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Archive for the ‘Opinioni e contributi’ Category

Alla Cineteca di Bologna ha avuto luogo, dopo essere stata in altre città l’affollata proiezione di ‘Essere Rossana Rossanda’, il documentario di Mara Chiaretti sulla ex dirigente del Pci e cofondatrice del Manifesto, oggi 92enne.

Da AdnKronos :  https://tinyurl.com/n6xclq7

Il doc ricostruisce l’avventura politica di Rossanda, con l’ausilio di cinque interlocutori (Carlo Freccero, Philippe Daverio, Sandro Lombardi, Fabrizio Barca e Nadia Fusini) che con lei ripercorrono alcune tappe fondamentali: dalla sua esperienza di partigiana all’ingresso nel Pci, dal rapporto con Togliatti alla radiazione dal partito, dal ’68 al rapporto con il movimento femminista, dalla fondazione del ‘Manifesto’ al suo addio al giornale nel 2012, annunciato da lei stessa con un breve articolo in prima pagina, nel quale prendeva atto della “indisponibilità al dialogo” della redazione.

Ma il film di Mara Chiaretti riesce ad indagare la Rossanda da un punto di vista non solo politico (“era il mio obiettivo ma è stato difficilissimo da realizzare perché a Rossana interessava parlare solo di politica”, confessa la regista): così viene fuori ad esempio che l’ex dirigente del Pci, pur essendo atea, frequentava assiduamente l’eremo di Monte Giove dove partecipava a intere giornate di confronto fra credenti e non credenti; o che avrebbe tanto desiderato assomigliare ad Ava Gardner, perché il suo sguardo lasciava intendere che oltre alla bellezza possedesse una certa personalità; che si interessava alla pop art, così poco in voga tra i ‘comunisti del secolo scorso’, e che dedicava grande attenzione al suo aspetto (“io e una mia amica di Genova fummo tra le prime nel partito ad utilizzare un poco di ombretto”) e alla moda.

Alla Cineteca di Bologna ha avuto luogo un dibattito con la regista Mara Chiaretti, Sergio Caserta, Loris Campetti, Franco “Bifo” Berardi , la presentazione di Anna Fiaccarini . Intervento telefonico di Rossana Rossanda.

 

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Il coniglio Hitler e il cilindro del demagogo è un libro  di Moni Ovadia con Vittorio Franceschi che è stato presentato alla Festa dell’Unità di Bologna Parco Nord. Casadeipensieri 2016

moni-ovadia

 

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Da Piero Valdisserra ricevo e giro : 

Carissime e Carissimi
Vi allego alcune considerazioni su quanto sta accadendo nella nostra città, negli ultimi giorni.
Un caro saluto.
Piero 

RICETTE PARALLELE
SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE – SPAGHETTI ALL’AMATRICIANA

In questi giorni moltissime, e benemerite, sono state le iniziative di solidarietà che si sono moltiplicate in tutta Italia per venire in soccorso alle popolazioni terremotate del Centro Italia. Fra le tante categorie professionali che si sono immediatamente mobilitate ci sono i ristoratori: i quali, comprensibilmente, hanno spesso tradotto il loro contributo nella preparazione e nella somministrazione dei classici Spaghetti all’Amatriciana (in omaggio ad Amatrice, il paese forse più duramente colpito dal sisma e “patria” dello storico piatto). Preparando e servendo gli Spaghetti all’Amatriciana, i professionisti italiani dell’ospitalità hanno cioè cominciato a raccogliere fondi da destinare alle sfortunate comunità investite dal rovinoso terremoto del 24 agosto scorso.
Come sempre, Bologna si è subito schierata in prima linea nella gara nazionale di solidarietà, confermando per l’ennesima volta la sua lunghissima tradizione di eccellenza anche – e soprattutto – nei momenti più difficili e dolorosi. E anche i ristoratori petroniani hanno cominciato, fra i primi, a fare la loro parte. Molti, dai più celebri ai meno conosciuti, hanno deciso di inserire nei loro menù gli Spaghetti all’Amatriciana, con evidenti finalità benefiche.
A Bologna, si sa, la parola “Spaghetti” evoca però non tanto quelli all’Amatriciana, ma quelli alla Bolognese, cioè al ragù, considerati un’autentica “eresia” dalla gastronomia locale. Questo ci ha suggerito di testare un inedito esperimento: un parallelismo, cioè, fra i condimenti (e gli ingredienti) delle due ricette. Vediamolo.

