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Archive for the ‘Percorsi di storia e di memoria’ Category

Nei giorni scorsi, alla Fest’Unità Parco Nord, Maurizio Torrealta ha presentato il suo libro : Il filo dei giorni. Ha incontrato l’autore Gianfranco Donadio. Ed.Imprimatur 2017

Dal maggio del 1992 alla fine del 1993 l’Italia è insanguinata da una decina di attentati firmati dal gruppo terroristico che si fa chiamare Falange Armata. Sono numerosi i morti che provocano in tutto il Paese. Un ispettore della Digos, che conosce bene gli ambienti dell’eversione neofascista, capisce in poco tempo cosa si muove dietro l’ambigua sigla che dice di aver scatenato l’ondata di bombe e terrore, ma non viene ascoltato. Un ambasciatore del nostro Paese consegna al capo dell’Arma dei carabinieri una lista di sedici persone che dovranno essere indagate nell’eventualità che venga ammazzato.

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La foto di pesca del tonno che celebra un rapporto intenso fra l’uomo e la natura è di Stefano Fogato che ha esposto il suo lavoro sulle tonnare due anni fa a Reggio Emilia in occasione del Festival della fotografia europea.

In realtà circa due secoli fa con la famiglia Florio la Sicilia e le isole raggiunsero un loro fulgore produttivo, da compararsi alla torinese famiglia Agnelli.  I Florio estero il loro dominio sui mari, furono armatori e pescavano il tonno, che andava consumato sotto sale. Poi, improvvisamente la trovata , le scatolette di latta per mantenere il prodotto sempre fresco ,  gli oliveti siciliani  producevano l’olio per la conservazione , poi tutte le piccole aziende artigianali locali vennero coinvolte per l’impresa che finiva col dare lavoro a tante persone e a dare un nuovo assetto economico alla Sicilia. Per gli amanti di auto da corsa la targa Florio fu una delle opportunità offerte dalla famiglia.

Per ripercorrere la storia della famiglia Florio sulla cui barca Stefano  Fogato scatta questa immagine c’è un documentario di Varchetta, Questo documentario illustra le attività passate della famiglia, la loro ascesa, il loro declino. Il documentario è proiettato nelle tonnare di Favignana di cui sono rimasti gli edifici che raccontano la storia .

La storia della famiglia Florio con i video documentari raccolti dalla Rai

 

 

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Nell’ambito di Fest’Unità 2017 /Romanzo Popolare , negli incontri della Libreria della festa, Maurizio Torrealta ritorna a Bologna con il suo libro : “Il filo dei giorni, 1991-1995. La resa dei conti “. Ed. Imprimatur, 2017. Incontra l’autore Gianfranco Donadio

 

 

 

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Dall’Ufficio stampa del Comune di Rimini

Tutto esaurito in piazza Malatesta per l’apertura ufficiale delle celebrazioni di Sigismondo. Sono stati tantissimi i riminesi che hanno affollato la corte di Castel Sismondo ieri sera, 19 giugno, volendo così partecipare al primo degli appuntamenti promossi dal Comune di Rimini in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini e tra gli indiscussi protagonisti del Rinascimento italiano.

Un programma che, aperto ieri sera col saluto del Sindaco di Rimini Andrea Gnassi, si declinerà in un periodo in un arco di manifestazioni che durerà più di un anno, fino a ricongiungersi, il 9 ottobre 2018, al cinquecentocinquantesimo dalla morte.

