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Archive for the ‘Fotografia e giornalismo’ Category

Nelle foto di Paolo Ferrari i processi per il Terrorismo . I provini sono stampati a contatto per illustrare il procedimento usato per la selezione delle immagini, prima del digitale. Il curatore della mostra è dell’archivio è il prof. Marco Baldassari docente di Fotografia dell’accademia di Brera r voleva dare l’idea della scelta delle immagini prima di inviarle ai giornali

Renato Curcio (con barba e baffi)

Al centro dei provini Marco Biagi, Paolo Ferrari scatterà, per combinazione ,ad un convegno l’ultima foto che immortalerà Marco Biagi
Strage del 2 agosto una sanitaria tranquillizza un bambino (foto di Paolo Ferrari)
Strage dell’Italicus

Francesca Alinovi e l’omicidio di Via Del Riccio

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Lorenzo Tugnoli
Lorenzo Tugnoli con Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica e Fulvio Bugani , premio World Press Photo 2015, grazie al quale è stato possibile sentire l’intervista dei fotoreporter italiani premiati immenso grazie alla Cineteca di Bologna che ha donato i suoi spazi alla fotografia per una notte
La persona fotografata da Lorenzo Tugnoli si chiama Elia come il profeta, era vicino al porto al momento dell’esplosione, si è salvato la vita grazie ad un capannone frapposto fra lui e l’esplosione

Lorenzo Tugnoli è di Forlì ma vive in Libano con la sua famiglia , al momento dell’esplosione aeroportuale di Beirut era a casa a oltre 4 km dal porto dove è avvenuta l’esplosione, era il 4 agosto ed erano circa le 18 ed una massiccia esplosione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio ha scosso Beirut. Tutti hanno pensato all’Intifada invece era stato trasandato sull’immagazzinamento dell’esplosivo al porto. Circa 100.000 persone vivevano entro un chilometro dal magazzino. L’esplosione, che misurava 3,3 gradi della scala Richter, danneggiò o distrusse circa 6.000 edifici, uccise almeno 190 persone, ne ferì altre 6.000 e provocò ben 300.000 sfollati. Il nitrato di ammonio proveniva da una nave che era stata sequestrata nel 2012 per non aver pagato le tasse di attracco e altri oneri, e apparentemente abbandonata dal suo proprietario. I funzionari della dogana hanno scritto ai tribunali libanesi almeno sei volte tra il 2014 e il 2017, chiedendo come smaltire l’esplosivo. Intanto, è stato immagazzinato nel magazzino in un clima inappropriato. Non è chiaro cosa abbia fatto esplodere l’esplosione, ma la contaminazione da altre sostanze, sia durante il trasporto che durante lo stoccaggio, sembra la causa più probabile. Molti cittadini hanno visto l’incidente come sintomatico dei problemi in corso che il paese sta affrontando, vale a dire il fallimento del governo, la cattiva gestione e la corruzione. Nei giorni successivi all’esplosione, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade del centro di Beirut, alcuni scontrandosi con le forze di sicurezza e occupando edifici governativi, in segno di protesta contro un sistema politico che ritenevano restio a risolvere i problemi del Paese. Molti cittadini hanno visto l’incidente come sintomatico dei problemi in corso che il paese sta affrontando, vale a dire fallimento del governo, cattiva gestione e corruzione. Nei giorni successivi all’esplosione, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade del centro di Beirut, alcuni scontrandosi con le forze di sicurezza e occupando edifici governativi, in segno di protesta contro un sistema politico che ritenevano restio a risolvere i problemi del Paese. Molti cittadini hanno visto l’incidente come sintomatico dei problemi in corso che il paese sta affrontando, vale a dire fallimento del governo, cattiva gestione e corruzione. Nei giorni successivi all’esplosione, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade del centro di Beirut, alcuni scontrandosi con le forze di sicurezza e occupando edifici governativi, in segno di protesta contro un sistema politico che ritenevano restio a risolvere i problemi del Paese.

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l’ospite d’onore del secondo appuntamento con la fotografia d’autore a San Biase, in provincia di Campobasso. Con lui verranno condivise immagini ed emozioni raccolte in “HABIBI”, storia d’amore e d’attesa nello scenario di una delle guerre più lunghe della storia, il conflitto israelo-palestinese.

Antonio Faccilongo

Antonio Faccilongo è un fotografo documentarista italiano che vive di base a Roma.
Dopo essersi laureato in scienze della comunicazione e aver conseguito un master in fotogiornalismo, ha focalizzato la sua attenzione in Asia e Medio Oriente, principalmente in Israele e Palestina, occupandosi di questioni sociali, politiche e culturali. Documentando le conseguenze del conflitto israelo-palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, ha cercato di raccontare questioni umanitarie nascoste dietro uno dei conflitti più lunghi e complessi della storia contemporanea, perché ritiene che troppo spesso questi luoghi vengano mostrati solo come teatri di guerra.

I suoi progetti a lungo termine sulle donne palestinesi e le loro famiglie, “Habibi” e “(Single) Women”, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e grant tra cui il FotoEvidence Book Award with World Press Photo, il Getty editorial Grant, il 1 ° premio nella categoria progetto a lungo termine “World Understanding Award” al POYi Pictures Of the Year International, Best color documentary al Gomma Grant, 1 ° premio al LuganoPhotoDays, 1 ° premio all’Umbria World Fest, 1 ° premio al Kuala Lumpur Photo Awards, 2 ° premio al PhMuseum ed è stato finalista al Visa D’or feature, all’Alexia Foundation Grant e al Lucas Dolega Grant.

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Proseguirà fino al 27 giugno la mostra che vede i fotoreporter Paolo Ferrari, scomparso poco tempo fa e Walter Breviglieri , la mostra è in Via Clavature 8/10 , l’ingresso accanto alla Chiesa di santa Maria della Vita , doppio grazie a Genus Bononiae per l’acquisizione dell’archivio Ferrari e per l’allestimento della mostra il curatore è il docente (dell’accademia di Brera) Marco Baldassari La Redazione ha intervistato Walter Giovannini

Dalla Banda Casaroli ai delitti del Dams, dalla strage del 2 agosto all’Italicus fino alla Uno Bianca: la mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”, organizzata da Genus Bononiae. Musei nella città su iniziativa del Presidente Prof. Fabio Roversi-Monaco e realizzata in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bologna, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, presenta per la prima volta insieme, 100 scatti in bianco e nero dei fotoreporter Walter Breveglieri (dal 1949 al 1972) e Paolo Ferrari (per il periodo 1972-2000).

La mostra, curata dal Procuratore Capo di Bologna Giuseppe Amato e da Marco Baldassari, responsabile dell’Archivio Ferrari di Genus Bononiae, racconta 50 anni di crimini e processi a Bologna che si intersecano con la Storia della Nazione: non solo quelli commessi all’ombra delle due torri, ma anche delitti consumati in altre città ed approdati poi a Bologna in Cassazione.

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Franco Battiato in concerto per commemorazione strage di Ustica al parco della Zucca il 27/6/2015

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