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Archive for the ‘Targhe Paolo Volponi 2017’ Category

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Intervista a Davide Ferrari direttore artistico della CasadeiPensieri (montaggio Aldo Maccarone produzione Mazzanti Media Bologna)

 

Targa ricordo di Paolo Volponi” e “Nuovo Premio Casadeipensieri”.
Per il 2017 i riconoscimenti vengono assegnati a Sergio Zavoli, Pupi Avati, Mauro Felicori, Mario Nanni, Bruno Raspanti, Paolo Fresu.
“Casadeipensieri”, la rassegna culturale internazionale che vive a Bologna, all’interno della Festa de L’Unità (25 Agosto-18 Settembre), al Parco Norde in librerie di Bologna, giunge quest’anno alla 27° edizione.
Al suo interno si svolgono gli appuntamenti con la “Targa Volponi”, un riconoscimento che, negli anni, è diventato fra i più significativi della città.
Questa edizione è la ventesima ed il premio si rivolge a figure di altissima qualità, maestri operanti nei mondi del giornalismo e della poesia, dell’arte: Sergio Zavoli, Mario Nanni e Bruno Raspanti
Nella speciale sezione per l’impegno civico la Targa viene assegnata a Mauro Felicori, impegnato direttore della Reggia di Caserta e per una vita prestigioso dirigente del Comune di Bologna.
Quest’anno vede una importante novità. Le manifestazioni premiali si arricchiscono con il Nuovo Premio Casadeipensieri, che d’ora in poi si rivolgerà a personalità di estrema rilevanza nella loro arte e contemporaneamente simbolo di un avvenimento, di una attenzione focale a un tema o ad una ricorrenza che nell’attualità risultino prevalente ed avrà una periodicità biennale.
I primi premiati di questa nuova “collana” nell’anno del “centenario” delle incisioni Jazz sono Pupi Avati e Paolo Fresu
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25  agosto Venerdì

ore 21 piazza centrale

Targa Volponi a Sergio Zavoli, con Alberto Bertoni, Rosita Copioli, Lucio Villari e Premio Casadeipensieri a Pupi Avati con Giacomo Manzoli

Sergio Zavoli

Sergio Wolmar Zavloli è nato a Ravenna nel 1923 .
Celeberrimo giornalista ha contribuito grandemente a rinnovare il linguaggio e le strutture del giornalismo radiofonico, prima, e televisivo poi. Si è dedicato alla poesia con una passione non marginale ritrovandovi un altro mezzo di espressione della sua prepotente carica creativa. E’ Senatore della Repubblica ed è stato presidente della Rai e presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
Dal 1947 al 1962 esercitò l’attività di giornalista radiofonico all’interno della RAI, per poi passare alla televisione, dove ideò un fortunatissimo programma, Processo alla tappa, trasmissione sportiva incentrata sul Giro d’Italia. Zavoli condusse e fu autore di altri programmi di successo come Nascita di una dittatura (1972)
Nel 1981 pubblicò il suo primo libro, Socialista di Dio, che vinse il Premio Bancarella. In televisione fu poi autore di altri straordinari programmi presentando Viaggio intorno all’uomo, La notte della Repubblica, Viaggio nel Sud. I reportage Nostra padrona televisione (1994) nel 1998 vince il Premio Cimitile con l’opera Ma quale giustizia?(Edizioni ERI-RAI Piemme). Dal 2001, dopo Viaggio nella scuola, è assente dal piccolo schermo.
Fra i suoi lavori letterari sono Romanza (1987). Dossier cancro (1999), Diario di un cronista (2002), e Il ragazzo che io fui(2011) dove racconta la storia della sua vita e un capitolo fondamentale del nostro Paese.
Ha affinato nel più recente percorso della sua lunga vita una vena poetica che lo ha posto, anche in questo campo all’attenzione della critica e dei lettori.
Per lo “straordinario contributo apportato alla causa del giornalismo italiano”, il 26 marzo 2007 la facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata gli ha conferito honoris causa la laurea specialistica in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo, onorificenza che, come ha osservato Edmondo Berselli, “assomiglia a una tautologia” in quanto Zavoli è senz’altro il più noto giornalista televisivo italiano.
È stato eletto al Senato nelle liste dei Democratici di Sinistranel 2001, nelle liste nel 2006 e nel Partito Democratico due anni dopo. Dal 2007 è presidente della Scuola di Giornalismo dell’Università di Salerno.
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Pupi Avati