RAGÙ CLASSICO BOLOGNESE (1)
SALSA AMATRICIANA ROSSA (2)

300 g. polpa di manzo macinata grossa

150 g. pancetta di maiale
125 g. guanciale amatriciano DE.CO.
50 g. carota gialla, 50 g. costa di sedano, 50 g. cipolla
Un pezzetto di peperoncino fresco o essiccato (eventuale)
300 g. passata di pomodoro o pelati
6 o 7 pomodori San Marzano, oppure 400 g. di pomodori pelati di qualità
½ bicchiere vino bianco secco
Un goccio di vino bianco secco
½ bicchiere latte intero

Poco brodo

Olio d’oliva o burro
Un cucchiaio di olio extravergine d’oliva
Sale, pepe
Sale e pepe q.b.
½ bicchiere panna liquida da montare (facoltativa)

(1) Ricetta ufficiale, per 6 persone, depositata il 17 ottobre 1982 dalla Delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina presso la CCIAA di Bologna.
(2) Disciplinare di produzione, Comune di Amatrice, per 5 persone.

Dalla tabella precedente si evince che le differenze più rilevanti fra gli ingredienti delle due ricette sono:

La polpa di manzo, presente nel ragù e assente nella salsa amatriciana;
Gli aromi vegetali (carota, sedano e cipolla a Bologna, peperoncino ad Amatrice);
Il pomodoro, relativamente più presente nella salsa amatriciana rossa.

Le due ricette sono differenti, s’intende. Ma nella loro struttura non sono tuttavia radicalmente differenti: entrambe hanno infatti carne di maiale, aromi vegetali, pomodoro, vino bianco, un grasso di cottura, sale e pepe.
Ciò ci ha stimolato una considerazione, anzi una domanda: se la struttura delle due salse non è totalmente diversa, come mai molti ristoratori bolognesi che osteggiano con ferocia gli Spaghetti alla Bolognese (definendoli, testualmente, “un orrore”, “una vergogna”, “uno scandalo”, “una bestemmia”, e via vituperando) non hanno battuto ciglio nel mettersi ai fornelli per preparare gli Spaghetti all’Amatriciana? Effetto solidale del terremoto? Effetto lontananza (cioè: gli Spaghetti alla Bolognese sono qui, gli Spaghetti all’Amatriciana vengono da lontano)? Sotto le Due Torri chi si straccia le vesti per gli Spaghetti alla Bolognese dovrebbe preparare, per la raccolta fondi, Tagliatelle al Ragù, e non Spaghetti all’Amatriciana: altrimenti la coerenza va a farsi benedire. Giusto?
Oppure dobbiamo pensare che – trascurando le loro caratteristiche e le loro similarità intrinseche – Spaghetti alla Bolognese e Spaghetti all’Amatriciana stiano in due “cassetti” mentali separati, e non comunicanti fra di loro? I primi cattivi a prescindere e i secondi buoni a prescindere? Se fosse così, saremmo in presenza non tanto di un problema di gastronomia, ma di neuromarketing.
Attendiamo, curiosi, le reazioni degli chef e dei maître bolognesi.

Piero Valdiserra

29 agosto 2016

Spaghetti alla bolognese 2-2 spaghetti amatriciana sagra amatrice.JPG

Il Tip Tap del TTIP‏ di Umberto Faedi

Le buone notizie non sono mai tante di solito  e veramente quasi nessuna in questi giorni tristissimi per l’Italia. Guardando al settore del turismo e dell’enogastronomia, senza non poter tributare un immenso omaggio alla Pasta all’Amatriciana, una buona anzi ottima notizia c’e’. Pare tramontata definitivamente l’ipotesi del TTIP, il famigerato accordo transatlantico sul commercio e gli investimenti che l’ormai tramontato presidente americano Obama ha cercato di imporre all’Europa. Una volta tanto l’Europa (?) Unita sembra aver ottenuto un ottimo risultato. Ci voleva davvero dopo l’ondata puzzolente dello scadente ma a buon prezzo olio tunisino avallata da un nutrito manipolo di eurodeputati italiani. A proposito quella ditta che forniva ad una grande catena olio extravergine che in realta’ non lo era che fine ha fatto?  Per non parlare dei pomodori importati dalla Cina dalle grandi catene distributive che in questo modo realizzano profitti spaventosi  (ma la coop non eri anche tu, bravo & solerte agricoltore delle pubblicita’?) e mettono in ginocchio centinaia di piccole aziende agricole delle nostre campagne. Consoliamoci con un bel piatto di pasta di grano duro, anche se un tale Oscar Farinettti afferma che il grano italiano non da’ origine a buona pasta e comunque non c’è ne e’ a sufficienza. Certo che se i grandi gruppi continuano ad acquisire le piccole aziende dopo averle fatte fallire e impiantano orrende colture transgeniche. Il tal Farinettti ha anche affermato di aver aperto attivita’ senza permessi. Ma anche lui e’ la coop. Che pazienza,  beviamoci una bella birra, non una di quelle 15 Brauerei crucche che contengono percentuale di glifosato, veleno che componeva i defolianti usati dai bravi americani in Vietnam, in percentuale di 300 dicasi 300 volte superiore al consentito. Andiamo allora da Farinetti che munificamente elargisce ben 3 euro l’ora ai dipendenti e beviamo li’ una buona bionda o scura  e mangiamo una bella insalata. Hanno trovato nei suoi magazzini olio e birre scadute? E allora ditelo!  Balliamo sul mondo…
Umberto Faedi

