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Archive for the ‘La Storia e le storie’ Category

Il caso Edgardo Mortara o Il caso di Via Lame
Negli anni ’60 , la docente e scrittrice Gemma Volli, salvò dal silenzio una storia, storia che ha avuto lo stesso riverbero del caso Dreyfuss ( ricordo il bel film, recente, di Polansky ) il caso Mortara. Edgardo, un bimbo ebreo, venne improvvisamente sequestrato , da parte dello Stato della Chiesa, attorno agli anni 1858.
La fantesca, disse che al bambino, ammalato , in punto di morte, (nessuno se n’era accorto in casa che lo era) aveva somministrato il battesimo e questo giustificò la sottrazione del bambino alla famiglia. L’episodio, come si diceva, non fu indolore, il padre morì di crepacuore poco tempo dopo, la famiglia fu lacerata , ci furono processi che misero in cattiva luce la famiglia, Edgardo, poi chiamato Pio venne trasferito in USA per la sua attitudine da poliglotta e sventolato come caso con le conseguenze che si possono immaginare sul piccino.
La gente di Via Lame quando vennero gli sbirri pontifici rispose energicamente , difendendo la famiglia, ma non ci fu nulla da fare.
Tutto per la sola testimonianza della fantesca e dell’amica che incontrava al mercato .
La storia analizzata nei documenti dagli studiosi descrivendo il processo e gli accadimenti (Kertzer, Scalise,Silva, Mortara, una parente prossima) venne descritta uniformemente nelle loro pubblicazioni, mentre sembra che vi sia una opinione giustificazionista a tutt’oggi evidente.
Pio IX, il Papa in carica ,ebbe molto a cuore il bambino e la sua sofferenza , ma non potè agire .
In questi ultimi venti anni ben due registi hanno provato a realizzare questa storia, ma non ci sono riusciti, nel 2014, anche Steven Spielberg che gettò la spugna.
Uno studio  teatrale di Massimo Manini descrive esattamente come sono andati i fatti .
Al momento, sembra il regista Marco Bellocchio assieme a Susanna Nicchiarelli stiano lavorando al “Caso Mortara o caso di Via Lame”. Sperando che emerga, la verità e che vengano citate le fonti e che la storia sia accessibile a tutti .

lucio

 

Lucio Pardo, nipote della docente e storica Gemma Volli

 

medaglietta-mortara

Lucio Pardo mostra la medaglietta che il Papa Pio IX regalò a Edgardo Mortara, medaglietta da cui non si separò mai considerandolo un pegno di affetto

 

 

 

la storia nel libro  :

Prigioniero del Papa Re di David Kertzer 
Bologna, 1858: Un drappello di poliziotti, agli ordini dell’Inquisitore, irrompe nella casa del mercante ebreo Momolo Mortara, gli strappa dalle braccia il figlio di sei anni in lacrime, e lo mette su una carrozza diretta verso Roma. Tale e’ l’angoscia che la madre del piccolo collassa e viene soccorsa in casa di alcuni vicini. Il suo pianto viene udito in tutta la citta’. E’ con questa scena terrificante che David Kertzer inizia la sua avvincente ricostruzione del drammatico rapimento, in cui dimostra il ruolo decisivo di questa saga sconosciuta nella successiva capitolazione del potere temporale della Chiesa in Italia. Mentre i genitori di Edgardo cercano disperatamente una via per riavere il bambino, apprendono il motivo per cui solo lui, dei loro otto figli, e’ stato preso in custodia. Anni prima, la serva cattolica di famiglia, temendo che il neonato Edgardo morisse di una malattia contratta, lo aveva battezzato in segreto (o almeno cosi’ fece intendere). Edgardo guari’, ma quando la vicenda giunse all’orecchio dell’Inquisitore di Bologna, costui ordino’ che Edgardo fosse preso in custodia e spedito in un monastero speciale dove gli ebrei venivano convertiti in buoni cattolici. La giustificazione dell’Inquisitore per l’apprendimento del bambino si basava sulle direttive della Chiesa: nessun bambino cristiano poteva essere cresciuto da genitori ebrei. Il caso di Edgardo Mortara divenne una celebre vicenda in ambito internazionale. Malgrado tali rapimenti non fossero infrequenti nelle comunita’ ebraiche d’Europa, il clima politico era cambiato. Quando la notizia della vicenda Mortara giunse in Gran Bretagna, dove si mobilitarono i Rothschild, in Francia, sollecitando l’intervento di Napoleone III, e persino in America, l’opinione pubblica internazionale si schiero’ contro il Vaticano. Rifiutandosi di restituire il bambino alla sua famiglia, Papa Pio IX inizio’ a trattare Edgardo come figlio proprio. Il destino di questo ragazzo divenne il simbolo dell’intera campagna rivoluzionaria di Mazzini e Garibaldi che mirava ad eliminare il dominio politico della Chiesa Cattolica e a formare uno Stato italiano moderno e laico. Prigioniero del Papa Re narra una storia avvincente, sorprendentemente ignorata dagli storici moderni. Il libro ha  ispirato una versione teatrale, scritta dal Premio Pulitzer e Premio Oscar Alfred Uhry. 

