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Archive for the ‘Cinema’ Category

 

Federico Fellini e Le notti di Cabiria: una giornata di studi a 60 anni di distanza dalla prima; il 31 ottobre, nel 24° anniversario della morte del regista, la proiezione del film

 

Anche quest’anno la Cineteca del Comune di Rimini in collaborazione con l’Università di Bologna, Campus di Rimini e la cattedra di “Cinema e industria culturale” del prof. Roy Menarini organizza una giornata di studi dedicata a Federico Fellini e al suo cinema. Proseguendo nel solco tracciato nel 2016 con le celebrazioni del 40° anniversario del Casanova, verrà analizzato un altro capolavoro del regista riminese, “Le notti di Cabiria” che proprio nel 2017 “compie” 60 anni che, in collaborazione con la Cineteca nazionale, sarà proiettato nel 24° anniversario della morte di Fellini, il 31 ottobre nella Cineteca del Comune.

La Giornata di studio si terrà al Teatro degli Atti di via Cairoli e prenderà avvio alle 9,30 di giovedì 26 ottobre. Si articolerà in 6 interventi che prenderanno in rassegna differenti aspetti della pellicola, contestualizzandola storicamente all’interno di un decennio fondamentale per la filmografia felliniana e più in generale per la cinematografia italiana.

A Fabrizio Natalini, dell’Università Tor Vergata di Roma, il compito di aprire il convegno con un intervento sulla genesi della sceneggiatura del film che prende in esame il rapporto complesso tra Fellini Tullio Pinelli e Ennio Flaiano. Il testimone passerà poi nelle mani di Andrea Minuz della Sapienza di Roma che si concentrerà sulla ricezione critica del film all’interno di un contesto culturale, politico e sociale in veloce e continuo cambiamento. Il semiologo Paolo Fabbri direttore del CiSS (Centro internazionale di scienze semiotiche dell’Università di Urbino) analizzerà, invece, il contributo di Pier Paolo Pasolini alla sceneggiatura del film, approfondendo un rapporto che originò collaborazioni importanti e che proseguì nel progetto mai realizzato “Viaggio con Anita” e in alcune scene de “La dolce vita”, scritte da Pasolini e poi modificate prima e durante le riprese. Mariapia Comand dell’Università di Udine ci parlerà di Giulietta Masina allargando i confini della sua analisi al ruolo della donna nei film di Fellini degli anni 50 mentre Tomaso Subini dell’Università di Milano si concentrerà sulla costruzione dell’identità religiosa in Cabiria e più in generale nella filmografia del regista. Chiuderà la mattinata di studi Marco Bertozzi dell’Università Iuav di Venezia con una relazione sulla rappresentazione della città nel cinema di Fellini dal titolo “Cinema Fellini, scenari filmici, sentimenti urbani”. A introdurre e coordinare gli interventi dei relatori sarà Roy Menarini dell’Università di Bologna.

 

Le notti di Cabiria, uscito nel 1957, ottenne un successo enorme oltre che in Italia, in tutto Europa e negli Stati Uniti dove, il 26 marzo del 1958, al Pantages Theatre di Hollywood, vinse l’Oscar come miglior film straniero. Il prestigioso riconoscimento fu ritirato da Giulietta Masina dalle mani di Dana Wynter e Fred Astaire durante una memorabile premiazione. Il film, ancora oggi, stupisce per la sua armonia e delicatezza, nonostante il soggetto, per l’epoca, difficile e scabroso. Quello che maggiormente colpisce è il rispetto che il regista dimostra verso i suoi personaggi e in particolare verso Cabiria, figura privata di qualsiasi connotazione volgare, dotata di un orgoglio e di una dignità a tratti disarmante, che rimangono intatti nonostante le difficoltà che la vita, continuamente, le sottopone.

Il 31 ottobre, 24° anniversario della morte di Fellini, presso la Cineteca del Comune in via Gambalunga 27, alle ore 21,00 (ingresso libero), in collaborazione con la Cineteca nazionale sarà proiettato il film. In occasione dei due eventi saranno distribuite in omaggio alcune pubblicazioni dedicata al cinema di Federico Fellini.