 

Pupi Avati
E’ nato a Bologna nel ’38, all’anagrafe Giuseppe Avati, è un regista, sceneggiatore,e produttore di cinema di vasta, continuativa, e originalissima produzione.
Figlio di un antiquario bolognese e fratello maggiore di Antonio, sceneggiatore e produttore, inizialmente avvia una carriera nel jazz: dal1959 al 1962 fa parte della Doctor Dixie Jazz Band come clarinettista- ma rinuncia dopo l’ingresso nella band di Lucio Dalla.
Illuminato dalla visione di 8½ di Federico Fellini, si rivolge al cinema. Nel 1970 ottiene da un misterioso imprenditore i finanziamenti per girare due film: Balsamus, l’uomo di Satana e Thomas e gli indemoniati, due film “orgogliosamente provinciali”. Dopo aver collaborato alla sceneggiatura di Salò o le 120 giornate di Sodoma, l’ultima opera di Pier Paolo Pasolini, dirige il suo terzo lungometraggio, dal titolo La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975), seguito da La casa dalle finestre che ridono (1976).
Nel 1977, esce Bordella, musical “demenziale” censurato all’uscita, che vede tra gli interpreti anche Christian De Sica, all’epoca giovanissimo. Nello stesso anno, Avati presenta il film grottesco Tutti defunti… tranne i morti.
Nel 1978 il nome di Avati diviene noto al grande pubblico in seguito alla messa in onda sulla RAI dello sceneggiato Jazz Band, che racconta la storia della Doctor Dixie Jazz Band, seguito da “Cinema!!!” ed altri tre lavori televisivi di Avati (Dancing Paradise del 1982, Accadde a Bologna del 1983, È proibito ballare del 1989).
Nel 1983, il regista bolognese passa alla commedia, dirigendo il delicato Una gita scolastica, ma ritorna al thriller-horror con Zeder, nel quale messaggi letti sul nastro di una macchina da scrivere elettrica conducono alla scoperta dei terreni K, dove i morti lì sepolti possono riprendere vita.
Dopo l’amaro Impiegati (1984), Avati è nuovamente alla regia di un altro lungometraggio, Regalo di Natale (1986), film sull’amicizia e sui tradimenti con un cast diretto da Avati in modo eccezionalmente capace di ridisegnare la figura di ogni attore: Diego Abatantuono, Carlo Delle Piane e Gianni Cavina oltre a Alessandro Haber e George Eastman. Vengono poi i successivi Storia di ragazzi e di ragazze (1989), Bix (1991), il thriller L’amico d’infanzia (1993) e L’arcano incantatore (1996) con Stefano Dionisi. Nel 1997 gira Il testimone dello sposo e nel 1999 La via degli angeli. Nel 2003 dopo un periodo di pausa, dirige Il cuore altrove che vede protagonisti Neri Marcorè e Vanessa Incontrada che interpreta il ruolo di una giovane ragazza non vedente.
Nel 2005 porta sullo schermo Vittoria Puccini,Paolo Briguglia e Claudio Santamaria nella commedia romantica Ma quando arrivano le ragazze? e dirige Antonio Albanese, Katia Ricciarelli, Marisa Merlini, Angela Luce e nuovamente Neri Marcorè nel divertente La seconda notte di nozze. Nel 2007 è la volta di La cena per farli conoscere, con Diego Abatantuono accompagnato da Francesca Neri, Ines Sastre, Vanessa Incontrada e Violante Placido, e di Il nascondiglio, nuova incursione avatiana nell’horror, con Laura Morante; nel 2008 di Il papà di Giovanna, nel 2009 di Gli amici del bar Margherita e nel 2010 di Il figlio più piccolo e Una sconfinata giovinezza.
Nel 2011 ha presentato in concorso alla Festa del cinema di Roma il film Il cuore grande delle ragazze, con la partecipazione di Micaela Ramazzotti e del cantante Cesare Cremonini. Nel 2013 dirige la sua nuova fiction con Christian De Sica dal titolo Un matrimonio, in onda su RaiUno.
Sempre nel 2008 ha pubblicato la sua autobiografia Sotto le stelle di un film, edita da Il Margine, e ha vinto, per il film Magnificat del 1993, il XX Premio Internazionale Ascoli Piceno. Dal 9 dicembre al 12 dicembre 2009 partecipa al Mitreo Film Festival, a Santa Maria Capua Vetere.
Nel 2010 è stato realizzato un film documentario di interviste e animazioni Pupi Avati, ieri oggi domani diretto dal regista Claudio Costa, ispirato all’autobiografia del regista Sotto le stelle di un film.
Presiede la Fondazione Federico Fellini, nata nel 1995 in memoria del grande regista riminese. L’amore e la passione per la musica e per la propria città lo hanno accompagnato per tutta la vita: il regista spesso gira i suoi film a Bologna ed è solito inserire in essi numerosi riferimenti musicali, ispirandosi direttamente, in alcuni casi, a questa sua esperienza (come ad esempio in Ma quando arrivano le ragazze?). Sempre questo amore per la musica e in particolare per il Jazz, lo porterà a scrivere e dirigere il film TVJazz Band nel 1978 e, nel 1991, Bix – Un’ipotesi leggendaria, dedicato alla figura di Bix Beiderbecke.
Nel settembre 2014 vince il premio come miglior sceneggiatura dell’anno per il film con Sharon Stone e Riccardo Scamarcio Un ragazzo d’oro al Montreal World Film Festival in Canada.

