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Archive for the ‘Federico Fellini’ Category

Agostiniani: cinema sotto le stelle, via Cairoli 42 –

Mercoledì 9 agosto, ore 21.30, ingresso libero

A 30 anni dall’uscita nelle sale, gli Agostiniani rendono omaggio al film “Intervista” e al suo regista Federico Fellini con una serata speciale. Ospite d’eccezione Gianfranco Angelucci, sceneggiatore del film, regista, scrittore, giornalista nonché amico e collaboratore di Fellini per più di vent’anni.

Intervista è prima di tutto un film sul cinema, ma anche su un tempo che finisce e cambia. In “Intervista” Fellini racconta la favola del cinema, o meglio del suo cinema e lo fa, ancora una volta, mescolando ricordi, sogni appunti e riflessioni. A fare da cornice il tempio mitico di Cinecittà.

In quest’opera si possono scorgere toni crepuscolari ricchi di poesia, accenti malinconici e struggenti, teneri e amari. Fellini utilizza un linguaggio fatto di immagini, che predilige il dettaglio e la piccola notazione come tessere di un mosaico che compongono, una dopo l’altra, un tema più vasto. Una confessione sincera e spontanea su un mondo destinato a scomparire, creativo e artigianale, spesso effimero e confusionario che Fellini domina con la pacata fermezza del domatore. Un immenso circo incantato, minacciato da un futuro imbarbarito e volgare, assediato dalla massificazione televisiva come gli indiani che assediano gli attori del film brandendo minacciose antenne televisive. In questo film tutto converge a un sentimento unico, un sarcasmo affettuoso verso gli ultimi giorni del cinema. Intorno al Maestro troviamo i fedelissimi di una vita, a partire dal Marcello Mastroianni che vestito da Mandrake accompagna il Maestro a far visita a Anita Ekberg in una sequenza di grande impatto emotivo e forza poetica che rievoca a quasi trent’anni di distanza “La dolce vita”. Premiato a Cannes benché fuori concorso (la giuria presieduta da Yves Montand inventa per l’occasione il Premio per il quarantennale del Festival), trionfatore a Mosca, acclamato a Locarno e Montreal, Intervista è un documento storico illuminante che rivisto trent’anni dopo mantiene intatto il suo equilibrio espressivo, la sua vitalità e freschezza immaginativa. In occasione della proiezione del film saranno distribuite in omaggio alcune pubblicazioni dedicate al cinema di Federico Fellini.

L’Ufficio Stampa

 

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E’ sicuramente nota l’attrazione che Federico Fellini aveva per il mondo circense. Fin da piccolo lo attraeva tutto quello che lo poteva portare fuori dalla realtà, in mondi fantastici, popolati da personaggi straordinari e fuori dall’ordinario. Una passione radicale, oseremmo dire un’ossessione; una lente con la quale guardare il mondo. La sua visione della realtà era profondamente intrisa di amore per il circo e per i clown in particolare, e proprio per questo gli venne congeniale rappresentare nei suoi film persone appartenenti a questo mondo. Fellini costruì i suoi personaggi in base alla dialettica tra il clown Bianco e il clown Augusto: il primo costituisce la figura dominante, colui che ordina e impone le sue regole; il secondo, invece, è colui che si ribella alle regole e allo stile di vita del clown bianco (in generale con i caratteri del ʻclochardʼ). il mondo circense esplorato da fellini2Fellini, oltre a costruire identità clownesche nelle sue opere, si circondò nella sua vita di personaggi dalle chiare caratteristiche circensi, molto spesso spiccatamente involontarie. Due su tutti, Nino Rota e Giulietta Masina. Rota è il co

Rota è il compositore delle maggior parte delle colonne sonore dei film felliniani, ed è definito proprio un “clown inconsapevole, ignaro di tutto ciò che lo circonda”. L’altra è la moglie di Fellini, Giulietta Masina, il suo “clown asessuato”. La Masina è stata la perfetta interprete dei personaggi più circensi dell’intera filmografia felliniana: Gelsomina in La strada e Cabiria ne Le notti di Cabiria.

