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Archive for the ‘Fotografia e territorio’ Category

Sifest , il curatore Denis Curti ha organizzato una visita guidata ed ha parlato del linguaggio fotografico.
Ogni mostra del Sifest è una storia che racconta un fotografo.
La mostra di Chiara Fossati è stata premiata col premio Pesaresi  perché attraverso il suo lavoro costruisce delle relazioni, in questo caso sul territorio che ha delle complessità .
Il quartiere in cui si è inserito il linguaggio di Chiara ha avuto uno strumento di mediazione con la fotografia.

“Chiara inizia a fotografare a quattordici anni e capisce immediatamente che quello sarà lo strumento attraverso il quale far combaciare mondo interiore e mondo esterno. Quando le chiedo che cosa le sia rimasto attaccato agli occhi dopo quegli scatti, mi risponde «tutto. Questa è la mia vita, mi rimane tutto addosso. Io sono loro. “Villaggio dei fiori” sono io. Il senso di comunità che c’è qui è quello che ci sostiene: un collante che tiene uniti. La conformazione di Villaggio dei fiori ti costringe alla convivenza con gli altri». Costrizione che diventa bisogno. 
L’ambiente condiziona l’essere umano? Certo che sì. “..

https://www.sifest.it/it/news/124/Chiara-Fossati.html

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Riccione ha  ospita per tutta l’estate la prima mostra personale in Italia di Claude Nori, Un’estate con te, omaggio ad un altro grande fotografo: Luigi Ghirri.

L’esposizione è stata  ospitata a Villa Mussolini, dal 30 giugno al 1° settembre e prende il titolo dall’omonimo catalogo di Nori, pubblicato lo scorso anno da Postcart Edizioni, versione arricchita e rivisitata di Un été italien (2001).

È attorno a questa serie di lavori sul mare e sulle vacanze italiane che la stessa Postcart, in collaborazione con il Comune di Riccione, ha costruito la mostra.

Le vacanze in Romagna
Da bambino, Nori ha passato gran parte delle sue vacanze sulla Rivera romagnola e vi ha fatto poi ritorno più volte, a partire dal 1982, per fotografare l’atmosfera speciale che si crea nei mesi estivi.

“Il particolare territorio del mare, l’attività che si svolgeva sulla spiaggia in estate” scrive Nori “era davvero un concentrato di cultura italiana, un rituale attraverso il quale si esprimeva con forza tutta un’arte di vivere.”..

Le foto sono di Claude Nori che, in questa mostra ricorda l’amico Luigi Ghirri

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Paola Agosti, Letizia Battaglia, Lisetta Carmi, Elisabetta Catalano e Marialba Russo. Per la prima volta insieme oltre cento fotografie di cinque grandi fotografe italiane. S’inaugura oggi alle 18,30 al Centro internazionale di fotografia diretto dalla Battaglia “Soggetto nomade”, una mostra del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, a cura di Cristiana Perrella e Elena Magini e ora in mostra a Palermo.
Si tratta di foto realizzate tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta. Anni di transizione dalla radicalità politica all’edonismo, anni di piombo ma anche anni di grande partecipazione e conquiste civili, dovute principalmente proprio alle donne, e alle battaglie femministe, a cui l’esposizione è dedicata. Prende le mosse dagli straordinari ritratti dei travestiti di Genova di Lisetta Carmi (Genova, 1924), dove la femminilità è un’aspirazione, e si declina attraverso le immagini di attrici, scrittrici e artiste di Elisabetta Catalano (Roma, 1941-2015), le fotografie sul movimento femminista di Paola Agosti (Torino, 1947), le donne e le bambine di una Sicilia sfigurata dalla mafia di Letizia Battaglia (Palermo, 1935) e infine gli uomini che per un giorno assumono l’identità femminile nel carnevale di piccoli centri della Campania esplorati da Marialba Russo (Napoli, 1947). Fino al 22 settembre. ”
(Giada Lo Porto)”
la foto è di Letizia Battaglia

https://palermo.repubblica.it/societa/2019/06/22/foto/cinque_fotografe_insieme_per_le_conquiste_delle_donne_al_centro_internazionale_di_fotografia-229377835/1/#1

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A Ravello una mostra di quindici foto per raccontare un’emozione : In esposizione la Divina Costiera sublimata dal fotografo Armando Montella

Un’emozione di un sussurro, la poesia che si cela in un attimo. Nelle foto di Armando Montella c’è tutta la sfacciata bellezza della Costiera amalfitana che, nel corso dei secoli, ha sedotto ed incantato con il suo richiamo.

Prosegue il percorso espositivo dedicato alla Divina. Dopo il successo di Amalfi, a partire dal 22 giugno nel chiostro del Convento dei Frati Minori di San Francesco, a RavelloArmando Montella, artista per passione, esporrà le sue migliori opere fotografiche nella mostra “Sussurri. Voci e suggestioni del mare”.

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La camiceria Pancaldi non c’è più al suo posto sorge un grande, ennesimo, grande magazzino, ma c’erano delle donen coraggiose che hanno lottato affinchè venisse rispettato il lavoro.