 

Per informazioni:

Cineteca del Comune di Rimini

tel. 0541 704302 / 704496

cineteca@comune.rimini.it / www.facebook.com/cineteca.rimini / www.federicofellini.it

 

 

 

 

 

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Agostiniani: cinema sotto le stelle, via Cairoli 42 –

Mercoledì 9 agosto, ore 21.30, ingresso libero

A 30 anni dall’uscita nelle sale, gli Agostiniani rendono omaggio al film “Intervista” e al suo regista Federico Fellini con una serata speciale. Ospite d’eccezione Gianfranco Angelucci, sceneggiatore del film, regista, scrittore, giornalista nonché amico e collaboratore di Fellini per più di vent’anni.

Intervista è prima di tutto un film sul cinema, ma anche su un tempo che finisce e cambia. In “Intervista” Fellini racconta la favola del cinema, o meglio del suo cinema e lo fa, ancora una volta, mescolando ricordi, sogni appunti e riflessioni. A fare da cornice il tempio mitico di Cinecittà.

In quest’opera si possono scorgere toni crepuscolari ricchi di poesia, accenti malinconici e struggenti, teneri e amari. Fellini utilizza un linguaggio fatto di immagini, che predilige il dettaglio e la piccola notazione come tessere di un mosaico che compongono, una dopo l’altra, un tema più vasto. Una confessione sincera e spontanea su un mondo destinato a scomparire, creativo e artigianale, spesso effimero e confusionario che Fellini domina con la pacata fermezza del domatore. Un immenso circo incantato, minacciato da un futuro imbarbarito e volgare, assediato dalla massificazione televisiva come gli indiani che assediano gli attori del film brandendo minacciose antenne televisive. In questo film tutto converge a un sentimento unico, un sarcasmo affettuoso verso gli ultimi giorni del cinema. Intorno al Maestro troviamo i fedelissimi di una vita, a partire dal Marcello Mastroianni che vestito da Mandrake accompagna il Maestro a far visita a Anita Ekberg in una sequenza di grande impatto emotivo e forza poetica che rievoca a quasi trent’anni di distanza “La dolce vita”. Premiato a Cannes benché fuori concorso (la giuria presieduta da Yves Montand inventa per l’occasione il Premio per il quarantennale del Festival), trionfatore a Mosca, acclamato a Locarno e Montreal, Intervista è un documento storico illuminante che rivisto trent’anni dopo mantiene intatto il suo equilibrio espressivo, la sua vitalità e freschezza immaginativa. In occasione della proiezione del film saranno distribuite in omaggio alcune pubblicazioni dedicate al cinema di Federico Fellini.

L’Ufficio Stampa

 

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“Los Angeles è l’ennesima potenza del cosmopolitismo, qui c’è gente che si è trasferita letteralmente da tutto il mondo, e di conseguenza ci sono tante culture integrate e cibo che rappresenta tutti i continenti. É una città che delude la maggior parte di turisti Italiani, perché si aspettano cose specifiche e maestose da vedere e da visitare. Ma in realtà la bellezza di Los Angeles sta nel viverla giorno per giorno più come uno stile di vita, che come la classica vacanza con l’itinerario di visita a monumenti e piazze. É una città particolare, un’ immensa metropoli che ti offre tutto, dal divertimento, allo shopping, alla cultura in varie declinazione, a musei incredibili, e a tutto ciò che fa parte dell’universo cinema. E’ una città pervasa di senso logico: un reticolo di strade che si intrecciano perfettamente perpendicolari e numerate in ordine, ma che ti offre anche emozioni forti, grazie alla bellezza della natura: dall’ Oceano, alle cime innevate, dai tramonti mozzafiato a canyon, deserto e a scorci incredibili”. Chi parla con tanto entusiasmo di Los Angeles è l’attrice bolognese Paola Piccioli, che si è trasferita nella città californiana temporaneamente per lavoro. Non è la sua prima volta a L.A. dove è già stata più volte, e nella quale le piace assaggiare cibi particolari, fare hiking sulle montagne sopra la città, frequentatissime da tutti, correre sulla spiaggia dove è normale fare attività fisica, frequentare cinema e teatri dalle molteplici e raffinate proposte. E dove ha amici italiani, europei e americani che lavorano nel mondo del cinema.