“Non siamo normali – ha esordito provocatoriamente il Sindaco Andrea Gnassi nel suo intervento –  Lo sosteneva Silvano Cardellini nella sua ‘Botta d’orgoglio’, e non diceva una bugia, anzi. Se ci pensate, lo stesso Sigismondo Malatesta è una figura storica difficilmente classificabile nella normalità. Spietato e raffinato, mecenate e distruttore, crudele e sensibile all’arte, bello e ceffo da galera. Novanta chili di contraddizioni, un bipolare ante litteram…Riducetelo voi, uno così, a uno stereotipo culturale…

Pensate ad esempio a questa serata: prendono ufficialmente avvio le celebrazioni malatestiane che dureranno oltre un anno, dal seicentesimo della nascita di Sigismondo al 550esimo della sua morte. Solitamente in Italia, e non solo in Italia, questo genere di ricorrenze producono una cascata di convegni e iniziative suggestive, interessanti o meno, in ogni caso che durano lo spazio di un mattino o di una notte. Non lasciano niente.

E allora cosa ci siamo inventati, con strategica anticiclica come si dice in linguaggio forbito? Da cicala ci siamo fatti formica. L’anno (malatestiano) che verrà, compresso tra il 600 e il 550 della vicenda umana di Sigismondo, sarà per Rimini quello che le restituirà non tanto uno quanto il tempo, un certo disinteresse, un pizzico di sradicamento, tante vicende dolorose, le hanno tolto nell’ultimo secolo. Perché almeno quattro generazioni di riminesi hanno subito un furto di bellezza, di prospettiva, di identità; e anche di ricchezza; su questo bisogna essere spietati e chiari come lo era proprio Sigismondo.

Ma ritorniamo alle celebrazioni malatestiane e all’anno di esaltazione della figura di Sigismondo – ha proseguito il Sindaco Gnassi -. In questo anno, tra 2017 e 2018, in questo circoscritto quadrante di città avverrà qualcosa di inedito, di mai visto prima: riaprirà il teatro Galli, la piazza tornerà alla sua prospettiva rinascimentale, il Museo Fellini entrerà nel castello per svolgere poi lungo gli spazi che portano al restauro dell’ex cinema Fulgor e quindi al Museo della Città. In poco più di 200 metri il Rinascimento dialogherà con Verdi e con Fellini. E finalmente questi luoghi saranno restituiti alla loro funzione originaria: presidi di civiltà, bellezza, arte, cultura, appartenenza.

Io credo che abbiamo scelto un modo bellissimo di celebrare Sigismondo Malatesta, scegliendo la strada più complessa e meno facile: per una volta scegliamo di essere eredi e non solo discendenti. Lo facciamo in questa occasione quando tutto il resto del mondo si sarebbe limitato a fare solo feste e convegni… non siamo normali….

Il nostro regalo a Sigismondo, lungo un anno, è in realtà un regalo che facciamo a noi stessi. Meritiamocelo. Anche perché, con la fama sinistra che aleggiava intorno a Sigismondo Malatesta, non vorremmo mai che decidesse di tormentarci nel sonno per un’ignavia collettiva che, ora più che mai, non ha davvero alcuna giustificazione.”

Alle parole del Sindaco quelle di Oreste Delucca, lo storico riminese, Sigismondo d’Oro nel 2013, che davanti a un pubblico attento ha raccontato, incalzato dalle domande di Lia Celi e Andrea Santangelo, un’inedita Isotta degli Atti a cui, per la Bookstones Edizioni, ha recentemente dedicato il libro “Isotta degli Atti. L’amore e il potere”. Ed è stato appunto attorno alla figura di questa donna straordinaria che Lia Celi e Andrea Santangelo hanno immaginato e scritto Il Sigismondo non si è fermato mai un momento, il monologo per voce femminile in cui si immagina un’Isotta contemporanea e ironica, che Marina Massironi ha interpretato da par suo per un pubblico attento e coinvolto.

La serata del compleanno è poi chiusa con uno spettacolo di luci e fuochi, che ha dato ufficialmente il via all’anno e mezzo di celebrazioni. Un momento unico e bellissimo che, ricordando l’uomo d’arme che Sigismondo è stato, ha messo Castel Sismondo al centro di uno spettacolo pirotecnico fatto di luci colorate, fumi e cascate di fuoco dalle mura. Uno spettacolo che, oltre dal grande pubblico raccolto in piazza Malatesta, è stato seguito in diretta sui social da centinaia di persone raggiungendo in breve numeri e visioni che già in queste prime ore superano le cinquantamila.

