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Archive for the ‘Fotografia e Reportage’ Category

Nasce quasi per caso il progetto fotografico Nicola DucatiSteel Life. Un viaggio nei luoghi dell’acciaio del 21mo secolo, dove il tempo sembra essersi fermato a un racconto di Dickens. Siamo nel nord dell’India, sul confine pakistano affacciato sul Mar Arabico.

All’interno di enormi capannoni, in un caldo infernale, distese di acciaio ancora fumante, rumori assordanti e una moltitudine indaffarata si mescolano nella fuliggine nera del grande forno-vulcano.

Ne parliamo con l’autore del progetto.

https://www.rsi.ch/rete-due/programmi/cultura/diderot/Vita-d%E2%80%99acciaio-14213082.html

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Nelle foto di Paolo Ferrari i processi per il Terrorismo . I provini sono stampati a contatto per illustrare il procedimento usato per la selezione delle immagini, prima del digitale. Il curatore della mostra è dell’archivio è il prof. Marco Baldassari docente di Fotografia dell’accademia di Brera r voleva dare l’idea della scelta delle immagini prima di inviarle ai giornali

Renato Curcio (con barba e baffi)

Al centro dei provini Marco Biagi, Paolo Ferrari scatterà, per combinazione ,ad un convegno l’ultima foto che immortalerà Marco Biagi
Strage del 2 agosto una sanitaria tranquillizza un bambino (foto di Paolo Ferrari)
Strage dell’Italicus

Francesca Alinovi e l’omicidio di Via Del Riccio

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Antonio Faccilongo
I fotografi premiati , da destra Fulvio Bugani, vincitore WPP 2015, il giornaloista e blogger Michele Smargiassi al centro, preoseguendo a sinistra, Antonio Faccilongo, Lorenzo Tugnoli e Gabriele Galimberti

Grazie a Fulvio Bugani , premio World Press Photo 2015, grazie alla Cineteca che sta aiutando questa bellissima manifestazione che tutti gli anni cede uno spazio sotto le stelle alla fotografia internazionale, alla competenza di Michele Smargiassi e al suo blog Fotocrazia , la presenza del premio Fotoevidence Book, progetti a lungo termine, con il suo servizio Habibi Antonio Faccilongo. Precedentemente fotografo del Messaggero, in Palestina, per alcuni servizi, gli è capitato di avere informazioni sullo sperma dei palestinesi nelle carceri israeliane dei detenuti palestinesi che intendono preservare i loro diritto riproduttivi, anche se non sono e non saranno in famiglia.

Lo sperma viene messo in una custodia nelle barrette, o in caramelle , procedendo con la fecondazione in vitro successivamente . La giuria del World Press Photo è rimasta molto stupita di questa storia fecondativa più o meno saputa, che a tutt’oggi ha fatto nascere sui 100 bambini, ma dice il fotografo Faccilongo, probabilmente molti di più.Come risolvere il problema di creare un rapporto con delle famiglie , per forza di cosa, molto riservate? Antonio Faccilongo in molto casi è diventato amico di famiglia e ha potuto così fotografare questa assenza presente di una comunità ristretta.Classe 1979 Antonio Faccilongo fotoreporter a Bologna .

Il fotografo italiano Antonio Faccilongo ha vinto il World Press Photo Story of the Year – il premio dell’omonima fondazione dedicato a una storia di grande effetto su una questione di rilevanza giornalistica – con Habibi, un reportage sul contrabbando di sperma nelle carceri israeliane da parte dei detenuti palestinesi e delle loro famiglie, che vogliono preservare i loro diritti riproduttivi. Habibi ha vinto anche nella categoria dei progetti a lungo termine.https://www.ilpost.it/2021/04/15/antonio-faccilongo-world-press-photo/

la barretta che contiene la fecondazione in vitro

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Proseguirà fino al 27 giugno la mostra che vede i fotoreporter Paolo Ferrari, scomparso poco tempo fa e Walter Breviglieri , la mostra è in Via Clavature 8/10 , l’ingresso accanto alla Chiesa di santa Maria della Vita , doppio grazie a Genus Bononiae per l’acquisizione dell’archivio Ferrari e per l’allestimento della mostra il curatore è il docente (dell’accademia di Brera) Marco Baldassari La Redazione ha intervistato Walter Giovannini

Dalla Banda Casaroli ai delitti del Dams, dalla strage del 2 agosto all’Italicus fino alla Uno Bianca: la mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”, organizzata da Genus Bononiae. Musei nella città su iniziativa del Presidente Prof. Fabio Roversi-Monaco e realizzata in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bologna, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, presenta per la prima volta insieme, 100 scatti in bianco e nero dei fotoreporter Walter Breveglieri (dal 1949 al 1972) e Paolo Ferrari (per il periodo 1972-2000).

La mostra, curata dal Procuratore Capo di Bologna Giuseppe Amato e da Marco Baldassari, responsabile dell’Archivio Ferrari di Genus Bononiae, racconta 50 anni di crimini e processi a Bologna che si intersecano con la Storia della Nazione: non solo quelli commessi all’ombra delle due torri, ma anche delitti consumati in altre città ed approdati poi a Bologna in Cassazione.

