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Archive for the ‘Italian food and wine’ Category

Il ristorante Borgo delle Vigne della Cantina Gaggioli ha ospitato la tappa del GustaCinema dedicata a Doris Day.

La rassegna ideata da Maria Grazia Palmieri ogni anno abbina l’evento con momenti e disfide enogastronomiche a tema cinematografico, imperniate su piatti e vini del territorio. Dopo essere stati a FICO e all’Istituto Alberghiero “Luigi Veronelli ” nella sede di Crespellano il tour si è concluso con la terza tappa al Borgo delle Vigne.

Occupati tutti i tavoli e grande curiosità per il menù proposto dallo Chef Marco Macchiavelli e dal suo staff.

La serata intitolata “Avventure in punta di forchetta con piatti ispirati alla attrice Doris Day… e non solo” è stata illustrata da Maria Grazia Palmieri, Luca Gaggioli, Umberto Faedi Vice Direttore di egnews e dallo Chef Marco Macchiavelli, che ha spiegato come ha realizzato i due diversi ragù in disfida che ha preparato per condire i piatti di Spaghetti alla Bolognese realizzati al torchio presso il laboratorio del Borgo delle Vigne.

Non soltanto una cena, bensì una piacevole serata di degustazione arricchita dal cooking show dello Chef Marco Macchiavelli che ha mostrato la realizzazione dei due ragù: Tradizionale alla Bolognese e quello tramandato dalla Famiglia Gaggioli Osti.

I due ragù sono stati giudicati da una giuria di esperti composta da giornalisti e da una costituita dai partecipanti alla serata. La cena è cominciata con l’antipasto “Un pizzico di fortuna” ispirato dall’omonimo film di Doris Day: crostino di polenta, spuma di Mortadella di Bologna e gocce di Aceto Balsamico Tradizionale.

Lo abbiamo assai apprezzato con un Pignoletto Frizzante 2018 che reca11,5 gradi. A questo punto è iniziato il breve cooking show: lo Chef Marco Macchiavelli ha spiegato come ha realizzato i due ragù, dicendo che quello della ricetta della Famiglia Gaggioli Osti prevede maiale, pancetta e vitello. A seguire assaggio di Spaghetti al torchio con i due ragù: come abbinamento abbiamo scelto Bianco Bologna 2018 con 12,5 gradi.

Doris la Bionda è il nome dello squisito Tortino di Tagliatelle con crema all’uovo, cardi, prosciutto DOP croccante e foglie di oro zecchino.

Dalla Cantina Gaggioli in mariage Sauvignon 2018 riccamente profumato, 12,5 gradi. Il pane che ha riscosso un grande successo è stato preparato dallo staff di cucina con antico lievito madre ed è andato ripetutamente divorato.

Per il secondo piatto “Manzo rivisitato guarnito con friggione tradizionale e contorno di patate dorate”, ispirato al film “10 in Amore” interpretato da Doris Day, abbiamo scelto Merlot 2018 12,5 gradi. Ottimo accostamento. E il Merlot 2018 lo abbiamo assaporato con le “Palle del Negus” rivisitate dallo Chef.

La deliziosa serata di degustazione si è chiusa con Panna cotta allo Zafferano Bolognese della Val di Venola, coltivato dalla Azienda Agricola Ricci di Vedegheto abbinata ad Ambrosia Passito di Pignoletto. Sono stati consegnati a Letizia Gaggioli, Chef Marco Macchiavelli e Umberto Faedi Vice Direttore di egnews gli “Spaghettini d’Oro VIP” realizzati dall’artista Alessandro Mala, dedicati da Maria Grazia Palmieri all’Amico Piero Valdiserra autore del libro “Spaghetti alla Bolognese: l’altra faccia del tipico” edito da Giulio Biasion per EdiHouse: si sta pensando ad una edizione con testo in inglese. Il risultato delle votazioni delle due giurie ha decretato un giusto ex equo per i due ragù proposti nella serata del GustaCinema al Borgo delle Vigne.

Umberto Faedi

Nelle  foto di Umberto Faedi dall’alto

Antipasto del Gustacinema

I due ragù preparati dallo chef Marco Macchiavelli

Manzo rivisitato guarnito con friggione

lo chef Marco Macchiavelli

Maria Grazia Palmieri, ideatrice GustaCinema presenta il Tortino di Tagliatelle con crema all’uovo, cardi, prosciutto DOP croccante e foglie di oro zecchino

le palle del Negus

Panna cotta allo Zafferano alla bolognese

i due spaghetti al torchio con ragù bolognese (uno della famiglia Gaggioli e l’altro di Macchiavelli)

Tortino di Tagliatelle con crema all’uovo, cardi, prosciutto DOP croccante e foglie di oro zecchino impiattato

 

 

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l Luneri di Smembar ha origine nella notte di San Silvestro del 1844 in Romagna nella storica “Osteria dla Marianaza” di Faenza ubicata in Via Torricelli 21, che tuttora dispensa gustose specialità romagnole abbinate ai vini del territorio.