“Qui, in ogni aspetto e ruolo cinematografico, che sia tecnico, attoriale, o creativo, dal più semplice al più importante, c’è molto rigore, grande senso dell’organizzazione e della disciplina. Il talento è ovviamente importante, ma l’impegno continuo e costante è imprescindibile” racconta ancora Paola. “Tutto quello che vivo e percepisco, affina e migliora il mio modo di recitare ed essere una creativa nel mondo del cinema, e ovviamente questo si ripercuote positivamente anche nel lavoro della casa di produzione, la First Child, che ho aperto un anno fa con il regista Salvatore Sclafani.

Quali sono i lavori in corso della casa di produzione bolognese?

“Attualmente abbiamo un cortometraggio sperimentale in distribuzione, che sta anche partecipando a parecchi festival internazionali. Si chiama ’Due giorni’ e sono una delle protagoniste” Si tratta di un progetto nato dalla collaborazione di più persone, continua Paola, che fa sperimentazione con lo storytelling e fotografa poche ore della vita di una coppia, cogliendone le problematiche e le sfide. In autunno First Child inizierà la lavorazione di un corto dal titolo “Idda“ che affronta il tema della scelta nella vita di coppia e dell’interrogazione sull’orientamento sessuale. La sceneggiatura a quattro mani , ancora in revisione, è di Piccioli e Sclafani, la fotografia sarà del pluripremiato Daniele Ciprì.

“Io e Giuseppina Maiomone ne saremo le protagoniste principali, e verrà girato nel sud Italia. Ma il nostro progetto più corposo, è un documentario che si intitola “Before act” che affronta la prevenzione all’abuso sessuale di minori, da un punto di vista innovativo. Sarà girato fra l’Europa e il Nord America, una parte è già stata realizzata, ma c’è ancora molta ricerca da fare, mentre continuiamo a mettere in discussione la chiave di lettura che inizialmente avevamo individuato, perché vogliamo che il documentario sia estremamente efficace”. A supporto dell’importanza di questo complesso lavoro, alcuni fra i maggiori esperti mondiali sul tema, hanno accettato di parlare con Piccioli e Sclafani ed hanno molto apprezzato ed appoggiato il progetto. Sono personaggi come Elizabeth Latourneau del Moor Center for the Prevention of Child sexual Abuse o il Dottor Seto direttore della Forensic Rehabilitation Research at the Royal Ottawa Health Care Group ”.

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Con il nuovo film di Bellocchio si apre l’edizione 2017 di “Agostiniani estate: cinema sotto le stelle”

Dopo l’anteprima riminese di Cinema Grattacielo di Marco Bertozzi, che domenica sera ha riempito di pubblico ed emozioni la corte di via Cairoli 42, da martedì 4 luglio, prende avvio l’attesa carrellata en plein air della stagione cinematografica appena conclusa. Fino a domenica 20 agosto, sul grande schermo degli Agostiniani, torneranno a vivere le storie di alcuni dei film più belli visti quest’anno.

Nei primi giorni di programmazione scorreranno le immagini di Fai bei sogni di Marco Bellocchio (martedì 4 luglio), di La La Land di Damien Chazelle (giovedì 6 luglio), di Paterson di Jim Jarmusch (martedì 11 luglio) e di Moglie e marito di Simone Godano (giovedì 13 luglio): la trasposizione d’autore di uno dei romanzi italiani di maggior successo degli ultimi anni; il film che ha riportato al cinema l’eleganza, i colori e le atmosfere del più classico dei generi hollywoodiani, il musical; l’omaggio alla poesia e alla sua bellezza di uno degli ultimi registi indipendenti americani; la commedia di un esordiente che si misura con intelligenza e originalità con lo stereotipo cinematografico dello scambio di identità.

