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Archive for the ‘Fotografia e musica’ Category

Deborah Raimo Jazzmeia Horn

Dal 1 Ott 2021 al 24 Ott 2021

PORTICI DELL’ARENGARIO

All’interno di Monza Music Week, la mostra indaga gli aspetti più emozionali della musica jazz, con particolare focus sui cantanti e i musicisti del prestigioso palco milanese del Blue Note.

Da sempre la fotografia e la musica si ritrovano in un armonioso rapporto dialettico e questo è ancor più vero quando è la musica jazz a offrirsi come campo di indagine. Con questa ricerca realizzata in diverse situazioni ma con una particolare predilezione per il prestigioso palco milanese del Blue Note, Deborah Raimo indaga sugli aspetti più emozionali della musica passando con sapienza dal bianconero al colore – perché alcune situazioni richiedono proprio questa scelta – dal primo piano che esalta il trasporto di una cantante alla visione d’assieme che racconta il rapporto fra il musicista e il suo strumento. E proprio in questa variazione di toni ritrova quella della musica che interpreta.

Inaugurazione mostra: 1 ottobre, ore 19
Dal 2 ottobre sarà possibile visualizzare l’anteprima della mostra sul canale Virtual Photofestival

Visita la mostra

presso portici dell’Arengario in piazza Roma

1 – 24 ottobre 2021

Orari di apertura della mostra:
martedì-venerdì, ore 15.00-19.00
sabato e domenica, ore 10.00-13.00 / 15.00-19.00

Ingresso libero
Ingresso contingentato nel rispetto delle misure anti-contagio da Covid-19 in vigore

Maggiori informazioni: 039 2302192 – mostre@comune.monza.it – www.milanophotofestival.it

Iniziativa di Comune di Monza in collaborazione con AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging e Photofestival

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 la fotografa Astrid Kirchherr

 

E’ morta a 81 anni Astrid Kirchherr, nota per aver fotografato i Beatles ad Amburgo e per essere stata la fidanzata di Stuart Sutcliffe, bassista dei Beatles all’epoca. La notizia è stata annunciata su Twitter da Mark Lewisohn, storiografo dei Beatles. Ringo Starr l’ha ricordata con un post pubblicato su Instagram. E così hanno fatto anche Pete Bast, batterista dei Beatles ad Amburgo e la vedova di George Harrison, Olivia.

Nel 2018 Genus Bononiae con Ono Gallery ha organizzato una mostra sui Fab Four visti da Astrid Kirchherr che diede loro importanti consigli sul come vestirsi e sul  come muoversi . La mostra, è partita da alcune foto storiche di Liverpool rasa al suolo dalla guerra, dalla vita nei suoi quartieri e del Cave dove si esibivano i Beatles.

Il 6 luglio 1957,  ancora minorenni John Lennon e Paul McCartney, si incontrarono per la prima volta nel giardino della chiesa di Saint Peter nel quartiere di Woolton a Liverpool, dove John suonava con il suo gruppo di allora, The Quarry Men.

Un incontro fondamentale per la nascita dei Beatles e della cultura popolare in Europa e in occasione del sessantesimo anniversario Fondazione CarisboeGenus Bononiae – Musei nella Città, in collaborazione con ONO artecontemporaneaGinzburg Fine Arts Kai-Uwe Franz presentano la mostra Astrid Kirchherr with the Beatles, una retrospettiva che ripercorre la storia dei cosiddetti “Hamburg Days”, gli anni formativi dei Beatles nell’Amburgo del dopo guerra e tappa fondamentale della cultura pop, attraverso gli scatti della fotografa Astrid Kirchherr, che non solo immortalò il gruppo quando ancora si stava formando, ma ne influenzò profondamente lo stile trasformandolo in quello che tutti oggi conosciamo.

https://genusbononiae.it/mostre/astrid-kirchherr-with-the-beatles/

“La Kirchherr incontra per la prima volta i Beatles nel 1960 al Kiserkeller, uno dei molti locali sulla Reeperbahn in cui le giovani band inglesi venivano messe sotto contratto a pochi marchi per suonare Rock’n’Roll tutta la notte ed intrattenere i molti soldati americani di stanza nella città dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La band era allora composta da John Lennon, voce e chitarra, Paul McCartney, voce e chitarra, George Harrison, chitarra, Pete Best, batteria e Stuart Sutcliffe, basso, cinque ragazzini di Liverpool – Harrison all’epoca non era neanche maggiorenne – conosciutisi a scuola e in cerca di un po’ di denaro e un po’ di esperienza oltremanica.

