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Archive for the ‘Rimini Eventi’ Category

Sergio Zavoli torna a Rimini per presentare, giovedì 7 giugno, il suo ultimo libro di poesia La Strategia dell’ombra.

Saranno Pupi Avati, Rosita Copioli, Piero Meldini, Walter Veltroni ad accompagnare l’autore nella presentazione della sua quarta raccolta poetica, un lavoro capace di mostrare una nitida coerenza tra pensiero e linguaggio, mettendo in un decisivo risalto la maturità della vocazione di un grande riminese che a Rimini ha legato gran parte di una vita piena di straordinari successi umani e professionali.

L’appuntamento avrà inizio alle ore 17,30 di giovedì 7 giugno nella sala del Cinema Fulgor di Corso d’Augusto.

Quarta raccolta poetica di Sergio Zavoli pubblicata nello “Specchio”, La strategia dell’ombra (Mondadori 2017) conferma l’auspicio espresso da Carlo Bo all’uscita della prima silloge: «Zavoli aveva in serbo un discorso poetico che ci auguriamo lungo». Un lavoro poetico, quello di Zavoli, che mostra una nitida coerenza tra pensiero e linguaggio, mettendo in un decisivo risalto la maturità della sua vocazione. E, rivelandoci la zona rimasta “in ombra” dell’animo del poeta, i suoi versi non tendono ad alzare i toni, ma confermano una scelta profondamente e stilisticamente rigorosa.

In questo nuovo libro c’è una forza e una grazia, un’ironia e una gravità che nelle intonazioni della “narrazione” più privata sono il frutto di un prestigioso impegno comunicativo, già incline a una ferma cultura dell’immaginazione e del reale, dell’esistenza e del civismo, del laicismo e della spiritualità, tali da non interrompere, semmai ribadire, l’esplicito giudizio di Carlo Bo, secondo cui «i versi destinati all’arcano disegno di una creazione che ci obbliga di continuo a una difficile scelta restituiscono bene una sorta di sacro allarme» di fronte all’«infinito bivio». Al quale «il padrone di tante voci umane – maestro del “mestiere di chiedere”, per usare una sua espressione – allega una sfida consapevole e libera, mostrandosi con il suo volto tutto rischiarato, in una luce ancor più dichiarata e pura».

La strategia dell’ombra ricrea, citandoli come in una sorta di diario, i segni di una sempre più sorprendente continuità tra le parole rivolte al passato, affrontando la loro complessa, ardua, non di rado drammatica contemporaneità.

Sergio Zavoli, nato a Ravenna, ma cresciuto a Rimini, di cui è cittadino onorario, ha inaugurato la sua attività poetica vincendo il Premio Alfonso Gatto con Un cauto guardare (Mondadori, 1995), a cui seguirono In parole strette (Mondadori, 2000) e nella collana “Lo Specchio” L’orlo delle cose (Mondadori, 2004), La parte in ombra (Mondadori, 2009), L’infinito istante (Mondadori, 2012). Ha vinto tra gli altri il Premio Viareggio-Tobino e il Lerici-Pea.

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Avrà inizio alle ore 18 di giovedì 17 maggio al cinema Fulgor di Rimini la presentazione dell’ultima opera di Gino Vignali “La chiave di tutto” da qualche giorno in libreria per l’ RCS.

Al centro del romanzo giallo d’esordio dello scrittore una Rimini inattesa e una irresistibile vice questore.

“Rimini è il casello dell’autostrada che collega la realtà e la fantasia” dice Vignali ed anche per questo all’appuntamento di giovedì – ingresso gratuito fino ad esaurimento posti con prenotazione alla mail eventisolferino@rcs.it – interverrà il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi a cui farà seguito la lectio criminalis sull’arte di Carlo Vanoni.

Al centro del romanzo – “con la trama da serie Netflix, ma con la regia di Federico Fellini” come l’ha definito Antonio D’Orrico – un senzatetto, un etiope, una spogliarellista: una catena di delitti sinistramente logica. Sembra proprio che il killer che nel giro di poche ore ha disseminato Rimini di cadaveri abbia in mente di “fare pulizia”. Ma il vice questore Costanza Confalonieri Bonnet, l’investigatrice più bella mai apparsa in una Questura (calendari compresi), non è convinta, la pista ideologica secondo lei non è quella giusta. Altrimenti perché Vagano, misterioso barbone quasi felliniano, si sarebbe preso la briga di ingoiare una chiave prima di morire? Quella, secondo Costanza, è la chiave di tutto. Ma cosa apre?

