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Archive for the ‘Terremoto in Emilia’ Category

         Il  presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani è innocente 

Quando si tratta di somme da capogiro, come la raccolta di fondi per sostenere la ricostruzione dell’Emilia Romagna si finisce con l’essere nel mirino e ci sono sempre equivoci .

Il governatore dell’Emilia Romagna, Vasco Errani,  è stato coinvolto in una causa , risalente al 2006 circa un finanziamento ad una cooperativa guidata dal fratello che lui avrebbe favorito .

La magistratura ha deciso che “il fatto non sussiste” e dunque anche  la delicata ricognizione di forze per la ricostruzione (anche del terremoto) andrà avanti.

Ecco l’articolo di Repubblica

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2012/11/08/news/errani_sentenza-46155430/?ref=HRER1-1

Spesso la fiducia è un fatto formale, così ieri ho trovato su facebook una foto dei Produttori di parmigiano che pubblico con il post che virgoletto.

Ad appena 5 mesi dal terribile sisma, alcuni tra i 17 magazzini di stagionatura distrutti tornano “in piedi” a tempo record, con scalere e strutture antisismiche pronte ad ospitare di nuovo il Re dei formaggi.
Un grande passo di rinascita verso il ritorno alla normalità per un comparto che ha subìto il danneggiamento di oltre 600.000 forme, e che da sùbito ha reagito con grande tenacia e voglia di ricominciare! Forza!

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Allestimento banchetti in Santa Cristina

Allestimento banchetti a Santa Cristina

Allestimento banchetti in Santa Cristina

 

I volontari  dell’Emilia operosi

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http://www.cedoc.mo.it/

La situazione delle biblioteche nelle zone colpite dal sisma, chi vuole può guardare questo link per vedere come procedere…

Da Antonio Ghibellini

I giovani ignaziani per l’emergenza terremoto

http://www.gesuitinews.it/2012/06/22/emilia-giovani-ignazioni-in-campo-per-lemergenza-terremoto/

 

Da Iperbole

La vela incantata : salpa per  il buon cinema alle popolazioni terremotate

La vela incantata nasce per offrire momenti di incontro e occasioni per trascorrere una serata all’insegna del buon cinema alle popolazioni colpite dal sisma in Emilia-Romagna.

Una rassegna cinematografica all’aperto e ambulante che in questa prima parte toccherà i comuni di Cento, Medolla, Mirandola, Novi di Modena e Reggiolo. Dal 17 luglio al 5 agosto. La rassegna è stata ideata e promossa dalla Regione Emilia-Romagna, Cineteca di Bologna, Fondazione Unipolis, Arci Emilia-Romagna, Cinemovel Foundation.

Il programma :

La vela incantata proiezioni per le popolazioni terremotate

 

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Hackathon terremoto: 16 e 17 giugno 

Dalla rete civica iperbole

http://iperbole2020.tumblr.com/

A Bologna il 16 e 17 giugno una maratona di 48 ore dove informatici, sviluppatori e service designer si danno appuntamento per creare soluzioni tangibili a supporto di reali e contingenti esigenze delle popolazioni colpite dal sisma.

Per partecipare attivamente ai lavori c’è il gruppo su Facebook:
http://www.facebook.com/groups/hackathonterremoto/ 

Per chi non può partecipare si può seguire la maratona su Twitter: l’hashtag ufficiale è: #hackathonterremoto

