Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Savignano Sifest 2019’ Category

 

Helmut Newton e la seduzione in fotografia

All’interno della vastità del lavoro di Helmut Newton risaltano tre specifiche produzioni che, nel tempo, diventeranno tre distinti libri: White Women, Sleepless Nights e Big Nudes, tutti pubblicati alla fine degli anni Settanta, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton.
Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare.
 
White Women, pubblicato nel 1976, Newton sceglie 81 immagini (42 a colori e 39 in bianco e nero), introducendo per la prima volta il nudo e l’erotismo nella fotografia di moda. In bilico tra arte e moda, gli scatti sono per lo più nudi femminili, attraverso i quali presentava la moda contemporanea. Queste visioni trovano origine nella storia dell’arte, in particolare nella Maja desnuda e nella Maja vestida di Goya, conservati al Prado di Madrid. La provocazione lanciata da Newton con l’introduzione di una nudità radicale nella fotografia di moda è stata poi seguita da molti altri fotografi e registi e rimarrà simbolo della sua personale produzione artistica.
 
Sleepless Nights, sono ancora le donne, i loro corpi e gli abiti i protagonisti di Sleepless Nights, pubblicato nel 1978.
In questo caso, però, Newton si avvia a una visione che trasforma le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage quasi da scena del crimine. È un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie 69 fotografie (31 a colori e 38 in bianco e nero) realizzate per diversi magazine («Vogue», tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography. I soggetti, generalmente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici, donne bardate con selle in cuoio, nonché manichini per lo più amorosamente allacciati a veri esseri umani, vengono colti sistematicamente fuori dallo studio, spesso in atteggiamenti provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.
 
Big Nudes, con questo volume del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella storia dell’immagine del secondo Novecento. I 39 scatti in bianco e nero di Big Nudes inaugurano una nuova dimensione della fotografia umana: quella delle gigantografie che, da questo momento, entrano nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.
Nell’autobiografia dell’artista pubblicata nel 2004, Newton spiega come i nudi a figura intera ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, da cui ha prodottole stampe a grandezza naturale di Big Nudes, gli fossero stati ispirati dai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF (Rote Armee Fraktion).

La vita, l’ironia e la bellezza nell’opera di Helmut Newton
 
Il grande fotografo di moda Helmut Newton (pseudonimo di Helmut Neustädter) nasce a Berlino il 31 ottobre del 1920 da una famiglia dell’alta borghesia di origine ebraica. Quando, a seguito delle leggi razziali, è costretto a lasciare la Germania per la Cina, è già un promettente fotografo, giovane apprendista dell’atelier del fotografo di moda Yva. Nel 1938, a Singapore lavora per il quotidiano «Straits Times», ma la relazione con una ricca signora belga lo induce a viaggiare per le colonie britanniche fino ad approdare in Australia, nel 1940. Dopo un breve periodo di prigionia in quanto cittadino tedesco, acquisisce la cittadinanza australiana e nel 1948 sposa l’attrice June Brunell (nata Browne), ben nota al mondo della fotografia con lo pseudonimo di Alice Springs.
Nel 1961 si trasferisce a Parigi, dove la sua lunga carriera fotografica ha inizio sulle pagine delle più importanti riviste moda, tra cui «Vogue», «Harper’s Bazaar», «Elle», «GQ», «Vanity Fair», «Max» e «Marie Claire», per esplodere negli anni Settanta, quando diviene uno dei fotografi di moda, pubblicità, ritratti e nudi più richiesti e pagati al mondo. Il suo stile ha segnato un’epoca e ha rappresentato un punto di riferimento, di moda e bellezza, a cui ancora oggi le nuove generazioni di fotografi guardano con ammirazione e dedizione. Ironia, voyeurismo e seduzione estetica sono le componenti essenziali della fotografia di Helmut Newton, che porta la moda fuori dagli studi, a incontrare la città e il mondo esterno. Attraverso la pubblicità, la sua ricerca va incontro alla figura di una donna nuova che si scopre androgina oltre lo stereotipo della più comune rappresentazione sociale e culturale. La modernità si ritrova nell’erotismo sconcertante di un’eleganza altoborghese, che rivela la cifra stilistica ironica e rivoluzionaria di un grande artista.
Con il nudo femminile l’opera di Newton raggiunge la massima notorietà. Provocatorio e fortemente intuitivo, ritrae donne sempre di grande personalità e sensualità. I bianchi e neri di alcune sue foto come Big Nudes III:
Henrietta e Naked and Dressed fanno ormai parte della storia della fotografia. Ma ciò che lo distingue dall’ordinario di una moda già satura e largamente patinata è la messa in scena del suo stesso punto di vista. In una fotografia del 1981, lo specchio riflette una modella nuda; dietro di lei il fotografo che la ritrae; davanti a loro, accanto allo specchio, una donna vestita, seduta su una sedia da regista, li osserva. Si tratta, probabilmente, della dichiarazione di stile più efficace di tutta la produzione artistica di Newton, in cui l’autore appare come artefice e creatore della messa in scena, mentre il corpo femminile, protagonista assoluto, esce dall’immagine grazie ai valori di una materia e di una plasticità assolute. Sullo sfondo, Helmut Newton e sua moglie June entrano nella foto, lui con l’ironia che lo contraddistingue, lei costantemente presente al suo fianco. Questa fotografia, probabilmente la più famosa della sua produzione, Self-Portrait with Wife and Models, Vogue Studio, racchiude il genio e la follia di un artista eternamente attratto dalla bellezza.
Nel corso della sua carriera ha lavorato per stilisti del calibro di Chanel, Gianni Versace, Yves Saint-Laurent, Domenico Dolce e Stefano Gabbana e ha fotografato tantissimi personaggi dello spettacolo, della cultura, della politica e delcinema; tra gli altri Ava Gardner, Charlotte Rampling, Catherine Deneuve, Romy Schneider, Raquel Welch, Sigourney Weaver, Margaret Thatcher, Helmut Kohl, Jean-Marie Le Pen, Rainer Werner Fassbinder e Wim Wenders.
Onorato nel 1996 del titolo di gran commendatore delle arti e delle lettere per volontà del ministro della cultura francese, Helmut Newton muore all’età di 83 anni il 23 giugno del 2004 a seguito di un incidente stradale a Hollywood.
 