Affiancata da una squadra irresistibile – l’ispettore latinista Orlando Appicciafuoco, l’assai meno intellettuale vice sovrintendente Emerson Leichen Palmer Balducci e l’agente scelto nonché nerd Cecilia Cortellesi – Costanza indaga, tra le strade di una Rimini ammantata di neve e dall’alto della sua suite al Grand Hotel. Una magistrale caccia all’assassino per un romanzo che riesce a restituire echi di Simenon e di Campanile, alternando senza tregua tensione e umorismo, colpi di scena e atmosfere suggestive.

Il primo romanzo da “solista” di Gino Vignali, che coniuga una convincente trama gialla con uno stile di pirotecnico umorismo.

GINO VIGNALI è nato a Milano. Con Michele Mozzati, amico dai tempi dell’università, forma la celebre coppia Gino & Michele: tra le tante attività, hanno partecipato alla nascita del cabaret Zelig e sono gli editori dell’agenda Smemoranda. Gino & Michele sono autori di numerosi libri, di narrativa e non, tra cui Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano (1991), Neppure un rigo in cronaca (2000) e Le cicale (2004)

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Venerdì 16 marzo 2018 alle ore 17.30 nell’ambito di Frontespizio4 : Piccola rassegna di libri nuovi  verrà presentato a Rimini presso il Museo della Città “Luigi Tonini” (via L. Tonini n. 1) il libro Intermezzi semidialettali verucchiesi del Settecento a cura di Lisetta Bernardi, Ennio Grassi, Domenico Pazzini e Vincenzo Sanchini (Edizioni Pazzini).

Saranno presenti gli autori.

Nel volume sono pubblicati i testi originali, affiancati da traduzione in lingua italiana e ricco apparato di note, di alcune commedie inedite in italiano e dialetto romagnolo risalenti al XVII-XVIII secolo, attribuite al giureconsulto verucchiese G.B. Cupers; i manoscritti originali sono stati ritrovati da un team di studiosi composto da Lisetta Bernardi, Ennio Grassi e Domenico Pazzini, che, coadiuvati da Vincenzo Sanchini per le traduzioni dal dialetto romagnolo, hanno riportato alla luce i testi teatrali dopo oltre un decennio di ricerche tra gli archivi pubblici e privati nazionali.
Nelle commedie, chiamate “intermezzi”, compaiono personaggi che parlano in italiano oppure in dialetto; le piece si recitavano nei teatri della Romagna soprattutto nel periodo di Carnevale, scritte apparentemente per una fruizione immediata e popolare, in realtà nascondono rimandi alla letteratura classica e al teatro goldoniano che li rendono un unicum nel panorama della dialettologia italiana, un imprescindibile tassello per lo studio della storia del teatro comico, dal Seicento al primo Novecento.

Il libro ha ottenuto importanti riconoscimenti:
– tra i vincitori del bando per i contributi regionali sulla legge di salvaguardia e valorizzazione delle lingue dialettali (bando “Progetti in materia di salvaguardia e valorizzazione dei dialetti dell’Emilia-Romagna” 2017), promosso dall’Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna.
– menzione speciale della Giuria del concorso nazionale SALVA LA TUA LINGUA LOCALE  2017 al Comune di Verucchio per la sua attività di promozione della conoscenza e dello studio del dialetto locale legata alla diffusione del volume “Gli intermezzi semidialettali verucchiesi del Settecento” ;
– volume finalista (quarto classificato) del premio nazionale promosso dall’UNPLI nella categoria “opere edite 2017” SALVA LA TUA LINGUA LOCALE (Presidente Giuria Giovanni Solimine)

Con il patrocinio di: Regione Emilia-Romagna, IBACN, Provincia di Rimini, Comune di Verucchio

Lisetta Bernardi
Bibliotecaria, già Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Verucchio, responsabile dei Fondi antichi e speciali della biblioteca comunale di Santarcangelo di Romagna (RN), è autrice dei volumi: La chiesa Collegiata di Verucchio (Comune di Verucchio, 2002); Antonio Tondini. Verucchio nell’Ottocento; Le cronache verucchiesi di Felice Carabini (1842-1918); Verucchio: guida storico-artistica illustrata (tutti editi da Pazzini) e infine Le antiche fiere di Verucchio: la storia, le storie (Comune di Verucchio, 2015).