L’idea del Luneri nasce ad un tavolo davanti a fiaschi di Sangiovese, piadina e altri manicaretti tipici della Romagna dall’immaginazione di alcuni amici riuniti per festeggiare l’anno nuovo.

Al termine delle libagioni mancavano, come spesso accadeva agli artisti, i quattrini per pagare il conto. E per saldare il conto come spesso accadeva ed è accaduto, pensiamo al grande Antonio Ligabue che pagava i suoi pasti con i suoi disegni, il pittore e scenografo Romolo Liverani ebbe lo sbuzzo di prendere un foglio e disegnare per saldare il conto.

Raffiguro’ un uomo dal vestito malridotto a cavalcioni di uno stanco ronzino, seguito da un gruppetto di amici anche essi malmessi: simboleggiava il Generale degli Smembri che si dirigeva assieme ai suoi sodali soldati malconci verso la Locanda della Miseria situata nella Città dei Debiti.

Lo Smembar è una persona buona, semplice ed umile, ma quasi sempre sconfitto dalla vita e sfortunato.

Romolo Liverani assieme ad Achille Calzi e al poeta Angelo Tartagni scrisse una zirudela – discorso nel quale si facevano previsioni e profezie sulle stagioni e sugli avvenimenti politici. I primi lunari erano caratterizzati appunto da una zirudela o filastrocca in lingua romagnola rimata come tutti quelli stampati dopo e quelli attuali. Il primo numero e quelli editi fino al 1847 vennero intitolati Lunario Faentino, dal 1848 in poi vennero chiamati Luneri di Smember.

Successivamente si aggiunse il calendario con le indicazioni per la campagna, i suggerimenti per le coltivazioni e quali operazioni effettuare nei campi. Dal 1865  Philippe Antoine Mathieu de La Drome, inventore, astronomo e astrologo francese arricchì il Luneri con le sue previsioni astronomiche.

Ogni anno il Luneri viene stampato e diffuso e da allora e compare nelle case della Romagna. La Mortadella è uno dei simboli di Bologna assieme alle Due Torri, all’Universita’ più antica del mondo, ai 32 chilometri di  Portici.

L’antica Felsina fondata dagli Etruschi ha sviluppato nei secoli una grande tradizione gastronomica conosciuta in tutto il mondo: basti pensare ai Tortellini in brodo di cappone, alle Lasagne gialle e verdi, ai Passatelli, alla Zuppa Imperiale, continuando con la Cotoletta alla Petroniana, al Fritto Misto alla Bolognese, senza dimenticare i pregiati Vini dei Colli Bolognesi che si abbinano ai piatti e finalmente hanno il giusto riconoscimento.

Il Maestro Pasticcere petroniano Gabriele Spinelli ha voluto rendere omaggio a Bologna con un Panettone alla Mortadella.

Sfornato in edizione limitata ha richiesto sette anni per venir realizzato a causa della difficile esecuzione causata dal trovare il giusto equilibrio tra gli ingredienti. Al posto dei canditi ci sono piccoli cubetti di Mortadella, una Mortadella che si è fatto preparare appositamente dalla Macelleria Zivieri nel laboratorio di Zola Predosa, dal quale hanno origine salumi di altissima qualità.

È una Mortadella veramente speciale e artigianale di mora romagnola che ben si abbina e si integra moltissimo con l’impasto messo a punto da Gabriele Spinelli, Maestro Pasticcere in collaborazione con sua moglie e gli altri pasticceri che lavorano con lui.

Il formato è di circa 500 grammi di peso, la base è quella del panettone classico: burro, farina, zucchero, uova, lievito madre che si tramanda in pasticceria dal 1888, aroma di vaniglia, miele e sale a cui Gabriele ha aggiunto il 20% circa di Mortadella di Zivieri. Il procedimento di cottura è quello classico, e dopo 48 ore il panettone è pronto per essere divorato.

Non avendo conservanti si mantiene solo per pochi giorni dopo aver aperto la confezione. Ottimo il contrasto tra il dolce dell’impasto e la leggera e quasi delicata ma decisa nota salata data dalla Mortadella di Zivieri. Il modo migliore per apprezzarlo e di gustarlo è come componente essenziale di un aperitivo in mariage con un Pignoletto Spumante DOCG dei Colli Bolognesi e scaglie di Parmigiano Reggiano di media stagionatura. Prodotto per adesso in edizione limitata, viene proposto nel periodo natalizio e fino alla Befana in virtù di due infornate alla settimana.