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La più grande bugia della storia sulle origini dell’umanità
Tutti noi abbiamo appreso la storia delle origini dell’umanità sui banchi di scuola. uomini pelosi ricoperti di pellicce di animali e armati di clave o di lance rudimentali, dediti alla caccia. Donne accovacciate accanto al fuoco, intente a cucinare. prima nomadi, poi poco per volta stanziali, fino alla formazione di piccoli villaggi fatti di capanne, ecc. ecc. L’uomo delle caverne, appunto. Peccato che probabilmente sia tutto da rifare, o meglio da (ri)raccontare.
Per secoli infatti gli studi archeologici e preistorici sono stati monopolio esclusivo di esperti di sesso maschile, che si sono sempre trovati concordi, salvo rare eccezioni, con la medesima lettura dei reperti e la conseguente ricostruzione della realtà preistorica, relegando incongruenze e contraddizioni sotto l’ombrello degli “insondabili misteri del passato”.
Tutto questo fino a circa 50 anni fa, quando cioè questi illustri signori hanno cominciato ad essere affiancati dalle prime donne archeologhe, nonché antropologhe, storiche, linguiste, esperte di religioni, filosofe, ecc. Ed è così cominciata ad emergere una realtà completamente diversa.
Per esempio la presenza, anzi l’abbondanza di statuette femminili, una diversa dall’altra ma con alcune caratteristiche simili e costanti, risalenti a un periodo che va dal paleolitico medio (musteriano, 120.000/40.000 anni fa) agli ultimi millenni prima di Cristo, in tutta l’area del mediterraneo: dalla siberia all’asia, fino alla Cina e al Giappone e nel continente sud-americano. Praticamente in tutte le terre emerse. L’abbondanza di questi ritrovamenti così antichi è tale da far ipotizzare che all’epoca ci fossero più statuette che esseri umani. Tuttavia, non esiste l’equivalente rappresentazione maschile dell’umanità fino all’apogeo della cultura ellenica.
Come mai, dunque, venivano rappresentate solo le donne, e con tale impressionante dedizione? E che ruolo avevano quindi gli uomini in queste antichissime società ? Negli ultimi 30 anni sono state realizzate moltissime ricerche su questo argomento, da studiose ed esperte delle accademie di mezzo mondo. Tuttavia i risultati ottenuti hanno dovuto scontrarsi con la ferrea omertà della cultura patriarcale imperante, ben decisa a non cedere neanche di un millimetro il suo potere.

