Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Fotografia i Maestri’ Category


Il genio dietro una reflex. A Londra viene dedicata una mostra retrospettiva al fotografo inglese Norman Parkinson (1913-1990), celebre ritrattista di personaggi famosi e acuto osservatore del mondo della moda, negli anni in cui ha lavorato per grandi riviste patinate, come Vogue e Queen. L’esibizione, curata da Monica Colussi e organizzata in collaborazione con Fiat Chrysler Motor Village UK, si intitola ‘Timeless Act’, e nelle 60 opere esposte vengono accostati gli scatti di Parkinson ai dipinti dell’artista britannica Molly Gaisford. Fotografia e pittura astratta si fondono quindi in questo evento che è visitabile solo su appuntamento, dal 27 settembre al 29 novembre, presso il Motor Village di Fiat Chrysler, nel cuore della capitale.
ANSA/ UFFICIO STAMPA

 

Read Full Post »

Helmut Newton Works –

Fino al 20 settembre alla GAM di Torino
Cento anni fa nasceva a Berlino Helmut Newton e solo 12 anni dopo iniziava il suo leggendario sodalizio con la macchina fotografica. La Galleria d’Arte Moderna di Torino festeggia l’anniversario con una mostra realizzata in collaborazione con la Helmut Newton Foundation. A cura di Matthias Harder, direttore della fondazione tedesca, il progetto ricostruisce la carriera del grande fotografo in 68 scatti.

Lo scorso anno avevamo visto la fotografia di Helmut Newton negli scatti della moglie  che ha girato un film su di lui al Savignano Si Fest (la foto sopra )

Alice Springs, al secolo June Newton, attraverso l’opera del marito, Helmut. Gli scatti dell’iconico fotografo hanno fatto la storia, e la loro estetica ha cambiato i canoni e i diktat di un’epoca.

Per celebrarlo, June ha realizzato nel 1995 Helmut by June, un documentario che racconta la vita del fotografo attraverso immagini e filmati.

A Cagliari Steve Mc Curry Palazzo di Città : Icons

Steve McCurry. Icons – Fino al 10 gennaio 2021 a Cagliari, Palazzo di Città
Quarant’anni di viaggi, esperienze ed emozioni da rivivere nell’obiettivo di uno dei più grandi fotografi di sempre: oltre 100 scatti firmati McCurry approdano a Cagliari per un suggestivo colpo d’occhio sul nostro tempo. Non possono mancare gli occhi verdi della giovanissima Sharbat Gula, catturati in un’immagine icona nel campo profughi di Peshawar, Afghanistan. E poi guerre e fenomeni naturali, eventi impressionanti come l’11 settembre o il terremoto in Giappone, ma anche le scene poetiche e rasserenanti tratte dai progetti di McCurry sulla spiritualità e sulla lettura. “Con le sue foto – ha spiegato la curatrice Biba Giacchetti – Steve McCurry ci pone a contatto con le etnie più lontane e con le condizioni sociali più disparate, ma unite da emozioni universali; ci consente di attraversare le frontiere e di conoscere da vicino un mondo destinato a grandi cambiamenti”.

Robert Doisneau – Fino al 9 agosto a Bologna, Palazzo Pallavicini
Il mondo fotografato da Robert Doisneau “non ha nulla a che fare con la realtà, ma è infinitamente più interessante”: nei suoi scatti la vita della gente comune è capace di grandi rivelazioni. A Bologna lo sguardo del reporter francese si svela in 143 immagini scovate dalle figlie Annette Doisneau e Francine Deroudille setacciando una miniera di 450 mila negativi. Raccontano la Resistenza in Francia, le periferie di Parigi, i giochi dei bambini e i personaggi eccentrici incontrati nei caffè, il mondo dell’arte e quello della moda. E naturalmente c’è il Bacio più famoso della storia della fotografia: quello della giovane coppia diventata un’icona in mezzo al traffico di Place de l’Hôtel de Ville. Ribelle, poetico, anticonformista, Doisneau è considerato insieme a Cartier-Bresson il fondatore della fotografia umanista francese e del fotogiornalismo di strada. “Le meraviglie della vita quotidiana sono così eccitanti; nessun regista può ricreare l’inaspettato che trovi per strada”, ha detto una volta il reporter.
A partire dal 26 settembre, la mostra si sposterà a Palazzo Roverella di Rovigo.