Per il regista riminese, infatti, la moglie Giulietta “ha gli stupori, gli sgomenti, le improvvise esplosioni di allegria ma anche gli altrettanto improvvisi rattristamenti di un clown”.  In generale, si può facilmente affermare che le atmosfere del circo influenzano tutta la filmografia di Fellini, dall’esordio Luci del varietà (1950), scritto a quattro mani con Alberto Lattuada, a La voce della Luna (1990). La sua filmografia rappresenta un’evoluzione  stilistica della “maniera felliniana” e il mondo del circo è uno dei suoi aspetti principali che il regista utilizza per la caratterizzazione del proprio mondo immaginario.

Tratto da :

http://www.recencinema.it/parliamo-di/84-cinema-e-cultura/4701-il-mondo-circense-esplorato-da-fellini

https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Fellini

 

 

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Rimini ricorda Marcello Mastroianni in alcune immagini della sua carriera che inevitabilmente lo collegano a Federico  Fellini che lo interpretava come alter ego. 8 e mezzo e la Dolce Vita ci portano in un altro universo di cinema vissuto fino a quel momento di neorealismo , la Roma descritta da Fellini non esisteva,  se l’è inventata lui,  descrizione di un modo di sentire macerato , alla Tenessee Williams, nella insostenibilità del capitalismo . In mostra anche i libri dei sogni, anche se realmente   non si capisce ciò che passa in testa al Maestro, un flusso di domande, risposte, osservazioni, appunti, schizzi.  Oltretutto per acuire la sua fantasia Fellini usava l’Lsd seguito da un medico .

La mostra ha fatto parte di una serie di eventi per festeggiare il Capodanno e che ha aperto i Musei cittadini per permettere la visione di mostre ed eventi ad esse collegate. L’ingresso gratuito.

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riccardo anita

Il Libro dei sogni di Federico Fellini: il Comune di Rimini recupera uno dei fogli mancanti

 

Nell’ambito delle iniziative dedicate al quarantennale dell’uscita in sala de Il Casanova di Federico Fellini e in prossimità del 23° anniversario della scomparsa del regista, assume un significato particolare l’acquisizione effettuata dal Comune di Rimini nei giorni scorsi: un foglio manoscritto datato 29.10.1961 appartenente al Libro dei sogni di Federico Fellini.

“Lo studio, il patrimonio documentale, rappresentano l’altra parte dell’attività che il Comune di Rimini ha in atto per quanto riguarda il grande progetto della ‘restituzione’ a Rimini di Federico Fellini – ha commentato l’assessore alle Arti Massimo Pulini -. Se l’ormai prossimo alla conclusione restauro del Cinema Fulgor e il più ampio programma di valorizzazione museale del’opera del Maestro rappresentano gli interventi più visibili, viene portato avanti un lavoro di ricerca dei materiali altrettanto prezioso in prospettiva. Questa nuova acquisizione ha un valore particolare perché va a colmare un tassello mancante del ‘diario onirico’ di Fellini, contribuendo a farcelo conoscere ancora di più e, allo stesso modo, a completare e promuovere un’opera che è un unicum mondiale.”

 

Il libro dei sogni

Il Libro dei sogni è il diario dove Fellini, su consiglio dello psicoanalista Ernst Bernhard, ha trascritto, a partire dagli anni Sessanta, i frutti della sua fertilissima attività onirica ed è, a tutti gli effetti, un’opera imprescindibile, e ancora tutta da studiare, per poterne comprendere la poetica.

Un lavoro che, prendendo spunto dai suggerimenti e dagli strumenti della psicoanalisi junghiana, affronta e rielabora, attraverso l’utilizzo di linguaggi artistici differenti i sogni, le visioni, le paure del regista riminese. Una testimonianza straordinaria di creatività che racchiude in sé le caratteristiche del diario, dello storyboard e che affonda le radici nelle esperienze come vignettista e umorista al “Marc’Aurelio”, anticipando di qualche decennio il linguaggio delle graphic novels. Le immagini e le parole che, con assoluta libertà, crescono pagina dopo pagina, vanno a formare un’opera complessa e articolata che affianca il cinema del regista, integrandolo e arricchendolo con la mediazione del sogno.