Il patriarcato come forma molto recente di organizzazione
Ma perché il patriarcato si dovrebbe sentire minacciato da simili scoperte archeologiche? Semplice: perché queste hanno dimostrato che la cultura patriarcale è relativamente recente, comincia ad emergere cioè solo intorno al 5000 a. c., e impiega poi ben tre millenni per stabilizzarsi definitivamente. In altre parole, se l’età dell’umanità fosse rappresentata dal quadrante di un orologio, il patriarcato non occuperebbe che gli ultimi cinque minuti. Ma quello che spaventa di più, probabilmente, la mentalità’ fallocratica è che gli ultimi millenni di potere sono stati preceduti da decine di migliaia di anni di civiltà basate sulla centralità femminile.
Attenzione: non è utilizzata volutamente la parola “matriarcato” perché sarebbe fuorviante, in quanto contrapposizione di idee e principi legati al modello patriarcale. Di conseguenza, si preferisce usare l’aggettivo “matrifocale”, o “matrilineare” per definire il lunghissimo periodo in cui l’umanità è stata governata da principi femminili.
Come funzionavano le società “matriarcali” ?
Non possiamo qui riassumere in poche righe tutti i valori e le caratteristiche di queste civiltà, ma vorremmo almeno riassumerne i tratti singolari:
Nelle civiltà preistoriche femminili, anche dette civiltà antiche, non esistevano la famiglia, la proprietà privata, la gerarchia, la guerra. La divinità era femminile, identificata con la Madre Terra e la maternità in generale. Non c’era separazione tra il sacro e il profano, anzi meglio sarebbe dire che il concetto di profano era sconosciuto: tutto ciò che accadeva sulla terra era sacro, e per tanto onorato come tale.
La società era organizzata in piccoli clan che avevano come referente per tutte le questioni pubbliche e private la donna più anziana. Tutte le decisioni venivano prese collettivamente da gruppi di donne che allevavano anche i figli.
Le donne erano: sacerdotesse, guaritrici, raccoglitrici di erbe per l’alimentazione e per la cura, cuoche (ovvero chimiche che studiavano la combinazione degli alimenti), inventrici (l’ago è una delle più antiche invenzioni dell’umanità), artigiane (ovvero artiste: le anfore e i primi utensili sono tutti a forma di donna, o ispirati alle forme femminili, all’idea materna di ‘contenere, proteggere, conservare’) custodi della memoria e delle tradizioni.

Le inventrici della preistoria
Alle donne della preistoria si devono alcune tra le più importanti invenzioni dell’umanità, tutt’oggi fondamentali per la sopravvivenza del nostra specie: l’agricoltura (furono le raccoglitrici le prime esperte di vegetazione, che capirono il rapporto tra seme e germoglio, che scoprirono come, dove e quando seminare per poter raccogliere: la marra, primo aratro della nostra civiltà, fu invenzione e strumento femminile per antonomasia); la conservazione degli alimenti (cottura, essicazione, ecc. e tutti i procedimenti per creare delle riserve di cibo); l’allevamento del bestiame (furono sempre le donne ad addomesticare i primi animali selvatici, attaccandosi i cuccioli al seno, si fecero amici i lupi, i tori, gli agnelli, ecc.); l’abbigliamento (cucendo insieme pelli di animali); il fuoco (se non abbiamo la certezza che sia stata una donna a scoprire come conservarlo, ci sono molte probabilità chi sia stata una donna a scoprire come utilizzarlo per cucinare, e di conseguenza per fondere, per rendere resistente l’argilla, ecc. Del resto, erano vestali le custodi del ‘fuoco sacro’…).
Tutto questo non è frutto della fantasia di qualche femminista invasata, bensì un brevissimo riassunto dei risultati di centinaia di ricerche serissime, scientificamente documentate e accademicamente riconosciute. (per una prima ricerca bibliografica consiglio http://www.universitadelledonne.it alla voce mito/religioni).
IL RUOLO DEGLI UOMINI
E gli uomini cosa facevano nel frattempo? Di sicuro cacciavano, ma anche qui, non da soli. La caccia, non potendo contare su armi elaborate, non era un’attività solitaria nella preistoria e dunque doveva per forza essere un evento collettivo, al quale con ogni probabilità partecipavano anche le donne. A riprova della presenza femminile anche nelle foreste infestate dalle fiere, le tante dee della caccia sopravvissute nelle culture patriarcali. Poi probabilmente gli uomini avevano anche altre mansioni, ma sempre in qualche modo subordinate al femminile.
Questi sistemi di civiltà matrifocali hanno cominciato a entrare in crisi intorno al 5000 a.c., secondo un’evoluzione non-lineare e un andamento a macchia di leopardo, per essere poi definitivamente soppiantati dal modello patriarcale intorno al 2000 a.c. Ci sono voluti ben 3000 anni affinché il processo di transazione si completasse, non senza rigurgiti e resistenze in alcuni casi strenue e accanite. Che cosa è successo durante quei 3000 anni, in pratica che cosa ha causato questo ribaltamento del potere, sarebbe un interessante campo di studi che certamente sarà investigato nei prossimi decenni.