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28 agosto Lunedì 

Libreria Coop Ambasciatori

h 18 Targa Volponi-per l’impegno civico a

Mauro Felicori in dialogo con Lucia Bongarzone, Marco Marozzi e Mauro Alberto Mori

Mauro Felicori

63 anni, manager culturale. Nato a Bologna, dove, laureatosi con lode in filosofia, si è poi specializzato in economia della cultura e politiche culturali. Dal 2011 è direttore del Dipartimento economia e promozione della Città del Comune di Bologna, dove è dirigente dal 1986 e, in precedenza, ha diretto, tra l’altro, l’Area Cultura, l’Istituzione Musei Civici, l’Istituzione Biblioteche civiche e il Settore Cultura e Rapporti con l’Università. Nel periodo del cambio politico al Comune di Bologna gli viene affidata quella che è probabilmente intesa come una lateralità, il settore cimiteriale. Felicori la trasforma in una nuova parte della vita vita della città, patrimonio culturale di altissimo rango, testimone della storia. Docente di gestione e organizzazione delle imprese culturali nell’Università di Bologna, è autore di numerose pubblicazioni in materia. Nella sua attuale esperienza di direttore della Reggia di Caserta ha saputo usare i diversi registri della sua professionalità ed una grande attenzione alle eccellenze della vita del territorio dove il sistema-Reggia è nato, per rilanciarne decisivamente l’immagine e la realtà in modo prima non avvenuto.
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14 settembre Giovedì

ore 21 Libreria della Festa, Parco Nord

Targa ricordo di Paolo Volponi arte a Mario Nanni pittore, “il meccanico dell’informale” in dialogo con Renato Barilli

e a Bruno Raspanti scultore, “il nomadismo irriverente” in dialogo con Adriano Baccilieri e Sandro Parmiggiani

con interventi di Cesare Sughi e Graziano Campanini

Conduce Bruno Stefani

 