Le immagini  delle pancaldine (le dipendenti della camiceria Pancaldi) non solo camicie di tagli e fattura impeccabili , ma come.si vede dalle immagini loro stesse ci portano il sorriso, l’eleganza la dignità del lavoro.
Correva l’anno 1968 e furono protagoniste di una lotta che vedeva al primo posto la diminuzione dei carichi di lavoro (1540 camice al giorno) e 48 ore alla settimana più lo straordinario obbligatorio.
Riuscirono a portare a casa un contratto che fu un modello .
Le foto sono in mostra alla biblioteca di via Lame in Via Marco Polo 21 a Bologna , ad ingresso libero.
A 50 anni un ricordo e l’immagine del modello emiliano .
Dall’archivio Paolo Pedrelli
https://archiviopaolopedrelli.org/2017/03/29/abbiamo-una-ragione-per-far-quel-che-facciamo/

immagini in mostra alla Biblioteca Pezzoli, tratte dall’Archivio Paolo Pedrelli

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La Pietra di Bismantova è quel massiccio roccioso dall’inconfondibile ed isolato profilo a forma di nave che contraddistingue il paesaggio dell’Appennino Reggiano. Con una lunghezza di 1 km, una larghezza di 240 m ed un’altezza di 300 m, sull’altopiano che le fa da base, è un gigantesco esempio di erosione residuale.La sua formazione risale al Miocene medio inferiore, ovvero a circa 15 milioni di anni fa, epoca in cui questa calcarenite, poggiata su una base di marne argillose, si è formata in ambiente marino poco profondo in una fase di clima tropicale, fatto testimoniato dal contenuto paleontologico rinvenibile: gusci di molluschi, alghe calcaree, spicole di spugna, denti di pesce. In realtà si tratta di quello che resta di una ben più estesa placca arenacea in parte smantellata, perchè interessata da faglie e fratture, e plasmata dall’erosione durante lo scorrere dei millenni: fanno fede di ciò i grossi blocchi staccatisi e giacenti in parte alla base delle pareti verticali, che superano i 100 m.

Per quanto riguarda la vegetazione, la Pietra è caratterizzata da ambienti molto differenti fra loro, che comprendono una grande varietà di situazioni. Dalle zone boscate, prevalentemente a Roverella, a quelle arbustate di Ginepro, Biancospino e Rosa di macchia. Dai versanti più freschi, che ospitano anche il Nocciolo, l’Acero campestre, il Carpino Nero e qualche Tiglio, al caratteristico e diffuso Maggiociondolo, dalla suggestiva fioritura gialla in tarda primavera. Dalle aree detritiche ricoperte da materiali rocciosi, dove si possono trovare specie xerofile di notevole importanza fitogeografia, come l’Elicriso italico, il Timo Serpillo, il Bromo Eretto, la Cornilla Minima, la Globularia Vulgaris, al pianoro sommitale, un tempo adibito a pascolo, oggi inutilizzato e segnato dall’espansione del bosco sulla superficie prativa a graminacee.

Queste particolarità rendono la Pietra un elemento del paesaggio così unico e rappresentativo, che è diventato oggi un emblema di questi luoghi, impresso nell’immagine identitaria delle genti che li abitano e dei visitatori che li indagano. Alcuni recenti studi sociologici sulla percezione del paesaggio hanno mostrato quanto la Pietra di Bismantova sia diventata importante per le persone ed ha fatto emergere un problema: il bosco, ai giorni nostri incolto, che tende ad espandersi ed a mimetizzare la forma del massiccio roccioso, andando così a ridurne l’immagine caratteristica. Alcuni progetti ed interventi sono già stati elaborati al fine di controllare questa tendenza e di proteggere l’identità paesistica della Pietra di Bismantova, quella pietra che già Dante aveva cantato nei versi della sua Commedia.

Jacopo Albertini  al Festival della Fotografia europea di Reggio Emilia  la descrive nelle  sue immagini

 

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Antropocene. Mast Bologna. Dal 16 maggio al 22 settembre.

LA FONDAZIONE MAST
PRESENTA IN ANTEPRIMA EUROPEA
LA MOSTRA ANTHROPOCENE
16 Maggio – 22 Settembre

Debutta al MAST Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia la mostra multidisciplinareAnthropocene che indaga l’impatto dell’uomo sul pianeta attraverso straordinarie immagini di Edward Burtynsky, i filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e le installazioni di realtà aumentata.

Il progetto Anthropocene è frutto della collaborazione quadriennale tra il fotografo di fama mondiale Edward Burtynsky e i registi pluripremiati Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencierche, combinando arte, cinema, realtà aumentata e ricerca scientifica, documenta i cambiamenti che l’uomo ha impresso sulla terra e testimonia gli effetti delle attività umane sui processi naturali.

Dalle barriere frangiflutti edificate sul 60% delle coste cinesi alle ciclopiche macchine costruite in Germania, dalle psichedeliche miniere di potassio nei monti Urali in Russia alla devastazione della Grande barriera corallina australiana, dalle surreali vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama alle cave di marmo di Carrara e ad una delle più grandi discariche del mondo a Dandora, in Kenya. Il progetto è un’esplorazione multimediale che documenta l’indelebile impronta umana sulla terra.

L’esposizione è organizzata dalla Art Gallery of Ontario e dal Canadian Photography Institutedella National Gallery of Canada – dove ha debuttato in contemporanea in settembre 2018 – in partnership con la Fondazione MAST di Bologna.

http://www.anthropocene.mast.org/

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