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Archive for the ‘La Storia e le storie’ Category

Bologna 22 ottobre alle 15 allo STABAT MATER
a ottant’anni dalle razziali : Mario Finzi
con Lucio Pardo, già Presidente della comunità ebraica, Massimo Manini regista e video maker con la giornalista Franca Silvestri una tavola rotonda .
(Per i giornalisti sono previsti crediti formativi)
Spesso entriamo in contatto con la storia con delle biografie, con delle vite rimaste nell’ombra, come Oskar Schlinder oppure Giorgio Perlasca, e tante altre persone eroiche , nel caso di Nonantola una città intera, seminario e seminaristi compresi che hanno protetto le vite dei bambini salvati dalla deportazione e spersi nel mondo adulto.
Poi, sfogliando le pagine di storia della città (Bologna ) ci si rende conto che ci sono tante persone eroiche che hanno perso la loro vita per salvarne tante .
Abbiamo visto nel film “En train de vie” (ispirato ad una storia reale) che la vocazione alla salvezza del prossimo non è scontata,  paura , miseria e  minacce giocano brutti scherzi.
E’ il caso di Mario Finzi, (Bologna 1913-Birkenau 1945) era ebreo e non lo sapeva ,era assimilato ( come Edith Stein che riscopre la sua ebraicità all’improvviso per non sottrarsi alla Storia) poteva andarsene in ogni momento , parlava tante lingue, era un affermato pianista un brillante magistrato, tuttavia seguì una sola vocazione, quella della salvezza del prossimo. Un punto di incontro spirituale , dicono alcuni sacerdoti, a quello di San Luigi Gonzaga.
Mario Finzi è sempre rivissuto nei racconti del prof. Luciano Bergonzini, dell’avvocato Francesco Berti Arnoaldi Veli, delle due bimbe con cui giocava Ada Luisa e Anna Maria che ne hanno raccontato le memorie.
Perse la vita per questo, fu catturato dall’OVRA (la polizia in borghese) sotto casa , smascherato nei documenti falsi che aveva, trasportato a Fossoli dove fu caricato in un carro bestiame per finire la sua vita ad Auschwitz, Nedo Fiano dice che lo ha conosciuto, i suoi occhi, splendevano intanto che la vita lo abbandonava.
Adesso che la storia come materia sembra che non sia importante a scuola ecco il ruolo di alcuni registi d’avanguardia che se ne curano e desiderano riproporla sul grande schermo.

 

 

LA BOLOGNA RIVISTA DALL’UMBRIA
NELL’EVENTO “APPUNTI PER UN FILM” SU FINZI
C’è tutto il concetto di “comunità”, in questo progetto: nel senso più esteso del termine.
Da quella ebraica, universale e grande alla quale “il musicista-eroe” Mario Finzi apparteneva, a quella più piccola di Avigliano Umbro, nel cuore della verde Umbria. A questa comunità, e quindi a questo progetto, si sono poi unite altre persone della provincia ternana, senza le quali non avrei mai avuto modo di realizzare questo viaggio nella memoria, d’impegno civile. In una storia in cui si parla di Bologna, insomma, c’è tanto di questa rigogliosa regione: almeno in questa prima fase, servita per mettere insieme questi utilissimi “appunti”, necessari a circoscrivere il progetto. Persone che hanno fatto gli attori, gli scenografi, i tecnici e gli attrezzisti: chi ha guidato il pullman, per muovere la troupe e chi ha fotografato il tutto. Gente, uomini, mamme che si sono messe in gioco per raccontare una storia, lontana da quella loro, ma molto vicina ad ognuno di noi: luoghi, paesaggi, scorci, che attraverso l’obiettivo, sono diventati “suggestivamente” emiliani. E poi i produttori, entrati nella “carovana” di questo diario che sabato sera racconterò, assieme alle riprese effettuate a Bologna. Non potevo quindi non dedicare a loro, alla laboriosa gente di questa terra, quest’unica serata evento pensata per ringraziarli: a quelle persone che Lunedì 22 Ottobre, “porterò” simbolicamente con me, nell’Aula Stabat Mater dell’Università di Bologna, dove presenterò, ospite della Festa Internazionale della Storia, il progetto cinematografico su cui stiamo lavorando. Ma questa, “è un’altra storia”: adesso, pensiamo a sabato,…
Massimo Manini

