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Archive for the ‘Installazioni’ Category

Direttamente dagli archivi americani arrivano nuove immagini che documentano il passaggio dalla guerra al dopoguerra nel nostro Paese. Nella Mediateca di CUBO – Centro Unipol Bologna (Piazza de Mello n. 3 e 5), dal 21 aprile al 5 maggio sarà allestita una mostra multimediale, fotografica e documentale con i materiali provenienti dai National Archives di Washington e scattate dal Signal Corps dell’esercito statunitense americano durante la campagna d’Italia.

Una galleria con immagini e video che mostrano diversi aspetti della liberazione di Bologna, attraverso grandi pannelli verranno esposte le immagini a colori ritrovate. Saranno anche allestiti percorsi didattici con altre istantanee inedite provenienti dall’Archivio fotografico dell’Istituto Luce e della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna – partner dell’iniziativa – nonché documenti originali dell’epoca.

Inoltre, il 25 aprile alle 16.30, CUBO ospiterà “Una riflessione a colori”: un incontro con Luca Baldissara – docente di Storia Contemporanea all’Università di Pisa, Gabriele D’Autilia – docente di Fotografia e Cinema all’Università degli Studi di Teramo, Enrico Menduni – docente di Storia e Critica della Fotografia all’Università di Roma 3.

L’assessore alla Cultura del Comune di Bologna Matteo Lepore porterà i saluti istituzionali.

Coordinerà l’incontro il giornalista Marco Guidi.  Il 2 maggio alle ore 18.00 sarà possibile partecipare alla visita guidata della mostra a cura della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna.

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria a laboratori@cubounipol.it.

Sito CUBO

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Creativi, tecnicamente eccellenti, ricchi di citazioni colte, spesso autoironici. Sono gli scatti realizzati dagli ospiti della struttura sanitaria Montecatone Rehabilitation Institute i quali, dopo aver partecipato al corso di fotografia artistica Ri-prendere, progetti di arte e fotografia a cura di Anna Rosati ©, adesso hanno la grande soddisfazione di vedere le loro opere pubblicate in un libro grazie al sostegno dei Rotary Felsinei.

Il volume, vero e proprio catalogo d’arte, si avvale dei testi scientifici curati dalla professoressa Roberta Caldin, Dipartimento Scienze dell’Educazione ‘Giovanni Maria Bertin’, Università di Bologna e referente scientifico del progetto. Il testo che riguarda l’Istituto di Montecatone è stato curato dalla dottoressa Claudia  Corsolini, coordinatrice del Programma Abilitazione e Vita Indipendente. L’analisi critico artistica dei concepts  fotografici, infine, è stata  maturata dalla dottoressa Azzurra Immediato, storica dell’arte.

La pubblicazione, che sarà presentata il 19 dicembre alle ore 16.30 a Montecatone Rehabilitation Institute, Via Montecatone 37 (Imola), raccoglie i lavori dei partecipanti al corso, persone di ogni età e provenienti da ogni parte d’Italia, che hanno scoperto attraverso questo progetto di ‘potersi raccontare’ con un nuovo linguaggio espressivo.  Un risultato emozionante quello ottenuto grazie al percorso Ri-prendere. A condurlo, oltre alla dottoressa Anna Rosati, il collega Gabriele Fiolo, entrambi fotografi professionisti, in collaborazione con l’Associazione WTKG (Willy The King Group) da anni attiva all’interno della struttura e con il supporto degli educatori professionali presso Montecatone R.I., Roberto Messuti e Massimo Renzi.Ri-prendere è un progetto pilota a livello nazionale, si è svolto da settembre 2016 al luglio 2017.

Focus del laboratorio è stato l’insegnamento del linguaggio fotografico, con particolare attenzione rivolta alla realizzazione di immagini artistiche create attraverso l’utilizzo dei vari medium; “il ‘taglio dato a questo progetto – spiegano i due docenti, Anna Rosati e Gabriele Fiolo – voleva che ciascuno potesse porre attenzione prevalentemente all’immagine e al modo di raccontare e raccontarsi, attraverso la creazione di un’opera compiuta e personale”.

