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Archive for the ‘Filosofia e filosof*’ Category

Tre giorni di eventi , appuntamenti, incontri la Repubblica delle Idee, che ha scelto Bologna come luogo di incontri, sul tema : “Orientarsi nel disordine del mondo” e, contemporaneamente, l’evento internazionale sulla cultura dell’Ospitalità Mens-a curato da Beatrice Buscaroli che  ha visto come conferenziere  al Centro San Domenico, Sala Bolognini Agnes Heller  parlare de : “la nostra umana imperfezione” con Wlodek GoldKorn.

Beatrice Buscaroli nella foto

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Ha avuto luogo, nei giorni scorsi, una conferenza del prof. Ivano Dionigi (già Rettore dell’Università di Bologna per due mandati ) al Centro San Domenico, dal titolo  “la parola e la politica”. La conferenza è imperdibile, per chi volesse ascoltarla :

http://www.lepida.tv/video/sconosciuto-0

http://www.lepida.tv/i-marted%C3%AC-di-san-domenico-0

La parola, il logos, come afferma Aristotele, è la marca distintiva dell’uomo che lo differenzia dagli animali che ne sono privi (a-loga). Pertanto non solo alcuni studiosi, ma tutti dobbiamo essere “filo-logi”, vale a dire “amici e curatori della parola”. Essa, ci insegna Cicerone, può costruire o distruggere la Respublica, a seconda che sia praticata dai demagoghi o dai saggi, perché può edificare o distruggere le città, cancellare o redigere costituzioni, far scoppiare o far cessare le guerre. Essa ha un duplice taglio, un duplice segno: positivo o negativo, a seconda che sia sim-bolica, nel segno dell’unità, o dia-bolica, nel segno della divisione. Fondamentale che il logos coinvolga e attraversi l’altro facendosi dia-logos, dialogo appunto. Una domanda si impone: che ne è oggi della parola? Come mai nell’era del web planetario e del maximum di mezzi di comunicazione, minima è la comprensione? Costruttori di una quotidiana Babele linguistica, viviamo nel bisogno e nell’attesa di una pentecoste laica che ci consenta di leggere il mondo e di capirci ognuno nella propria lingua. (citazione dalla pagina dell’evento su Lepida. Abstract) 

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il prof. Ivano Dionigi con Isabella Seragnoli

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alle ore 16, presso il Museo Ebraico di Bologna in Via Valdonica ,1/5

La seduzione del male, una riflessione sul male politico , una lezione di Loretta Nucci, insegnante di filosofia e storia.

Theodor W. Adorno paragonò il trauma di Auschwitz per l’umanità al terremoto di Lisbona del 1755 per Voltaire e gli Illuministi , anche se in realtàla portata dell’interrogativoprodotto dallo sterminio  era molto più ampia di quella che aveva potuto coinvolgere credenti e deisti come i philosophes, perchè andava oltre i termini della fede e investiva l’umanità nel suo complesso…

Una filosofa Hannah Arendt e il suo pensiero

 

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BIBLIOTERAPIA. Come curarsi (o ammalarsi) coi libri 2016

DESIDERIO

Sabato 26 novembre, Sala del Giudizio,  Museo della Città, ore 17.00

Giacomo Marramao “Potere e desiderio”

ingresso libero e gratuito

Biblioterapia 2016 riprende il suo percorso sabato 26 novembre con Giacomo Marramao, tra i filosofi italiani più conosciuti all’estero, con la conversazione “Potere e desiderio” (Sala del Giudizio, Museo della Città, ore 17.00).