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Ha avuto luogo, nei giorni scorsi a Nonantola la presentazione di un libro : “Il diario di Sonja . Fuga e  Aljhia di un’adolescente  berlinese, 1941-1846″ ” , Sonja non è solo una scrittrice, è una ragazza di Villa Emma che ritorna a Nonantola,  la città  che l’ha protetta  nella sua fuga per l’Europa nazista durante le leggi razziali, assieme a tanti altri bambini ebrei salvati dalla deportazione. Nell’accoglienza a Sonja ha partecipato tutta la città di Nonantola, gli eventi sono stati coordinati dal Direttore della Fondazione Villa Emma : Fausto Ciuffi, che ha ripercorso la Storia .

 

 

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USA ’68. Disordini e sogni“, per rendere omaggio, fino al 30 settembre, ai fotoreporter degli anni sessanta e sottolineare, come spiega Urs Stahel, che “gli anni Sessanta hanno rappresentato l’ultimo grande momento di gloria del fotogiornalismo.

Dal celebre discorso di Martin Luther King che dà voce al „sogno“ di una generazione alle tragiche immagini della guerra in Vietnam, dalle campagne elettorali di Richard Nixon e del senatore Robert Kennedy agli intensi ritratti di Bob Dylan, Muhammad Ali e delle Black Panther: settantaquattro  immagini di reportage provenienti dalla Monroe Gallery of Photography (Santa Fe, Usa) per raccontare un anno che sommuove la società intera.

“…Negli USA il ’68 inizia nel ’64 nel campus di Berleley in California, lo studente di origini italiane, Mario Savio, si mette a capo di una protesta che richiede la possibilità di condurre dibatitti politici, fino ad allora vietati”…(scrive il prof. Marco Antonio Bazzocchi nella sua presentazione).

Oltre alle immagini, la mostra al MAST espone il ‘68 con una videoinstallazione immersiva a 360° in ciclorama dove scorrono documentari e filmati storici che mostrano la ricchezza di avvenimenti, suggestioni e contrasti di un’epoca che – come spiega il prof. dell’Alma Mater Antonio Bazzocchi – rappresenta “Il sogno con cui una nuova popolazione planetaria – i giovani – si affaccia alla storia per reclamare una cultura propria, alternativa e opposta a quella degli adulti. È una ribellione contro il potere in tutte le sue forme. È il desiderio di realizzare un progetto di felicità praticabile insieme, tra coetanei, fuori dalle mura di casa.”

Completa il percorso della mostra una videoproiezione in loop sugli anni ’60 dagli archivi della Cineteca di Bologna, con filmati e servizi sulle proteste studentesche in Italia e a Bologna che raccolgono il testimone del sogno americano e danno l’avvio al “nostro” ’68.

Nella foto il trasporto della salma di Robert Kennedy trasportata in treno con il popolo che accorre immenso per portargli l’ultimo saluto

Foto sotto :  immagine di un marine in Vietnam

 

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Davanti a Villa Emma
Un luogo per la memoria dei ragazzi ebrei salvati a Nonantola: 1942-43
Il progetto per la valorizzazione dell’area detta Prato Galli, posta di fronte a Villa Emma, a Nonantola (Modena), ha lo scopo di realizzare un Luogo per la memoria dedicato alla vicenda dei ragazzi ebrei che tra il 1942 e il 1943 furono accolti e salvati in paese.

L’area, oggi di proprietà della Fondazione Villa Emma, si trova in una posizione cruciale e di alto valore simbolico: infatti, da un lato guarda il luogo che fu principale teatro della vicenda; dall’altro rappresenta (e costituiva, quando i giovani esuli vi soggiornarono) un punto di transito e di incontro, un ponte tra la Villa e le case dei nonantolani. Villa Emma fu edificata nel 1898 su commissione di Carlo Sacerdoti, ebreo modenese e proprietario terriero in zona, che la pensò come residenza estiva di famiglia, dandole il nome della moglie.