Il terremoto in Emilia foto di Paolo Ferrari

Emiliamo

tratto dal Server donne

EmiliAmo: 100 donne imprenditrici e negozianti unite per fare business
Inviato da Redazione
mercoledì 13 giugno 2012
Se cento vi sembran poche. Sono le donne del cratere. Le mogli e le mamme, ma anche le imprenditrici e le negozianti. Della Bassa Modenese e dell’Alto Ferrarese. E, appena fuori dal raggio della morte e della distruzione del terremoto, di Modena. Si sono riunite dando vita al network EmiliAmo. «Non vorremmo sembrare delle sentimentali disorganizzate – dice la loro coordinatrice, Claudia Miglia, di professione consulente aziendale – in realtà siamo delle pragmatiche organizzate. La scelta del nome, dal nome Emilia e dal verbo amare, risponde a una precisa scelta di branding: abbiamo creato un marchio che garantisca una sorta di certificazione di qualità». Una certificazione di qualità finalizzata a due precise attività economiche: la vendita dei prodotti degli esercizi commerciali oggi chiusi per il terremoto e la pressione sulla politica nazionale e locale perché la ricostruzione avvenga con il recupero dei centri storici, cuori pulsanti oggi feriti di queste comunità economiche e civili. «Stare insieme ci fa bene – racconta Claudia – ma soprattutto ci permette di reagire con forza a qualunque ipotesi di sciacallaggio. Con il marchio EmiliAmo vogliamo vendere i prodotti delle nostre aziende. Vestiti, scarpe, profumi, borse, prodotti agroalimentari. In questa maniera, ci sottraiamo a qualunque speculazione che, dall’esterno, qualcuno volesse provare a fare: i prezzi saranno giusti, nessuno potrà venire qui a imporre quotazioni ridicole». Dalla prossima settimana, sarà attivo anche il portale www.emiliamo.it, che appunto servirà a fare e-business, etico e a tutela delle imprenditrici emiliane, dei beni strappati ai magazzini e ai negozi danneggiati dal sisma. Dice Susanna Benatti, titolare di tre negozi di profumeria e di pelletteria a Mirandola, Cavezzo e San Felice sul Panaro: «Un altro obiettivo di EmiliAmo è trovare tutte insieme dei luoghi dove ricominciare a fare business. Ora abbiamo bisogno di piccoli centri commerciali e capannoni dove riorganizzare la merce e dove tornare a incontrare i nostri clienti e le nostre clienti. Naturalmente, si tratta di un obiettivo temporaneo. Per noi è fondamentale tornare nei centri storici». Qui nella Bassa Modenese e nell’Alto Ferrarese, nessuno vuole la ripetizione del modello dell’Aquila. È questa la frase che ripetono tutti, in particolare le professioniste e le piccole imprenditrici del network EmiliAmo: «I centri storici sono un pezzo fondamentale delle nostre vite. Io avevo sei mesi, quando mia mamma aprì la prima erboristeria a San Felice sul Panaro», racconta Silvia Ferrari, che con la sua famiglia ora ne ha due. La prima è completamente distrutta. La seconda ha meno danni, sembra agibile, ma si trova nella zona rossa del borgo. Silvia dorme in macchina dal primo giorno, ma si ritiene fortunata perché può rientrare in casa a mangiare e a farsi la doccia, a differenza di quanto capita a tanti altri emiliani. «L’obiettivo della vendita online dei prodotti e della moral suasion a favore del rientro nei centri storici è fondamentale – spiega Silvia Ferrari – ma è altrettanto importante per noi, in questa fase, stare insieme, muoverci, fare delle cose, sentirci unite. Noi emiliane siamo così». Fonte: Il Sole 24 ore

 Ancora un sentito grazie a Paolo Ferrari che ha concesso la pubblicazione delle sue foto

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Da Giorgio Quarantotto si riceve questa segnalazione

Terremoto e fracking, quale connessione? Risponde Maria Rita D’Orsogna ricercatrice presso la California State University di Los Angeles. Nel video vengono illustrati i problemi e le principali conseguenze ambientali e sociali delle trivellazioni in Italia.

Che connessione esiste tra l’estrazione di idrocarburi e gli eventi sismici? In cosa consistono esattamente le cosiddette attività di fracking e quali rischi comportano? È effettivamente ipotizzabile un collegamento tra tali attività e terremoti? Sulla questione si è espressa sul suo blog la dott.ssa Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice presso la California State University di Los Angeles, in un post che pubblichiamo di seguito.

di Maria Rita D’Orsogna – 4 Giugno 2012

“Poche persone possono negare l’esistenza di correlazioni fra estrazioni di idrocarburi e attività sismica, ma esattamente quanto forte sia la relazione fra i due eventi deve essere ancora determinato”

È un post lungo, e chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno scritto e a cui non ho potuto rispondere ancora. Per quello che possa contare, un abbraccio all’Emilia.