 

Read Full Post »

A Savignano sul Rubicone la 28 edizione del Festival della Fotografia : Sifest 

Atlante umano
a cura di curated by
Mario Beltrambini, Giuseppe Pazzaglia Chiara Pirra

Censimenti in immagini dall’archivio della città di Savignano sul Rubicone

“Il progetto di un censimento in immagini della città di Savignano sul Rubicone” racconta Paola Sobrero, dirigente del settore Cultura del Comune di Savignano sul Rubicone, anima del festival di fotografia dalla prima edizione, “nasce nel 2007 e si inserisce nella programmazione della XVI edizione del festival fotografico con lo scopo di tracciare la fisionomia della popolazione di Savignano sul Rubicone in una fase di trasformazione del tessuto sociale.” Il primo a cimentarsi è stato lo straordinario e compianto ritrattista maliano Malick Sidibé, che ha ricreato a Savignano il suo celebre studio di Bamako, ritraendo per giorni, rigorosamente con negativi 6×6, cittadini e pubblico del festival, “sempre con il suo stile esemplare, attento ai particolari e alla composizione grafica, unito a una spontanea empatia e a un’ineguagliabile delicatezza nei confronti dei soggetti fotografati”. Dopo di lui, altri nomi importantissimi della fotografia internazionale.

sono passati da Savignano, partecipando ciascuno con il proprio sguardo a questo inarrestabile lavoro di documentazione visiva dedicato alla città e ai suoi abitanti: un progetto a lungo termine finalizzato alla realizzazione  di un catalogo per immagini; un work in progress dalle implicazioni non solo estetiche, capace di cogliere anche aspetti umani, antropologici, sociali o produttivi, ovvero tutto ciò che definisce l’identità di un territorio, nelle sue omologazioni e nelle sue peculiarità, nella sua natura di realtà aperta e contemporanea, in rete con il mondo ma dotata di una tradizione, di una cultura e di una storia specifiche.

L’edizione 2019 del SI FEST, dedicata alle tante fascinazioni della fotografia contemporanea, non poteva che riservare a questo seducente work in progress lo spazio per definizione più prestigioso e condiviso: la piazza centrale del paese. Per raccontare al meglio un lavoro che ha coinvolto l’intera cittadinanza, la centralissima piazza Borghesi accoglie così una selezione organica e ragionata del vasto materiale accumulato: un “patrimonio non solo di fotografia contemporanea, ma di documentazione, di memoria, di socialità, di costume e di vita”, “il sorprendente spaccato visivo di una città che” – ricorda ancora Paola Sobrero – “ha fatto della fotografia lo strumento primario  ed eccellente per comunicare, raccontarsi, lasciare testimonianza di sé, guardare al proprio futuro”. Un atto di restituzione alla città, in cui ognuno guardando è chiamato a comprendere, giudicare, trasformare, immaginare, dimenticare, dimenticarsi…

di più: https://www.sifest.it/it/si-fest/progetti-speciali/atlante-umano.html  

In piazza Borghesi all’accoglienza del Festival una mostra in piazza con foto che ricapitolano la storia del Festival degli anni passati . Un angolo dedicato alla lettura portfolio. Foto di Chico De Luigi, Mario Dondero,, Silvia Camporesi, Franco Vaccari, marina Alessi,  Studio Malick Sidibe


 

Denis Curti il curatore del Sifest 2019 

Read Full Post »

E’ in corso, a Savignano sul Rubicone “Sifest” una manifestazione fotografica che coinvolge tutta la città , con letture portfolio, mostre, focus, eventi. Le mostre dureranno fino a fine settembre , in particolare la mostra di Guido Harari “Sguardi randagi”.

A vent’anni dalla scomparsa di Faber si son organizzati eventi in suo ricordo .

Anche Francesco Guccini, in occasione della presentazione del suo ultimo libro :  “Tralummescuro…” ha riconosciuto a Spoon River di E.Lee Masters la sua ispirazione, quella che descrive i personaggi, la cui vita potrebbe apparire anonima, in una piccola città.
E così a 20 anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè si è ricordata la sua interpretazione di Spoon River, “Non al denaro non all’amore né al cielo” il suo album.
Casadeipensieri ha organizzatori nei giorni scorsi, un confronto di studio fra varie città d’Italia.
In contemporanea anche il Sifest di Savignano sul Rubicone , ha dedicato una mostra fotografica interessante di Guido Harari a Faber , le foto lo riportano in vita con la sua spontaneità .
Fino al 30 settembre la mostra al Sifest .
Fabrizio De Andrè : Sguardi randagi.

Read Full Post »