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Archive for the ‘Fotografia e storia’ Category

Nelle foto di Paolo Ferrari i processi per il Terrorismo . I provini sono stampati a contatto per illustrare il procedimento usato per la selezione delle immagini, prima del digitale. Il curatore della mostra è dell’archivio è il prof. Marco Baldassari docente di Fotografia dell’accademia di Brera r voleva dare l’idea della scelta delle immagini prima di inviarle ai giornali

Renato Curcio (con barba e baffi)

Al centro dei provini Marco Biagi, Paolo Ferrari scatterà, per combinazione ,ad un convegno l’ultima foto che immortalerà Marco Biagi
Strage del 2 agosto una sanitaria tranquillizza un bambino (foto di Paolo Ferrari)
Strage dell’Italicus

Francesca Alinovi e l’omicidio di Via Del Riccio

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Proseguirà fino al 27 giugno la mostra che vede i fotoreporter Paolo Ferrari, scomparso poco tempo fa e Walter Breviglieri , la mostra è in Via Clavature 8/10 , l’ingresso accanto alla Chiesa di santa Maria della Vita , doppio grazie a Genus Bononiae per l’acquisizione dell’archivio Ferrari e per l’allestimento della mostra il curatore è il docente (dell’accademia di Brera) Marco Baldassari La Redazione ha intervistato Walter Giovannini

Dalla Banda Casaroli ai delitti del Dams, dalla strage del 2 agosto all’Italicus fino alla Uno Bianca: la mostra “Criminis Imago. Le immagini della criminalità a Bologna”, organizzata da Genus Bononiae. Musei nella città su iniziativa del Presidente Prof. Fabio Roversi-Monaco e realizzata in collaborazione con la Procura della Repubblica di Bologna, la Polizia di Stato e l’Arma dei Carabinieri, presenta per la prima volta insieme, 100 scatti in bianco e nero dei fotoreporter Walter Breveglieri (dal 1949 al 1972) e Paolo Ferrari (per il periodo 1972-2000).

La mostra, curata dal Procuratore Capo di Bologna Giuseppe Amato e da Marco Baldassari, responsabile dell’Archivio Ferrari di Genus Bononiae, racconta 50 anni di crimini e processi a Bologna che si intersecano con la Storia della Nazione: non solo quelli commessi all’ombra delle due torri, ma anche delitti consumati in altre città ed approdati poi a Bologna in Cassazione.

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Dal 27 Giugno 2020 al 07 Febbraio 2021
BOLOGNA
LUOGO: Ex Chiesa di San Mattia

INDIRIZZO: via Sant’Isaia 14/a

 

Comune di Bologna
Istituzione Bologna Musei | MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Museo per la Memoria di Ustica
Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica in occasione del 40° anniversario della Strage di Ustica
In collaborazione con
Fondazione Nino Migliori
MiBACT – Direzione Regionale Musei Emilia Romagna
Cronopios
Nel 2020 ricorre il 40° anniversario della Strage di Ustica che, tra le numerose iniziative, verrà ricordato tramite la mostra Nino Migliori. Stragedia, promossa dal Dipartimento Cultura e Promozione della Città del Comune di Bologna e dall’Associazione Parenti della Strage di Ustica.

L’esposizione, a cura del responsabile Area Arte Moderna e Contemporanea dell’Istituzione, Lorenzo Balbi, si terrà negli spazi dell’Ex Chiesa di San Mattia, con inaugurazione sabato 27 giugno, data in cui avvenne la tragedia nel 1980, per proseguire fino al 7 febbraio 2021

Il progetto, che si svilupperà in una video-installazione immersiva, nasce da una rielaborazione di immagini scattate dal grande fotografo nel 2007 durante l’allestimento dei resti del velivolo negli spazi del Museo per la Memoria di Ustica. Gli 81 scatti, corrispondenti al numero di vittime della strage, sono eseguiti a “lume di candela” tecnica utilizzata dal fotografo nel 2006 per la serie Lumen. Nino Migliori, oltre alle ricerche di stampo realista sull’Italia del dopoguerra, è noto per le sperimentazioni sul materiale fotografico eseguite mediante tecniche di sua invenzione come le ossidazioni e i pirogrammi.

La mostra è accompagnata da una pubblicazione Edizioni MAMbo.