La premessa di tutto è che io non sono un geologo o un sismologo, ma un fisico, per cui non so e non posso io determinare la causa del terremoto in Emilia, ammesso che sia possibile farlo.

La sotto-premessa è che sono anni che continuo a leggere la letteratura sul petrolio, gas, fracking, e che in questi anni ho visto diverse comunità trivellate, parlato con persone, incontrato registi, attivisti, scienziati, in America, in Francia, in Nigeria e credo di avere una buona cultura, di persona di scienza, su tutte le tematiche collegate al tema. Posso allora porre una serie di osservazioni, in relazione a ciò che ho visto e letto, che poi si traducono in domande e che poi alla fine riconducono ad un unica conclusione: l’Italia è fragile – tutta – da nord a sud, e faremmo molto meglio a proteggere questo paese evitando di trivellare alla cieca, fracking o non fracking, o di fare stoccaggi sotterranei per il beneficio di Aleanna, Padania Energia, ENI, Northern Petroleum, Petroceltic, Po Valley, Shell, Rivara Erg Storage, o chi per loro, in cambio di dubbi vantaggi alla collettività e molti rischi.

Proteggere il territorio vale non solo per il petrolio, ma per la cementificazione selvaggia, i capannoni di Modena e le università dell’Aquila crollate perché costruite alla leggera, evitare di trasformare i letti di fiumi e le coste marine in colate di cemento e così via. Quando si prendono le scorciatoie, prima o poi se ne pagano le conseguenze, perché chi comanda non è lo speculatore di turno, ma la natura, con i suoi ritmi e le sue logiche. E anche se oggi ti pare di averla fatta franca, di avere risparmiato o speculato, alla fine lei ti presenta il conto senza guardare in faccia a nessuno. Veniamo alle osservazioni che io posso fare sul tema terremoto in Emilia.

Terremoto

1. Ho cercato in tutti i modi di capire se ci fosse fracking in Italia. I termini in inglese da cercare sono “hydraulic fracturing”, “stimulated fracture”, “shale gas”. Non ho trovato molto da parte delle ditte petrolifere, in inglese o in italiano, né da parte del governo Italiano sull’utilizzo di questa tecnica, in Italia in questo momento.Nulla esclude che si voglia o possa fare fracking in futuro. So per esempio che Stefano Saglia, sottosegretario alle attività produttive nel governo Berlusconi ne è stato un forte proponitore, so che si parla di possibili riserve di shale gas nella Pianura Padana, ma non credo che il fracking vero e proprio sia già in atto in Italia.

Se è in atto, è sicuramente qualcosa di ben nascosto da tutti i siti internet che io abbia potuto indagare. Questo porta alla domanda: il governo italiano vuole dirci qualcosa su questo tema? La Francia ha un divieto integrale sul fracking, così pure la Bulgaria. La Germania ne sta discutendo. Anche in Inghilterra dove la pratica è stata inizialmente applaudita come rivoluzionaria, ci stanno ripensando. Negli USA lo stato del Vermont e di New York hanno moratorie più o meno lunghe. E noi?

Stefano Saglia come può essere così sicuro che questa tecnica sia una cosa buona per l’Italia? Con quale esperto parla lui? Ecco cosa disse l’anno scorso: Lo shale gas potrebbe aprire nuove strade per l’approvvigionamento energetico in un momento particolarmente delicato a livello globale. L’Italia accoglie con favore l’avvio di approfondimenti a riguardo. A che conclusione è giunto? Che approfondimenti ha fatto? Ci scommetto, nemmeno uno. Il fracking di per sè causa delle microscosse. Ma queste microscosse, in generale, sono di intensità bassa Ora, anche se il fracking per ora non è una tecnica usata in Italia, visto che ne parla tutto il mondo, e visto che la gente vuole risposte, i nostri governanti attuali, Clini, Passera, Monti vogliono dire qualcosa su come l’Italia si pone di fronte alla possibilità di fare fracking sul nostro territorio? Perché non c’è informazione su questo tema? Perché dobbiamo sempre arrivare per ultimi, in maniera disorganizzata, per sentito dire e con l’acqua alla gola? Tutto il web parla di questo fracking, in maniera più o meno scorretta. Com’é che neanche si accenna minimamente a spiegare, regolamentare, discutere in modo ufficiale, questa pratica che prima o poi potrebbe arrivare anche in Italia?