Riprendere, infatti, non è stato concepito come corso di fotografia che sviluppasse nozioni tecniche, bensì come percorso creativo ideato e costruito intorno all’idea di generare nuove forme di comunicazione che utilizzassero il linguaggio fotografico.

Intensa è stata l’interazione tra docenti e partecipanti, anche al di fuori delle ore impegnate presso Montecatone, infatti l’aspetto innovativo del percorso è stato lo scambio proficuo delle idee veicolate tramite il cellulare; strumento, quest’ultimo, che per alcuni ospiti si è rivelato fondamentale dopo il rientro a casa, poiché ha permesso loro di essere supportati nella costruzione del proprio progetto artistico, anche ‘a distanza’.

Per la prima volta, dunque, un laboratorio si è esteso anche al post dimissione.  Non è un aspetto da poco. “Il rientro a casa dopo degenze che vanno dai 4 agli 8 mesi o più – spiega Claudia Corsolini –  è per tutti un momento di grandissima difficoltà organizzativa ed emotiva. Le persone, in molti casi devono imparare a convivere con una disabilità.
E’ importante perciò dare loro più strumenti possibili per ridefinirsi; chiamiamo le azioni programmate in questo ambito ‘empowerment’ perché hanno l’obiettivo di aumentare la consapevolezza della persona rispetto al fatto che ha il potere, può trovare una nuova via per realizzarsi”.

I risultati del laboratorio di fotografia sono stati eccellenti, tante citazioni colte, autoironia, talento e immagini che richiamano Magritte, Duchamps, Ghirri; come ad esempio Willy, che ha firmato la propria opera Velasquez a Montese, o Monica Boscarato con La ruota gira, o Jasmine che ha disposto su un cielo africano la propria collezione di calzini, o Stefano Corradini che ha lavorato sul tema della memoria con un progetto intimo ed emozionante. Grazie a questo risultato si desidera sottolineare e valorizzare l’importanza che rivestono le attività ricreative all’interno della delicata sfera riabilitativa presso l’ospedale di Montecatone.

I Rotary Felsinei nel 2017 hanno generosamente attivato la raccolta fondi per la stampa della presente pubblicazione che rappresenta l’atto conclusivo di Ri-prendere, svolto a Montecatone, struttura sanitaria di eccellenza, con cui il Rotary Club di Bologna Valle del Savena, collabora già da alcuni anni in significativi progetti per l’assistenza alle persone ospiti del centro. Il ricavato della vendita del volume Ri-prendere sarà devoluto ad AUS (Associazione Utenti Unità Spinale Montecatone).

Come sottolinea Claudia Corsolini “Era importante che i partecipanti catturassero con la fotografia quel ‘bello’ che aiuta a godersi la vita. Il fatto che non solo tante persone ci abbiano provato, ma abbiano anche scelto di condividere il loro progetto personale in un libro è la prova che insieme abbiamo centrato questo obiettivo”.

Concludendo con le parole della professoressa Roberta Caldin, “raccontare una situazione complessa – anche attraverso la fotografia – permette, infatti, una con-crescita, una co-evoluzione nella quale sono presenti, almeno, due dimensioni fondamentali: una legata all’apprendimento e una legata alla socializzazione; in tal senso, anche quando parliamo di situazioni complesse dobbiamo riferirci a queste due coordinate che devono procedere di pari passo e non una a scapito dell’altra” – e aggiunge – “è necessario e urgente, quindi, un enorme impegno nell’offerta di percorsi introspettivi e relazionali, di narrazione di sé, di confronto e di presa di coscienza delle potenzialità e dei limiti di tutte la persone che vivono un periodo di ‘riabilitazione’, che conducano ad una presa d’atto (non ad una rassegnazione passiva) delle proprie risorse e dei propri vincoli”.