Mario Nanni

Nasce a Castellina in Chianti (SI) nel 1922. Decano dei pittori bolognesi, attivo dagli anni quaranta fino all’inesausta giovinezza nei duemila. Molti sono i “fili” che possiamo cogliere nell’ampio percorso creativo di Mario Nanni, snodatosi lungo un arco cronologico tra i più intensi della storia contemporanea, caratterizzato da trasformazioni sempre più veloci. In quest’ottica è facile comprendere il gusto per la ricerca e la sperimentazione che da sempre rappresentano l’elemento fondante e distintivo del lavoro di Nanni, emblema anche della sua capacità di guardare ‘oltre’ e del coraggio di mettersi ogni volta in gioco. In un’attualità che ha fatto del cambiamento la propria parola d’ordine è allora possibile cogliere nella “sperimentabilità” scelta da Nanni un grande punto di forza e un segno distintivo della sua arte, oltre che la percezione lucida del processo storico che stiamo vivendo.
Trasferitosi a Monzuno (BO), sull’appennino emiliano, vi rimane fino al 1932 quando con la famiglia si sposta a Grosseto, patria della sua prima formazione , dove risiede fino al 1940. Il suo percorso è segnato da un’originaria, breve esperienza realista (nel movimento “Corrente”) superata alla metà degli anni Cinquanta da un’immediata, profonda adesione all’informale, senza interrompere una ricerca personale rivolta in più direzioni.
Ed è alla tecnologia contemporanea che Nanni incomincia a rivolgere la sua attenzione, come appare chiaramente in lavori quali Macchina(1962) e Meccanismo (1962/’63), partecipando nel ’63 in Spagna alla mostra curata da F. Arcangeli Giovani pittori italiani e poi a Nuove prospettive della pittura italiana tenutasi a Palazzo Re Enzo (Bologna).
Le “cose” di Nanni non sono solo quelle che appaiono sulle sue tele bensì anche quelle che, nella seconda metà del decennio, si materializzano in sculture di ampie dimensioni fortemente articolate e articolabili, pensate per invadere lo spazio e per farsi invadere
Saranno presentate in Italia e all’estero – VII Biennale internazionale del Mediterraneo ad Alessandria d’Egitto nel 1968 e alla Hayward Gallery di Londra nell’82 in occasione della mostra Arte italiana 1960-1982.
Negli anni della rivolta giovanile i “giochi” di Nanni lo rendono partecipe delle vicende più interessanti del panorama artistico coevo.
L’invasione/appropriazione dello spazio assume poi con le Geografie dell’attenzione, nuove dinamiche attraverso l’uso straniante della mappa topografica. Non più indicatori di percorsi certi, le mappe di Nanni trasformano la certezza in ambiguità, non portano su vie sicure e approdi definiti ma nell’universo del possibile.
Seguirà una sottile grafia nera nella serie intitolata Mitico computer, Siamo però già alle soglie di una nuova sfida. Alla fine degli anni ’70 infatti i segni grafici di Nanni si trasformano nelle Segmentazioni (‘78/’79) «ricondotti a valenze di sottile, sensibilissima materia pittorica»
Ora la pittura riemerge prepotentemente nel lavoro dell’artista e il gesto si fa di nuovo predominante. La ripresa della prima esperienza informale si attua nel segno di una rimeditazione in cui il gesto pittorico, alleggerito della materia di un tempo, aggalla su superfici inesistenti – poiché realizzate in plexiglas trasparente – e si riflette su fondi fatti di specchi.
Il 25 aprile 2000 riceve il Premio Internazionale G.Marconi per la pittura e crea una scultura documentata in catalogo da C. Cerritelli.
Nel 2001 pubblica il libro “Segni della Memoria – Monzuno, figure e paesaggi” edito da Adventis, composto da disegni inediti del periodo 1940-1944.
L’avvento del nuovo millennio trova Nanni impegnato in una nuova riflessione sullo spazio (attraverso l’uso di un materiale che da sempre l’affascina, la mappa topografica) che si concretizza in una nuova serie di opere dal titolo I giochi della metamorfosi.
Nel 2007 gli viene allestita una sala-omaggio alla LII Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea di Termoli curata da L. Strozzieri.
Nel 2008 allestisce una mostra personale presso la sala Colonne di EmilBanca (Bologna) ed è presente con una sala personale alla mostra Not so private. Gallerie e storie dell’arte a Bologna presso Villa delle Rose (Bologna).
Tra dicembre 2008 e gennaio 2009 è presente alla Fondazione Carisbo di Bologna con una esposizione che ne ripercorre i momenti salienti fino agli esiti più recenti intitolata Concatenamenti,
Nella primavera 2011 la Galleria d’Arte Maggiore di Bologna presenta una personale sull’ultima produzione dell’artista incentrata sul tema delle mappe nei giochi della metamorfosi.