Umberto Faedi

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La Pizza Margherita ha compiuto 130 anni. La regina Margherita di Savoia, moglie di Umberto I che verrà ucciso il 29 Luglio 1900 a Monza dall’anarchico Gaetano Bresci, si trovava nel Giugno 1889 in visita a Napoli. Il cuoco pizzaiolo Raffaele Esposito realizzò un piatto a base di pasta cotta in forno a legno presso la Pizzeria Brandi, nella quale lavorava e che è tuttora in attività ubicata in Salita Sant’Anna di Palazzo 1/2, condita con pomodoro, mozzarella e basilico per simboleggiare i colori della bandiera italiana.

Ci sono riferimenti precedenti all’ 11 Giugno del 1889, giorno nel quale Raffaele Esposito preparò tre pizze appositamente per l’evento, e la versione condita con i colori della bandiera italiana fu quella scelta dalla regina Margherita e da qui prese il nome.

Riportano di un piatto descritto dal filologo Emmanuele Rocco e da Francesco de Bourcard, scrittore italo svizzero che nel libro “Usi e costumi di Napoli” pubblicato nel 1866 descrivono  un piatto a base di pasta cotta nel forno a legna,  condita con “pomidoro, basilico e sottili fette di muzzarella disposte in maniera atta a ricreare una margherita sopra il piatto” e da qui il nome. Precedentemente nel 1830 Raffaele (?) Riccio nel suo libro “Napoli, contorni e dintorni” parla di un piatto con “pomidori, muzzarella e basilico”.

La Pizza Margherita è sicuramente uno dei piatti più rappresentativi della nostra gastronomia. Storpiata, copiata ed imitata spesso in malo modo. E infatti dalla Scozia nella cittadina di Arbroath, nome onomatopeico che richiama i borborigmi che scaturiscono dallo stomaco e si trasformano in rutti a volte orrendi, arriva la notizia che in una sedicente pizzeria indigena viene indicata nel menu’ una pizza farcita con tonno e banane.

Sappiamo tutti che la cucina migliore del mondo è quella Italiana, seguita da quella francese e spagnola ma molto meno ricche della nostra. La cucina scozzese è composta da piatti a base di formaggi, verdure pesce e frutta. I piatti più rappresentativi sono zuppe quali il famoso porridge/parritch o zuppa d’avena che si consuma prevalentemente a colazione accompagnata da miele, panna, zucchero, frutta e sciroppo d’acero, cullen skink zuppa a base di haddock o eglefino affumicato pesce della famiglia dei merluzzi guarnita con porri  patate e cipolle in vellutata, anche se skink era in origine fatta con lo stinco di manzo, leek and tattie soup composta principalmente da porri e patate, hotch potch, scotch broth brodo scozzese ossia minestrone di verdure con carne di montone reso denso dall’orzo ( barley) mondato, game soup, kipper, zuppa di lenticchie e bacon pancetta affumicata, piatti di pesce come aringa affumicata, aringa aperta, salmone affumicato, servito a colazione accompagnato da uova strapazzate oppure imburrato sopra una fetta di pane tostato o guarnito di verdure dure, tatties purè di patate e rape, tatties and herrings con purè di patate e aringhe, haggis con neeps and tatties ossia cuore, polmone e fegato di pecora cotte al vapore all’interno dello stomaco ovino e servite con spezie, avena bollita, purè di rape e patate, fish and chips scottish version. Porridge, sowans e skirlie sono a base di cereali.

I formaggi più diffusi sono lanark blue, dunlop cheese, crowdie, dunsyre blue e Bishop Kennedy. Piatti di carne quali Ayrshire bacon o pancetta di Ayrshire, black, red e white pudding budini a base di carne appunto, montone e agnello bollito, chicken tikka a base di pollo, uova drappit eggs, arrosto di manzo, urogallo, beccaccia, anatra solan, arrosto di Haunch of Venison, torta scozzese salata e il celebre bovino dal manto scuro, l’Angus Beef di Aberdeen che ha la caratteristica di sciogliersi in bocca ad ogni boccone e dal quale si ricavano gustosi filetti e il pluriconosciuto roast beef, lo steak pie spezzatino ricoperto da pasta brise’, scotch pie torta ripiena di carne avvolta in pasta brise’ con al suo interno un ricco condimento a base di montone e altri tipi di carne. I dolci sono numerosi, i più famosi sono burnt cream o crema bruciata, apple frushie a base di mele, blackberry pie a base di mirtilli neri, marmalade pudding o budino di marmellata, cranachan, tipsy laird o laird ubriaco. Molte le torte, i pani come il bannock a base di farina d’avena e le confetture.