Il progetto, dell’architetto Vincenzo Maestri, si sviluppò sul modello delle ville residenziali padane, e ne rappresenta uno degli esempi più riusciti. Venduta nel 1913, rimase a lungo disabitata. Al tempo del soggiorno dei ragazzi ebrei era amministrata dall’Agenzia immobiliare Agellus di Milano, alla quale nel 1942 si rivolse, per affittarla, la Delasem (Delegazione per l’assistenza agli emigranti ebrei).

Nel corso del secondo dopoguerra, ha poi conosciuto alcuni cambi di proprietà che l’hanno esposta a trasformazioni interne e ad un progressivo degrado, fino a quando, negli anni Ottanta, sopraggiunti gli attuali proprietari, è stata avviata un’importante opera di restauro che le ha restituito i decori e il disegno originari.

Di più sul concorso :

https://concorsiawn.it/villaemma/home

Il ritorno a Villa Emma

A Nonantola, circa 30 Km. da Modena , durante l’occupazione nazista una villa patrizia che ospitava bambini ebrei scampati dai campi di concentramento è stata al centro di un episodio di salvezza che ha coinvolto un paese intero, tutti i cittadini hanno ospitato i bambini in fuga in attesa di un raid tedesco , se gli invasori lo venivano a sapere sarebbero stati tutti giustiziati, ora c’è un concorso per commemorare questo ricordo con un monumento.

http://www.youtube.com/watch?v=hqBYRSjf0gE

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Il 20 marzo alle 17,30 all’Archiginnasio Sala dello Stabat Mater

Presentazione del volume Il Cerchio di Gesso. Antologia (1977-1979), a cura di Vittorio Boarini, Giulio Forconi, Giorgio Gattei e Davide Bigalli, Bernardino Farolfi, Maurizio Maldini, Paolo Pullega, Federico Stame.
Partecipano: Antonio Ramenghi, Marcello Flores, Ignazio Masulli.  Marinella Manicardi leggerà brani dell’Antologia. Michele Righini, della Biblioteca dell’Archiginnasio, presenterà il progetto Il Cerchio di gesso online.

Il cerchio di gesso è il segno che gli inquirenti tracciano, dopo una sparatoria, intorno ai fori prodotti dai proiettili. Un cerchio di gesso delimitò, su un muro della via Mascarella a Bologna, i fori causati dai colpi esplosi dalle forze dell’ordine che la mattina dell’11 marzo 1977 uccisero lo studente Francesco Lorusso, provocando la rivolta di migliaia di giovani, alla quale seguì una pesante repressione.  «Il Cerchio di gesso» è il titolo che un gruppo di intellettuali provenienti da esperienze politiche e culturali diverse, ma accomunati da un atteggiamento critico verso la politica di compromesso storico e di unità nazionale, volle dare ad una rivista il cui primo numero apparve qualche mese dopo, nel giugno del 1977.  «Il Cerchio di gesso» volle essere una voce indipendente, che dissentiva dalla politica e dalla cultura egemone per ricercare nuovi criteri di lettura della realtà.

In occasione della presentazione del volume la Biblioteca dell’Archiginnasio inaugura, su Archiweb, una nuova raccolta digitale, Il Cerchio di Gesso, con la riproduzione integrale della rivista, insieme ad altri materiali (articoli, saggi, indicazioni bibliografiche) utili per approfondire il ruolo che la rivista ha svolto nel dibattito politico e culturale seguito ai “fatti di marzo”, che hanno rappresentato uno dei momenti più drammatici e più significativi per la storia di Bologna nel dopoguerra. Il progetto sarà illustrato da Michele Righini della Biblioteca dell’Archiginnasio.

di più :

http://www.bibliotechebologna.it/eventi/51430/luogo/51660/date/2018-02-27/date_from/2018-02-27/offset/5/id/94181

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