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La quarta edizione del festival di fotografia sociale Closer – Dentro il Reportage torna a Bologna da venerdì 13 a domenica 15 marzo 2020 tra mostre, incontri, workshop e letture portfolio. Negli spazi di QR Photogallery (via Sant’Isaia 90) e nel vivaio urbano Senape (Via Santa Croce 10/ABC), Closer apre spazi di visibilità per fotografi e temi –selezionati tra le numerose proposte della open call provenienti da diverse parti del mondo– e promuove occasioni di confronto e formazione, tra internazionalità e territorio. Con Closer il mezzo fotografico si fa portavoce di istanze rilevanti e attuali, che arrivano dai diversi angoli del mondo nella città di Bologna a suscitare riflessioni condivise per una società inclusiva.

Venerdì 13 marzo alle ore 18.30 negli spazi di QR Photogallery, fondata dall’associazione TerzoTropico nell’affascinante quadriportico dell’ex-ospedale psichiatrico Roncati (Via Sant’Isaia 90, Bologna), Closer – Dentro il Reportage inaugura la mostra collettiva dei fotografi selezionati tramite open call.

La quarta edizione del festival parte da lontano, dalla città di Lahore (Pakistan), protagonista di For the Love of Lahore, del fotografo Aun Raza: registrazione diretta sebbene metaforica di una città in via di disintegrazione ambientale e sociale, il reportage vuol essere al tempo stesso un antidoto ai poteri nefasti nelle cui mani Lahore è caduta. I panorami della città entrano quindi in risonanza e creano dittici mentali con i ritratti di musicisti, poeti, scrittori, artisti, artigiani, attivisti, che rappresentano il tessuto e l’anima della Lahore che cerca di resistere, di mantenere apertura, curiosità, amore per il dialogo.

Dalla città del Pakistan ci si sposta a Quito, la capitale dell’Ecuador costruita nel mezzo delle Ande, dove Chiara Negrello ha realizzato il progetto fotografico Recicladoras, che riflette sui temi della condizione femminile e dell’ecologia mostrando il lavoro –spossante, denigrato, rischioso– di donne che, dalle 6 del pomeriggio alle 3 del mattino, raccolgono più immondizia possibile prima che passi il camion per la raccolta dei rifiuti, per guadagnare pochi dollari al mese vendendo a privati il materiale salvato dagli scarti.

Ancora America Latina per Vita e morte – rapsodia messicana in cui Giuseppe Cardoni narra per immagini i rituali nel Dia de Los Muertos: dal 31 ottobre al 2 novembre i cimiteri diventano un’esplosione di vita, il lutto è esibito con suoni, costumi, musiche, danze, colori ma anche con maschere e presenze inquietanti, per esorcizzare la paura, rendere familiare e amica la morte. Una persistenza contemporanea delle culture pre-colombiane, nonostante il tentativo di soffocamento da parte delle dominazioni spagnole e della Chiesa.

Con Anima Nera di Claudio Rizzini Closer torna in Italia e testimonia l’avanzare del neofascismo, di quel«cuore di tenebra che è tornato a battere dal passato», come lo definisce il fotoreporter bresciano che documenta gli eventi di piazza, le periferie, i raduni segreti in cui il cameratismo, le dimostrazioni di forza, la xenofobia e lo slancio patriottico riempiono spazi vuoti e solitudini.

Di segno opposto è Nomadelfia descritta in immagini da Enrico Genovesi: un piccolo popolo comunitario, in un villaggio nei dintorni di Grosseto, con una sua Costituzione che si basa sul Vangelo. Una comunità fondata nel 1948 nell’ex campo di concentramento di Fossoli da don Zeno Saltini con lo scopo di «dare un papà e una mamma ai bambini abbandonati» come racconta il fotografo toscano, che dal 1984 si dedica prevalentemente a reportage a sfondo sociale su storie italiane.

Le mostre, che saranno visitabili fino al 4 aprile dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 19, al termine di Closer saranno esposte al festival di fotografia indipendente Stop di Parma.

Contestualmente all’inaugurazione della mostra collettiva dei 5 reportage vincitori, il 13 marzo ci sarà l’apertura della mostra dedicata alle foto singole –anch ‘esse selezionate tramite open call– dei fotografi Nicola Zolin, Ignazio Sfragara, Emanuela Caiazza, Daniele Stefanizzi, Vincenzo Di Pilato.

Sabato 14 marzo alle ore 20.30 da Senape Vivaio Urbano (via Santa Croce 10/ABC, Bologna) sarà infine inaugurata la mostra The Wretched and the Earth di Gabriele Cecconi: un intenso reportage sulla drammatica condizione della popolazione musulmana Rohingya a Cox’s Bazar, nel sud del Bangladesh.

Di più :

https://www.mentelocale.it/bologna/eventi/166118-closer-dentro-reportage-porta-mondo-bologna-fotografia.htm

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