 

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Gennaio : giornata della memoria l’installazione di Boltanski a Bologna nel 2017

Nel 2017 a Bologna, ha avuto luogo una grande ed estesa manifestazione in tutti i quartieri della città sulla Memoria curata da Christian Boltanski .
L’evento, diffuso sul territorio, comprendeva l’allestimento di enigmatici tabelloni (billboard) che erano i visi dei patrioti celebrati in Piazza Maggiore. Infatti , al termine della guerra la gente accorse per attaccare i suoi martiri in piazza e queste immagini sono rimaste ad onorare la loro vita , la famiglia di Boltanski, ebrea francese subì profondi traumi , il padre è rimasto chiuso in un anfratto e non è più riuscito a vivere all’aperto, anche a guerra finita.
Con FIAB Montesole abbiamo organizzato un giro in bicicletta per visitare i luoghi della mostra
Alcuni momenti dell’evento
La prima immagine , collezione permanente Mambo, seconda e terza immagine la montagna con il materiale che serve per coprire i corpi mantenendone la temperatura in sala operatoria .
L’incontro casuale con Lucio Pardo (già Presidente della Comunità ebraica) a cui abbiamo spiegato il senso della biciclettata con Patrizio Patrizi(cardiochirurgo e ciclista appassionato) a sinistra.

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Bologna 22 ottobre alle 15 allo STABAT MATER
a ottant’anni dalle razziali : Mario Finzi
con Lucio Pardo, già Presidente della comunità ebraica, Massimo Manini regista e video maker con la giornalista Franca Silvestri una tavola rotonda .
(Per i giornalisti sono previsti crediti formativi)
Spesso entriamo in contatto con la storia con delle biografie, con delle vite rimaste nell’ombra, come Oskar Schlinder oppure Giorgio Perlasca, e tante altre persone eroiche , nel caso di Nonantola una città intera, seminario e seminaristi compresi che hanno protetto le vite dei bambini salvati dalla deportazione e spersi nel mondo adulto.
Poi, sfogliando le pagine di storia della città (Bologna ) ci si rende conto che ci sono tante persone eroiche che hanno perso la loro vita per salvarne tante .
Abbiamo visto nel film “En train de vie” (ispirato ad una storia reale) che la vocazione alla salvezza del prossimo non è scontata,  paura , miseria e  minacce giocano brutti scherzi.
E’ il caso di Mario Finzi, (Bologna 1913-Birkenau 1945) era ebreo e non lo sapeva ,era assimilato ( come Edith Stein che riscopre la sua ebraicità all’improvviso per non sottrarsi alla Storia) poteva andarsene in ogni momento , parlava tante lingue, era un affermato pianista un brillante magistrato, tuttavia seguì una sola vocazione, quella della salvezza del prossimo. Un punto di incontro spirituale , dicono alcuni sacerdoti, a quello di San Luigi Gonzaga.
Mario Finzi è sempre rivissuto nei racconti del prof. Luciano Bergonzini, dell’avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli, delle due bimbe con cui giocava Ada Luisa e Anna Maria che ne hanno raccontato le memorie.
Perse la vita per questo, fu catturato dall’OVRA (la polizia in borghese) sotto casa , smascherato nei documenti falsi che aveva, trasportato a Fossoli dove fu caricato in un carro bestiame per finire la sua vita ad Auschwitz, Nedo Fiano dice che lo ha conosciuto, i suoi occhi, splendevano intanto che la vita lo abbandonava.
Adesso che la storia come materia sembra che non sia importante a scuola ecco il ruolo di alcuni registi d’avanguardia che se ne curano e desiderano riproporla sul grande schermo.

 

 

LA BOLOGNA RIVISTA DALL’UMBRIA
NELL’EVENTO “APPUNTI PER UN FILM” SU FINZI
C’è tutto il concetto di “comunità”, in questo progetto: nel senso più esteso del termine.
Da quella ebraica, universale e grande alla quale “il musicista-eroe” Mario Finzi apparteneva, a quella più piccola di Avigliano Umbro, nel cuore della verde Umbria. A questa comunità, e quindi a questo progetto, si sono poi unite altre persone della provincia ternana, senza le quali non avrei mai avuto modo di realizzare questo viaggio nella memoria, d’impegno civile. In una storia in cui si parla di Bologna, insomma, c’è tanto di questa rigogliosa regione: almeno in questa prima fase, servita per mettere insieme questi utilissimi “appunti”, necessari a circoscrivere il progetto. Persone che hanno fatto gli attori, gli scenografi, i tecnici e gli attrezzisti: chi ha guidato il pullman, per muovere la troupe e chi ha fotografato il tutto. Gente, uomini, mamme che si sono messe in gioco per raccontare una storia, lontana da quella loro, ma molto vicina ad ognuno di noi: luoghi, paesaggi, scorci, che attraverso l’obiettivo, sono diventati “suggestivamente” emiliani. E poi i produttori, entrati nella “carovana” di questo diario che sabato sera racconterò, assieme alle riprese effettuate a Bologna. Non potevo quindi non dedicare a loro, alla laboriosa gente di questa terra, quest’unica serata evento pensata per ringraziarli: a quelle persone che Lunedì 22 Ottobre, “porterò” simbolicamente con me, nell’Aula Stabat Mater dell’Università di Bologna, dove presenterò, ospite della Festa Internazionale della Storia, il progetto cinematografico su cui stiamo lavorando. Ma questa, “è un’altra storia”: adesso, pensiamo a sabato,…
Massimo Manini

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Ha avuto luogo, nei giorni scorsi a Nonantola la presentazione di un libro : “Il diario di Sonja . Fuga e  Aljhia di un’adolescente  berlinese, 1941-1846″ ” , Sonja non è solo una scrittrice, è una ragazza di Villa Emma che ritorna a Nonantola,  la città  che l’ha protetta  nella sua fuga per l’Europa nazista durante le leggi razziali, assieme a tanti altri bambini ebrei salvati dalla deportazione. Nell’accoglienza a Sonja ha partecipato tutta la città di Nonantola, gli eventi sono stati coordinati dal Direttore della Fondazione Villa Emma : Fausto Ciuffi, che ha ripercorso la Storia .

 

 

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