 

Sebastião Salgado. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni – Fino al 26 luglio a Pistoia, Palazzo Buontalenti


Era il 1993 quando Salgado iniziò il suo viaggio nell’universo delle migrazioni: in sei anni ha percorso quattro continenti catturando partenze e approdi, campi profughi dove milioni di persone sono sospese al filo di un destino incerto, teatri di guerre, disastri naturali, luoghi di crisi, di sradicamento e di speranza. Attuale come non mai, il suo lavoro è ora raccolto in una mostra a cura di Lélia Wanick, moglie e compagna di avventura del reporter brasiliano: quasi 200 immagini che parlano di paura e di desiderio, di istinto di sopravvivenza, di disperazione, coraggio e dignità, saltando dal Messico al Nord Africa, dall’Amazzonia ai Balcani o al Vietnam, fino alla sezione finale con i ritratti di bambini incontrati in ogni parte del mondo. “Abbiamo in mano la chiave del futuro dell’umanità, ma dobbiamo capire il presente”, ha spiegato Salgado: “Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte”.

Elliott Erwitt. Icons – Fino al 12 luglio a Roma, presso WeGil
Ironico, surreale, talvolta romantico, Elliott Erwitt era un reporter decisamente sui generis: ha spaziato dai grandi eventi alla pubblicità, ma a renderlo veramente popolare sono stati i quattro libri fotografici dedicati ai cani. A Roma 70 tra i suoi scatti più celebri sanno mostrarci il secolo appena trascorso sotto una luce nuova: dall’incontro tra Nixon e Kruscev al match tra Muhammad Alì e Joe Frazier, dalle nozze di Grace Kelly e Ranieri di Monaco ai funerali di John Fitzgerald Kennedy, fino a famosi ritratti di Marilyn, Marlene Dietrich e Che Guevara. Nella galleria degli autoritratti, Elliott dimostra di saper prendere in giro anche se stesso, mentre immagini intime e familiari raccontano la persona dietro l’obiettivo. E per finire, un’incursione piena di humour anticonvenzionale nell’universo canino.

1958. Alberto GIACOMETTI in his studio.

Inge Morath. La vita. La fotografia – Fino al 1° novembre a Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini
“Non appena vede una valigia, Inge comincia a prepararla”, ricordava Arthur Miller, celebre drammaturgo e marito della Morath. Prima donna a far parte della leggendaria agenzia Magnum Photos, Inge Morath ha percorso il mondo da Venezia alla Cina, dalla Spagna all’Iran e all’Unione Sovietica, traducendo la realtà in immagini intense e personali. I suoi reportage li realizzava con cura maniacale, studiando lingua, cultura e costumi di ogni destinazione, senza nulla togliere alla fragranza di ogni incontro. “Fotografare è un fenomeno strano”, diceva, “ti fidi dei tuoi occhi e non puoi fare a meno di mettere a nudo la tua anima”. Nella mostra milanese viaggi, popoli e luoghi lontani si affiancano ai ritratti in cui la reporter austriaca ha fissato l’immagine di personaggi come Picasso, Neruda, Stravinsky o Marilyn: testimoni di uno sguardo curioso e singolare, quello di una viaggiatrice colta e coraggiosa che ha fatto della fotografia non solo un lavoro, ma una parte fondamentale della propria esperienza di vita.

 


Gabriele Basilico Bord de Mer – Fino al 1° novembre a Napoli, Magazzini Fotografici

La grande fotografia di paesaggio approda nel centro storico di Napoli con Gabriele Basilico. Protagonista della mostra è il mare, con le sue trasformazioni: siamo negli anni Ottanta e Basilico è chiamato a documentare i cambiamenti che hanno interessato le coste francesi. Da Calais alla Normandia, l’occhio del fotografo fruga tra porti, spiagge e candide scogliere, segnando un nuovo modo di raccontare la geografia e riscoprendo il suo lavoro con inedita lentezza. “Quei luoghi del Nord Europa, con il mare burrascoso, i cieli profondi, le nubi pesanti, con la pioggia insistente, il vento, il sole e la luce che cambiava continuamente, mi hanno spalancato una porta verso una nuova visione del paesaggio”, ha ricordato Basilico. “Era il paesaggio di pittori come il Canaletto e il Bellotto, o come i fiamminghi… Artisti descrittivi, che tuttavia mi avevano fatto ben intuire come quel frammento di mondo minuziosamente dipinto andasse molto oltre, superasse i bordi del quadro per espandersi verso altri orizzonti, forse addirittura verso il mondo intero”.