Famosa la Dundee Cake a base di frutta secca che si dice fu preparata a Dundee la prima volta per Maria Stuart / Maria Stuarda regina di Scozia che non amava le ciliegie.Tanti i dolci a base di burro e caramello, molte varietà di biscotti e i frollini a base di burro da una ricetta medievale, torte di frutta come il selkirk bannock e simil crostate, torte a base di uova e patate dolci, pan drops e pan loaf. Gli scones sono bocconcini né dolci né salati che si possono essere farciti dolci e salati e si accompagnano a marmellate di lamponi e fragole e alla clotted cream crema cagliata raggrumata. Frutta di bosco come more, lamponi, mirtilli neri e rossi e fragole, tayberry incrocio tra mora e lampone rosso, loganberry incrocio tra mora e lampone rosso, e poi prugne e mele. I condimenti principali sono la salsa Dundee, rowan gelly o gelatina di sorbo, spiced plums o prugne speziate e marmalades confetture speziate tipo mostarde.

I Romani sono stati in Caledonia, come veniva chiamata la Scozia dal nome di una delle molte popolazioni – tribù che la abitavano, ma non sono riusciti a portare usi e tradizioni culinarie proprie della loro terra chiamata Enotria Tellus. Probabilmente è giusto così, e sicuramente la notevolissima differenza climatica non permette la coltivazione di quei prodotti delle nostre regioni che originano alimenti unici.

Un poco snobisticamente affermo: e allora che si tengano la loro  pizza al tonno e banane, e se la gustino nei loro locali sperduti nei villaggi delle Highlands nelle buie spettrali brumose sere, mentre nella brughiera umida e avvolta da nebbie inquietanti che evocano una gelida tristezza, disseminata da antiche e recenti rovine ulula il mastino dei Signori di Baskerville: il potente Vallo di Adriano costruito dalle legioni di Roma per dividere la Caledonia dalla Britannia è ancora quasi del tutto in piedi.

Umberto Faedi

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In Italia il vino è parte della cultura e della storia del nostro paese. L’Italia veniva chiamata Enotria Tellus, da oinos che in greco significa vino.

Terra del Vino per le sue caratteristiche geografiche quasi uniche che ben si prestavano e si prestano a coltivare la vite. All’inizio Enotria connotava una parte di Italia, ovverossia il Cilento, la Basilicata Centrale e la parte della odierna Calabria che spazia ad est dall’Altopiano della Sila, a sud dall’Istmo di Catanzaro e ad ovest dal Mar Tirreno. Gli Enotri sono una antica popolazione dell’epoca preromana proveniente dalla Grecia stanziata intorno al XV Secolo a.c. nel territorio che poi da loro prese il nome.

Dionigi di Alicarnasso era un intellettuale di origine greca, trasferitosi a Roma visse durante il principato di Augusto primo imperatore romano, descrive Enotria come una terra ottima per la viticoltura, l’agricoltura, la pastorizia e l’allevamento di animali. Il libro di Emanuele Grieco non prende in esame le decine di migliaia di nomi commerciali e di fantasia che compaiono sulle etichette delle bottiglie.

Ci sono centinaia e centinaia di libri sul vino in Italia, ma finora nessuno era stato dedicato interamente alla etimologia ed al significato dei vini e dei vitigni. Nel libro viene indicata l’origine, il significato e l’anno di attestazione della parola nella lingua prima latina, poi volgare e successivamente italiana. Il volume “Vini d’Italia – Dizionario Etimologico” edito da Edizioni Lui’ di Chiusi – Siena spiega l’origine ed il significato di mille nomi dei principali vini e vitigni italiani. Milioni di appassionati e consumatori, enoturisti, centinaia di migliaia di addetti del settore e probabilmente oltre il 95 % di loro non conosce il significato e l”origine del nome del vino che bevono, degustano e comprano, dei vigneti che vanno a visitare, che coltivano, che producono, che vendono. Da Abbuoto a Zucco sono spiegati i motivi ed il significato dei nomi e l’origine che li ha determinati, a volte con più di una interessante ipotesi. Sono comprese le 332 DOC, le 74 DOCG, la prima fu l’Albana di Romagna Passito e le 118 IGT che a volte sono indicate come IGP.

Alcuni sono nomi storici, altri molto celebri e tantissimi comuni. Emanuele Grieco ha lavorato cone operatore sanitario ed è da poco in pensione. Laureato in scienze politiche, si interessa di storia locale, è appassionato per il mondo del linguaggio e per l’indagine etimologica delle parole, il significato dei nomi e dei toponimi, non solo dei vini, e ha svolto accurate ricerche di toponomastica e di onomastica  che sono sfociate in varie pubblicazioni. Seguendo questo filone ha intrapreso uno studio sulla origine ed il significato dei nomi dei vini che ha portato alla pubblicazione di questo volume.

Il libro è stato presentato al Circolo Culturale Villa Paradiso in Via Emilia Levante a Bologna. È stato un pomeriggio davvero interessante ed istruttivo, c’è sempre da imparare e in questa epoca ipertecnologica e basata sui social un libro di questo valore culturale non viene affatto travolto dalla tecnologia. Il Circolo Culturale confina casualmente con l’Osteria Vini d’Italia, una osteria storica di Bologna, che ha curato l’aperitivo seguito alla presentazione.