Altri appuntamenti nella giornata di oggi completeranno le prime giornate delle Celebrazioni.

L’ Annullo filatelico speciale di Poste Italiane per il seicentesimo di Sigismondo Malatesta attenderà gli appassionati in piazza Cavour al Palazzo del  Podestà, martedì 20 giugno 2017, dalle ore 10.30 alle ore 15.30. Per lungo tempo la filatelia, nella sua componente iconica, ha rappresentato l’ideale continuità delle medaglie celebrative o commemorative.

Sempre piazza Cavour alle ore 15 dello stesso giorno ospiterà la cerimonia de “La pietra restituita”. All’indomani dei bombardamenti, nella primavera del 1944, quando forse ancora nessuno stava pensando alla ricostruzione del Tempio Malatestiano, Luigi Varoli (Cotignola 1889 – 1958), singolare figura di artista e di didatta, si trovava a Rimini e caricò sul suo carretto una pietra, raccolta tra le macerie della chiesa progettata da Leon Battista Alberti e voluta da Sigismondo Malatesta. Dopo la morte di Varoli il Comune di Cotignola ricevette in lascito tutti i beni dell’artista e ora, in occasione delle celebrazioni, restituisce a Rimini quel piccolo e simbolico frammento di Tempio. La ricostruzione dell’evento sarà in collaborazione con l’associazione Zeinta di Borg

Un appuntamento di grande suggestione poi nella serata con Il Momo, di Leon Battista Alberti. Romanzo sull’insania umana, da un progetto di Alberto Giorgio Cassani. Adattamento e regia di Gianfranco Tondini, musiche composte ed eseguite da Giovanni Dal Monte, con intervento di Massimo Cacciari.

Il Momus di Leon Battista Alberti, romanzo satirico rimasto per secoli semiclandestino, oggi riconosciuto dagli studiosi come l’opera più straordinaria dell’intero Rinascimento chiuderà queste prime giornate dedicate a Sigismondo Malatesta che faranno da prologo alle iniziative che proseguiranno nei prossimi mesi.

L’ingresso a tutte le manifestazioni è libero

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In seguito ad un concorso per un monumento che ricordasse i caduti della Shoah, concluso circa un anno fa,  i vincitori del progetto hanno visto la realizzazione del loro lavoro creativo, nel frattempo è in atto un concorso per votare il monumento religioso che è più significativo del mondo. Per chi vuole esprimere la sua opinione ecco il sito :

http://www.archdaily.com/782297/bologna-shoah-memorial-set

Il Memoriale della Shoah che è sul ponte della Stazione di Bologna , in occasione del 27 gennaio , giornata della Memoria , ha visto a lui dedicata la piazza su cui si affaccia il Memoriale.  Tutte le autorità cittadine hanno presieduto all’inaugurazione della Piazza Memoriale della Shoah

 

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L’assessore alla Cultura del Comune di Bologna Davide Conte alla sua destra Daniele De Paz, presidente della Comunità ebraica e il Rabbino di Bologna Alberto Sermoneda

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Nel pubblico il Questore di Bologna Ignazio Coccia

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Il Presidente del Quartiere Navile Daniele Ara alla sua sinistra L’assessore alla Cultura del Comune di Bologna Davide Conte alla sua destra Daniele De Paz, presidente della Comunità ebraica e il Rabbino di Bologna Alberto Sermoneda e l’assessore alla Cultura delal Regione Emilia Romagna Massimo Mezzetti

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Un momento di grande commozione quando il Rabbino di Bologna, il dott. Alberto Sermoneda ha consegnato l’onorificenza di Giusto tra le genti ad Armando Sarti

 

 

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Armando Sarti

 