 Sguardi di Novecento. Giacomelli e il suo tempo – Fino al 29 settembre a Senigallia, Palazzo del Duca e Palazzetto Baviera
Intense emozioni e una straordinaria sensibilità grafico-pittorica distinguono gli scatti di Mario Giacomelli, il fotografo che dalle Marche ha raggiunto gli onori del MoMa di New York. “Mi dicono spesso che le mie fotografie sono piene di errori, invece non sanno quanta fatica mi costa fare una foto così sbagliata”, disse una volta l’artista. Lo sapeva evidentemente John Szarkowski, che con la mostra The Photographer’s Eye nel 1964 consacrò Giacomelli tra i 100 migliori fotografi del mondo. Quest’estate una doppia mostra ricorda il Maestro a Senigallia, la sua città natale. A Palazzo del Duca Giacomelli si confronta con altri grandi talenti novecenteschi: da Cartier-Bresson a Berengo Gardin, da Nino Migliori a Paolo Monti, da Brassaï a Doisneau, fino al turco Ara Güler, al giapponese Kikuji Kawada e al colombiano Leo Matiz. A Palazzetto Baviera ripercorriamo invece l’avventura di Giacomelli con il Gruppo Misa, l’eccezionale fucina di idee che negli anni Cinquanta vide il fotografo marchigiano impegnato insieme a Giuseppe Cavalli e Ferruccio Ferroni.

https://www.arte.it/notizie/italia/la-grande-fotografia-torna-in-scena-8-mostre-da-non-perdere-17481

Read Full Post »

Tratto dal comunicato stampa

Nel 2020 ricorre il 40° anniversario della Strage di Ustica che, tra le numerose iniziative, verrà ricordato tramite la mostra Nino Migliori.

Stragedia, promossa dal Dipartimento Cultura e Promozione della Città del Comune di Bologna e dall’Associazione Parenti della Strage di Ustica.
L’esposizione, a cura del responsabile Area Arte Moderna e Contemporanea dell’Istituzione, Lorenzo Balbi, si terrà negli spazi dell’Ex Chiesa di San Mattia, con inaugurazione sabato 27 giugno, data in cui avvenne la tragedia nel 1980, per proseguire fino al 27 settembre.
Il progetto, che si svilupperà in una video-installazione immersiva, nasce da una rielaborazione di immagini scattate dal grande fotografo nel 2007 durante l’allestimento dei resti del velivolo negli spazi del Museo per la Memoria di Ustica. Gli 81 scatti, corrispondenti al numero di vittime della strage, sono eseguiti a “lume di candela” tecnica utilizzata dal fotografo nel 2006 per la serie Lumen. Nino Migliori, oltre alle ricerche di stampo realista sull’Italia del dopoguerra, è noto per le sperimentazioni sul materiale fotografico eseguite mediante tecniche di sua invenzione come le ossidazioni e i pirogrammi.
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione Edizioni MAMbo.


Apertura sabato 27 giugno 2020 ore 18.00 – 24.00
Orari di apertura: venerdì e sabato ore 20.00 – 22.00
domenica ore 18.00 – 20.00

Ingresso libero
Prenotazione: tel. 051 6496611
www.midaticket.it/eventi/mambo-museo-darte-moderna-di-bologna

www.mambo-bologna.org
info@mambo-bologna.org

Read Full Post »

L’information scolaire 1956

 

Comunicato stampa

Dal 6 marzo al 21 luglio 2020 Palazzo Pallavicini ospita un’importante retrospettiva dedicata al grande fotografo parigino Robert Doisneau (Gentilly, 14 aprile 1912 – Montrouge, 1º aprile 1994) celebre per il suo approccio poetico alla street photography, autore di Le baiser de l’hôtel de ville, una delle immagini più famose della storia della fotografia del secondo dopoguerra.

Sono 143 le opere in mostra nelle prestigiose sale di Via San Felice, tutte provenienti dall’Atelier. L’esposizione è il risultato di un ambizioso progetto del 1986 di Francine Deroudille e della sorella Annette – le figlie di Robert Doisneau – che hanno selezionato da 450mila negativi, prodotti in oltre 60 anni di attività dell’artista, le immagini della mostra che ci raccontano l’appassionante storia autobiografica dell’artista.

 

ROBERT DOISNEAU biografia

Robert Doisneau nacque il 14 Aprile 1912 a Gentilly, Val-de-Marne, Parigi. Il padre, un idraulico, morì in servizio attivo durante la Prima Guerra mondiale quando Robert aveva circa quattro anni. La sua infanzia non fu semplice: perse all’età di sette anni anche la madre e da allora fu allevato da una zia non molto amorevole.

Ebbe il suo primo contatto con l’arte a tredici anni iscrivendosi all’École Estienne, una scuola artigianale. Si diplomò nel 1929 in incisione e litografia e già a 16 anni cominciò a dedicarsi alla fotografia amatoriale. Stando a quel che si dice, era così timido che fotografava pietre e ciottoli prima di passare ai bambini e poi agli adulti. Ben presto trovò lavoro nel settore pubblicitario presso l’Atelier Ullmann, uno studio di grafica creativa specializzato nell’industria farmaceutica, dove iniziò a lavorare come disegnatore. In quel contesto estese la sua attività, assumendo prima il ruolo di aiuto fotografo e poi di fotografo ufficiale.