Interverranno:
Roberta Caldin – Referente scientifico del progetto, Università di Bologna Dipartimento di Scienze Dell’Educazione ‘Giovanni Maria Bertin’; Roberto Pederzini – Direttore Generale e Direttore Sanitario di Montecatone R.I.; Claudia Corsolini – Coordinatore Programma Vita Indipendente presso Montecatone R.I.; Roberto Messuti e Massimo Renzi – Educatori professionali presso Montecatone R.I.; Anna Rosati – Ideatrice del progetto; fotografa professionista; Gabriele Fiolo – Fotografo professionista; Azzurra Immediato – Storica dell’arte

Si ringraziano:
Rotary Felsinei che, generosamente, hanno condiviso il service per la realizzazione del volume ‘Ri-prendere’

Parteciperanno all’evento:
Maurizio Marcialis e la consorte Flavia | Governatore Rotary Distretto 2072 Emilia-Romagna e Repubblica di San Marino
Patrizia Farruggia | ass. Governatore
Domenico Lo Bianco | ass. Governatore
Fausto Arcuri | Presid. Rotary Bologna
Gioia Mela | Presid. Rotary Bologna Carducci
Maurizio Fusari | Presid. Rotary Bologna Est
Marino Capelli | Presid. Rotary Bologna Galvani
Onofrio Manno | Presid. Rotary Bologna Nord
Paolo Orsatti | Presid. Rotary Bologna Ovest Guglielmo Marconi
Francesco Serantoni | Presid. Rotary Bologna Sud
Francesco Pannuti | Presid. Rotary Bologna Valle del Samoggia
Amedeo Marozzi | Presid. Rotary Bologna Valle del Savena
Augusto Mioli | Presid. Rotary Bologna Valle dell’Idice

Anna Maria Quaglio | Rotary Club Valle del Savena
Andrea Magalotti | Rotary Club Bologna

 

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(nella foto l’assessore alla cultura del Comune di Rimini Massimo Pulini) 

Fabbrica Arte Rimini: inaugura LUMEN, La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano fotografata a lume di candela

A chiudere l’anno del seicentesimo anniversario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta sarà un appuntamento di grande valore artistico: la mostra LUMEN La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano che, con un ciclo di opere 39 fotografie straordinarie l’artista Nino Migliori, offre l’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela e che, curata da Roberto Maggiori, sarà inaugurata alla FAR – Fabbrica Arte Rimini domani sabato 16 dicembre 2017 alle ore 18 alla presenza dell’autore.

Una mostra di un grande fotografo che nasce nell’ambito delle Celebrazioni sigismondee, che Rimini ha voluto commissionare all’artista Nino Migliori capace di realizzare un nuovo ciclo di opere dedicate ad Agostino di Duccio e al Tempio Malatestiano, stilisticamente iscritto nella recente serie che ha per tema ispiratore la scultura gotica e rinascimentale.

L’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela, ci restituisce un inedito sguardo su quella cruciale vicenda storica. Quelle opere di metà Quattrocento, immerse nel liquido amniotico della notte e raccolte da un geniale occhio contemporaneo, rivelano la loro dimensione gotica, più di quanto non possa fare qualsivoglia riflessione estetica o teologica.

Nino Migliori – ha detto l’assessore alle Arti Massimo Pulini nel presentare quest’oggi la mostra in anteprima alla stampa – è tra gli autori che meglio rappresentano la straordinaria avventura della fotografia che, da strumento documentario, assume valori e contenuti legati all’arte e alla sperimentazione. Oggi si considera Migliori come un vero architetto della visione, ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere dell’immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua produzione.