Marramao, docente di Filosofia teoretica e Filosofia politica all’Università di Roma Tre, mostrerà lo stretto legame che coniuga l’inesauribilità del desiderio umano e il potere, i cui scenari nel mondo globalizzato sono profondamente mutati. “La nostra epoca”, scrive Marramao, “che esibisce a se stessa il proprio tempo come un succedersi precipitoso di molteplici disparate festività, è in realtà ‘un’epoca senza festa’ […] segnata dal fenomeno della doppia contrazione di memoria e aspettativa”. Il desiderio è scarnificato dalla dimensione dell’attesa, dalla progettazione di “spazi altri”, colonizzato com’è da messaggi subliminali che lo trasformano in pulsioni al godimento: in una spinta al soddisfacimento del piacere che non ha mai fine, e che è pertanto destinata a riprodursi in una ripetizione seriale della medesima scena. Per afferrare il senso delle trasformazioni del potere occorre però andare alle radici: all’archè o al principio che l’ha originato come fattore transculturale e trans-storico comune a tutte le società umane. Il potere non può essere soppresso: ogni tentativo di ‘superarlo’ – sopprimendo questa o quella forma del suo esercizio – non ha finora fatto che potenziarlo. Il potere deve essere, invece, sradicato, sovvertito nella sua logica costitutiva: la logica dell’identità, innervata nell’illimitatezza del desiderio e nella doppia scena paranoica della paura e della morte dell’altro. Ineludibili allora si rivelano le parole della letteratura, che Giacomo Marramao interroga per svelare il volto metamorfico del potere, staccandosi dal rumore dell’attualità e riprendendo il filo interrotto di pagine solitarie ed estreme, come quelle di Elias Canetti (attraverso un confronto costante con l’opera di Kafka) e di Herta Müller (lungo l’asse che collega la figura del Lager alle esperienze di sorveglianza, isolamento e derelizione esistenziale presenti nelle stesse democrazie).

Giacomo Marramao è professore di Filosofia teoretica presso l’Università di Roma Tre e Direttore della Fondazione Basso di Roma. Nelle sue ricerche si è occupato di teoria critica della società e di teorie della democrazia, inscrivendo i propri studi nell’orizzonte di un’analisi critica della modernità e della ricostruzione dei presupposti del razionalismo occidentale. Tra le sue opere: Kairos. Apologie del tempo debito(Laterza, 1992); Cielo e terra. Genealogia della secolarizzazione (Laterza, 1994); Dopo il Leviatano (Bollati Boringhieri, 2000); Passaggio a Occidente (Bollati Boringhieri, 2003); Minima temporalia (Luca Sossella ed., 2005); Potere e secolarizzazione (Bollati Boringhieri, 2005); La passione del presente. Breve lessico della modernità-mondo (Bollati Boringhieri, 2008); Contro il potere. Filosofia e scrittura (Bompiani, 2011); Genealogie dell’Occidente (con F. Cardini et al., Bollati Boringhieri, 2015).

La rassegna è stata riconosciuta quale attività di formazione per insegnanti per l’anno scolastico 2016/2017

Info: Biblioteca Gambalunga – tel. 0541 704486 – fax 0541704480

Programma dettagliato
http://www.bibliotecagambalunga.it/primo_piano/pagina376.html

con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna

 

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Utopia e progetto : incontriamo Frei Betto in dialogo con Giancarla Codrignani e Silvia Scatena . Bologna festa dell’unità Casadeipensieri 2016. Sala Metropolitana .

 

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Presso la Biblioteca Comunale di Misano Adriatico hanno avuto luogo vari incontri sull’Europa

in particolare un incontro con Massimo Cacciari. Dopo Brexit, quale destino per l’Europa?

