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Archive for the ‘L’Arte di far vedere l’arte’ Category


la foto è di Patrizio Patrizi

Sono visi. Ci passiamo ogni giorno davanti. Ci chiedono:”ricordatevi, abbiate memoria, avete ancora bisogno di noi. Siamo i morti: i deportati, ammazzati,impiccati,lapida ti. Siamo i partigiani, gli antifascisti. Date retta a noi: dateci la vita. Vi serve”

Il percorso di uno dei più grandi artisti del nostro tempo, Christian Boltanski, sulle Anime, sulla Memoria, a Bologna,tra arte contemporanea, tessuto urbano e società .

Il 27 agosto alle 9 appuntamento in Piazza Maggiore, al Sacrario dei Caduti,  per una visita su alcuni luoghi in cui Boltanski ha effettuato alcune installazioni “Billboards/Tabelloni”  si farà una passeggiata in bicicletta, non agonistica.

Il giro terminerà alle 12 al Mambo dove sarà possibile rifocillarsi e , per chi lo desidera , visitare la mostra . Il percorso è ideato dall’associazione mistic media  e da Fiab (Bologna Montesole) Patrizio Patrizi.

Si faranno delle letture tratte da Nuto Revelli e Italo Calvino.

https://www.facebook.com/events/1054390684696558/ l’evento su Facebook 

http://www.comune.bologna.it/cultura/news/anime-di-luogo-in-luogo

 

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Artisti di tutto il mondo….unitevi! Al Golem cucina e dintorni di piazza San Martino 3/b-Bologna, da fine settembre ripartirà la programmazione mostre d’arte : pittura, scultura, fotografia, design si alterneranno ogni mese.

Chi fosse interessato puo’ inviare una sua presentazione con breve testo ed alcune immagini alla mail a massimoamadesi@libero.it oppure telefonare al 3337660603.

Massimo Amadesi

 

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Nella sezione “Mappe del tempo ” che fa parte della Fotografia europea di Reggio Emilia 2017, che si è chiusa nei giorni scorsi si è potuta  vedere una mostra di : Fabrica un  gruppo di fotografi dì una scuola di immagini fondata da Luciano Benetton e Oliviero Toscani , ai Chiostri di San Pietro .

Foto 1 Albino Project di Peter Hugo

Foto 2  Anoressia

Foto 3  Chen Hai Peng  e Jan Joun

Foto 4  Fabrizia Laja Abril

Foto 5  Marina Rosso “La scomparsa delle persone coi capelli rossi”

Foto 6 Nomadic America  Kitra Kahana

Foto 7 Wast land (Rave party) Piero Martinello

Foto 8 Lightering ghost Sam Irving

Foto 9 Foibe di Sharon Ritossa

 

 

 

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Da Ridò in Via Caldarese 1/2 avrà luogo una rassegna che vede tre autori confrontarsi e aderire al progetto di arte dello show room, i tre artisti sono Nadia Fantini , fotografa, Laura Fantini, pittrice che vive e lavora tra Bologna e New York e il fotografo Willy Masetti che usa da sempre la fotografia come mezzo sperimentale.

Le mostre, che sono da effettuarsi nel periodo estivo,  sono in sintonia con i progetti estivi del Comune di Bologna, ed intendono offrire altri sguardi ai turisti per consentire un’assimilazione dei luoghi d’arte della città che sono sempre attivi . All’inaugurazione sarà presente il dott. Marco Macciantelli,già Sindaco di San Lazzaro.

Inaugurazione il 12 giugno alle 18 in Via Caldarese, 1/2

 

Florilegio di Nadia Fantini (nota critica di sandro Parmeggiani) 

 

 

L’occhio di Nadia Fantini s’avvicina e si sofferma su fiori e foglie, su insetti e rane, sulla superficie di un tronco e sulla sabbia in cui il vento ha scavato ritmi e ondulazioni appena accennate, o, più raramente, si spinge lontano a cogliere le geometrie che l’uomo ha nel tempo costruito e sedimentato sulla terra, e sempre ci svela colori, forme, composizioni che escono dall’ignoto e dal mistero in cui fino ad ora la pigrizia del nostro sguardo li aveva confinati. Soprattutto, quando l’occhio di Nadia si spinge a sfiorare un tronco rugoso, segnato dalle asperità del tempo, o un intrico di foglie che non è l’esito di un’abile mano umana nel disporre una certa composizione, o ancora le increspature ossessive della sabbia, ci rendiamo conto di quanta bellezza s’annidi intorno a noi, qualcosa che abbiamo talvolta scoperto nelle opere d’arte. E ci rendiamo conto della verità intuita da Leopardi: per catturare l’infinito, il suo senso profondo, non è necessario spingere lo sguardo verso un orizzonte lontano, ma basta osservare ciò che è a noi prossimo, ciò che per definizione è finito: nel finito s’annida l’infinito.
Le fotografie di Nadia Fantini nascono da questa sua esigenza di avvicinarsi, di fare silenzio e di trattenere il respiro, quasi, di varcare la soglia di ciò che comunque potrebbe essere ritenuto ormai conosciuto, tante volte incontrato, per andare testardamente alla scoperta di ciò che di ignoto vi si cela, e che spesso si rivelerà sublime: si comporta, il suo occhio, come l’esploratore o il ricercatore che sanno che ci sono ancora luoghi o argomenti in ombra, sui quali occorre gettare luce. Da questo punto di vista, le sue immagini sono anche il diario di un percorso di iniziazione e di conoscenza personali, di scoperta della bellezza e del perenne mistero delle cose: un sentiero, lungo il quale lei si è da anni incamminata, per giungere alla “radura”, al “chiaro del bosco” dove le cose finalmente si rivelano nella loro verità. Si è detto, e a ragione, che molti hanno imparato a vedere i girasoli grazie a van Gogh, e potrei aggiungere che può capitare di essere sedotti da un mazzo di fiori che se ne sta dentro un vaso sul tavolo da lavoro non solo perché siamo a pochi centimetri, ne possiamo leggere petali, corolle, pistilli – nel mio caso specifico, l’alveare di petali di alcuni fiori d’ortensia blu –, ma anche perché sempre ritorna la memoria di un dipinto in cui quei fiori sono stati rappresentati e che abbiamo nel passato incontrato, in un museo, in una mostra, su un libro. Forse, in questo processo di avvicinamento si potrebbe correre il rischio di inoltrarsi nella terra dello stordimento, ma Nadia è molto abile nel controllare l’inquadratura e la messa a fuoco di un dettaglio, fissando l’obiettivo su un lacerto che merita di essere esaltato o su un frammento in cui le forme del reale s’accostano, s’intrecciano, rimano tra di loro, come se la mano di un artista invisibile ne avesse curato la disposizione.

