scomparire altri.
Tutte le realizzazioni su pellicola cinematografica vengono riversate in formato VHS,
disponibili in videocassette per la visione casalinga, col marchio OndaVideo.
La produzione filmica in questo periodo spazia in diverse direzioni, dai corsi di formazione
(Quando, Sicurezza, Guida Sicura, Autoguida Europa), alla serie dedicata a Gabriele
d’Annunzio (Voglia di volare, Poeta aviatore, Nella casa dei sogni), ai viaggi (Mega USA,
Luna brasiliana) alla serie storica (La città ferita, Ribelli Brigata Perlasca, Resistere stellette
d’onore).
11. Anni ‘90
In questi anni l’evoluzione informatica, supportata da notevoli sviluppi tecnologici e
miniaturizzazione dell’elettronica, porta al passaggio completo dal sistema analogico a quello
digitale. La videocassetta viene progressivamente sostituita dal DVD. Per stare al passo coi
15 Tra l’altro a Milano l’ente Fiera ospita il Mercato internazionale del cinema e del documentario (MIFED), una
delle principali manifestazioni mondiali del settore audiovisivo, destinato alle compagnie e ai professionisti che
comprano e vendono diritti per il cinema, la televisione e gli homevideo . Il MIFED nacque negli anni ’60 e
originariamente si svolgeva due volte all’anno: una in aprile per i prodotti televisivi e l’altra in ottobre per quelli cinematografici. A metà degli anni ’80 l’edizione di aprile fu cancellata e rimase il consueto appuntamento autunnale. La manifestazione chiuderà definitivamente i battenti nel 2004, alla sua 71a
edizione.
6
tempi si impone un’ulteriore riconversione. E questo avviene a settant’anni suonati. Anche se
il tempo lascia segni del suo trascorrere sul fisico, lo spirito non sente età.
Inizia una nuova collaborazione con Franco Farina, letterato e germanista. Angio lo avvia e lo
guida nella trasposizione della sua produzione teatrale in forme multimediali. Dirige la
registrazione di alcune sue opere e le pubblica in videocassetta. Assieme mettono in scena
rappresentazioni in occasione di eventi organizzati da associazioni culturali; nel periodo
estivo in particolare, quando nei centri della riviera gardesana si moltiplicano iniziative di
intrattenimento turistico.
La produzione audiovisiva di questo filone comprende: Ho parlato con le Sirene, Le notti
chiare, Incantesimi d’amore, Endpunkt Triest, Sogno Andaluso, Mit Goethe auf
Sonnenwegen/Con Goethe sulle vie del sole.
Riemerge in questi lavori la sua passione per la letteratura e la poesia in particolare, che l’ha
sempre accompagnato dai tempi della scuola. La sua è una poesia di getto, non sempre
compiutamente lirica. Stati d’animo riportati d’impulso, prima che svaniscano come sogni al
risveglio. Le composizioni migliori le pubblica in proprio nelle raccolte: Ubiquamente due,
Dica trentatre, Sardine e sciampagna. (Onda Nautilus edizioni). Porta alle stampe anche il romanzo Uomo di tre vite.
12. L’ Associazione Onda – Museo Archivio Audiovisivo Gardesano.
Nel 1998 costituisce l’Associazione Onda, allo scopo di promuovere e diffondere la
conoscenza dei mezzi audiovisivi, a partire dagli esordi del cinema fino alle moderne tecniche
digitali. Ricompone filmati di diversa provenienza che spaziano dal dopoguerra alle soglie del duemila
nella collana Gardesani XX secolo e in Circuito del Garda story, per fare sopravvivere il
valore documentaristico di persone, luoghi ed eventi che in poco più di mezzo secolo sono già
diventati storia.
Intraprende una meticoloso restauro di alcuni classici film del cinema muto nella collana
“Topi di cineteca”: La rosa delle rotaie di Abel Gance (1922), Michele Strogoff di Victor
Tourjansky (1925), Casanova di Alexander Volkov (1927), Spie di Fritz Lang (1928), Il
Denaro di Marcel L’Herbier (1929). Ne affida l’accompagnamento musicale al salodiano
Tullio Ruffini, con esecuzioni pianistiche estemporanee in stile tapeur 16
.
Ripercorrendo la propria esperienza cinematografica, raccoglie e riordina i materiali più
disparati impiegati in sessant’anni di attività e li espone nei teatri di posa di Campoverde di
Salò, trasformati in Museo. La parte bibliografica e filmica viene rigorosamente catalogata in
un archivio.
Il Museo Archivio Audiovisivo Gardesano rimane oggi il suo lascito in eredità alle nuove
generazioni, non solo sotto forma di ricordi, ma con l’ambizione che la loro conoscenza possa
servire a prendere coscienza di un aspetto del tempo andato.
Nel 2005 l’Ateneo di Brescia assieme alla Fondazione Civiltà Bresciana gli conferiscono il
Premio Brescianità, in riconoscimento della sua attività.
Il suo ultimo lavoro Gardesana story – la strada nella roccia, ancora un volta testimonia il
suo intimo legame con la cultura del proprio territorio.
16 Tapeur era il suonatore di piano che al tempo del cinema muto accompagnava in diretta, con brani
improvvisati al momento, le gesta degli attori durante la proiezione del film.
7
Il Filmfestival del Garda nella sua prima edizione del 2007 gli dedica un’intera retrospettiva e
dopo la sua morte intitola a suo nome il premio della sezione Gardaciak.
Angio Zane si spegne a Salò il 27 gennaio 2010, a 84 anni.

 

 

Read Full Post »

Dal 9 giugno avrà luogo Biogarafiafilmfestival che si presenta, alla scadenza del suo decennale con contenuti e proposte sempre nuove. Nei giorni scorsi è stata convocata la conferenza stampa, nell’ampia sala del cinema Medica, a parte alcuni film, alcuni sono ancora in corso di presentazione a Cannes. Ne ha parlato Andrea Romeo, il curatore, dicendo che quest’anno Biografiafilmfestival è ispirato alla Danza, no, non è stato suggestionato dall’effetto di “La la land” dice Romeo, pluri premiato film all’Academy Awards, ma è un suo accostamento al tema della danza del ballo e dei ballerini (non scordiamoci che si chiama corpodi ballo ndr)  la divina Isadora  Duncan è in effetti l’icona della locandina

http://www.biografilm.it/2017/

Read Full Post »

Older Posts »