Un ottimo Erbaluce assai profumato e con un bellissimo colore giallo oro, molto intenso e persistente si poteva scegliere in alternativa con un ottima Lacrima di Morro d’Alba ricco di sentori di frutta rossa, elegante, morbido e assai persistente e un Gutturnio dei Colli Piacentini robusto, ricco di note speziate ma un poco sgarbato. Il libro si può acquistare a Villa Paradiso e all’Osteria Vini d’Italia e non dovrebbe mancare nelle case degli appassionati e di chi lavora nel grande universo del vino italiano. La cultura è come una vite, va annaffiata e curata e in Italia abbiamo ottimi vini che bevuti con giusto discernimento in compagnia, bere da soli è triste e deleterio, sono un ottimo patrimonio culturale.

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Bologna e Modena sono divise da una simpatica, ma non sempre, rivalità che affonda le sue radici nei secoli bui del Medioevo.

Ebbe momenti intensi nel periodo delle lotte fra ghibellini e guelfi, culminanti con gli episodi della Secchia Rapita dai Modenesi dopo la battaglia di Zappolino e la cattura di Re Enzo dopo la battaglia di Fossalta da parte dei Bolognesi. Bologna e Modena sono le due uniche città che possono vantare il vero Tortellino in brodo. E questo privilegio ha unito le due città dando luogo ad una iniziativa supportata da istituzioni e associazioni di categoria.

Palazzo Malvezzi in Via Zamboni 13 a Bologna, sede della città metropolitana, ha ospitato nella sala del consiglio la cerimonia di premiazione del Concorso Tortellino d’Oro di Bologna 2019.

Erano presenti il presidente della Regione Emilia -Romagna Stefano Bonaccini, Giuseppe De Biasi in rappresentanza del sindaco di Bologna Virginio Merola, Luciana Serri presidente della commissione politiche economiche della regione Emilia Romagna.

Nel salone 15 sindaci dei comuni della ricche Province di Bologna e Modena nelle cui località sono gli esercizi che hanno aderito al progetto e sessanta tra ristoratori, titolari di negozi di gastronomia, forni e pastifici che hanno partecipato al concorso.

Luca Bonacini Gran Maestro della Confraternita del Gnocco d’Oro ha presieduto la cerimonia assieme a numerosi Cavalieri assaggiatori della Confraternita. Con il Tortellino si ride ma non si scherza!

Alla fine della consegna dei premi per festeggiare è stata aperta da un maestro casaro una forma di Parmigiano Reggiano di montagna invecchiata 204 mesi, più di 17 anni, regalata dall’Agriturismo Beneverchio di Niviano di Pavullo nel Frignano, ed è stata affettata da un maestro salumiere una Mortadella Favola offerta dal Salumificio Palmieri di San Prospero.

La Mortadella Favola è un brevetto originale del salumificio: viene insaccata e cotta nella cotenna naturale e legata a mano, è molto delicata e adatta a consumatori con intolleranze alimentari essendo senza glutine e digeribile grazie alla assenza di sostanze quali lattosio, glutammato e polifosfati aggiunti.

Il Consorzio  Vini dei Colli Bolognesi ha offerto Pignoletto Fermo e Spumante per accompagnare il Parmigiano Reggiano e la Mortadella, due ingredienti fondamentali per fare i Tortellini.

Hanno contribuito fattivamente alla iniziativa l’Associazione TourTlen, la Dotta Confraternita del Tortellino e l’Associazione delle Sfogline di Bologna, la San Nicola di Castelfranco Emilia e il Consorzio Modena a Tavola. Ottimo esempio del filo che lega stretto Bologna e Modena per i Tortellini è Enzo Ferrari: ne era un estimatore ed era solito fin dagli anni Trenta, quando aveva un garage e una concessionaria dell’Alfa Romeo in centro a Bologna, andare nei ristoranti della città e gustare i Tortellini in brodo e quando era a Modena faceva altrettanto. Queste le aziende premiate con menzione speciale: per la categoria Pasta Fresca Il Matterello dell’Oca, La Bottega della Pasta, l’Arte della Sfoglia, Pasticceria Forno Pallotti, Mille e una Sfoglia, Bruno & Franco Salumeria, Laboratorio La Spiga Amica per la categoria senza glutine, Bottega del Cappello per la categoria femminile, Pastificio La Lanterna per la sezione pastifici storici. Miglior Tortellino tecnologico Laboratorio Gratifico –  L’ Arte della Pasta di Bologna. Per la categoria Ristoranti Va Mo La’, A Balus, Massimiliano Poggi Cucina, San Domenico, Agriturismo Mastrosasso, Ristorante Tramvia, Taverna del Cacciatore, Trattoria Meloncello, Osteria del Teatro, Bottega I Portici, Ristorante Nuova Roma, La Capriata, Ristorante Posta, L’Officina del Gusto, Ristorante Biagi, Ristorante della Signora Stella, Osteria della Cavazzona, Osteria del Tortellino, Ristorante La Lumira, Osteria La Fontana, Ristorante Da Sandro al Navile, Albergo Ristorante Poli, Polpette & Crescentine, Agriturismo Molino di Giovannino.