Lunga è la tradizione della fotografia naturalistica. Senza considerare i reportage – si pensi solo a quelli, spesso davvero di straordinaria qualità, di National Geographic – molti fotografi si sono cimentati con l’architettura e le forme di fiori e foglie, catturati nella loro nuda essenza: si pensi, solo per fare un elenco del tutto manchevole, ai capolavori in bianco e nero di Blossfeldt, Weston, Steichen, Ansel Adams, Alvarez Bravo, Kertész, Mapplethorpe, Moriyama, Hütte. Nadia Fantini viene da un’altra esperienza – per lei la fotografia è stata l’esperienza di un’immersione nella natura, di un coinvolgimento diretto e personale che non si limitasse a inseguire e fissare la rivelazione di una forma pura – e ha imboccato una strada in cui non ha rinunciato al colore, alla sua capacità di renderci atmosfere di luce, scintillii, stordimenti, vapori. È, il suo, una sorta di rapporto personale con la natura cui lei non può rinunciare, quasi che le interessasse farsi natura, assumere un certo ritmo di respiro sincrono con quello del reale, annullare quasi il proprio intervento, non limitarsi a guardare da fuori ma avvicinarsi fino al punto estremo in cui l’occhio è giunto sull’impervio crinale oltre il quale perde la propria capacità di vedere. In queste sue immagini – esito di una luce e di un momento irripetibili – il tempo pare sospeso; nella vita reale, i fiori, più o meno lentamente, svaniscono, le foglie cadono, anche se può consolare sapere che, dentro il ciclo vitale, fiori e foglie di quel tipo torneranno in un’altra primavera, pur senza replicare esattamente l’unicità e l’irripetibilità del vivente che furono; nelle foto di Nadia, tuttavia, si respira un senso di perenne.
Sandro Parmiggiani

 

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Due anniversari nel 2017  per il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e per l’edificio che lo ospita, il Forno del pane: il 5 maggio di 10 anni fa apriva i battenti la nuova sede dedicata agli sviluppi più recenti dei linguaggi artistici, che raccoglieva l’eredità della Galleria d’Arte Moderna di Bologna.

Un secolo fa, nel 1917, entrava in funzione il forno cittadino voluto dal sindaco Francesco Zanardi per far fronte alle difficoltà di approvvigionamento dei cittadini bolognesi nel corso della prima guerra mondiale.Per celebrare questi eventi, venerdì 5 maggio e sabato 6 maggio 2017 il museo si apre alla cittadinanza con due giornate di festa sul tema che guidò l’attività politica di Zanardi: “Pane e Alfabeto”.

Il prof. Eugenio Riccomini ha tenuto una conferenza sul pane raffigurato nell’arte : il Pane dipinto , iniziando dalla raffigurazione del pane degli antichi egizi.

Le foto in alto  ritraggono il prof. Eugenio Riccomini in occasione della presentazione  del  volume : Scritti per Eugenio. 27 testi per Eugenio Riccòmini che il figlio Marco ha curato e gli ha dedicato. Nel volume (pubblicato con il patrocinio del Comune di Bologna ed il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna) 27 saggi sull’arte antica e moderna, molti dedicati a Bologna e all’Emilia, scritti da storici dell’arte, appartenenti a diverse generazioni, alcuni dei quali amici personali di Riccòmini.

Al centro della foto il prof. Eugenio Riccomini, a sinistra la sua assistente Lorenza , il figlio Marco dietro lui e Alighiera Peretti Poggi, curatrice e figlia di Wolfango .(foto di Roberta Ricci)

 

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Si è svolta a Bologna, nei giorni scorsi, la festa dell’amicizia dell’Inner Wheel alla presenza dellla presidente nazionale Alessandra Colcelli e di più di trecento socie provenienti da tutte le regioni italiane.

Inner Wheel è l’associazione di donne più numerose a livello internazionale , al servizio della dignità umana  per costruire un mondo di autentica solidarietà.

La festa è stata organizzata con un calendario di eventi sulla Via Emilia che ha toccato i punti di eccellenza della regione, le auto, le terme, il cibo, l’arte, la musica, in partnership con la manifestazione “Giardini e terrazzi”, c’è stato, inizialmente un percorso sulla rosa nell’arte organizzato da Elena Rossoni, la rosa è simbolo di Inner Wheel.

Alcuni momentii della manifestazione , un convegno al Collegio di Spagna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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