Ennio Grassi
E’ nato a Rimini nel 1947, docente di lettere nei Licei, è stato dal 1972 al 1986 collaboratore didattico presso l’Istituto di Filologia dell’Università di Urbino. Deputato alla Camera dal 1990 al 1997 e Consigliere Ministeriale (M.P.I. e  M.A.E.) dal 1997 al 2006. Saggista e sociologo della letteratura, è autore di diverse pubblicazioni dedicate alla cultura italiana contemporanea. Tra i suoi studi: Sociologie del fatto letterario (Studium,1979), Romagna futurista (Maggioli,1986), Giustiniano Villa poeta dialettale(1842-1919). Dirige la collana di poesia dialettale romagnola “Parole nell’ombra” per l’editore Pazzini di Verucchio(RN).

Domenico Pazzini
Ha insegnato al Liceo Serpieri di Rimini dal 1970 al 2001. Ha pubblicato: Storia di un Liceo. Il Liceo Serpieri di Rimini negli anni 1970-1980, Pazzini Editore, Villa Verucchio 2011. Studioso di Letteratura Cristiana Antica ha pubblicato: In principio era il Logos. Origene e il prologo del Vangelo di Giovanni, Paideia, Brescia 1983; Il prologo di Giovanni in Cirillo d’Alessandria, Paideia, Brescia 1997; Lingua e teologia in Origene. Il Commento a Giovanni, Paideia, Brescia 2009; Gesù il Cristo in Origene: il Commento a Giovanni, Paideia / Claudiana, Torino 2017. Fa parte del «Gruppo di Ricerca su Origene e la tradizione alessandrina» e della redazione della rivista «Adamantius».

Vincenzo Sanchini
E’ nato a Cerreto di Saludecio (Rimini) nel 1945 ed ha insegnato Lettere nella scuola media. Ha pubblicato: La pulènta t’è pèz (Bologna, 1981); L’ultima nèv (Rimini, 1996); L’alma (Rimini, 2004); Amori, corteggiamenti matrimoni contadini (in collaborazione con G. Valeriani e G. Frisoni, Rimini, 2006); Le mani ruvide (in collaborazione con G. Valeriani e G.. Frisoni, Rimini, 2007); L’uomo e l’animale (in collaborazione con G. Valeriani, M. Aluigi e G.. Frisoni, Rimini, 2005) Vanga e sapa: attrezzi e oggetti della vita contadina (Rimini, 2007).

Frontespizio

“Come la prima pagina interna, che di un libro fornisce gli elementi essenziali e sostanziali, questa rassegna vuole accompagnare i lettori davanti alla porta di ingresso di nuovi testi. L’etimo della parola “frontespizio” (dal tardo latino frontispicium, composta di frons, frontis ‘fronte’ e del tema di specĕre ‘guardare’), evoca l’atto di guardare un volto, che restituisce la conoscenza delle principali espressioni e dei caratteri peculiari di una persona. Anche queste presentazioni ci faranno incontrare il volto di un libro e insieme quello del suo autore. Presentare equivale anche a declinare al presente, al qui e ora, gli infiniti argomenti legati all’arte della scrittura.La presenza in sala dell’autore è dunque un’occasione per collocare il pubblico in una inedita postazione, aggiuntiva rispetto alla lettura del libro. Conoscere le premesse dalle quali quel testo nasce, gli intenti dai cui lo scrittore è partito per costruirne l’impalcatura, offre un importante arricchimento di senso. Quando si diffuse il termine italiano “Frontespizio”, agli inizi del XVII secolo, le pagine di apertura di un libro contenevano, oltre ai nomi e ai titoli, anche un’architettura di immagini: colonne e timpani, figure allegoriche e oggetti simbolici erano disegnati e incisi a decorazione e viatico di quelle porte d’ingresso al testo.”
Massimo Pulini

Tutto il programma di “Frontespizio4. Piccola rassegna di libri nuovi” su http://www.museicomunalirimini.it/mostre_eventi/agenda/pagina1003.html

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Venerdì 9 marzo 2018 alle ore 17.30

nell’ambito di Frontespizio4 Piccola rassegna di libri nuovi

presso il Museo della Città “Luigi Tonini” – via L. Tonini n. 1 Rimini

sarà presentato il libro di

Giana M. Petronio Andreatta

E’ stata tutta luce
Bompiani Editore

Dialogheranno con l’autrice Carlo D’Adda, Professore Emerito dell’Università di Bologna, e Angelo Battistini, psichiatra e psicoanalista.

