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Archive for the ‘La Storia e le storie’ Category

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Gennaio : giornata della memoria l’installazione di Boltanski a Bologna nel 2017

Nel 2017 a Bologna, ha avuto luogo una grande ed estesa manifestazione in tutti i quartieri della città sulla Memoria curata da Christian Boltanski .
L’evento, diffuso sul territorio, comprendeva l’allestimento di enigmatici tabelloni (billboard) che erano i visi dei patrioti celebrati in Piazza Maggiore. Infatti , al termine della guerra la gente accorse per attaccare i suoi martiri in piazza e queste immagini sono rimaste ad onorare la loro vita , la famiglia di Boltanski, ebrea francese subì profondi traumi , il padre è rimasto chiuso in un anfratto e non è più riuscito a vivere all’aperto, anche a guerra finita.
Con FIAB Montesole abbiamo organizzato un giro in bicicletta per visitare i luoghi della mostra
Alcuni momenti dell’evento
La prima immagine , collezione permanente Mambo, seconda e terza immagine la montagna con il materiale che serve per coprire i corpi mantenendone la temperatura in sala operatoria .
L’incontro casuale con Lucio Pardo (già Presidente della Comunità ebraica) a cui abbiamo spiegato il senso della biciclettata con Patrizio Patrizi(cardiochirurgo e ciclista appassionato) a sinistra.

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Bologna 22 ottobre alle 15 allo STABAT MATER
a ottant’anni dalle razziali : Mario Finzi
con Lucio Pardo, già Presidente della comunità ebraica, Massimo Manini regista e video maker con la giornalista Franca Silvestri una tavola rotonda .
(Per i giornalisti sono previsti crediti formativi)
Spesso entriamo in contatto con la storia con delle biografie, con delle vite rimaste nell’ombra, come Oskar Schlinder oppure Giorgio Perlasca, e tante altre persone eroiche , nel caso di Nonantola una città intera, seminario e seminaristi compresi che hanno protetto le vite dei bambini salvati dalla deportazione e spersi nel mondo adulto.
Poi, sfogliando le pagine di storia della città (Bologna ) ci si rende conto che ci sono tante persone eroiche che hanno perso la loro vita per salvarne tante .
Abbiamo visto nel film “En train de vie” (ispirato ad una storia reale) che la vocazione alla salvezza del prossimo non è scontata,  paura , miseria e  minacce giocano brutti scherzi.
E’ il caso di Mario Finzi, (Bologna 1913-Birkenau 1945) era ebreo e non lo sapeva ,era assimilato ( come Edith Stein che riscopre la sua ebraicità all’improvviso per non sottrarsi alla Storia) poteva andarsene in ogni momento , parlava tante lingue, era un affermato pianista un brillante magistrato, tuttavia seguì una sola vocazione, quella della salvezza del prossimo. Un punto di incontro spirituale , dicono alcuni sacerdoti, a quello di San Luigi Gonzaga.
Mario Finzi è sempre rivissuto nei racconti del prof. Luciano Bergonzini, dell’avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli, delle due bimbe con cui giocava Ada Luisa e Anna Maria che ne hanno raccontato le memorie.
Perse la vita per questo, fu catturato dall’OVRA (la polizia in borghese) sotto casa , smascherato nei documenti falsi che aveva, trasportato a Fossoli dove fu caricato in un carro bestiame per finire la sua vita ad Auschwitz, Nedo Fiano dice che lo ha conosciuto, i suoi occhi, splendevano intanto che la vita lo abbandonava.
Adesso che la storia come materia sembra che non sia importante a scuola ecco il ruolo di alcuni registi d’avanguardia che se ne curano e desiderano riproporla sul grande schermo.

