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Archive for the ‘Fotografia e ritratti’ Category

Nella foto il Maestro Nino Migliori

I volti umani sono monumenti irripetibili che contengono storie, esperienze, emozioni, paure, amori, dolori e gioie. Nino Migliori ha fotografato seicento volti di donne e uomini, alla luce di un fiammifero, come ha fatto con molte sculture e bassorilievi. Ci sono volti che qualcuno riconoscerà o altri che rimarranno sconosciuti. Sono amici, o amici di amici, che sono andati a trovarlo dal 2016 ad oggi nel suo studio in via Elio Bernardi, 6 a Bologna.

Attraverso i tanti ritratti che Nino Migliori realizza nel corso del tempo è possibile riconoscere l’evoluzione del suo linguaggio e capire che i generi fotografici sono per lui un pretesto da cui partire per trovare e sperimentare nuove possibilità di visione e di narrazione. Per Migliori la fotografia è un processo di scrittura per immagini del proprio pensiero, che permette di aprire nuovi interrogativi sulla percezione del reale.
Sperimentare non è solo verificare la struttura e le possibilità di un linguaggio, ma significa confrontarsi anche con la tradizione poetica e iconografica del passato, per rileggere il presente. Oltre alla luce, l’autore riprende sempre nelle sue ricerche il tempo, inteso come fattore che segna la realtà e permette alla fotografia di formarsi, la materia, corpo del reale e dell’immagine, e infine la memoria, come traccia stratificata in divenire. Tutto questo è considerato da Migliori in relazione all’evoluzione tecnologica dei sistemi di visione, non solo fotografici, che consentono diverse possibilità di lettura e di percezione della realtà.

Lorenzo Balbi direttore del Mambo
Il docente Bruno Stefani
Il fotografo Fulvio Fulchiati
La nobildonna Cecilia Matteuzzi
Il prof. Renato Barilli
Marina Truant Migliori
Davide e Alighiera Peretti Poggi
Elisabetta Sgarbi
Nino Migliori : Via Elio Bernardi, 6 : ritratti a lume di fiammifero
il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli

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La foto di Letizia Battaglia : Bambina con pallone 1980

Dopo le polemiche e l’intervento del sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha chiesto alla Lamborghini di sospendere la sua campagna, l’azienda ha ritirato le contestate fotografie di Letizia Battaglia.
Alla fine la Lamborghini ha dovuto cedere alle pressioni e rimuovere le contestatissime fotografie di Letizia Battaglia eseguite per la campagna With Italy, For Italy – 21 views for a new drive, lanciata dalla casa automobilistica alcuni giorni fa. L’azienda ha infatti incaricato venti fotografi di ritrarre altrettante regioni d’Italia per sostenere il rilancio del paese “in un momento di grandi sfide come quello attuale”, ha spiegato in una nota, scegliendo come ventunesima fotografa, in qualità di ospite speciale, la celebre fotoreporter Letizia Battaglia. L’artista ha realizzato alcuni scatti che ritraggono bambine con la Lamborghini Aventador SVJ per le strade di Palermo: tuttavia gli scatti hanno ricevuto una continua pioggia di critiche sui social, a causa del trinomio bambine-auto di lusso-Palermo, che a molti non è piaciuto.

https://www.finestresullarte.info/attualita/lamborghini-rimuove-contestatissime-foto-letizia-battaglia

Interviene, a questo proposito il mondo dell’Arte, da Artribune

Per la tappa siciliana Lamborghini sceglie Letizia Battaglia. Chi meglio di lei? Icona di una Palermo raccontata fin dagli Anni ‘80 con occhio spietato,  pieno di tenerezza, di verità, di passione, di violenza e di seduzione: dalle intense foto di mafia, che la resero celebre nel periodo del quotidiano L’Ora, a quelle scattate fra i quartieri poveri della città; dall’attivismo sociale agli scatti con i pazienti dell’ex ospedale psichiatrico, e poi i colletti bianchi, i tribunali, gli arresti, gli uomini delle istituzioni; e i piccoli che giocano in strada, e le donne e gli uomini che incarnano l’amore, la miseria, il piacere, l’intreccio consueto del romanzo familiare.
E poi le bambine. Un soggetto sempre indagato e accarezzato, tessendo la più intima cronaca urbana: nelle bambine di Letizia, disegnate da un bianco e nero qui dolce, lì drammatico, la forza visiva aveva il peso di una disarmante verità, racchiusa nei volti minuti, nelle indocili intelligenze, negli occhi impauriti o fiammeggianti, nei sorrisi monelli, nell’ammiccare giocoso e in una forma di magnetismo puro, infantile, come puro e scandalosamente adulto era il dolore.
E c’era, in questo tornare e ritornare sul tema, l’ostinata ricerca di un fuoco perenne nel proprio sguardo di reporter: un candore e un’autenticità da custodire, nonostante l’inferno visto in faccia, tra il crimine quotidiano e gli omicidi di Stato.