 

I fogli mancanti

Il Libro dei sogni, acquistato dalla Fondazione Fellini nel 2006, devoluto al Comune nel 2015 e attualmente esposto al Museo della Città, consta di due volumi contenenti oltre 400 fogli, a cui ne vanno aggiunti sei regalati dallo stesso Fellini agli amici più cari, tra cui Rinaldo Geleng e Vincenzo Mollica. Due di queste pagine strappate (note come “L’esame scritto” e “Il padre impazzito”) sono state recuperate dalla Fondazione Fellini, che le ha acquistate da Giuliano Geleng, figlio di Rinaldo, per un valore di 10.000,00 euro l’una; una terza pagina (“Lo stanzino segreto e il leone”) è stata di recente venduta all’asta per 13.500,00 euro; due sono in possesso di Vincenzo Mollica (“Il segno del Tao” e “Il pittore delle belve”), mentre la sesta è, per l’appunto, quella acquistata dal Comune di Rimini nei giorni scorsi.

 

Il foglio recuperato

Il foglio recuperato è datato “29.10.1961”: sul fronte è raffigurata una gigantesca Anita Ekberg, come poi apparirà nella sequenza dell’incubo de Le tentazioni del dottor Antonio, l’episodio di Fellini nel film collettivo Boccaccio ’70 ed opera fondamentale nella filmografia del regista: diretto tra La dolce vita e 8½, è il primo film a colori di Fellini e segna l’irruzione della psicoanalisi nel suo cinema. Nel retro del foglio è trascritto uno dei pochi sogni in cui compare il fratello Riccardo rappresentato durante un esercizio ginnico agli anelli con, di spalle, sulla destra il dott. Bernhard e, in basso sulla sinistra, un piccolo Federico.

 

Il costo

Il manoscritto è stato venduto al Comune di Rimini da Antonello Geleng, fratello di Giuliano e lui stesso scenografo e assistente di Fellini in Roma, in Amarcord, ne Il Casanova e nelle pubblicità per la Banca di Roma, per 8.500,00 euro, una spesa quasi interamente coperta dai proventi derivanti dalla riscossione relativa agli anni 2014 e 2015 dei diritti di pubblicazione proprio del Libro dei sogniceduti nel 2007 dalla Fondazione Fellini, diretta allora da Vittorio Boarini, alla casa editrice Rizzoli per il mercato italiano e internazionale.

 

La presentazione

Il foglio sarà presentato al pubblico lunedì 31 ottobre, giorno del 23° anniversario della scomparsa di Federico Fellini in occasione dell’incontro, alle ore 17.30, nelle sale antiche della Biblioteca Gambalunga, con Gianfranco Angelucci e Leda Lojodice.

 

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Il Casanova di Federico Fellini 40 anni dopo 

Foto, oggetti e costumi dal set de Il Casanova di Federico Fellini

 

Il Casanova è uno dei capolavori più visionari di Federico Fellini, il film considerato dallo stesso regista il suo più bello, più lucido, più rigoroso, più stilisticamente compiuto, eppure è stato anche il film che ha avuto l’impatto più difficile con il pubblico.

A quarant’anni dalla sua uscita in sala, il Comune di Rimini lo celebra con una serie di iniziative, tra cui una mostra, realizzata con la collaborazione di Elisa Tosi Brandi, dal titolo Foto, oggetti e costumi dal set de Il Casanova di Federico Fellini, che sarà inaugurata venerdì 21 ottobre alle ore 18 nella Manica Lunga del Museo della Città di Rimini.