 

 

LA BOLOGNA RIVISTA DALL’UMBRIA
NELL’EVENTO “APPUNTI PER UN FILM” SU FINZI
C’è tutto il concetto di “comunità”, in questo progetto: nel senso più esteso del termine.
Da quella ebraica, universale e grande alla quale “il musicista-eroe” Mario Finzi apparteneva, a quella più piccola di Avigliano Umbro, nel cuore della verde Umbria. A questa comunità, e quindi a questo progetto, si sono poi unite altre persone della provincia ternana, senza le quali non avrei mai avuto modo di realizzare questo viaggio nella memoria, d’impegno civile. In una storia in cui si parla di Bologna, insomma, c’è tanto di questa rigogliosa regione: almeno in questa prima fase, servita per mettere insieme questi utilissimi “appunti”, necessari a circoscrivere il progetto. Persone che hanno fatto gli attori, gli scenografi, i tecnici e gli attrezzisti: chi ha guidato il pullman, per muovere la troupe e chi ha fotografato il tutto. Gente, uomini, mamme che si sono messe in gioco per raccontare una storia, lontana da quella loro, ma molto vicina ad ognuno di noi: luoghi, paesaggi, scorci, che attraverso l’obiettivo, sono diventati “suggestivamente” emiliani. E poi i produttori, entrati nella “carovana” di questo diario che sabato sera racconterò, assieme alle riprese effettuate a Bologna. Non potevo quindi non dedicare a loro, alla laboriosa gente di questa terra, quest’unica serata evento pensata per ringraziarli: a quelle persone che Lunedì 22 Ottobre, “porterò” simbolicamente con me, nell’Aula Stabat Mater dell’Università di Bologna, dove presenterò, ospite della Festa Internazionale della Storia, il progetto cinematografico su cui stiamo lavorando. Ma questa, “è un’altra storia”: adesso, pensiamo a sabato,…
Massimo Manini

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Ha avuto luogo, nei giorni scorsi a Nonantola la presentazione di un libro : “Il diario di Sonja . Fuga e  Aljhia di un’adolescente  berlinese, 1941-1846″ ” , Sonja non è solo una scrittrice, è una ragazza di Villa Emma che ritorna a Nonantola,  la città  che l’ha protetta  nella sua fuga per l’Europa nazista durante le leggi razziali, assieme a tanti altri bambini ebrei salvati dalla deportazione. Nell’accoglienza a Sonja ha partecipato tutta la città di Nonantola, gli eventi sono stati coordinati dal Direttore della Fondazione Villa Emma : Fausto Ciuffi, che ha ripercorso la Storia .

 

 

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USA ’68. Disordini e sogni“, per rendere omaggio, fino al 30 settembre, ai fotoreporter degli anni sessanta e sottolineare, come spiega Urs Stahel, che “gli anni Sessanta hanno rappresentato l’ultimo grande momento di gloria del fotogiornalismo.

Dal celebre discorso di Martin Luther King che dà voce al „sogno“ di una generazione alle tragiche immagini della guerra in Vietnam, dalle campagne elettorali di Richard Nixon e del senatore Robert Kennedy agli intensi ritratti di Bob Dylan, Muhammad Ali e delle Black Panther: settantaquattro  immagini di reportage provenienti dalla Monroe Gallery of Photography (Santa Fe, Usa) per raccontare un anno che sommuove la società intera.

“…Negli USA il ’68 inizia nel ’64 nel campus di Berleley in California, lo studente di origini italiane, Mario Savio, si mette a capo di una protesta che richiede la possibilità di condurre dibatitti politici, fino ad allora vietati”…(scrive il prof. Marco Antonio Bazzocchi nella sua presentazione).

Oltre alle immagini, la mostra al MAST espone il ‘68 con una videoinstallazione immersiva a 360° in ciclorama dove scorrono documentari e filmati storici che mostrano la ricchezza di avvenimenti, suggestioni e contrasti di un’epoca che – come spiega il prof. dell’Alma Mater Antonio Bazzocchi – rappresenta “Il sogno con cui una nuova popolazione planetaria – i giovani – si affaccia alla storia per reclamare una cultura propria, alternativa e opposta a quella degli adulti. È una ribellione contro il potere in tutte le sue forme. È il desiderio di realizzare un progetto di felicità praticabile insieme, tra coetanei, fuori dalle mura di casa.”

Completa il percorso della mostra una videoproiezione in loop sugli anni ’60 dagli archivi della Cineteca di Bologna, con filmati e servizi sulle proteste studentesche in Italia e a Bologna che raccolgono il testimone del sogno americano e danno l’avvio al “nostro” ’68.

Nella foto il trasporto della salma di Robert Kennedy trasportata in treno con il popolo che accorre immenso per portargli l’ultimo saluto

Foto sotto :  immagine di un marine in Vietnam

 

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