2. Ma poi, cos’è questo fracking? In termini molto semplici, è una tecnica relativamente nuova con la quale si manda giù nel terreno un cocktail di roba chimica ad alta pressione, si causano microterremoti con i quali la roccia porosa viene fratturata (e di qui il nome hydraulic fracturing), il gas contenuto nei pori della roccia viene sprigionato e poi catturato per essere commercializzato.

Ecco allora il concetto dei (micro)-terremoti collegati al fracking: il fracking di per sé causa delle microscosse. Ma queste microscosse, in generale, sono di intensità bassa, o almeno questo secondo le intenzioni di chi fa il fracking. A volte restano gli interrogativi se sia proprio la pratica del fracking in sé a scatenare terremoti di intensità media – attorno al grado 2,3 o eccezionalmente anche 4 della scala Richter, ma in genere i terremoti sono di intensità bassa. Quello che invece è più pericoloso, in relazione al fracking, è l’utilizzo di una miriade di pozzi cosiddetti di re-iniezione, pozzi dismessi in cui si iniettano i fluidi di scarto – la monnezza del fracking.

Per ogni pozzo attivo, infatti vengono prodotti enormi quantità di monnezza fluida – tossica e radioattiva – e non si sa che farne. A volte i petrolieri costruiscono delle vasche a cielo aperto per metterci questa “monnezza”, i cosiddetti waste pits, altre volte invece usano pozzi sotterranei dismessi per il contenimento. “Per ogni pozzo attivo vengono prodotti enormi quantità di ‘monnezza’ fluida – tossica e radioattiva – e non si sa che farne”

Qui un waste pit a cielo aperto e non nel Burundi, ma negli USA (vedi immagine a sinistra).

Ora, quando si usano pozzi dismessi di re-iniezione, il fluido di scarto viene tenuto ad “alta pressione” ed è questo il vero problema: l’alta pressione dei pozzi, che spingono sulla roccia circostante, potenzialmente lubrificando e cambiando gli equilibri fra le faglie sismiche.

Negli USA ci sono state diverse regioni colpite da sciami sismici in zone in cui si fa fracking – in Arkansas, in Ohio, in Oklahoma, in Texas, e così pure in Inghilterra, a Blackpool, dove proprio a causa della sismicità indotta dal fracking c’è un ripensamento in generale di questa tecnica.

Si è trattato di terremoti in zone in cui prima non ce ne erano, e si è arrivati anche al grado 4.7 della scala Richter.

Non è stato semplicissimo capire se ci fossero collegamenti fra fracking, pozzi di re-iniezione e sismi, ma lentamente si è arrivati alla conclusione che molto probabilmente la “colpa” è non del fracking in sé, quanto di questi pozzi di reiniezione. Questo non lo dice Maria Rita, ma lo dice il Servizio Geologico degli Stati Uniti, l’USGS, che afferma:

“a possible explanation is the increase in the number of wells drilled over the past decade and the increase in fluid used in the hydraulic fracturing of each well. The combination of factors is likely creating far larger amounts of wastewater that companies often inject into underground disposal wells. Scientists have linked these disposal wells to earthquakes since as early as the 1960s. The injections can induce seismicity by changing pressure and adding lubrication along faults”. Infine, come già discusso varie volte, a parte i terremoti in modo più o meno diretto, questo fracking porta a innumerevoli problemi – l’inquinamento delle falde idriche in primis, l’uso di enormi quantità di acqua, e l’emissione di gas nocivi.

È per tutti questi motivi che non è proprio una cosa saggia e che secondo me l’Italia dovrebbe ‘bannarlo’, in maniera preventiva, cosicché nessuno neanche ci pensi a farlo nel nostro paese.