Nulla accomuna questi primi quattro film, se non un’idea di cinema senza pregiudizi, che comprende e cerca gusti diversi e su cui è da sempre costruita la proposta di “Cinema sotto stelle”, uno degli appuntamenti estivi più attesi e amati dal pubblico riminese. Un cartellone fatto solo di film, senza effetti speciali, senza contaminazioni, per rivivere ogni sera la magia dello spettacolo cinematografico: ritrovarsi in tanti davanti a uno schermo e condividere sogni ed emozioni. 

E al più grande mago del cinema, Federico Fellini, è dedicata la serata di mercoledì 9 agosto. A trent’anni dall’uscita in sala di Intervista, Gianfranco Angelucci, sceneggiatore del film assieme al regista riminese, ricorderà questo divertente e struggente omaggio a Cinecittà e alla sua capacità di fabbricare illusioni. Il film doveva essere il primo di una trilogia di special televisivi, ma prese poi la forma di un lungometraggio per le sale, mentre gli altri due rimasero allo stato di progetto: uno doveva essere sull’opera lirica, l’altro sul Fulgor, il mitico cinema cittadino immortalato in Amarcord, che, a breve e dopo una completa ristrutturazione, rialzerà di nuovo il sipario.

La rassegna è organizzata dalla Cineteca del Comune di Rimini e il programma può consultata all’indirizzo: http://www.bibliotecagambalunga.it/cineteca/programma

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Per una serie di coincidenze il giovane John Maloof , nativo digitale, viene in possesso di scatoloni appartenenti ad una fotografa, Vivian Maier (1926-2009) ma non si tratta solo di materiale fotografico, rullini, girato o negativi , viene ad avere una sterminata collezione di tutto, ricevute, appunti , scontrini, stivati in cartoni che a loro volta contengono altre collezioni, secondo il principio delle scatole cinesi . Aiutandosi con lo scanner John Maloof comincia a digitalizzare una ricca parte della raccolta, la stampa con il procedimento in camera oscura e ottiene le stampe di Vivian Maier che facendo il lavoro di bambinaia spesso non aveva spazio per disporre di un luogo per stampare. Così inizia la storia di Maloof che parla degli scatti di Maier citando con fondamento Hellen  Lewitt, Robert Frank , Diane Arbus , che in sostanza sono presenti nelle foto di Vivian ,morta sola e dimenticata in un ospizio . Così John Maloof inizia il suo percorso di svelamento della personalità della Maier incontrando le persone accudite da lei per lavoro , scrive e realizza un video per Feltrinelli visibile nella mostra di Este. La macchina fotografica una Rollei 6×6 è stata la vera compagna della vita di Vivian Maier , sola e senza famiglia, portata sempre al collo per catturare ogni cosa. Le mostre di Vivian ora sono dovunque, un successo internazionale e ci fanno pensare a lei , una delle prime fotografe di strada , che inizia nel 1951, pioniera di uno stile che oggi ammiriamo. È davvero un prodigio la digitalizzazione e la rete una grande scoperta senza la quale non sarebbe possibile vedere oggi questa ricerca. Il responsabile è proprio John Maloof che, quando ha potuto disporre del materiale ha iniziato a proporre la visione ai suoi followers, sul web, riscuotendone successo e ciò lo ha stimolato ad andare avanti . Naturalmente, per stampare 50 mila rullini, ha chiesto un aiuto alle varie fondazioni e ha trovato degli alleati nel suo progetto, critici d’arte che lo hanno orientato e consigliato su quello che ora è il suo patrimonio. Ancora non è stato tutto stampato ma le mostre aiutano Maloof a non fermarsi. C’è un video che si intitola “Alla ricerca di Vivian Maier”  cui il giovane e volenteroso mecenate ha scritto la sceneggiatura che ha vinto il premio Toronto ai film biografici, nel 2016. E la ricerca e le attribuzioni delle foto sono ancora aperte.