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2020/11/letizia-battaglia-e-le-sue-bambine-il-caso-lamborghini-a-palermo/

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Al Festival della fotografia europea di Reggio Emilia di qualche anno fa, Fabio Boni fotografava il personale di soccorso nelle ambulanze,  https://misticmedia.wordpress.com/2016/06/15/fabio-boni-vicino-a-noi/
la mostra Uniform al MAST ha sviluppato l’argomento nella sua estensione, catturando le persone nella loro uniforme e sui luoghi di lavoro con Maestri di fotografia internazionale .
Oggi, dopo il doveroso omaggio al personale sanitario, Maria Luigia Casalengo presidente della neonata associazione Inner Wheel Valsamoggia , Inner Wheel è un’associazione internazionale ed ha 8 rappresentati ONU, ha proposto di fotografare le Donne in divisa che difendono altre donne per la tutela della violenza domestica, e proponendo un percorso comune con le forze dell’ordine in continuità con la difesa delle donne. La proposta ha trovasto d’accordo il Comune di Monteveglio e, in particolare l’Assessore Angela Paola Di Pilato (la prima e l’ultima delle immagini ) oltre alle rappresentanti delle Istituzioni del Municipio. 
Il fotografo Roberto Cerè, attivo su tematiche della città metropolitana , specie la valorizzazione dell’ambiente ,con un suo giornale , ha fotografato le donne in divisa . Speriamo che la mostra si concretizzi in un calendario , per ora sarà visibile online.
L’intervista a Roberto Cerè

 

 

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Nei mesi scorsi, al MAST , è stata ospitata una mostra sulle uniformi ,”nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l’appartenenza a una categoria, a un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, dall’altro possono evidenziare una separazione dalla collettività. Le parole italiane “uniforme” e “divisa” evocano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.” questa è la prefazione sul catalogo della mostra, ed oggi, in sintonia con quella domanda del Comune di Valsamoggia Inner Wheel Valli Del Samoggia e altre associazioni hanno organizzato una mostra sulle poliziotte, le donne in divisa che accorrono, proteggono e aiutano le donne in momenti difficili del loro percorso .
Il 27 l’inaugurazione parte da Piazza della Libertà in Valsamoggia per poi seguire un percorso itinerante . Le fotografie sono di Roberto Cerè, mentre ad una giovane donna, Sofia, è stato chiesto di disegnare il manifesto

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Limen è una parola latina che significa “soglia”, un confine che segna il passaggio tra due diversi spazi, anche identitari, per avventurarsi in qualcosa di percepito ancora come sconosciuto. Il progetto fotografico di Francesca Cesari (Bologna, 1970) è un viaggio alla scoperta di un’affascinante terra di mezzo, di quella particolare fase della crescita in bilico tra la tarda infanzia e l’adolescenza. Un’età ambigua, senza un nome proprio, portatrice di quelle grandi e piccole rivoluzioni che condurranno alla metamorfosi del proprio aspetto esteriore, all’elaborazione della propria identità e a una più profonda consapevolezza della propria interiorità.

Le immagini della serie Liminal ritraggono ragazze e ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, durante questo lungo e delicato processo di cambiamento, interiore ed esteriore, che li porterà a sviluppare, con la pubertà, un nuovo aspetto fisico, che potrà essere tanto promettente quanto inquietante, e al tempo stesso a maturare una nuova e più personale visione del mondo.

La mostra è arricchita da alcuni lavori inediti dell’artista della serie Liminal – Metamorfosi, ritratti delle stesse ragazze e ragazzi ripresi a distanza di tempo, ormai usciti dalla pre-adolescenza.

La mostra è a cura del Dipartimento educativo del MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna in collaborazione con il Comune di Bologna – Area Educazione Istruzione e Nuove Generazioni.

Orari di apertura:
martedì, mercoledì, giovedì, venerdì: h 14-18.30
sabato e domenica: h 11-18.30

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