La Kirchherr all’epoca era studentessa al politecnico e assistente del celebre fotografo Reinhard Wolf, da cui stava imparando la fotografia, e venne a sapere della band grazie all’amico e allora fidanzato Klaus Voormann – che avrebbe in seguito disegnato la copertina del settimo album dei Beatles, Revolver.

La fotografa introdusse il gruppo all’arte e alla letteratura esistenzialista, portando in loro un drastico cambiamento nello stile: le giacche di pelle, gli stivali alla texana e i capelli con la banana lasciarono presto posto a completi, camice e al più minimale taglio a caschetto che anche la fotografa sfoggiava e che sarebbe diventato presto uno dei simboli della band.

Sutcliffe, in seguito, si legò anche sentimentalmente alla Kirchherr al punto da chiederle di sposarla e lasciare la band per rimanere con lei ad Amburgo. Da allora i Beatles rimasero in quattro e presto Best venne sostituito da Ringo Starr. Sutcliffe sarebbe morto dopo appena due anni, mentre i Beatles stavano diventano un fenomeno di massa.
I Beatles e la Kirchherr però rimasero legati da profonda amicizia e la fotografa fu una delle poche che poté seguire la band anche negli anni successivi quando ormai erano all’apice della carriera, regalandoci scatti memorabili ma anche intimi e privati, tra vacanze rubate, e week end in giro per l’Europa”…

https://www.rockol.it/news-713874/addio-a-astrid-kirchherr-fotografo-i-beatles-ad-amburgo?refresh_ce

 

 

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ONO arte contemporanea

presenta

IGGY POP The Passenger:

Fotografie di Esther Friedman.

Opening, giovedì 7 novembre, ore 18.30
INGRESSO LIBERO
ONO arte celebra il 30 anniversario della caduta del Mura di Berlino con la mostra “Iggy Pop The Passenger. Fotografie di Esther Friedman”.

Dal 1976 al 1978 Iggy Pop e David Bowie vissero nella Berlino divisa dal muro al numero 155 di Hauptstrasse, in un quartiere abitato prevalentemente da immigrati turchi. Quei due anni vissuti nell’enclave occidentale della DDR hanno dato vita ad alcuni dei dischi più importanti e innovativi della storia della musica pop. Canzoni buie, pericolose e urgenti che hanno influenzato generazioni di musicisti, scrittori, registi e artisti fino ai giorni nostri. Nella Berlino decadente, che ancora ammiccava alla grandeur ideologica della Repubblica di Weimer, ispirati da scrittori come Christopher Isherwood, Bowie, Iggy Pop e la fotografa tedesca Esther Friedman si muovono tra le strade e tra la gente della ex capitale dei Terzo Reich quasi come dei perfetti sconosciuti.

In quegli anni Berlino era il luogo dove le persone andavano per alienarsi dal mondo, per essere dimenticati, per bere da soli nei tanti bar aperti tutta la notte. Ma era anche la città nella quale il muro tra due mondi contrapposti creava tensione, frizione, allarme e quell’impulso creativo che ha aiutato i due “Dum Dum Boys” a lasciarsi alle spalle la supernova di cocaina nella quale stavano sprofondando a Los Angeles.

La relazione sentimentale che Esther e Iggy iniziano nel 1977, e che durerà per 7 anni, permetterà alla fotografa tedesca di ritrarre intimamente James Newell Osterberg, alias Iggy Pop, come mai era accaduto prima e mai accadrà dopo nonostante il performer di Detroit sia stato immortalato dai più importanti fotografi del mondo. Che siano immagini scattate nel loro appartamento, in giro per Berlino, in tour negli Stati Uniti, in vacanza in Kenia, la Friedman stabilisce con Iggy Pop un modo unico e complesso di comunicare con la macchina fotografica. Un modo privo di parole, affascinante e collaborativo di mostrare come fosse la loro vita in quegli anni. Iggy Pop ne ha vissuto tante di vite, sopravvivendo a se stesso, e negli scatti per lo più in bianco e nero di quegli anni, emerge l’aspetto creativo-distruttivo del grande ex-Stooges. La macchina fotografica di Esther Friedman è affascinata dalla plasticità del suo fisico da performer e dall’espressività del suo volto, non lontana dai canoni estetici dell’espressionismo tedesco ai quali David Bowie introdusse Iggy proprio in quegli anni.