Premio per il Tortellino creativo al Ristorante Acqua Pazza. Alla Fermata del Gusto menzione per aver legato l’innovazione alla tradizione, Cantina Bentivoglio per aver saputo coniugare musica, vini e cucina. I sei premiati sono per la Categoria

Pasta Fresca: 3° posto Pasta Fresca Simoni, 2° SfogliAmo, 1° assoluto La Baita Vecchia Malga della Famiglia Chiari, negozio storico di Bologna in Via Pescherie Vecchie.

I tre ristoranti premiati sono: 3° classificato Enoteca Giro di Vite, 2° Ristorante Il Salotto, 1° assoluto Il Pappagallo di Bologna che ha da poco compiuto 100 anni. Il lavoro di selezione, assaggio e giudizio è durato molti mesi e gli assaggiatori delle due città, Bologna e Modena, hanno visitato i negozi, le botteghe, le trattorie, le osterie e i ristoranti e in più di 150 pranzi e cene in incognito hanno assaggiato, valutato e votato i Tortellini.

Il lavoro degli assaggiatori e dei Cavalieri della Confraternita del Gnocco D’Oro si è concretizzato in due libri scritti da Luca Bonacini e Giancarlo Roversi: Il Tortellino di Bologna e Il Tortellino di Modena con testo in italiano e in inglese editi da Edizioni Artestampa di Modena con il prezioso coordinamento editoriale di Carlo Bonacini.

Carlo Bonacini ha presentato il risultato di un interessantissimo sondaggio effettuato su un campione di oltre 100 ristoranti, trattorie e osterie di Bologna e Modena per stabilire le differenze tra le ricette dei Tortellini di Bologna e le ricette dei Tortellini di Modena.

Artestampa di Modena edita una interessantissima collana che riguarda tutti i sontuosi prodotti alimentari che fanno parte della tradizione culinaria della pianura e della montagna a cavallo tra Bologna e Modena. Volumi bellissimi graficamente e valenti culturalmente: Tigelle, Borlenghi, Castagne e Marroni, Mirtillo Nero, Nocino Tradizionale, Amarena Brusca di Modena, Ciliegia nonché un libro sulla Confraternita del Gnocco D’Oro e La Coppia Perfetta ossia i migliori abbinamenti per le crescentine come le chiamiamo a Bologna, tutti curati da Luca Bonacini, alcuni con altri coautori ai quali si sono aggiunti i due libri che riguardano i Tortellini di Bologna e Modena.

Umberto Faedi

Nelle foto di Umberto Faedi , dall’alto la forma del parmigiano aperto dal Maestro Casaro

la mortadella Favola del salumificio Palmieri

il libro sul Tortellino

Luca Bonacini gran maestro della Confraternita del Gnocco d’oro

La forma di Parmigiano Reggiano di montagna offerta dall’Agriturismo Beneverchio di Pavullo

 

 

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I dati aggiornati della vendemmia 2019 riportano una raccolta equivalente a 43 milioni di ettolitri di vino, ai quali vanno aggiunti 14,5 milioni di ettolitri di vino nuovo, non Vino Novello attenzione, ancora in fermentazione e 15,5 milioni di mosti.

Il Vigneto Italia è tutto sommato in buona salute. Alle regioni del nord appartiene oltre il 60 % del vino prodotto in Italia.

La raccolta ricalca la campagna del 2018 che fece registrare 42,9 milioni di ettolitri di vino, 15,3 di mosti e 15,3 di vini nuovi in fermentazione. Il 50 % e più risulta essere vino a denominazione con prevalenza dei vini rossi per il 53,5 %, 25,9 % sono vini IGP e pure qui prevalgono i vini rossi con il 55,2 %, i vini varietali sono appena l’1,6 %, i vini da agricoltura ed uve certificate biologiche sono il 5,8 %, il restante 22,3 % sono vini da tavola. In Emilia Romagna l’annata 2019 ha fatto registrare un calo nella raccolta che oscilla tra il 20 e il 25 %  in meno in confronto con il 2018.

La resa totale è di poco superiore agli 8 milioni di ettolitri rispetto ai 10,3, della ultima vendemmia 2018. In Romagna abbiamo il calo maggiore che arriva in certe zone fino al 32 %, ed è più marcato per le uve rosse.

In Emilia l’area che si estende da Bologna fino a Piacenza denuncia un calo medio del 15 % con una diminuzione nella raccolta per le uve a bacca bianca. Sui Colli Bolognesi è il Pignoletto, simbolo del territorio, a subire cali anche superiori. L’uva è di ottima qualità ma ce n’è meno come ci confermano il Dottor Carlo Gaggioli e sua figlia Letizia dalla Cantina sulle colline di Zola Predosa al Borgo delle Vigne.