Vito Mancuso : Dio e il suo destino

Antonio Pascale : Che si dice sull’amore ovvero il destino dell’amore

Per i video grazie alla cortesia della Biblioteca di Misano

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Appunti alla conferenza del prof. Ivano Dionigi già Rettore dell’università degli Studi di Bologna tenuta presso il Centro San Domenico

http://lepidatvtest.lepida.it/video/i-marted%C3%AC-di-san-domenico-seneca-e-agostino-felicit%C3%A0-dei-pagani-felicit%C3%A0-dei-cristiani

La felicità è la questione più antica del mondo. La domanda più antica del mondo , qual’è la vita migliore? Fra Aristotele e vari filosofi si sono confrontate 288 dottrine, chi pensava che la felicità risiedesse nella carriera, chi nei primati , chi nel piacere… Pitagora dice che siamo partiti da questa per arrivare ad un’altra vita, poi ci sono  i filosofi sono amanti della sapienza. Pitagora sostiene che la migliore sia quella contemplativa…Aristotele poneva questa domanda e noi dopo duemilaecinquecento  anni continuiamo a farcela , la felicità deriva dal latino felix che voleva dire uno che ha successo, che è prospero, oppure fecondo,fertile.  Nel 4 libro dell’Eneide la sorella Anna si rivolge a Didone e la chiama soror infelix  non solo perchè è stata piantata da Enea ma perchè è sterile, non ha figli, il felice originario non rende la nostra parola. Lasciamo perdere la parola fortunato, che vuol dire che uno è in preda alla fortuna, fortunato sii vuole anche dire sciagurato, sventurato…anche letus, lieto nel latino vuol dire che era grasso …in italiano ci dobbiamo rassegnare alla parola beato che rimanda ad una parola spirituale ed etica , i greci parlavano di macarius , la felicità secondo i greci . Nessuno di noi oggi dice sono beato, equivalente di macarius che era equivalente della divinità secondo i greci…questa parola è oggi stata sequestrata dal linguaggio ecclesiastico e indica il processo di canonizzazione di una persona virtuosa. Neanche la lingua ce la fa ad esprimere quel concetto e allora vuol dire che quel concetto non è afferrabile…che abbia ragione Nietzche  che dice che la felicità  non ha volto ma spalle, la scopriamo quando ti ha voltato le spalle, quando se n’è andata  la percepiamo più come un’assenza che come una presenza.

E’ un concetto indefinibile, come il tempo, Agostino dice che se uno gli chiede cos’è il tempo risponde  io non lo so spiegare, sono parole assolute e noi non siamo adeguati…la felicità è un bene condiviso o lo siamo tutti o non lo è nessuno , noi non siamo isole, siamo penisole, siamo condannati alla socialità, alla comunità…isolato,separato solo, l’ente o è Dio o è bestia , o la ragione che è il logos o la bestia che è priva di logos.  Gli animali dice Aristotele che sono senza logos, l’uomo vive nella polis, l’uomo è colui che ha il logos, quando capiamo, in questo Paese che ci salviamo tutti o non si salva nessuno , io propongo che il pronome personale del terzo millennio non è io siamo noi…

I filosofi, dice Agostino, si sono sforzati di dire cosa rende felice gli uomini, homo beatus , un dibattito che c’era fin dai socratici incentrato sulla felicità, Socrate è colui che ha strappato dal cielo la felicità e l’ha portata sulla terra, la filosofia è concretezza, i greci parlavano di una parola che equivale alla parola un angelo custode, qualcosa di buono che ti accompagna e che ti rende la vita felice, Agostino ha scritto de vita beata, Seneca ha scritto de beata vita , Seneca poneva il culmine della felicità nel vivere secondo natura ,  come ragione naturale alla ragione universale, sia come una ratio personale che coinvolge gli uomini e gli dei , ci vogliono due caratteristiche, la sapienza e il valore , dò il mio assenso alla natura uniformandomi al suo esempio , in Seneca c’è una identità tra il fato e la volontà , ciò che avviene perchè io lo voglio e c’è un’identità tra la natura e la ragione, lo stoicismo crea questa unione tra natura e ragione , tutto ciò che avviene è bene e io con la ragione lo riconosco come tale …