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Jacopo Rinaldi (Roma, 1988), a Brace Brace, Milano, con iio sono un disgraziato il mio destino è di morir in prigione strangolato, aperta fino al 25 settembre 2020, ci presenta la figura dell’anarchico Gaetano Bresci da una prospettiva inedita, come uomo interessato alla fotografia.

Sono gli studi e le ricerche d’archivio del giovane artista a condurlo alla scoperta di quanto il regicida avesse addosso al momento dell’arresto, dopo l’uccisione del re Umberto I, avvenuta il 29 luglio del 1900: la pistola, una macchina fotografica e i reagenti per lo sviluppo delle fotografie.
Da qui l’idea di dedicare una mostra a Gaetano Bresci e al suo rapporto con la produzione di immagini. Ritrovate le fotografie scattate dall’anarchico, probabilmente pochi giorni prima dell’omicidio, ritraenti amanti, amici e familiari, l’attenzione di Rinaldi cade sulle impronte digitali lasciate dallo stesso Bresci durante il processo di sviluppo. L’interesse per le impronte digitali è tale da diventare il focus intorno a cui costruisce e allestisce la mostra.
Due le fotografie esposte, elaborate digitalmente dall’artista per ottenere immagini di grande formato e per evidenziare maggiormente la presenza delle impronte digitali di Bresci: un reticolo di sottili filamenti di carta adesiva argentata, specchiante, incollata alla parete che scompone e ricompone la visione di figure che sembrano sottrarsi alla possibilità di essere afferrate completamente: se ci si avvicina troppo le forme svaniscono in una serie di fitte linee irregolari.

https://artslife.com/2020/09/14/jacopo-rinaldi-sulle-tracce-di-gaetano-bresci-fotografia-e-impronte-digitali/

BRACE BRACE

Artist-run space

Via Termopili, 36

20127 Milano

Accesso libero ma è gradita la prenotazione

Di più :

https://www.facebook.com/events/444715363111533/

 

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Grazie a InToscana per l’aggiornamento 
 
Ci sono le macerie del campanile della Basilica di San Marco, a Venezia, che crollò nel 1922 a causa di un disastroso intervento murario. Ma anche il Foro romano prima di venire portato alla luce, quando ancora le mucche pascolavano tra le rovine. E ancora la temibile esplosione del Vesuvio del 26 aprile 1872, immortalata da Giorgio Sommer in quella che probabilmente è la prima foto di un’eruzione vulcanica. Senza dimenticare Firenze, dal fermento degli anni in cui fu capitale d’Italia alle immagini degli angeli del fango che salvano i libri dall’alluvione del 1966. È solo una piccola parte della storia italiana conservata nell’Archivio dei Fratelli Alinari, la più antica azienda fotografica al mondo fondata a Firenze nel 1863 da Leopoldo Alinari: un patrimonio di 5 milioni di immagini che rischiava di andare disperso e che la Regione Toscana ha deciso di salvare con quella che il presidente Enrico Rossi ha definito “un’operazione di politica culturale tra le più importanti degli ultimi cinque anni”.

FRATELLI ALINARI: LA FAMIGLIA CHE IMMORTALÒ LA STORIA
È il 1854 quando Leopoldo, Romualdo e Giuseppe Alinari fondano a Firenze la loro società
 

Sì perché grazie all’impegno regionale questo im menso tesoro sarà gestito dalla Faf, la Fondazione Alinari per la fotografia, che aprirà anche un Museo della fotografia a Firenze, nei locali di Villa Fabbricotti entro due anni. Tutto è iniziato il 13 gennaio di quest’anno, quando la Regione ha acquisito l’archivio Alinari, con un’operazione da 15 milioni di euro che puntava a conservarlo e soprattutto a renderlo fruibile per il pubblico.

“Si chiude un percorso iniziato con l’acquisizione da parte della Regione Toscana, nel gennaio scorso, del patrimonio fotografico Alinari – ha spiegato il governatore Rossi presentando l’iniziativa – un grande, immenso patrimonio culturale e artistico di rilevanza mondiale che in questo modo potrà restare nel presente e per le future generazioni. Da oggi parte un nuovo capitolo di una grande storia. Non esistono Fondazioni come questa, molti altri depositi sono stati smembrati, venduti e non sufficientemente valorizzati. Quello che abbiamo concretizzato oggi è un esempio di politica culturale moderna, seria, profonda, di cui potranno usufruire tutti i cittadini, e non solo della nostra regione e del nostro Paese.”

https://www.intoscana.it/it/articolo/fondazione-alinari-fotografia/

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