Nel ringraziare quanti hanno collaborato, in primo luogo la Diocesi di Rimini e la “Fabbrica del Tempio”, voglio ricordare, oltre alla Regione Emilia-Romagna per il sostegno alle Celebrazioni, anche Banca Malatestiana che ha creduto in questo progetto fin dalla sua ideazione ed ha voluto legare il suo nome, come era naturale che fosse, a questo evento di punta delle Celebrazioni Malatestiane, ed Hera che ne ha favorito la realizzazione.”

Nino Migliori – Roberto Maggiori che ha curato la mostra – fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati.

Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l’attenzione alla memoria storica e all’immaginario collettivo, attraverso un’osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l’orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l’azione dell’artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.

“L’operazione di Nino Migliori – afferma Giuseppe Gagliano, Direttore Relazioni Esterne del Gruppo Hera che ha sostenuto l’iniziativa – rappresenta una forma viva e attualizzante di valorizzazione del patrimonio culturale, che merita di essere premiata. Da sempre attenta alle migliori esperienze culturali dei propri territori di riferimento e nella convinzione che i tesori dell’arte debbano costantemente rinascere alla luce di sguardi ed energie nuove, Hera ha così deciso di sostenere una mostra fotografica che eccede il semplice omaggio ad Agostino di Duccio e al Tempo Malatestiano, invitandoci semmai a riprogettare il nostro sguardo in funzione di una bellezza inedita, in cui cogliere di sorpresa il nostro stesso passato.”

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Articolo di Cristiano Capuano  Radio Città Fujiko»Notizie

A ridosso della Giornata internazionale contro la violenza di genere, che cade il 25 novembre, l’artista Andrea Benetti presenta 18 dettagli in blow-up degli occhi di altrettante donne dai 73 ai 18 anni, realizzati in digitale e stampati su lastre di alluminio 1×50.

Quello fotografico è un medium quasi del tutto inedito per l’artista, il quale si è sempre espresso tramite una pittura sintetica e allegorica. La mediazione simbolica dell’universo pittorico di Benetti viene, ora, a cadere, per lasciare spazio ad una documentazione diretta e realistica di un diversificato range di espressioni e sguardi, rivolti allo spettatore onde stimolare una riflessione sull’identità femminile.

“Quello per la fotografia è un amore sopito su cui ho puntato per questa mostra perché con la pittura sarebbe stato molto difficile esprimere lo sdegno contro la violenza sulle donne e denunciare questa piaga sociale – spiega Benetti – Ho scelto il simbolo degli occhi cercando di caratterizzare la mia scelta in vari modi: innanzitutto questa simbologia vuole comunicare la necessità di non chiudere mai gli occhi davanti alla violenza, fisica e psicologica”.

Alle parole di Benetti fanno eco quelle di Susanna Zaccaria, Assessora alle Pari Opportunità del Comune di Bologna, la quale ha sottolineato la consapevole scelta dell’artista di sfuggire alla consueta retorica sensazionalista dei volti tumefatti e sofferenti di coloro che hanno subito violenze, per abbracciare una caratterizzazione degli sguardi più spiccatamente introspettiva.

Tutto ciò si realizza, anche, grazie all’uso misurato della luce: per personalizzare e caratterizzare ulteriormente i volti, l’artista ha, infatti, scelto una luce naturale diversa per ognuno dei suoi soggetti, ritratti in diverse condizioni metereologiche e in diversi contesti. Le circostanze e gli ambienti in cui gli scatti sono stati realizzati divengono, dunque, distinguibili ed osservabili tramite l’ingrandimento, che svela ulteriori dettagli contribuendo all’accentuazione della personalizzazione di ogni soggetto.

“Nelle mie riflessioni sono arrivato alla conclusione che la violenza che un uomo perpetra nei confronti di una donna sia il riflesso della propria debolezza – continua Benetti – e che quella forza fisica e psicologica che egli esercita sia solo lo specchio di pochezze ed insicurezze. Nella simbologia dello specchio, la violenza si traduce nel tentativo di annientare la propria inadeguatezza”.