La mostra raccoglie e ordina il materiale relativo al film e alla sua lavorazione posseduto dal Comune di Rimini: le foto scattate sul set da Pierluigi Praturlon, che documentano il rapporto di Fellini con i suoi più stretti collaboratori; gli abiti creati da Danilo Donati, che valsero al costumista e scenografo il suo secondo Oscar; i disegni, con cui il regista fissava intuizioni e forniva indicazioni; alcuni arredi di scena, come l’uccello meccanico e l’imponente specchio utilizzato nella famosa sequenza di Madame D’Urfé; e ancora le prime stesure dattiloscritte della sceneggiatura tra cui spicca un’interessante edizione in inglese corredata da annotazioni.

A testimonianza del fondamentale contributo di Nino Rota al film, il visitatore potrà vedere i quaderni annotati con le partiture musicali dei principali temi della colonna sonora. Dalle Teche Rai, invece, provengono le voci dei protagonisti riunite in un montaggio di filmati estratti dai documentari Fellini nel cestino e I protagonisti di Fellini di Gianfranco Angelucci e dallo specialFellini: Casanova voleva una bambola di Lello Bersani e Vanni Ronsisvalle, che raccoglie, tra le altre cose, le opinioni e le impressioni a caldo di giornalisti e critici all’uscita della prima del film.

A completare il materiale d’archivio saranno esposte le principali pubblicazioni dedicate a quest’opera così complessa e affascinante e, per la prima volta e per  gentile concessione di Antonello Geleng, le riproduzioni degli studi dei costumi, dei volti e delle acconciature realizzate dallo stesso Geleng su indicazione di Danilo Donati.

L’inaugurazione della mostra sarà preceduta alle ore 17, nella sala degli Arazzi del Museo della Città, dalla presentazione del libro Casanova per giovani italiani di Lia Celi e Andrea Santangelo. Saranno presenti i due autori.

La mostra, a ingresso libero, sarà aperta da martedì a sabato, ore 9.30-13.00 / 16.00-19.00; domenica e festivi, ore 10.00-19.00; lunedì chiuso

(Comunicato del Comune di Rimini, Ufficio Stampa)

Info: 0541.704496 – 704302

cineteca@comune.rimini.it

http://www.federicofellini.it

http://www.bibliotecagambalunga.it/cineteca/programmazione/

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Alcune osservazioni a margine del Casanova di Roberta Ricci

Per quanto se ne sa e a diversi anni dal decesso del grande Maestro riminese, Donald Shuterland fece capire espressamente che al termine delle riprese del Casanova fosse finita anche la sua pazienza scossa da un personaggio che era molto faticoso , un amatore intellettuale, affatto frivolo, che amava con un’attitudine universale e che Fellini aveva estremizzato e stilizzato, come al solito, amando il personaggio e burlandolo. La morale d’epoca censurò una parte del finale in cui il Casanova si appartava  con un uomo, ma si sa, quello proprio non sarebbe andato giù, passi per i raid amorosi con le donne, ma con gli uomini…tutto sincronizzato da un metronomo che fa concentrare sulle virtù amatorie il personaggio, e che scolpisce i ritmi del tempo a cavallo fra il ‘600 che conclude un’epoca e il ‘700 che intravvede l’epoca dei Lumi.

Tuttavia il Casanova per me è uno dei film migliori di Fellini per la sterminata cultura messa in campo , avere fatto concettualmente convivere le due culture d’occupazione del periodo, quella francese e quella spagnola, i moralismi di un popolo con i rigori  e la nuova morale della cultura francese, si ricordi il meraviglioso travestimento del duca di Parma da vorace farfalla  di efebi sotto gli occhi scandalizzatissimi della nobiltà spagnola. Di una rara poesia l’incontro di Casanova con una gigantessa accudita da nani, un quadro di Velasquez che dichiara  forse l’impossibilità di uscire da quell’androne che ci ha generati , la forza ma anche la femminilità. Il volere riportare in vita con l’inseminazione un’anziana nobile, profezia che oggi è una realtà. Oppure, nel grand Tour del Casanova l’incontro con le culture d’Oltralpe, la scienza, le due maghe/scienziate , l’atteggiamento estatico e fattivo  dell’uomo che va incontro al progresso, con le sue luci e sopratutto con le sue meravigliose ombre. (Roberta Ricci)

 

 

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