Nel 1931 divenne assistente del fotografo modernista André Vigneau e nel 1932 vendette la sua prima storia fotografica alla rivista Excelsior. Due anni più tardi, iniziò a lavorare come fotografo pubblicitario per la fabbrica di automobili Renault a Boulogne-Billancourt, ma fu licenziato cinque anni dopo perché costantemente in ritardo. Decise quindi di occuparsi di pubblicità indipendente, dedicandosi al mondo dell’incisione e della fotografia da cartolina, in un momento in cui l’industria francese delle cartoline era la più grande d’Europa. Nel 1936, sposò Pierrette Chaumaison ed ebbero due figlie insieme: Annette (nata nel 1942) e Francine (nata nel 1947). In seguito, dal 1979 fino alla sua morte, Annette lavorò come sua assistente.

Nel 1939 fu assunto da Charles Rado dell’agenzia fotografica Rapho. Viaggiò per tutta la Francia alla ricerca di storie da illustrare e fu così che realizzò le prime fotografie di strada professionali. Lavorò a Rapho fino allo scoppio della Seconda Guerra mondiale, dopodiché fu arruolato nell’esercito francese come soldato e fotografo. Rimase nell’esercito fino al 1940 e da allora fino alla fine della guerra nel 1945, usò le sua abilità artistiche per falsificare passaporti e documenti per la Resistenza francese. Alcune delle sue fotografie più memorabili furono scattate dopo la guerra. Tornò a lavorare come freelance vendendo i suoi scatti a Life e ad altre riviste internazionali. Si unì per breve tempo all’Alliance Photo Agency, ma nel 1946 si ricongiunse con l’agenzia Rapho e vi rimase per tutta la sua vita, nonostante l’invito di Henri Cartier-Bresson a unirsi alla Magnum.

Nel 1948 fu assunto da Vogue come fotografo di moda. Ritrarre belle donne in ambienti eleganti non soddisfaceva Doisneau che ben presto fuggì dallo studio per continuare a dedicarsi alla fotografia di strada. Si immerse sempre di più nelle atmosfere di Parigi. Si immerse sempre di più nelle strade di Parigi e nel 1950 si unì al Gruppo XV di Rene-Jacques, Willy Ronis e Pierre Jahan, fondato nel 1946 a Parigi per promuovere la fotografia come forma d’arte e attirare l’attenzione sulla conservazione del Patrimonio Fotografico francese.

Il suo lavoro raggiunse la maturità espressiva negli anni ’50, ma gli anni ’60 furono i suoi anni più intensi. Negli anni ’70 l’Europa iniziò a cambiare e gli editori cercarono nuovi reportage che mostrassero il senso di una nuova era sociale. In tutta Europa, le riviste di fotografia vecchio stile erano in procinto di chiudere: fu la televisione a guadagnarsi l’attenzione del pubblico. Realizzò libri per bambini, fotografie pubblicitarie e ritratti di celebrità tra cui Alberto Giacometti, Jean Cocteau, Fernand Léger, Georges Braque e Pablo Picasso. Lavorò con scrittori e poeti come Blaise Cendrars e Jacques Prévert, ed è a con quest’ultimo che condivise la passione per la vita di strada che lo condusse a fotografare quelle scene quotidiane che la maggior parte della gente semplicemente ignorava.

Morì il 1° aprile 1994 a Montrouge, Parigi, all’età di 81 anni.

Read Full Post »

RIAPRE ALLA FONDAZIONE PISTOIA MUSEI LA MOSTRA DEL FOTOGRAFO BRASILIANO SEBASTIÃO SALGADO. UN FOTOGIORNALISTA CHE HA DEDICATO LA SUA VITA AGLI ULTIMI DELLA TERRA.

Dopo George Tatge, continua a Pistoia il percorso sulla fotografia contemporanea: in 180 opere, gli ultimi della Terra raccontati dal brasiliano Sebastião Salgado (Aimores, 1944), che ne ha seguite le tracce sugli sentieri delle migrazioni, delle carestie, della guerre. Fino al 26 luglio, nella doppia sede di Palazzo dei Vescovi e di Palazzo Buontalenti, la mostra riapre al pubblico dopo la lunga emergenza da Coronavirus.
Le migrazioni di massa sono soltanto la proverbiale punta dell’iceberg di problematiche sociali che si ripercuotono su larghissima scala e che hanno origine nel divario tra ricchi e poveri, nell’eccessiva crescita demografica, nella distruzione di interi ecosistemi, nei cambiamenti climatici, nelle guerre e nel fanatismo religioso; Salgado le racconta con lo sguardo del fotogiornalista, cui però aggiunge comprensione e umana partecipazione ai drammi di cui è testimone.

Tratto da Artribune :

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2020/06/mostra-sebastiao-salgado-pistoia/

 

Read Full Post »

Older Posts »