Nietzche dice che i socratici non vogliono vivere secondo natura ma che vogliono piegare la natura alla loro ratio , è un capovolgimento sofistico il vostro, Sul concetto di morte Agostino ribadisce che la morte ha qualcosa che è contro natura , ha qualcosa di osceno, c’era un dibattito fra ciò che era per legge e ciò che era per natura . Questo grande dibattito che ci ha accompagnato fin da Lucrezio, la natura è madre o matrigna? Nel Protagora  Ippia dice che gli uomini sono uguali per natura , nasciamo nudi, muoriamo nudi, la differenza la fa il legislatore, l’uomo che crea ingiustizia, la legge ci ha livellato e ci ha fatto tutti ingiustamente uguali. Oltre alla sapienza ci vuole la virtus, il valore, non solo la conoscenza ma anche la pratica del bene : la vera beatitudo è posta nella virtù.  Qua c’è una netta differenza, i greci identificavano la virtù con la verità, intellettualismo etico, bastava che tu conoscessi la verità ed eri a posto, conoscere vuol dire essere virtuoso non conoscere vuol dire essere nel peccato…per i romani dice Cicerone che la virtù consiste nel suo uso, non c’è nessuno che ti premia in questa o in un’altra vita, essere virtuosi, è quello il premio …

La sapienza, la virtus, ma nella vita ci sono le avversità, il dolore, il saggio stoico dice che bisogna avere una virtù supplementare, la pazienza, capacità di sopportazione e sofferenza, il saggio sei al di sopra di Dio, in questo superate Dio perchè è un’etica eroica , Socrate dice che una scappatoia è il suicidio, mal che ti vada…Seneca dice : tu devi sopportare la vita in base alla  pazienza, al culmine della sopportazione ti togli la vita, Catone ha fatto bene a suicidarsi , il sogno di Cicerone vedere quelli che hanno fatto politica per il bene comune e hanno meritato il paradiso…Spesso si dice che i padri della Chiesa ereditano dai classici, (quando uno coniuga la passione con la professione è il massimo, il concetto di beatitudine del prof. Dionigi ndr?) quando leggiamo che Seneca aveva accumulato un patrimonio di trecento milioni di sesterzi, prestava a strozzo, nel Medioevo avevano ipotizzato due Seneca, uno che predicava la morale e l’altro che era il consigliere del principe di Nerone, non era possibile fosse lo stesso,  a tutt’oggi Seneca ha una sfilza di lodatori e detrattori , gli ultimi sono Melville e Gunther Grass, anche Petrarca e Agostino, ci sono poi anche i grandi che lo elogiano…Agostino ci dice che noi stiamo attraversando la vita , prima dobbiamo approdare al porto della filosofia, e da lì stiamo andando verso la terra della felicità , noi siamo erranti e ignari della via del ritorno, veniamo da una patria, dobbiamo ritornare,  ma non la conosciamo , non possiamo fidarci nè della nostra ragione nè della nostra volontà, dice Agostino, siamo in navigazione e nel mare succede qualcosa, c’è un moto provvidenziale delle onde , la tempesta, un simbolo che era sempre stato  negativo, in Agostino diventa positivo, sta ad indicare l’intervento provvidenziale e salvifico, la vita bisogna chiamarla un dono di Dio, un possesso . Due riflessioni, il discrimine tra il possesso della causa e della fisicità cristiana , Agostino ci aiuta in questa sinossi, in questo dittico, “dillo stoico qual’è la cosa che rende l’uomo felice? ” La sapienza e il valore che lo concretizza , per lo stoico è il donum Dei , questo confronto segna la rottura fra la cristianità e la classicità , da un lato Seneca che descrive la beatitudo nella virtus , che è la forza dell’animo, c’è Agostino che identifica la beatitudo, nella gratia , alla sapienza dei filosofi Agostino sostituisce la sapienza di Dio . In Socrate l’uomo tenta un assalto al cielo con un moto ascensionale, qua c’è tutta la teoria dell’imparentamento a Dio che veniva da Platone, il saggio è come Dio, anzi è superiore a Dio. Tutto è possibile alla virtus del saggio . In Agostino Dio con un moto discendente si fa simile all’uomo , il saggio stoico vuol diventare simile a Dio , nel cristianesimo è il contrario, è l’imparentamento con l’uomo , l’uomo avendo un’etica autonoma, secondo Seneca si salva da solo, autonomo è la parola usata da Antigone per Creonte, tu fai delle leggi per gli uomini e non mi fai seppellire mio fratello, Antigone si fa la legge da solo, antropocentrico. La prospettiva cristiana è un’altra , Il Deus potens, dice Seneca Dio non può soffrire, quello cristiano è patiens. Agostino dice che Dio non voleva dimostrare la sua potenza con la croce, voleva dimostrare la sua pazienza. Seneca dice di un animo stabile che non cede alla volubilità, collocato fuori dal timore e dal desiderio . Il desiderio e la passione sono dei disvalori perchè si nutrono di futuro, la classicità rifiuta il futuro e incentra sul presente . Seneca dirà vivi senza perdere tempo, esiste solo il presente, l’istante contiene l’eternità. La passione e il timore ti distolgono dal presente, la felicità per i classici è figlia del presente, nessun aldilà lo attende.