L’allestimento, studiato dall’artista e dalla curatrice Silvia Grandi, manifesta il suo potenziale impattante nel coniugarsi della profondità dello spazio con quella degli sguardi.
“Silvia è riuscita sempre ad azzeccare tutto con la grande cultura che la contraddistingue ed il suo essere intelligente e mai scontata – conclude l’artista – La lunghezza della sala è stata perfetta ed il numero delle opere ha definito perfettamente la spaziatura di Sala Manica Lunga”.
La mostra inaugura ufficialmente sabato 18 novembre alle 18, e sarà visitabile fino a mercoledì 13 dicembre.

Cristiano Capuano

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L’ A R I E T E artecontemporanea

IL TEMPORALE NON ESISTE

Rudy CREMONINI  |  Giulia MANFREDI

installazione sonora di   Marta COLETTI

a cura di Eli Genuizzi Sassoli de’Bianchi

opening sabato 11 novembre 2017 ore 18

L’ A R I E T E via D’Azeglio 42 Bologna

11 11 > 12 12 2017 | Info 348 9870574

lun gio ven sab 16|19   mar mer 16|18

 

E’ il tempo dell’aion, dell’eterno divenire.

Tesoro Bianco, di Rudy Cremonini, a testimonianza del passaggio dell’uomo, il cui volto si è fatto scultura, e poi pittura. Bianco, della materia dei sogni, osserva immutabile lo scorrere del tempo. Tracce di malinconia addensano di grigio le orbite, scavate nel solco della memoria, ne avvolgono il corpo per sottrarlo al fondo intriso di rossi che, a guisa di sipario, lo separa dalla natura che, tutt’intorno lo circonda. L’occhio che guarda attraverso cancelli, che si tingono del rosa antico di un glicine intriso di ferro; lo sguardo che penetra la densità umida e soffocante di una serra, il pacato, nostalgico ed innaturale silenzio di uno zoo. Il gesto pittorico si sofferma ad osservare la drammatica compostezza di una natura compressa ed organizzata, quella natura che la mano dell’uomo ha soggiogato e trattenuto ad una forma artificiosa ed innaturale. In ‘The crying light’ il tronco, flebile e sottile del bonsai trattiene a stento la grande chioma variegata sui toni dei rosa venati di grigio, che porta in nuce tutta la forza di un grande albero. Al tempo stesso, è anche un gesto protettivo, una carezza di cera, ad avvolgere i piccoli rami, resi immobili ed imperituri dalla colata preziosa di metallo ed imbrigliati dal calore della resina, entro la quale acquisiscono i bagliori dell’oro, nell’opera di Giulia Manfredi. La giovane artista si sofferma ad indagare l’universo che ci circonda, sperimenta accostamenti inediti tra materiali diversi, rami, resine, vegetali, cristalli di sale, si prestano allora ad assumere una nuova forma, per farsi simulacro. E’ anzitutto un’esigenza di contenimento, per Giulia Manfredi. L’immensità della natura da circoscrivere ad una forma imperitura, e che ne preservi, in eterno, l’inalterata presenza. Rami che si confondono con le radici, in uno sdoppiamento di visione che si allarga ad accogliere, nell’opera, anche ciò che l’occhio non vede, ma che pure esiste. Tracce di pensieri che avvolgono, a guisa di filo conduttore, il percorso dei due artisti, nel tentativo di cogliere, attraverso due linguaggi artistici differenti, ma paralleli, lo stesso sentire. Un piccolo scrigno, questa volta di Rudy Cremonini, conserva la memoria sacra dell’uomo, preziosa come e più della vita stessa e si staglia su un fondo intriso di rosso denso di passione. Non a caso il titolo: Infinito protetto. Restiamo in ascolto, il nostro sguardo si fa pensiero, nel tentativo di cogliere le tracce-radici di un sentire lontano. Ed è un microcosmo di suoni, di rumori più o meno definiti, sottofondo per una campionatura di cinguettii elettronici (da registrazioni di animatronic), stranianti ed ipnotici, che si susseguono, in un andamento ritmico, quasi da cronometro. L’installazione sonora ‘Larry Bird’, della giovane musicista Marta Coletti, ci trasporta in un’atmosfera ove tutto pare restare sospeso. E’ forse il simulacro di una natura, minacciosa e tetra, che si riappropria dello spazio che la mano dell’uomo ha sottratto, quello ipotizzato dallo strumento elettronico? O forse, questa è soltanto una delle ipotesi possibili.