Il declino delle società a matrice femminile
In questo caso, ci limiteremo a suggerire alcune ipotesi. Innanzitutto: se le cose stanno così, se il patriarcato cioè è stato preceduto da decine di migliaia di anni di cultura femminile, e se il potere sacro e inviolabile della Grande Madre è stato strappato con rabbia e violenza da una minoranza sottomessa e frustrata dopo alcuni millenni di lotte, questo spiegherebbe l’accanimento con cui il nuovo potere abbia sistematicamente represso e discriminato il genere femminile nei secoli successivi e fino ai nostri giorni, di come abbia ostinatamente cercato di precludergli qualunque accesso alla cultura, al sapere, al lavoro, all’arte, alla libertà di movimento e di pensiero, come abbia fatto in modo di gestirne la sessualità, appropriarsi della sua capacità riproduttiva, e sottometterlo in tutti i modi possibili e immaginabili. Francamente una determinazione altrimenti difficile da comprendere, se non con la folle e inconscia paura di riperdere ciò che era stato così faticosamente conquistato, e con la segreta e terrorizzata consapevolezza di quello che il femminile avrebbe potuto fare se fosse stato lasciato libero di muoversi e di esprimersi.
Secondariamente, sembrano anche più comprensibili le diffuse difficoltà relazionali che tutt’oggi esistono tra uomini e donne: forse sono il retaggio di quei 3000 anni di lotte feroci per il potere?
Concludiamo con una riflessione: l’avvento del patriarcato, seguito dalle tre grandi religioni monoteistiche, tra le tante conseguenze che ha avuto, ha depredato l’umanità di un aspetto fondamentale per l’equilibrio globale: la sacralià’ del principio femminile, il rispetto per quella Madre Terra da cui la nostra sopravvivenza dipende, e il riconoscimento della sua generosità. Alcuni millenni di patriarcato, sventolando la bandiera della mascolinizzazione di dio, hanno portato nel mondo guerre e distruzioni di ogni sorta, il bieco sfruttamento delle risorse, la disumanizzazione dei suoi abitanti, la perdita dei principi e della speranza. Una fine ingloriosa sembra aspettarci dietro l’angolo. Forse sarebbe il caso di riaprire le porte e i cuori alla Grande Madre, violata dagli uomini e dimenticata dalle coscienze…
Di seguito il breve video che raffigura, con una raccolta d’immagini, alcuni degli affascinanti reperti che una volta ritrovati hanno aperto la strada a nuove ricerca archeologiche e storiografice. Il titolo “Mia madre ha partorito mio padre”, è ripreso dall’aforisma di Mansur Al-Hallaj, martire sufi morto nel 922 d.C.
Il video è visibile a questo link:


testo e video di Marta Franceschini

 

Marina Zaoli ha collaborato a Mistic Media con il suo libro che ricapitola la sua tesi

“Dalla fiaba al mito, dal rito all’inconscio”

 

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Alla Casadeipensieri di Bologna ha avuto luogo un interessante incontro con Carlo Lucarelli,  intervistato da Alberto Sebastiani, con il coordinamento di Davide Ferrari. Direttore artistico della Casadeipensieri di Bologna

Il giornalista svela alcuni segreti sul giornalismo di documentazione


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Bruno Giorgini  ha inviato quest’articolo che ha pubblicato per “Inchiesta” :  Le elezioni e i movimenti della politica

http://www.inchiestaonline.it/politica/bruno-giorgini-le-elezioni-e-i-movimenti-della-politica/

Bruno Giorgini

About Bruno Giorgini:

Bruno Giorgini è ricercatore presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Bologna e incaricato di ricerca del gruppo IV INFN. Ha fatto ricerca nel campo della astrofisica relativistica, in cosmologia multidimensionale (modello Giorgini-Kerner) e in meccanica quantistica su spazitempi curvi. In seguito si è dedicato allo studio dei sistemi caotici e complessi, e in particolare all’evoluzione delle epidemie e alla teoria delle fratture, fondando infine il Laboratorio di Fisica della Città, di cui è stato coordinatore dal 2004 al 2007. Intellettuale da sempre impegnato e scrittore prolifico, collabora con diversi quotidiani e importanti riviste nazionali e internazionali. Dal 1986 fa parte della redazione di Radio Popolare di Milano, di cui è attualmente direttore responsabile. Tra i suoi libri recenti: Spazio (CLUEB, 2000), I due arcobaleni. Viaggio di un fisico teorico nella costellazione del cancro (Aracne, 2009).

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 Mistic Media : la Fotografia

una lectio magistralis di Ferdinando Scianna

Carlo Emilio Gadda “Sulla scena della vita”

Mistic Media e il secolo breve : Lucio Magri

Mistic Media : una notte bianca

I giardini del vento di Maria Gabriella Buccioli

Storia criminale da Aldo Zappala’

Mistic Media e il post virtuale

Mistic Media e la fotografia : intervista a Claudio Marra

Intervista a Francesco Guccini di Roberta Ricci

 

 

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