…La classicità aveva una concezione ciclica, tutto tornava, età del bronzo, dell’argento, dell’oro, ciclico, tutto è prevedibile, un eterno ritorno. La modernità pone la felicità nel progresso pone la felicità nel futuro, nelle magnifiche scoperte future, tutto erige la scienza e la tecnica e l’utopia sta davanti. Alla modernità manca una parola, la speranza, vivi senza paura e senza speranza.

La speranza latina voleva dire l’attesa , la speranza è una parola della modernità . La parola ha fatto irruzione nella storia col cristianesimo, il marxismo darà una versione pagana della speranza. Dio non può avere nè speranza nè paura, Dulce malum, la speranza è un incantesimo, un dolce inganno, la speranza non c’era nella classicità , San Paolo, siamo stati fatti salvi dalla speranza. Abramo spera contro ogni speranza. Oltre che virtù teologale, Spes è il fondamento del cristianesimo. Il sabato santo erano scomparse la fede e la carità, era rimasta solo la speranza,  quella che è fondativa.  La volete chiamare salvazione, approdo? La traversata della vita. Ci sono tre tipi di navigazioni, sulle prime due ci illumina Platone, anche se intravvede che non riesce a formalizzare, c’è una dimensione dell’empiria, della esperienza della natura, una prima navigazione, gli uomini si affidano alla phisis, la prima navigazione, ti affidi alla natura che ti spinge,  c’è un secondo piano per la traversata della vita , i venti possono anche non esserci , allora lì ci vogliono i remi, vale a dire l’autonomia del logos del ragionamento, ci vogliono gli occhi dell’anima, il logos, dopo il piano fisico quello metafisico. Questa seconda navigazione, secondo Platone ce la dà la ragione, interviene un ragionamento sovrannaturale e ricorrere ai remi. Questa scelta metafisica il migliore e il meno confutabile, si possa fare il viaggio con maggior sicurezza affidandosi ad un discorso divino.

Platone ipotizza un’ulteriore navigazione, intravvede ma non certifica, alla terza non ci arriva, c’è un terzo piano che è quello che ha qualcosa di divino che Platone aveva intravvisto. Bisognerà intravvedere una terza navigazione, Agostino dice, è come se qualcuno riuscisse a vedere da lontano la patria, ma il mare lo separa da essa , vede dove deve andare ma gli manca il mezzo con cui andare , c’è di mezzo il mare è a riva vede dove deve arrivare ma non capisce dove deve passare, per ciò ha preparato il legno in cui potessimo attraversare il mare, nessuno è portato dall’altro parte se non ha il legno della croce di Cristo.

Sant'Agostino Socrate

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