È stata tutta luce è la storia di un incontro, la storia di un amore. Un “memoir” nato dopo anni di scavo e di lungo lavoro, denso di notazioni personali e aneddoti famigliari, viaggi, gioie, delusioni, dissensi e riappacificazioni, il tutto mentre prende vita una famiglia composta da due figli e due figlie.

Ritratto di un marito speciale, Nino Andreatta, e attraverso di lui la fotografia di una classe dirigente impegnata che ha cercato di portare il proprio paese, così maltrattato dagli stessi italiani, nel novero delle grandi potenze mondiali. La radiografia di un grande personaggio scritta con sincerità, senza preoccuparsi troppo di omettere dettagli e passaggi di cui qualcuno avrebbe potuto risentirsi. Fotogrammi della società a comporre un pittoresco quadro di fatti minuti molto vitali, cui fa da sfondo mezzo secolo di storia del nostro Paese.

Una memoria dolce e struggente custodita per anni nei cassetti, liberata con esitazione e pudore solo dopo i consigli di molti amici. Ma è anche la storia di quello che poteva essere lo sprofondare in un buco nero, nel momento in cui il compagno di una vita intensamente vissuta insieme cade vittima di un coma che, senza risveglio, lo porterà alla tomba sette anni dopo, e che è stata invece la rivelazione di un risvolto inatteso, della possibilità di continuare un dialogo a una sola voce che ricombina i ricordi, ne cambia il valore, illumina di gioia tutta l’esperienza e non cessa con la morte per prolungarsi viva e attuale ad ogni nuovo giorno.

Romano Montroni così commentò l’uscita del libro “Ecco un libro bellissimo in ricordo di un uomo straordinario e amatissimo (…) Nino Andreatta – brillante economista, illustre esponente Dc e abile Ministro – si distingueva per qualità umana, raffinatezza di pensiero, intelligenza e visione del futuro (…) Rivive in queste pagine attraverso il racconto appassionato e commovente della moglie: piccoli lampi di ironia e gusto per i dettagli e, intrecciando pubblico e privato, rende onore al merito di un servitore dello Stato (…) che ha sempre preferito la discrezione e l’operosità al presenzialismo e all’aggressività. Emerge anche il ritratto di una famiglia molto unita, che ha affrontato la tragedia del malore e dei sette anni di coma – uno spaccato di vita della borghesia illuminata che si legge come un romanzo”.

Giana Petronio, di famiglia triestina con ascendenti cosmopoliti, vive gli anni formativi a Milano. Spinta da un generico desiderio di andare in qualche modo incontro ai bisogni dell’uomo, si laurea in Scienze Politiche con una tesi sull’armonizzazione delle politiche sociali nel Mercato Comune, poi sperimenta la sociologia, acquisisce un master in antropologia per approdare alla Specializzazione in Psicologia. Insoddisfatta di queste esperienze, viene tentata dall’avventura della psicoanalisi, dove trova finalmente il suo pieno appagamento, con un percorso leggibile che dalle istituzioni sovrastatali si avvicina sempre più all’uomo e alla sua interiorità. Membro da decenni della Società Psicoanalitica Italiana e dell’IPA, ha collaborato con la rivista Intersezioni del Mulino, ha pubblicato articoli su varie riviste specialistiche, contributi in volumi collettanei e un libro sull’ambiguità maschile/femminile intitolato Identità nascoste, quasi una detective story tra letteratura e psicoanalisi. All’Università di Bologna ha tenuto Corsi di psicologia dinamica alla facoltà di Magistero e seminari alla Scuola di perfezionamento in Psicologia Medica.