3. Ma allora sorge la domanda, in Emilia, ammesso che il fracking non si faccia in questo momento in Italia, ci sono pozzi di reiniezione di rifiuti liquidi provenienti dalle estrazioni di gas e di petrolio “normale”? Qualcuno li ha studiati? Ecco cosa dice il nostro Ministero delle Attività produttive. In Emilia Romagna ci sono 514 pozzi perforati, di cui 69 non produttivi e destinati ad “altro uso” In Emilia Romagna ci sono 514 pozzi perforati, di cui 69 non produttivi e destinati ad “altro uso”. Fra questi, che ho potuto identificare io, ce ne sono almeno 7 di reiniezione: 1. Angelina 001 – concessione Ravenna Mare (Ravenna) ENI 3. Cavone 14 – concessione Mirandola (Modena) Padana Energia 4. Cortomaggione 038 – concessione Cortomaggiore (Piacenza) ENI 23. Cortomaggiore 134 dir – concessione Cortomaggiore (Piacenza) ENI  29. Minerbio 021 – concessione Minerbio (Bologna) ENI-Agip 63. Spilamberto 009 – concessione Spilamberto (Bologna-Modena) Padana Energia 65. Tresigallo 007 – concessione Tresigallo (Ferrara) ENI Di questi, tre sono molto vicini all’area dei terremoti – Mirandola, Spilamberto, Minerbio. Il nostro governo ha qualcosa da dire su questi siti di reiniezione, sulle pressioni che possono essere esercitate su eventuali faglie circostanti, specie visto che alcuni di questi siti sono vicini all’epicentro del terremoto e visto che negli USA almeno i siti di reiniezione ad alta pressione hanno “quasi sicuramente” scatenato i terremoti come dice l’USGS? E anche se non sono i siti di reiniezione la causa scatenante di questi terremoti, è possibile che abbiano in qualche modo acuito o partecipato ai terremoti o invece sono stati assolutamente innocui?

In questo senso, condivido pienamente il pensiero del Prof. Ortolani che chiede maggiore vigilanza sui siti di reiniezione in Italia.

4. In Emilia ci sono, come detto, più di 500 pozzi scavati di petrolio e di gas “normali”, senza fracking, di cui varie centinaia attivi, alcuni di questi vicinissimi al punto d’impatto. Io non so se questi pozzi in cui non si pratica il fracking possano essere relazionati ai terremoti, ma so che vi sono casi registrati in altre parti del mondo in cui le trivelle hanno portato a terremoti. Casi eccezionali certo, ma pur sempre accaduti. Qui quello che avevo scritto a suo tempo sul terremoto dell’Aquila- era uno studio commissionato dai petrolieri della Sclumberger ed eseguito da scienziati russi che affermavano che trivellare aveva portato a terremoti di grado anche 7 della scala Richter in zone desertiche dell’Uzbekistan.

Si riportano casi di sismicità indotta in Oman, in Francia, in Texas, anche senza fracking, ma, come detto, io non so, e non posso dire se questo sia il caso in Emilia Romagna, data la forte magnitudine del sisma.

Anche qui, quello che posso sottoscrivere è quanto scritto da Vitaly Adushkin, Vladimir Rodionov, Sergei Turuntaev, scienziati russi dell’Istituto della Dinamica della Geosfera, dell’Accademia Russa di Scienza, assieme alla Schlumberger:

“Few will deny that there is a relationship between hydrocarbon recovery and seismic activity, but exactly how strong a relationship exists has yet to be determined.” They caution that in regions where tectonic activity is already high, extracting oil and natural gas could trigger strong quakes”.

Poche persone possono negare l’esistenza di correlazioni fra estrazioni di idrocarburi e attività sismica, ma esattamente quanto forte sia la relazione fra i due eventi deve essere ancora determinato. Occorre dunque essere prudenti, perché in zone dove l’attività sismica è già molto elevata, l’estrazione di petrolio e di gas potrebbe scatenare forti terremoti. Infine, un caso simile di sismicità indotta si è verificato qualche anno fa a Basilea, Svizzera, dove nel 2006 Markus Haring stava trivellando un pozzo per geotermia che scatenò uno sciame sismico di 30 terremoti con grado massimo 3.4. Fu anche messo sotto processo per avere causato instabilità al territorio, rischiava il carcere, ma se l’è cavata con una multa se non mi sbaglio.