Esiste una porta, una via di fuga. A noi di aprirla oppure no.

Dopotutto, il temporale non esiste.

 

Eli Genuizzi Sassoli de’ Bianchi

 

 

Rudy Cremonini (Bologna 1981) laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, appartiene alla generazione di artisti presenti e apprezzati in Europa e Stati Uniti che hanno saputo dare nuovo slancio all’aspetto narrativo della pittura contemporanea. Attualmente opera in Italia e Germania. Fra i progetti recenti la mostra ‘Le jardin interieur’ nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Strasbourg (F). Vive e lavora a Bologna | Rudy Cremonini Portfolio

 

Giulia Manfredi (Castelfranco Emilia 1984) si laurea nel 2008 all’Accademia di Belle Arti in Pittura con una tesi sulla videoarte e le tecnologie satellitari. Ha vissuto a Berlino dal 2006 al 2014 dove ha seguito corsi all’UDK in comunicazioni visive e in belle arti con la docente Hito Steyerl. A Berlino ha collaborato con un collettivo di artisti internazionali con cui ha organizzato numerose mostre e progetti. Nel 2017 ha vinto la quinta edizione del premio Cramum, ha esposto in numerose città italiane ed europee, attualmente vive e lavora a Roma | Giulia_Manfredi_Portfolio.pdf

 

Marta Coletti (Ponte dell’Olio 1983). Lo studio della musica classica la porta ad esplorare le infinite declinazioni dei linguaggi musicali. Attualmente frequenta il corso di musica elettronica al Conservatorio di Parma.

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COMUNICATO STAMPA

 

Dario Gambarin


PERFORMANCE DI LANDART

19.9.2017

 

“ONU”

 

 

Un gigantesco emblema dell’Onu, l’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite, con all’ interno il simbolo della pace. Si intitola “ONU” l’ultima opera di Land art realizzata dall’artista Dario Gambarin, noto nel mondo per i suoi grandi ritratti eseguiti sulla terra.  “Ho inserito al posto del simbolo delle Nazioni-spiega- il celeberrimo disegno che simboleggia la pace. L’obiettivo è  richiamare l’attenzione  su quello che è  – e deve essere – il ruolo di questa organizzazione: risolvere diplomaticamente le problematiche che stanno tenendo il mondo con il fiato sospeso, risistemando gli equilibri internazionali, in primis la questione della Nord Corea e del regime di Pyongyang,  per evitare che scoppino conflitti ai quali difficilmente si potrebbe porre rimedio.

Gambarin, da sempre attento alle problematiche politico-sociali, focalizza quindi stavolta la sua attenzione sul  confronto e dialogo con lo scopo di favorire la soluzione pacifica delle controversie internazionali, mantenere la pace e promuovere il rispetto per i diritti umani.

“Anche se il presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel suo primo discorso al Palazzo di vetro si è scagliato contro la presunta cattiva gestione dell’Onu – conclude l’artista  – è solo a questa grande organizzazione che dobbiamo tutti guardare per una vera garanzia di pace”.

L’opera, che anticipa il 72esimo anniversario della fondazione dell’Onu, il prossimo 24 ottobre, è stata eseguita, a mano libera, con trattore ed aratro, su un terreno di 27.000 metri quadrati situato a Castagnaro, in provincia di Verona.

Per ulteriori informazioni

Foto e Video

Dario Gambarin

0039-333-8909901

dariogambarin@libero.it

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