Frontespizio
“Come la prima pagina interna, che di un libro fornisce gli elementi essenziali e sostanziali, questa rassegna vuole accompagnare i lettori davanti alla porta di ingresso di nuovi testi. L’etimo della parola “frontespizio” (dal tardo latino frontispicium, composta di frons, frontis ‘fronte’ e del tema di specĕre ‘guardare’), evoca l’atto di guardare un volto, che restituisce la conoscenza delle principali espressioni e dei caratteri peculiari di una persona. Anche queste presentazioni ci faranno incontrare il volto di un libro e insieme quello del suo autore. Presentare equivale anche a declinare al presente, al qui e ora, gli infiniti argomenti legati all’arte della scrittura.La presenza in sala dell’autore è dunque un’occasione per collocare il pubblico in una inedita postazione, aggiuntiva rispetto alla lettura del libro. Conoscere le premesse dalle quali quel testo nasce, gli intenti dai cui lo scrittore è partito per costruirne l’impalcatura, offre un importante arricchimento di senso. Quando si diffuse il termine italiano “Frontespizio”, agli inizi del XVII secolo, le pagine di apertura di un libro contenevano, oltre ai nomi e ai titoli, anche un’architettura di immagini: colonne e timpani, figure allegoriche e oggetti simbolici erano disegnati e incisi a decorazione e viatico di quelle porte d’ingresso al testo.”
Massimo Pulini

Tutto il programma di “Frontespizio4. Piccola rassegna di libri nuovi” suhttp://www.museicomunalirimini.it/mostre_eventi/agenda/pagina1003.html

Ai sensi del D.Lgs 196/2003 La informiamo che il Suo indirizzo e-mail è stato reperito attraverso fonti di pubblico dominio o attraverso e-mail o adesioni da noi ricevute. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta (D.Lgs 196/2003). Qualora il messaggio pervenga anche a persona non interessata, preghiamo di rispondere a questa e-mail scrivendo nel testo del messaggio “Cancella iscrizione”, di modo che l’indirizzo sia immediatamente rimosso dalla mailing list. Tendiamo ad evitare fastidiosi multipli invii, ma laddove ciò avvenisse La preghiamo di segnalarcelo e ce ne scusiamo sin d’ora.

Musei Comunali di Rimini
via dei Cavalieri, 26
47921 RIMINI
tel. 0541.704422
fax 0541.704410
sito web: http://www.museicomunalirimini.it

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Ha riaperto, a Rimini, il 20 gennaio, il cinema Fulgor, primo luogo di attrazione di Federico Fellini al cinema, al compimento di quello che sarebbe stato il novantotttetisimo compleanno del celebre regista romagnolo.

Il Fulgor nasce nel 1914, ma è solo nel 1920 che trova sede nell’attuale palazzo Valloni dopo una prima ristrutturazione ad opera dell’architetto Addo Cupi. Poco più di 97 anni dopo, il cinema, ristrutturato dall’architetto Anni Maria Matteini, riapre e nell’inusuale allestimento del premio Oscar  Dante Ferretti che ha lavorato con Fellini in 6 film.

L’accoglienza è stata data dalle anime   dell’immaginario felliniano, La Gradisca, La Tabaccaia, le soubrettes che rappresentavano gli amori trascorsi di “8 e mezzo”, Don Balosa, “Lo sceicco bianco”.

Gli interventi delle autorità :

Il Sindaco di Rimini Andrea Gnassi che ha creduto fermamente nel progetto , il Presidente della Regione Emiia-Romagna Stefano Bonaccini che l’ha supportato, il Ministro Dario Franceschini, che ha finanziato il progetto ministeriale, l’attore Sergio Rubini, il premio Oscar Dante Ferretti, ha introdotto Francesca Fellini, nipote di Federico e ha presentato Andrea Purgatori .

 

 

Prima parte

 

Seconda parte

 

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Sabato 16 dicembre, ore 16

Sala Antiche – Biblioteca Gambalunga

ingresso libero e gratuito fino a esaurimento posti

Le Biblioteche non sono innocue

Conversazione con Roberto Balzani e Maria Bettetini

Quattro secoli e li mostra. La Biblioteca Gambalunga compirà quattrocento anni nel 2019, ma è stato nel 1617 che il giureconsulto riminese Alessandro Gambalunga, un generoso e colto mecenate, escluso dal Consiglio comunale perché non appartenente alla nobiltà di sangue, con testamento lasciò a Rimini, la città in cui i suoi avi erano immigrati, la biblioteca e l’austero ed elegante Palazzo: luogo di cultura e di incontro di letterati, artisti, musicisti.