Bruno Raspanti

 


Scultore di solida fama internazionale, è nato nel 1938 a Ozzano Emilia (Bologna). Vive e lavora a Bologna.
Studia presso l’Istituto Statale d’Arte di Bologna sotto la guida di Quinto Ghermandi, per poi passare al corso di scultura di Umberto Mastroianni presso l’Accademia di Belle Arti della medesima città, dove si diploma nel 1961. Ha insegnato ad Ancona, Modena e Bologna, città quest’ultima dove è sta- to poi docente all’Accademia di Belle Arti fino al 1995.
Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre collettive sia in Italia che all’estero e, a partire da- gli anni Sessanta, all’interno di personali in gallerie o musei pubblici.
Tra i numerosi premi e riconoscimenti, assegnatigli da critici e artisti come Arcangeli, Ghermandi e Sassu, si ricorda il “Premio internazionale di Pittura Scultura e Arte elettronica Guglielmo Marconi”, ricevuto nel 2004.
La carica spettacolare e scenografica delle opere di Bruno Raspanti, l’incessante sperimentazione dei materiali, con irriverenza ed ironia sono i caratteri dell’arte di Raspanti.
Nelle sale del Museo Civico Medievale è ospitata, nell’ambito delle iniziative culturali rivolte alla città, la sua mostra Confronti curata da Graziano Campanini. Le opere sono collocate nei prestigiosi ambienti del Palazzo Ghisilardi per mettere a colloquio l’espressione più avanzata dell’arte contemporanea con i capolavori che fanno parte della raccolta del museo. Nel 1974 alla Galleria De Foscherari di Bologna Bruno Raspanti espose per la prima volta una serie di tavoli in marmo con ciotole di minestra in ceramica. La mostra suscitò un notevole interesse intorno alla sua figura e alle provocazioni che andava proponendo. Provocazioni che sono continuate nel corso degli anni in molte mostre significative in Italia e all’estero sino all’esposizione di una selezione antologica di sue opere nell’Oratorio del Museo della Sanità e dell’Assistenza presso il celebre complesso monumentale di Santa Maria della Vita nel 2011. E’ stato lì, nel vedere le sue opere inserite quasi a colloquio con un apparato decorativo ed artistico che risale al ‘500, culminante nello straordinario Transito della Vergine di Alfonso Lombardi, che è nata l’idea di riproporre in modo ancora più perentorio un confronto non solo tra antico e moderno ma tra così diverse concezioni dell’arte e della rappresentazione: è dunque il Museo Civico Medievale il teatro di questo confronto che può apparire spiazzante ma al tempo stesso mette in luce un filo assai resistente che collega i diversi momenti della storia dell’arte, divertendosi a unire la contemporaneità con la storia. Nel suo studio-officina Bruno Raspanti, alle prese con materiali di ogni genere (bronzo, terracotta, pezzi di legno, tegole, vetro, sedie, plastica ecc.) dà vita a visioni stupefacenti che si propongono non come copia del mondo ma come uso del mondo. Un uso derisorio e impossibile: nascono così i baccelli, i carrioli, le zolle, ma anche i teatrini, tutti parte di una rappresentazione ironica e teneramente inattuale, in cui lo spazio, le proporzioni e le prospettive si mischiano e si confondono. Oggetti fragili e precari la cui esibita vocazione artistica viene messa in causa e contraddetta dallo stesso autore che pure, dando vita a questo confronto così improbabile, riafferma e sancisce quella continuità nella differenza in cui ogni artista ama collocarsi.

 17 settembre Domenica 

ore 18 Galleria Acquaderni Libreria FELTRINELLI

Jazz cento anni

Premio Casadeipensieri a Paolo Fresu

in dialogo con Andrea Maioli, Daniele Cecchini, Vanni Masala in occasione della pubblicazione di “La musica siamo noi”, di Paolo Fresu