 Vivian Maier (Finding Vivian Maier) è un film del 2013 diretto da John Maloof e Charlie Siskel. È un documentario sulla fotografa Vivian Maier. Le opere della Maier erano quasi completamente sconosciute durante la sua vita, e il film documenta come Maloof scoprì i suoi lavori e la sua vita come bambinaia a Chicago attraverso interviste a persone che la conobbero. Il film è stato presentato in anteprima il 9 settembre 2013 al Toronto International Film Festival. In seguito è stato proiettato a numerosi festival, ed è stato distribuito negli Stati Uniti il 28 marzo 2014 dalla Sundance Selects. In Italia è stato distribuito il 17 aprile dalla Giangiacomo Feltrinelli Editore. Il film ha vinto diversi premi, e ha ricevuto una nomination per l’Oscar al miglior documentario ai premi Oscar 2015. Alcuni frames del suo video .

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Domenica 2 luglio, sarà l’anteprima riminese del nuovo film di Marco Bertozzi, CINEMA GRATTACIELO, menzione speciale al recente Biografilm Festival di Bologna, a inaugurare l’edizione 2017 di “Agostiniani: cinema sotto le stelle”, l’appuntamento cinematografico dell’estate riminese. Fino a domenica 20 agosto, il grande schermo allestito nella corte dell’ex convento di via Cairoli 42 tornerà a illuminarsi con le storie più originali, commoventi e divertenti della stagione appena conclusa.

Il programma

Una selezione di seconde visioni, che cerca di miscelare qualità e intrattenimento, riflessione e leggerezza.

Molte le commedie, soprattutto di produzione nazionale: da Moglie e marito di Simone Godano a Beata ignoranza di Massimiliano Bruno, da Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni a Smetto quando voglio – Masterclass di Sydney Sibilia e a Lasciati andare di Francesco Amato.

Non mancano i film d’autore: Fai bei sogni di Marco Bellocchio, tratto dal bestseller di Massimo Gramellini, La tenerezza di Gianni Amelio, Sully di Clint Eastwood, Paterson di Jim Jarmusch, L’altro volto della speranza di Aki Kaurismaki.

Ci sono poi le scommesse, film meno conosciuti e non adeguatamente premiati al botteghino, che meritano la platea di un’arena e una seconda possibilità: Libere, disobbedienti, innamorate di Maysaloun Hamoud, Quello che so di lei di Martin Provost e Sing Streetdi John Carney.

Il ricordo di ogni stagione cinematografica è spesso legato a una manciata di titoli, quelli che ci hanno più sorpreso e di cui, già sui titoli di coda, abbiamo nostalgia. Per noi, quest’anno, i colpi di fulmine sono stati: La La Land di Damien Chazelle, La tartaruga rossadi Michael Dudok De Wit e Captain Fantastic di Matt Ross.

Infine, a chiudere la rassegna, il film giudicato dall’Academy il migliore dell’anno: Moonlight di Barry Jenkins.

L’anniversario

Trent’anni fa usciva INTERVISTA di Federico Fellini, premio speciale al festival di Cannes e gran premio al festival di Mosca. Sotto le mentite spoglie di diario di lavorazione di un film immaginario tratto da America di Kafka, Intervista rende omaggio a Cinecittà e alla sua capacità artigianale di fabbricare sogni e illusioni.  Introdurrà la proiezione, in calendario mercoledì 9 agosto, Gianfranco Angelucci, che ha collaborato  alla sceneggiatura del film.

http://www.bibliotecagambalunga.it/binary/rimini_biblioteca/rassegnecineteca/pieghevole_2017_definitivo.1497681530.pdf

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Di fronte all’Accademia delle Belle Arti di Bologna é stata dedicata una piccola piazza a Roberto Raviola Magnus (1939-1996) di cui è stato un allievo. E’ nata così l’idea di proiettare il film che ha partecipato a Biografiafilmfestival lo scorso anno , un biopic su Magnus di Paolo Fiore Angelini. Il film parla di quanto Magnus ci fosse nei suoi personaggi, Alan Ford, Lo Sconosciuto e di come i suoi fumetti facevano parte di lui. La moglie nel film riferisce che sentiva delle voci provenire dal suo studio, anche se Magnus era solo in studio, che altri non erano che la drammatizzazione delle sue vignette . Anche Satanik é una sua creatura e compagna precedente . Il film parla di come irrompesse l’arte nella vita . Tex e i suoi paesaggi traggono ispirazione da Castel del Rio dove si era ritirato Magnus fino all’ultimo dei suoi giorni a disegnare .

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