Sabato 16 dicembre, alle ore 16, per “dare memoria” al valore culturale della nascita della Gambalunga, nelle splendide Sale Antiche della Biblioteca Gambalunga,  lo storico contemporaneista Roberto Balzani, presidente dell’Istituto dei beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna, e Maria Bettetini docente di Storia della filosofia dell’Università Iulm di Milano, converseranno sul tema Le biblioteche non sono innocue.

Un titolo scelto per provocare l’attenzione, poiché le biblioteche nel nostro Paese non godono di buona salute, appartenendo a quei beni che non hanno mercato, ma il cui ruolo è fondamentale per l’esercizio dei diritti di cittadinanza, per assicurare il pieno sviluppo della persona umana, e garantire la realizzazione di un’uguaglianza sostanziale. Oggi che siamo nell’epoca della “terza rivoluzione del libro”, ovvero della sua smaterializzazione, parlare di biblioteche è divenuto inattuale, ma parlare di libri e biblioteche è una via di accesso alla storia del pensiero e delle idee.

Le biblioteche non sono magazzini, sequenze di libri negli scaffali, sono luoghi in cui le persone cambiano, perché la cultura trasforma. Sono nate dal desiderio umano di discernere il vero, dare ordine alla produzione di conoscenza, per lasciare spazio alle nuove idee, salvaguardare la memoria. Senza archivi e biblioteche il passato sarebbe pieno di rovine, non solo di edifici e di città, ma anche di ideologie, di lingue morte, di esistenze. La memoria sarebbe solo un campo di battaglia, in cui la conquista del passato sarebbe facile bottino dei vincitori.

Affermare che “le biblioteche non sono innocue”, significa ricordare che quella umana è una storia ininterrotta di distruzioni di libri e biblioteche. Hanno bruciato libri i rivoluzionari e i reazionari. Si distruggono libri perché non si accettano idee e memorie diverse dalla propria. Come ricorda lo studioso Fernando Báez “i libri sono fatti dagli uomini per gli uomini e le biblioteche riflettono le preoccupazioni della società che le ha create […] o disperse”.

Coloro che bruciano i libri, distruggono le biblioteche o le fanno morire per indifferenza, provocano la mutilazione dell’anima della nostra civiltà,  rendono ciechi sulle tante possibilità di vita alternative, lasciano pericolosamente indistinta la realtà dalla finzione.

La Biblioteca Gambalunga è stata la prima biblioteca pubblica e civica aperta in Italia. Altre furono le biblioteche che nel Seicento cardinali e patrizi aprirono al “pubblico”, ma Alessandro Gambalunga, nato nel 1564, lo stesso anno di Galileo Galilei, fu il primo laico a donare e affidare alla gestione civica la sua biblioteca, per assicurarne la conservazione e garantirne la più ampia fruibilità.

Un gesto munifico, testimonianza di un’attenzione per il bene pubblico, della fiducia nell’uomo e nella capacità di riscatto della cultura, il cui valore etico e politico mantiene intatta la sua lezione per la contemporaneità.

La Biblioteca Gambalunga, dopo aver attraversato le intemperie della storia, i suoi massacri, i suoi tempi silenziosi e inerti, e quelli burrascosi e distruttivi, i vertiginosi cambiamenti tecnologici, è approdata nel XXI secolo grazie alla sua anima antica divenuta multidimensionale.

Oggi la Biblioteca Gambalunga, oltre a essere prezioso scrigno di bellezza e saperi antichi racchiusi nelle sue Sale storiche come quella del Seicento e del Settecento è divenuta un’importante biblioteca multimediale che accede a oltre 3 milioni di libri, oggetti digitali, collezioni iconografiche e banche dati. Possiede oltre 325.000 volumi di cui circa 60.000 antichi (382 gli incunaboli, 5.000 le Cinquecentine), 1.350 codici, 6.000 stampe, 3.000 periodici (di cui 200 in corso), circa 12.000 film, oltre 7.000 incisioni e disegni, più di un milione le fotografie. I suoi spazi sono frequentati annualmente da oltre 150.000 studiosi.

