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Archive for the ‘libri’ Category

Un giovane genio dell’informatica trova nella programmazione dei computer il suo altrove, un luogo dove rifugiarsi dal mondo esterno. È patologicamente introverso, non riesce ad abbracciare le persone e ama chiudersi a chiave nella sua camera piuttosto che socializzare con i compagni di classe. Ha un rapporto complicato con i genitori – come molti adolescenti – e vede nell’eccentrico prof di matematica uno sprone per mettersi continuamente alla prova. Mille sono le difficoltà che incontra lungo il suo cammino, e a volte gli sembra di sprofondare in un buco nero. Ma proprio quando pensa che non ci sia soluzione,e che il dolore sia troppo forte per essere superato, trova i giusti “codici di accesso” e capisce che non esistono limiti né porte che restano chiuse per sempre e che proprio dal dolore ha inizio il percorso verso la rinascita.

Il libro è disponibile su Amazon, è possibile riceverlo in ebook .

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Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Ho iniziato a scrivere quasi per gioco, negli anni Ottanta. Dei racconti di fantascienza ambientati dopo il 2000, una data mitica per chi ha vissuto il XX ° secolo. Mi ha dato grande soddisfazione, una forte emozione leggerli dopo quarant’anni per constatarne l’attualità. Il libro s’intitola “CRONACHE DAL TEMPO “ZERO, ed è distribuito da Amazon, Mondadori, Feltrinelli ecc.

 Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Penso che in tutte le opere, di ogni autore non si possa prescindere dalla vita vissuta, reale. Madame Bovary c’est moi … diceva Stendhal del suo personaggio. In effetti penso che anche gli autori più fantasiosi, quelli che scrivono storie gialle o di fantascienza, apparentemente così lontane dall’esperienza degli autori, in realtà siano riconducibili alla loro esperienza, ad un’estensione dell’ego.

 Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Sicuramente la liberazione di pensieri, riflessioni sulla scienza, filosofia, religioni, il bene e il male… una specie di zibaldone insomma, soprattutto il viaggio inteso non solo in senso geografico ma come tentativo di recuperare il vissuto, le emozioni legate ad un preciso periodo storico. In questo caso gli anni ‘80, come nel precedente “LA FORMA DELLE NUVOLE” avevo fatto con gli anni ‘70.

 La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
I titoli mi vengono in maniera naturale, spontanea, come un flash, un’ispirazione.

In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Sicuramente l’Odissea, un libro antico che però svela tutti i temi della letteratura e dell’arte: amore morte, odio, tradimento, amicizia distacco, bellezza, tormento, brutalità ecc . La genialità dell’autore si esprime in un capolavoro assoluto, modello per tutte le opere future.

Ebook o cartaceo?
Certo la carta ha e avrà sempre il suo fascino, però penso che il futuro appartenga a l’Ebook, se non altro per le caratteristiche interattive, la facilità di sentire musica, vedere video, visitare i luoghi citati nel testo. Poi le ragioni di spazio, una libreria per quanto grande si riempie in fretta, la praticità, ne fanno un modo vincente di fruire della lettura.

Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Il mio è un percorso atipico. Ho iniziato come fotografo, regista, facevo parte di un gruppo fondato da Nino Migliori, con artisti come Luigi Veronesi, Grazia Toderi, Maurizio Galimberti, Fulvio Fulchiati, Otmar Kiefer e tanti altri ora famosi. Ad un certo punto mi sono appassionato di cinema, ho scritto varie sceneggiature, alcune vendute, ma presto mi sono anche reso conto come questo ambiente richiedesse molte energie, conoscenze, molto denaro da raccogliere per realizzare un qualsiasi progetto. Meglio la scrittura, dove bastano una penna, un tablet, fantasia, voglia di raccontare, senza grandi investimenti.

8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
In realtà si tratta di diversi viaggi che con licenza poetica ho raccolto in un lungo racconto con i incontri, personaggi, comunque reali. Molte situazioni citate nel libro, per quanto incredibili sono successe veramente. Solo a lavoro finito ti rendi conto di aver detto cose non preventivate, come il lavoro abbia assunto una sua unicità, indipendenza. Hai quasi la strana sensazione che l’abbia scritto i un Altro.

 Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Certamente una grande emozione. A volte ho avuto la sensazione di essere un antico scriba, con la sua tavoletta di argilla su cui incide dei segni. Mi viene da paragonare il mio lavoro a quello della magliaia. Vedo il testo scorrere, annodarsi, allungarsi. A volte un ripensamento ti costringe a tornare sui tuoi passi, come la tela di Penelope si allunga poi di nuovo si accorcia, finché trovi il ritmo giusto e il lavoro scorre veloce capitolo dopo capitolo, la trama trova un percorso direi quasi naturale, come in un’opera musicale.

Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Bruno Brunini, poeta e scrittore, e Donatella, la mia compagna. Li ringrazio per i preziosi consigli e per la pazienza.

 Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Valgono le considerazioni sull’Ebook , le tecnologie, l’evoluzione tecnica ne faranno sempre più uno strumento interattivo, adatto ad un apprendimento ed insegnamento moderno, quindi molto utile per il futuro delle giovani generazioni. Un modo nuovo per leggere delle storie, ma anche saggi, manuali ecc.

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“In questo viaggio che ripercorre un periodo giovanile vissuto dalla generazione dell’autore come da altre vicine, quale espressione di libertà e di immaginazione, ci si deve lasciare trasportare nella lettura, meravigliandosi con i suoi protagonisti di quello che si incontra e si vede. Perché “USA ’86” è un libro in grado di condurci alla riscoperta dei sogni e delle emozioni, un libro che celebra il viaggio nei suoi molteplici aspetti, il viaggio come ultimo orizzonte mitico in un mondo senza più misteri. In questo lungo percorso che si compie in un clima di festa e spensieratezza, non c’è solo la ricerca del piacere, della natura incontaminata e di un sapere illuminante, “il viaggio, quello vero, è qualcosa che ti trasforma profondamente, non cambia solo il paesaggio che scorre davanti agli occhi come un film, ma anche il tuo essere più profondo, l’anima stessa. Non si tratta solo di conoscenza delle cose, ma del tuo io più nascosto”.

https://www.booksprintedizioni.it/libro/romanzo/usa_86

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“In questo viaggio che ripercorre un periodo giovanile vissuto dalla generazione dell’autore come da altre vicine, quale espressione di libertà e di immaginazione, ci si deve lasciare trasportare nella lettura, meravigliandosi con i suoi protagonisti di quello che si incontra e si vede. Perché “USA ’86” è un libro in grado di condurci alla riscoperta dei sogni e delle emozioni, un libro che celebra il viaggio nei suoi molteplici aspetti, il viaggio come ultimo orizzonte mitico in un mondo senza più misteri. In questo lungo percorso che si compie in un clima di festa e spensieratezza, non c’è solo la ricerca del piacere, della natura incontaminata e di un sapere illuminante, “il viaggio, quello vero, è qualcosa che ti trasforma profondamente, non cambia solo il paesaggio che scorre davanti agli occhi come un film, ma anche il tuo essere più profondo, l’anima stessa. Non si tratta solo di conoscenza delle cose, ma del tuo io più nascosto”.

