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Archive for the ‘Maestri del cinema’ Category

Accettando l’invito del Cinema Italia di Castenaso, riaperto e  rinnovato  in possesso di un proiettore digitale l’Amministrazione Comunale ha pensato di invitare il Maestro Giuseppe Tornatore. Il bello è stato che lui ha accettato, stimolato dal fatto che l’ultima pellicola analogica del Cinema Italia sarebbe stata proprio “Nuovo Cinema Paradiso”.  Il regista si è soffermato sulla storia sociale italiana, sulla sua ricerca d’archivio delle locandine cinematografiche  e sul futuro delle pellicole di celluloide, quando il cinema si chiamava cinematografo.

Il contributo è stato veramente importante, ecco i video e le locandine dell’incontro :

 

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Il Maestro Giuseppe Tornatore a Castenaso 1 parte : l’intervista con l’Assessore alla Cultura e giornalista Giorgio Tonelli
https://vimeo.com/107569148

La seconda parte dell’intervento sul cinema di Giuseppe Tornatore con il docente del DAMS Giacomo Manzoli
https://vimeo.com/107582222

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Al Cinema Italia di Castenaso ha avuto luogo lo switch che ha mandato in pensione la pellicola analogica e con i fondi europei il Comune ha comprato un proiettore digitale, l’ultima proiezione affidata a Giuseppe Tornatore.foto 11

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Accettando a sorpresa anche per gli stessi amministratori del Comune di Castenaso, il Maestro Giuseppe Tornatore ha risposto affermativamente ad un invito che gli ha rivolto il Sindaco del  Comune di Castenaso,  Stefano Sermenghi,  che, con una partnership pubblico privato, è riuscito a fare sopravvivere una sala cinematografica nel centro della città.
Il perchè lo ha spiegato il Maestro Tornatore al pubblico quando il giornalista e assessore alla cultura del Comune di Castenaso Giorgio Tonelli glielo ha chiesto , si è stancato di celebrare i funerali del cinema e nell’accettare all’invito, lo ha attratto anche la proposta di azionare lui stesso il proiettore poco prima di mandarlo in un museo del vintage di cui ci sono molti estimatori , sostituito contestualmente dal digitale. Sul palco sono saliti i costruttori e i finanziatori , persone di una certa età che non hanno mai smesso di essere operosi  sulla costruzione dei servizi per tutti. E questo è stato reputato , per Giuseppe Tornatore di unità con le sue tradizioni e col suo modo di sentire, dicendo in un paese piccolo che si sentiva un pò come a casa.
Tornatore ha detto che si adatta e che reputa assai innovativo il digitale, anche se lui preferisce quelle pellicole che hanno quell’aspetto tipico dell’usato quando vengono proiettate. Il Maestro ha finito per parlare di “nuovo cinema Paradiso”, ha ricordato il produttore Franco Cristaldi, che ha creduto in quel film fin da subito, e che assieme al talento che gli riconosceva lo pregava ad una forma confidenziale anche prima che  il successo del film prendesse  avvio  cosa di cui  egli non aveva mai dubitato.

Tuttavia, ricorda Giuseppe Tornatore , la pellicola subì forti critiche, era troppo lunga, gli dicevano, fece fatica a
decollare e lui fu costretto a sforbiciare e rimaneggiare più volte la pellicola.
Come tutte le opere d’arte che si rispettano, la Storia dell’inconscio collettivo era lì che aspettava, e il suo film di
poesia e nostalgia si fece largo non solo per il pubblico italiano o  europeo, ma come ben si sa per il pubblico internazionale  vincendo l’Oscar e trovando in ciascuno degli spettatori un Totò  e un don Buttitta (Leopoldo Trieste ).
Le scritture autobiografiche e biografiche, come si sa, spesso  vengono a confondersi e a fantasticarsi l’una sull’altra
modellandosi su una scrittura che non fa altro che mettere in forma il talento allo stato puro .
Le domande da rivolgere a Tornatore sarebbero state tante,  in parte rivolte dal docente Giacomo Manzoli, il suo richiamo alla cultura occidentale dei miti classici, in “Baaria” l’officina di Vulcano, che si ritrova nel nucleo della
pallina in cui sopravvive una mosca ( nella durata di uno sputazzo) e la vita stessa, il bambino preso come pretesto,
sviluppo in nuce di una storia che corre all’impazzata sul rasoio del tempo. Oppure la realizzazione di una fantastica Villa Palagonia a Baaria oppure la strage di Portella Della Ginestra spiegata come un affresco di Storia, il lavoro nelle campagne sottopagato, portando a conoscenza del pubblico l’antifascismo in Sicilia, fanno di questo film del Maestro Tornatore un vero affresco cinematografico del Secolo breve, una storia del “Novecento” spostato al sud.
Ma non c’è stato tempo per parlarne.

Il regista  ha raccontato l’episodio che il “Nuovo cinema Paradiso”  che si doveva chiamare in realtà  Cinema Italia perchè era il nome più diffuso, ma i produttori l’hanno dissuaso ,avrebbe depistato su altri contenuti,  ha proseguito Tornatore, che il cinema Italia di Castenaso ha attirato il suo interesse anche per questo dejà vu.
Il Maestro si è soffermato sul suo libro “Il collezionista di baci” (non se n’è potuta vedere una copia, sono state tutte vendute in un attimo) che ci fa intuire che la gestazione del regista per i suoi film non si conclude all’atto della nascita del film ma continua negli appunti visivi e nella continua rielaborazione dei contenuti. Tornatore ha detto così che per le locandine ogni città adottava un suo pittore che le disegnasse, facendo capire come la sua cura storica e minuziosa per il cinema non disdegna degli archivi e c  si allarga a  tutto ciò che gli sta attorno.

Il docente Giacomo Manzoli gli ha chiesto cosa fosse per lui il cinema e Giuseppe Tornatore ha risposto, citando il Maestro Akira Kurosowa ,che prese l’Oscar alla carriera quando lui prese quello per miglior film,  con cui scambiò qualche battuta all’epoca dell’Oscar a “Nuovo Cinema Paradiso” dicendo che non lo sapeva. Anzi, ha aggiunto, che per lui il cinema è una casa, è stato un mese in Cina a girare un documentario e si è trovato molto bene. Tornatore preferisce lavorare in Italia per la troupe, : ” – in genere, dice, quando sono in Italia e trovo delle difficoltà trovo sempre aiuto e risorse e trovo gente che non si perde mai d’animo. “-
Il collezionismo di baci, narra anche di come, all’atto di montare il film, Tornatore abbia avuto degli impedimenti per usare i baci cinematografici, che erano coperti dal diritto d’autore ed ha dovuto “ripiegare” su quelli meno costosi ma egualmente efficaci. Mentre parlava, i baci cinematografici i si susseguivano nello sfondo e ci riconducevano alla visione dei film visti e amati da sempre.

                                                                                                                                                Roberta Ricci

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