Alla condivisione di una concezione della cultura come fonte strategica per la qualità della vita dei cittadini, si ispira la collaborazione pubblico-privato, che attraverso Art Bonus si è  tradotta nel 2017  nel sostegno alle iniziative culturali della Gambalunghiana da parte del Gruppo SGR e nel contributo per l’acquisto dei libri da parte del Gruppo Maggioli.

Per documentare la Sale storiche Gambalunghiane, definite da Rai letteratura “una delizia per lo sguardo e una ricchezza per lo spirito”, e per introdurre gli utenti ai servizi della biblioteca, grazie al sostegno del Gruppo SGR sono state pubblicate due piccole, ma preziose guide, e un nuovo logo che accompagnerà le “relazioni esterne” gambalunghiane nel prossimo biennio. A tutti i partecipanti ne verrà fatto dono.

Roberto Balzani  insegna Storia contemporanea, presso il Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna. Presiede il Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna dal novembre 2015. Ha dedicato gli studi più recenti alla storia delle mentalità collettive e dei beni culturali (La ricerca di storia dei beni culturali per le antichità e le belle arti. La legge n. 364 del 20 giugno 1909 e l’Italia giolittiana, Bologna, 2003, e alla ricostruzione del regionalismo culturale romagnolo fra ‘800 e ‘900 (La Romagna, Bologna, 2001), e nel 2016 Amarcord Romagna. Breve storia di una regione (e della sua idea) da Giulio Cesare a oggi, con Giancarlo Mazzucca (Minerva). È Presidente dell’IBC Regione Emilia-Romagna.

Maria Tilde Bettetini è professore di Storia della Filosofia dell’Università Iulm di Milano, in cui è delegata del Rettore per la Biblioteca e i rapporti con la Commissione Biblioteche della Crui, nonché direttrice della Commissione Biblioteca dell’Ateneo. Traduttrice  e curatrice di diverse opere di Agostino, si è occupata di estetica della visione e ha indagato le radici antiche e medievali di alcuni temi portanti del pensiero contemporaneo, come la funzione del linguaggio, il rapporto tra menzogna e verità, lo statuto dell’immagine e le forme dell’esperienza d’amore. Tra i suoi libri più recenti: Breve storia della bugia. Da Ulisse a Pinocchio (Milano 2001); Contro le immagini. Le radici dell’iconoclastia (Roma-Bari 2006);Introduzione a Agostino (Roma-Bari 2008); Distruggere il passato. L’Iconoclastia dall’Islam all’Isis (Milano, 2016).

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 al Teatro degli Atti la conferenza di Antonio Paolucci su “Sigismondo e Agostino di Duccio nel Tempio malatestiano” del 30 novembre

Si terrà al Teatro degli Atti di via Cairoli la conferenza di Antonio Paolucci su “Sigismondo e Agostino di Duccio nel Tempio malatestiano”, in programma alle ore 17 di giovedì 30 novembre.

Tante sono state le adesioni pervenute in questi ultimi giorni che hanno convinto gli organizzatori a spostare l’incontro dalla Sala del Giudizio del Museo della Città al teatro, triplicando così i posti disponibili.

L’incontro con Antonio Paolucci è un momento che si è confermato attesissimo, un appuntamento con un grande storico dell’arte che, nato a Rimini nel ‘39, si è distinto per le opere e i ruoli istituzionali di primissimo piano che ha ricoperto nella sua lunga e straordinaria carriera.

Ad Agostino di Duccio, che nel Tempio malatestiano ha lasciato la testimonianza più alta della propria opera, Paolucci dedica la dissertazione “Sigismondo e Agostino di Duccio nel Tempio malatestiano” che conclude l’edizione 2017 del ciclo di incontri “Mente locale” che, nel 600mo anniversario della nascita, quest’anno è stato dedicato alla figura di Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini e tra gli indiscussi protagonisti del Rinascimento italiano.

L’appuntamento sarà anche l’occasione migliore che presentare al pubblico intervenuto da parte dell’assessore alle Arti Massimo Pulini alcune anticipazioni sulla mostra, in programma dal 16 dicembre alla Far di piazza Cavour, del fotografo Nino Migliori dal titolo “Lumen. I rilievi di Agostino Di Duccio fotografati a lume di candela”, che proprio dalle opere di Agostino di Duccio nel Tempio malatestiano trae origine.

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