Una riflessione di Franchino Falsetti : Critico d’arte
Questo ultimo libro dello scrittore Masetti presenta molte sfaccettatu- re, anzi diversi livelli di lettura. Apparentemente è un romanzo di gio- vani avventure, con storie intrecciate in scenari da long drink. Mentre, invece, è forse uno dei libri più profondi, perché il tutto si svolge se- condo la teoria del Sein und Zeit (Essere e tempo) di Heidegger, dove è possibile trovare la chiave di lettura senza sentirsi distratti dalle in- numerevoli esperienze che il solito gruppo di amici compirà in una lunga estate calda.
L’“essenza” dell’esserci sta nella sua esistenza. Questa è la frase che ci permette di capire il protagonismo di questa gioventù che si tra- sforma in “ente” dell’essere, nell’esprimersi, come si esprimono tutti gli oggetti e la realtà che li circonda. Masetti ci regala un inno alla Vi- ta, agli attimi fuggenti, alle sue delusioni, ai suoi inganni, alle sue il- lusioni ed alla rabbia di non poter cogliere l’autenticità dell’essere e dell’essenza. Il suo diario fatto di incontri casuali, di incontri empati- ci, di visite artistiche e di meraviglie, ormai consumistiche nella pa- tria della Libertà, non convincono i lettori maliziati. Perché dietro questa gioia sconfinata e spensierata che lega, con spasmodica sen- sualità, la Costa amalfitana con San Francisco, non è altro che evi- denziare quel tipo di profondità di cui accennavo: sono gli anni “da bere” in Italia come negli USA, sono gli anni del trionfo del consumi- smo e della globalizzazione, sono gli anni in cui si cominciano a ri- baltare i valori tradizionali, il mistero della vita come sacro e come progetto di investimento e sogno. Sono gli anni, soprattutto, del mito americano. Si vive allegramente nel presente, di futilità e di vacuità. Tutto ci sembra conquistabile, tutto è dominio, tutto è riflesso delle proprie vanità e dell’assenza della memoria storica e tutto si risolve nella decadenza dei sentimenti e dell’amicizia.
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È l’inizio del declino dell’Occidente, è l’inizio della perdita della nostra italianità e delle nostre secolari tradizioni.
In quegli anni così ricchi già di happy hours, nascerà un nuovo stile di vita e di convivenza, il “politicamente corretto”, che la magistrale Ida Magli definirà come “la forma più radicale di “lavaggio del cervel- lo” che i governanti abbiano mai imposto ai propri sudditi. La corri- spondenza pensiero linguaggio è infatti praticamente automatica”. (I. Magli, Dopo l’Occidente, p.11, Milano, BUR 2012)
Questi giovani bolognesi, che alla fine perdono l’autenticità, entre- ranno nell’oblio. Si annulleranno nella pochezza del proprio habitus quotidiano. Sono i protagonisti de “Il mondo nuovo” di Huxley, dove la tecnologia, la scienza, il benessere diffuso determinano la nascita di una società pianificata. Il sesso diverrà il collante per ogni relazio- ne e ogni produzione e si sta realizzando l’avvento, come ben descrit- to nel romanzo fantascientifico, dell’uomo automa che vivrà solo di imitazione ed esecuzione. Come ben si ricava da questo pregevole ed intelligente romanzo di Masetti: i giovani sono tutti protagonisti, tutti rivali, tutti meravigliati, ma tutti privi di coscienza critica, dell’auto- consapevolezza e responsabilità della scorrevolezza illimitata del Tempo e dell’Essere.
La nuova dimensione dell’uomo “automa” sta nella perdita della “fenomenologia”, del sentirsi interprete e fautore del proprio destino. L’età contemporanea ha omologato pensieri e desideri. E tutti fanno le stesse cose e tutti hanno la stessa opinione. E tutti sono privi di pensiero autonomo, di capacità di elaborazione della realtà e della cultura ed evoluzioni delle Idee nei secoli. Il nuovo imperativo cate- gorico è
“imitare, eseguire e consumare”. Masetti, sensibile scrittore, è, forse, l’ultimo cantore di una certa visione epicurea della vita e nello stesso tempo di considerare il “racconto” ancora una forma di libertà, non solo nel descrivere, ma nel far conoscere il suo senso e significato, quasi di eterno adolescente, del miracolo e dell’incanto della Vita stessa nelle sue naturali, sognanti e semplici espressioni.

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Sotto l’albero di Natale  quest’anno non poteva mancare il libro di Arnalda Guja Forni, editrice ,autrice e proprietaria di una libreria, la Seab a Bologna, in cui analizza la biografia di un’educatrice, Elide Malavasi, direttrice di una scuola, l’Istituto Manzoni con un esperimento che ha tenuto legate molte generazioni alla sua attività di educatrice. Nata in una frazione di Pesaro a sessanta kilometri dalla casa di Maria Montessori e della stessa età del figlio Mario si trasferì a Bologna, perchè il padre, un alto funzionario dello Stato fu chiamato a ricoprire una posizione a Bologna. Ed è qua che inizia la sua avventura, collegandosi con Padre Olinto Marella, oggi Santo e prima ancora educatore e Padre Giavanni Battista Trombelli, ispirato alla vita e alle opere del giovane Padre Pio. A causa della guerra i bambini venivano abbandonati a loro stessi e lui cercava di intrattenerli con lo sport  e con altre attività come la creazione di un coro in collaborazione con Cino Tortorella che diventerà  il Piccolo Coro dell’Antoniano  e che vedrà Cino Tortorella nel ruolo sfavillante di Mago Zurlì.

Oltre alla storia di Elide Malavasi c’è la storia di Bologna e delle scuole che sorsero per formare una nuova generazione che cresceva dopo la guerra.

Una intervista ad Arnalda Guja Forni di Roberta Ricci .

 

 

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