L’avventura umana e professionale di Iggy Pop e David Bowie a Berlino rimane una delle più affascinanti, struggenti e romanzate storie nella quale ci si possa imbattere tra le tante che hanno arricchito la cosiddetta cultura popolare. A distanza di 40 anni resiste il fascino di questa avventura anche attraverso il lavoro di fotografi come Esther Friedman.

La mostra (7 novembre – 8 dicembre) si compone di 25 fotografie e di una proiezione che ricostruisce il landscape urbano di Berlino, Est ed Ovest.
Esther Friedman è nata a Mannheim in Germania. Vive e lavora a Francoforte.

 

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Bruce Springsteen: further up the road. The photography of Frank Stefanko
18 ottobre – 9 dicembre 2018 alla Ono Gallery a Bologna

Di più:

http://www.onoarte.com/gallery/index.php

ono arte contemporanea © 2016
via Santa Margherita, 10
40123 Bologna – Italy
tel/fax +39 051.262465

martedì – venerdì 15 – 20
sabato 10 – 13 e 15.30 – 20
domenica e lunedì chiuso
ingresso libero

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Il comunicato stampa della Galleria Ono

ONO arte contemporanea è lieta di presentare la mostra “Glad to be Glam: fotografie di Michael Putland” una retrospettiva che vuole celebrare alcune delle più importati icone del Glam attraverso le fotografie di Michael Putland.

La mostra è la prima di una serie di antologiche che ONO realizzerà nella stagione espositiva 2018 -2019 che vogliono andare ad indagare la cultura popolare e lo stile inglese dagli anni 50 ad oggi.
Questo primo appuntamento vuole indagare il Glam inglese come movimento trasversale che ha influenzato ed attraversato moltissimi generi musicali.

Le fotografie di Michael Putland in mostra includono artisti come David Bowie, Marc Bolan, Elton John e i Queen – tipiche icone del Glam – fino ai Kiss, George Michael e ai Duran Duran, che hanno portato avanti una rivoluzione di strass, piume e paillettes nel decennio di maggior crisi economica e grigiore dell’Inghilterra del dopo guerra. Dopo gli anni del boom economico e della Swinging London infatti, la società britannica entra in una profonda crisi, i così detti anni di piombo. Alla contrazione dei consumi, alle contestazioni e alla recessione risponde la cultura popolare con un singolare fenomeno che verrà chiamato “Glam”.

Se già dal nome, una abbreviazione di galmour, il riferimento al lato estetico è evidente, è altrettanto difficile circoscrivere il Glam che se pure è stato un genere musicale preciso, dal punto di vista visivo e dello stile ha influenzato artisti anche molto diversi. Loro comune denominatore era il colore, l’eccesso di spettacolarizzazione della performance che andava di pari passo con un abbigliamento ed un trucco vistoso e a base di brillantini.

Di questi nuovi protagonisti della scena musicale alcuni non hanno superato l’esame del tempo, ma chi lo ha fatto ha ancora una grande influenza nel mondo della musica, tra di essi Elton John, Freddie Mercury e i Queen, Bryan Eno e i Roxy Music, Marc Bolan e ovviamente David Bowie. Da questo elenco è evidente come all’interno dello stesso genere si alternassero intenti più leggeri e giocosi ad istanze anche musicalmente più sperimentali. Entrambi però hanno contribuito ad una generale liberazione dei costumi sessuali, ad un piegamento delle normali definizioni di genere che ha avuto grossa eco anche sulle persone comuni, scendendo dal palco e segnando anche un passo importante per i diritti LGBT+, motivo per cui il probabilmente il Glam fu un genere di maggior successo in Inghilterra rispetto che nei più puritani Stati Uniti.

Nelle immagini di Putland si alternano momenti da palco con istanti di quotidianità, in tour, nei backstage o in casa, per mostrare dall’interno e con uno sguardo previlegiato un movimento tanto cangiante quanto ancora importante e con una influenza continua nel mondo della musica.

Nel bookshop di ONO sarà disponibile la monografia di Michael Putland appena edita “The music I saw” (Lullabit, 352 pp.)

La mostra (17 maggio – 29 luglio 2018) è composta da 50 opere. Ingresso libero. Con il patrocinio del Comune di Bologna.

 

Alcune delle foto di Michael Putland in mostra fino al 29 luglio alla Ono gallery

Dall’alto : David Bowie, Brian Eno, Boy George, George Michael , nella foto il prof. Gino Scatasta, il primo a sinistra, il fotografo Michael Putland, Giulia Zu

 

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