Recentissimamente la cantina ha ricevuto il premio Qualità  – Prezzo dalla Guida del Gambero Rosso per il Merlot Colli Bolognesi e alla 21° Rassegna Interregionale dei Vini Spumanti e Frizzanti a Verona ha visto premiati tutti i tre vini che aveva presentato: Rosato Brut Spumante Letizia, Pignoletto Spumante DOCG Il Francia Brut e Pignoletto Frizzante DOCG Colli Bolognesi.

Sempre secondo il Gambero Rosso il Ristorante dell’Agriturismo Borgo delle Vigne condotto magistralmente da Letizia Gaggioli è nella TopTen dei migliori ristoranti nei dintorni di Bologna. Ottime le prospettive per le nostre esportazioni.

Di fronte ad un leggero regresso nel mercato inglese il vino italiano progredisce assai bene in Giappone con un 15,7 % in più e ancora meglio hanno fatto le nostre bollicine, soprattutto quelle di qualità con un incremento medio di oltre il 20%, e buone prospettive si aprono in Corea del Sud anche se in questa nazione il consumo di vino è ancora limitato.

I famigerati ed ingiusti dazi voluti dal presidente degli Stati Uniti stanno invece penalizzando i liquori e i distillati italiani.

Nel mercato Usa i nostri ottimi prodotti hanno una quota del 17 % e sono al terzo posto per vendite dopo Francia e Irlanda. È un vero peccato perché a differenza di chi ci precede si registra un aumento delle vendite, tendenza confermata negli ultimi dieci anni. Il mercato Usa è  il secondo per importanza per le esportazioni italiane di questi prodotti, dietro a quello tedesco che assieme a Francia e Regno Unito assorbono i due terzi della produzione dei nostri pregevoli distillati e liquori.

Umberto Faedi

Nelle foto dall’alto : la tenuta Gaggioli, il dott. Carlo Gaggioli, la raccolta dell’uva, Letizia e Carlo Gaggioli, Lorenza Gaggioli ritira il premio

 

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Quanto è bello andare in giro per i Colli Bolognesi tutto l’anno, e quest’anno ancora di piu’, ecco per la prima volta “Cantine di Natale”: il 1° Dicembre l’evento nelle cantine aderenti alla iniziativa offre la possibilità di degustazioni, assaggi e acquisti di regali per le feste di Natale. Pianoro, San Lazzaro, Bologna, Sasso Marconi, Marzabotto, Zola Predosa, Monte San Pietro, Castello di Serravalle e Monteveglio sono le località dell’itinerario collinare. Le cantine saranno aperte dalle 14.30 alle 18.30 e oltre ai vini sono disponibili gli altri prodotti delle aziende. Sui colli di Bologna appena fuori Porta Saragozza al Fienile Fluo’ in Via di Paderno 9 verrà offerto vin brule’ e si potranno acquistare vini, marmellate, miele, biscotti, tisane e salamoie alle erbe.

Sulle colline di San Lazzaro alla Azienda Biologica Tenuta Santa Cecilia in Via Croara 7/H si degustano vini da uve biologiche: Pignoletto Spumante DOC, Pignoletto Frizzante DOCG, Biancospino Pignoletto Superiore DOCG, Viburno Barbera Colli Bolognesi DOC, Coclico’ Barbera Frizzante DOC, Rovo Merlot Colli Bolognesi DOC, miele, frutta e l’Olio Extravergine biologico. A Zola Predosa culla della viticoltura dei Colli Bolognesi al Borgo delle Vigne della storica Cantina Gaggioli in Via Raibolini Il Francia 55 degustazioni di Pignoletto Superiore DOCG, Pignoletto Frizzante DOCG, Il Francia Pignoletto Spumante Brut DOCG, Sauvgnon, Magnificat Colli Bolognesi Bianco DOC, Bagazzino Bianco Pignoletto DOC, Fermo Pignoletto Superiore DOCG, Bianco Bologna, Barbera Frizzante DOC, Bagazzino Rosso Barbera Emilia IGT, Rosato Spumante Letizia, Benessum Rosso Bologna Riserva DOC, Merlot, Cabernet Sauvignon Riserva, verranno dispensati stuzzichini con Parmigiano Reggiano di montagna imbibito di Saba di Pignoletto, cubetti di Mortadella con streghine, pane tostato con Olio Extravergine dalle colline dell’azienda, biscotti abbinati ad Ambrosia Pignoletto Passito e si possono acquistare i vini, la Saba da mosto cotto di Pignoletto e l’Olio Extravergine. Alla Cantina Manaresi in Via Bertoloni 14/16 sono disponibili tutti i vini della Cantina compreso il nuovissimo RED Colli Bolognesi DOC base Cabernet Sauvignon con altre uve rosse locali, e poi DOCG Colli Bolognesi Pignoletto Frizzante, Pignoletto Classico Superiore, Duesettanta Colli Bolognesi DOC Bologna Bianco da uve almeno 50% Sauvignon e restanti uve di Chardonnay e Grechetto Gentile, Merlot Colli Bolognesi DOC, Controluce Colli Bolognesi DOC Bologna Rosso Cabernet Sauvignon dedicato al pittore Paolo Manaresi, Flora Italica Colli Bolognesi DOC Barbera.