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Una delle canzoni che ha fatto svoltare la musica leggera in Italia è stata Auschwitz di Francesco Guccini (Il bambino nel vento) ognuno, nel juke boxe, correva l’anno 1966, era raggiunto da un episodio mostruoso, la morte ad Auschwitz di milioni di  ebrei nei campi di concentramento, i bambini nel vento erano cenere che usciva dai forni crematori.  La capacità di raccontare e di emozionare con i contenuti forti è un importante dono e Francesco Guccini ne è  dotato. L’episodio dei campi di concentramento veniva assimilato alla cultura di massa grazie alla musica di un ragazzo che la suonava accompagnandosi con la chitarra. Ascoltando le parole veniva veniva a  riaffiorare  la Storia . Erano gli anni in cui le canzoni  influenzavano i sentimenti, la storia dei teenager ed erano le basi musicali per le feste di balera. L’Equipe 84 per eseguirla tagliò una parte importante della canzone, racconta Francesco Guccini, forse la più importante (Ed ora sono nel vento) mentre i Nomadi, Augusto Daolio la cantò in tutta la sua drammatica stesura con quella sua voce con punte drammatiche. E fu un successo.

Anche se sono passati cinquant’anni ancora oggi  Auschwitz appartiene ad un percorso musicale importante, eterno l’ascolto anche delle giovani generazioni,  ed è per questo che Raffaella Zuccari, docente di una scuola media di Gaggio Montano, la II B delle scuola “Salvo D’Acquisto” , ha proposto letture e osservazioni sulla Giornata della memoria il 27 gennaio (il giorno della liberazione dai campi di concentramento)  e, visto che una volta l’anno un’associazione propone un viaggio ad Auschwitz, Raffaella ha proposto ai suoi alunni se il tempo era giusto per affrontare un viaggio ad Auschwitz, coinvolgendo Francesco Guccini, suo marito, che invece ad Auschwitz non c’era mai stato . Occorreva una parte di elaborazione che andasse oltre la tragedia e che riportasse le cose nel giusto binario e così anche mons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, ha affrontato un viaggio per filtrare e indicare una strada nel percorso della sofferenza ai ragazzi. Nene Grignaffini e Francesco Conversano hanno pensato di filmare e rendere visibile collettivamente questo viaggio , è così che è uscita l’idea del film, pensato anche come percorso didattico visto che è stato proiettato ed è visibile su rai storia. Dopo una prima presentazione alla Camera il film è apparso sugli schermi di Rai storia il 27 gennaio alle 21, in prima serata, mentre al MAST il 30 gennaio è stato presentato alla Regione Emilia Romagna che ne ha sostenuto la progettualità.

Hanno partecipato alla presentazione : i registi Nene Grignaffini, Francesco Conversano, Raffaella Zuccari, Mons. Matteo Maria Zuppi (che confessa la sua formazione musicale in questa canzone) Guido Ottolenghi, Presidente del Museo Ebraico di Bologna, il Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini mentre ha condotto il giornalista Aldo Balzanelli.  Francesco Guccini  ha detto che i lager non sono finiti ed è per questo che “ora e sempre resistenza” (di Piero Calamandrei è sempre attuale ).

Grazie agli studenti della scuola media Salvo D’Acquisto di Gaggio Montano, presenti in sala.

La presentazione al MAST

Il film : Son morto che ero bambino 

http://tinyurl.com/zeh3qkl

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alle ore 16, presso il Museo Ebraico di Bologna in Via Valdonica ,1/5

La seduzione del male, una riflessione sul male politico , una lezione di Loretta Nucci, insegnante di filosofia e storia.

Theodor W. Adorno paragonò il trauma di Auschwitz per l’umanità al terremoto di Lisbona del 1755 per Voltaire e gli Illuministi , anche se in realtàla portata dell’interrogativoprodotto dallo sterminio  era molto più ampia di quella che aveva potuto coinvolgere credenti e deisti come i philosophes, perchè andava oltre i termini della fede e investiva l’umanità nel suo complesso…

Una filosofa Hannah Arendt e il suo pensiero

 

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