5. Infine, si parla di creare un mega campo di stoccaggio di gas nell’area del terremoto detto Rivara. Si parla di “importanza strategica nazionale”. Ma come abbiamo fatto finora senza? È davvero così importante o si tratta dei giochini soliti per farci soldi?

Di questi campi di stoccaggio ne sono previsti 14 in tutta Italia, fra cui a San Benedetto del Tronto, a San Martino sulla Marrucina, zone sismiche, delicate.

Cui prodest?

Qui un articolo su simili progetti in Olanda, dove si vogliono stoccare 4 miliardi di metri cubi di gas ad alta pressione, da parte della Gazprom e della Taqa, che è una sussidiaria della ditta nazionale di gas di Abu Dhabi.

Si dice che: “A number of scientific reports however show that gas storage might bring about serious seismic hazard to the surrounding municipalities of Bergen, Heiloo and Schermer and the town of Alkmaar. The area has known a number of (man) induced earthquakes during the depletion of the field between 1994 and 2008, with subsequent higher magnitudes on the Richter scale. Scientists from a number of renowned scientific institutes such as KNMI, MIT and TNO are comfortable with an estimated maximum magnitude of 3,9 on the Richter scale, with a chance of occurrence of 2% over the concession period. Earthquakes with lower magnitude but still quite damaging are of a much higher likelihood”.

“Un numero di rapporti scientifici mostrano che lo stoccaggio di gas possa portare seri rischi alle citta’ vicine di Bergen, Heiloo e Schermer e la vitta’ di Alkmaar. L’area ha gia’ vissuto un certo numero di terremoti indotti dall’uomo durante lo svuotamento del campo fra 1l 1994 ed il 2008, con scosse sempre piu’ alte sulla scala Richter. Gli scienziati da un gran numero di noti istituti di ricerca come il KNMI, MIT e TNO sono soddisfatti nell’estimare una magnitudine massima di 3.9 sulla scala Richter, con la possibilita’ di occorrenza del 2% sul periodo della concessione. Terremoti di grado minore ma allo stesso modo con danni notevoli sono di una probabilita’ molto maggiore”.

Per l’Olanda allora i sismologi dell’MIT hanno stimato che questo impianto di stoccaggio del gas può arrivare fino a terremoti del grado 3.9 con un tasso di occorrenza del 2%. Per la cronaca. l’MIT è il Massachusetts Institute of Tecnology, Boston, uno degli istituti di ricerca piu’ noti del mondo, il KNMI è il Koninklijk Nederlands Meteorologisch Instituut, l’Istituto Olandese di Meterologia, e il TNO e’ il Nederlandse Organisatie voor Toegepast Natuurwetenschappelijk Onderzoek, Netherlands Organisation for Applied Scientific Research.

Qualcuno, che non sia la ditta proponente, ha fatto gli stessi studi per Rivara? Se uno infatti va a leggere quello che dice la Rivara Erg Storage, ti dicono che è tutto perfetto e tuttapposto, ma loro cosa possono dire?

Qualcuno ha parlato alle persone del fatto che terremoti più lievi sono di probabilità maggiore? Qualcuno ha interpellato l’MIT per Rivara, San Benedetto del Tronto, o per San Martino sulla Marrucina? Di tutte queste cose riparleremo.

Alla fine resta la sola domanda: chi ci guadagna in tutto questo trivellare, stoccare, petrolizzare? Nessuno di noi esseri ‘normali’.

In Emilia, ci sono stati morti, perdite ingenti, angoscia, paura, domande senza risposte in cambio di niente.  Magari il petrolio, i pozzi di reiniezione, lo stoccaggio del gas non c’entrano niente, ma è evidente che non puoi continuare a insultare madre natura e ad aspettarti che non ci siano mai conseguenze di nessun genere.

Con le trivelle ci guadagnano le ditte petrolifere, l’ENI, la Erg Rivara Storage, gli speculatori. Per cui anche se non si sa, le leggi della fisica, della probabilità, e soprattutto il semplice buon senso dicono che il gioco per noi cittadini davvero non ne vale la candela.

Tratto dal blog di Maria Rita D’Orsogna

Trivellazioni. Le conseguenze dell’estrazione del petrolio

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