Per i vegani in Via San Martino 1 a Ponte Ronca una delle prime aziende biologiche del territorio la Cantina Bortolotti propone un interessante Rosé e il Barbera. A Castello di Serravalle Casetta Belvedere in Via Valle del Samoggia 4476 propone Pignoletto Frizzante prodotto con metodo ancestrale, confetture di duroni e albicocche, farro decorticato  farina di farro e farina di grano duro Senatore Cappelli. Nel Borgo di Castello di Serravalle in Via Castello 2257 il miglior giovane vignaiolo del 2019 Alessandro Fedrizzi propone degustazioni gratuite di tutti i suoi vini: Pignoletto Frizzante DOCG, Pignoletto rifermentato in bottiglia, Pignoletto DOC, Barbera Frizzante DOC rifermentato in bottiglia, Barbera DOC.

Fattorie Vallona in Località Fagnano Via Cantagallo 37 offre in degustazione i suoi vini e propone farine di grano antico macinate a pietra. La Marmocchia in Via Sant’Apollinare 2785 fa degustare i propri vini: Colli Bolognesi DOCG Pignoletto Superiore, Colli Bolognesi DOCG Pignoletto Frizzante, Colli Bolognesi DOC Barbera Frizzante, Colli Bolognesi DOC Bologna Rosso e  propone marmellate artigianali nonché  la particolare gelatina di Pignoletto ottima con i formaggi, i bolliti e le tartine. A Monteveglio la Cantina Bonfiglio in Via Cassola 21 fa degustare tutti i suoi vini fra i quali il Pignoletto Superiore, lo Spumante di Pignoletto Alba in Vigna, le riserve dei vini rossi, il Rosso Bologna e il Passito.

Degustazioni e assaggi a La Mancina che si trova a Montebudello in Via Motta 8: Spumante Brut, Pignoletto Terre di Montebudello, Lanciotto Merlot, Barbera Frizzante, Pignoletto Frizzante, Talea Grechetto Gentile. In Via Abe’ 33 la Tenuta Santacroce propone Sit a Montui’ Pignoletto Classico DOCG, Pignoletto Frizzante DOCG, Pignoletto rifermentato in bottiglia, Cuvee’ Nettuno Pignoletto Spumante DOCG, Desimo uvaggio da varietà di uve internazionali, e i rossi Sarmedo Cabernet Sauvignon DOCG Riserva, Al Campedi Cabernet Sauvignon Colli Bolognesi DOCG, Vignole Barbera DOC, Camerlo’ Rosso Bologna DOC da uve 51% Cabernet Sauvignon e 49% Merlot. A Monte San Pietro in Via San Chierlo alla Tenuta Bonzara si può degustare il famoso Bonzarone ed acquistare dolci e panettoni artigianali della della Panetteria Paolo Atti  & Figli di Bologna. Alla Tenuta Folesano a Marzabotto che era stata fondata dagli Etruschi, dominata dai Romani e nel Medioevo feudo dei conti di Panico in Via San Silvestro 17 si può degustare un grande Barbera, il Sangiovese Folesano, Balanzone Rosso Bologna, Guidesco Merlot, il biologico Raggi, Gariete Albana Secco da uve biologiche, Balanzone Pignoletto da uve biologiche. In Via Gamberi 50 a Sasso Marconi alla Cantina Floriano Cinti si trovano Bologna Bianco, Bologna Spumante, Pignoletto Spumante, Pignoletto Classico Sassobacco,  Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon, Spumante Rosato, Cabernet Sauvignon, Cabernet Sauvignon Sassobacco, Merlot, Merlot Sassobacco, Barbera, Bologna Rosso, miele, marmellate, sughi, formaggi locali, biscotti e dolci dell’Agriturismo. Sui maestosi calanchi di Pianoro in Via di Riosto 12 la Cantina Podere Riosto propone il For You da Uve Negrettino Vigna del Fantini, il Barbera, Pignoletto Superiore, Spumante e Frizzante, Chardonnay, Sauvignon, Rosso Bologna Due Torri, Bologna Spumante Merlot, Cabernet Sauvignon e confezioni di ceste natalizie.

C’è davvero solo l’imbarazzo della scelta!

Umberto Faedi

Foto di Roberta Ricci

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