Paolo Fresu


Nato a Berchidda, il 10 febbraio 1961, è musicista di assoluto livello internazionale, trombettista e flicornista.
Vive dividendosi fra Bologna, Parigi e la sua Sardegna.
Docente e responsabile di diverse importanti realtà didattiche nazionali e internazionali, ha suonato in ogni continente e con i nomi più importanti della musica afroamericana degli ultimi 30 anni. Ha registrato oltre trecentocinquanta dischi di cui oltre ottanta a proprio nome o in leadership ed altri con collaborazioni internazionali (etichette francesi, tedesche, giapponesi, spagnole, olandesi, svizzere, canadesi, greche) spesso lavorando con progetti ‘misti’ come Jazz-Musica etnica, World Music, Musica Contemporanea, Musica Leggera, Musica Antica, ecc.. collaborando tra gli altri con M. Nyman, E. Parker, Farafina, O. Vanoni, Alice, T. Gurtu, G. Schüller, Negramaro, Stadio, ecc. Molte sue produzioni discografiche hanno ottenuto prestigiosi premi sia in Italia che all’estero. Nel 2010 ha aperto la sua etichetta discografica Tŭk Music. Dirige il Festival ‘Time in jazz’ di Berchidda come direttore artistico, è direttore artistico e docente dei Seminari jazz di Nuoro e ha diretto il festival internazionale di Bergamo. È stato più volte ospite in grandi organici quali la ‘G.O.N. – Grande Orchestra Italiana’, l’ONJ – Orchestra nazionale di jazz francese, la NDR – orchestra della Radio tedesca di Amburgo, l’italiana Instabile Orchestra, la PJMO dell’Auditorium /Parco della Musica di Roma, l’Orchestra Sinfonica della Rai, l’Orchestra dell’Arena di Verona, I Virtuosi Italiani ed altri.
Ha coordinato, inoltre, numerosi progetti multimediali collaborando con attori, danzatori, pittori, scultori, poeti, ecc. e scrivendo musiche per film, documentari, video o per il Balletto o il Teatro.
Oggi è attivo con una miriade di progetti che lo vedono impegnato per oltre duecento concerti all’anno, in ogni parte del mondo.
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Gli incontri
durante i quali verranno consegnate le “Targhe Volponi”
e i “Nuovi premi Casadeipensieri” saranno i seguenti:
Venerdì 25 Agosto 2016,
ore 21 Piazza centrale della Festa al Parco Nord
Targa ricordo di Paolo Volponi a Sergio Zavoli
e
Nuovo premio Casadeipensieri a Pupi Avati
Sergio Zavoli
sarà in dialogo con Alberto Bertoni e Rosita Copioli
e
Pupi Avati con Giacomo Manzoli
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Lunedì 28 Agosto,
libreria Coop Ambasciatori
Targa ricordo di Paolo Volponi 2016 a Mauro Felicori
in dialogo con Lucia Bongarzone, Marco Marozzi e
Mauro Alberto Mori
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Giovedì 14 Settembre,
Libreria della Festa al Parco Nord
Targa ricordo di Paolo Volponi a Mario Nanni e Bruno Raspanti
“Il gioco, la meccanica, l’informale”
Mario Nanni pittore in dialogo con Renato Barilli
e
“Il nomadismo irriverente” Bruno Raspanti scultore
in dialogo con Adriano Baccilieri e Sandro Parmiggiani
Con interventi di Cesare Sughi e Graziano Campanini
Conduce Bruno Stefani
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Domenica 17 Settembre,
ore 18 Galleria Acquaderni Libreria Feltrinelli Due Torri
Nuovo premio Casadeipensieri a Paolo Fresu
in dialogo con Andrea Maioli, Daniele Cecchini, Vanni Masala
in occasione della pubblicazione di
“La musica siamo noi”, di Paolo Fresu, Il Saggiatore ed.
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Targa ricordo di Paolo Volponi e premi di Casa dei pensieri
Libro d’oro
1997 Alda Merini
1998 Francesco Leonetti
1999 non assegnato
2000 Dacia Maraini
2001 Guido Guglielmi
2002 Alberto Asor Rosa, Carlo Lucarelli
2003 Laura Betti [Targa Simenon ad Andrea Camilleri]
2004 Luis Sepulveda
2005 Giuseppe Bertolucci
[Premio Oliviero Parma. Asppi 2005 a Claudio Lolli]
2006 Piera Degli Esposti
[Premio Oliviero Parma-Asppi 2006 a Folco Portinari]
2007 Mario Monicelli
2008 Arnoldo Foà
2009 Enzo Jannacci, Melania Mazzucco
[premio speciale alla carriera ad Eugenio Riccomini]
2010 Vincenzo Cerami, Edith Bruck
2011 Ezio Raimondi, Marco Bellocchio, Liliana Cavani
2012 Andrea Emiliani, Gualtiero Bertelli, Giovanna Marini
2013 Vasco Bendini, Pirro Cuniberti, Guenther Wallraff
2014 Pier Paolo Calzolari, Concetto Pozzati, Vittorio Franceschi, (Sezione impegno civico) Otello Ciavatti
2015 Giancarlo Piretti, Luigi Ontani, Marina Mizzau, Luca Caccioni
2016 Wolfango, Nino Migliori, Vittorio Giardino e (Sezione impegno civico) Paola De Donato
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