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Alle Cucine Popolari di Roberto Morgantini a Bologna  Francesco Piantoni  ha presentato  il suo libro: “Per un’etica dell’ospitalità”  (ed. Qiqajon) hanno dialogato  con l’autore: don Giovanni Nicolini , prof. Ivano Dionigi ,moderatrice: Caterina Giusberti, ha presentato Sandra Soster, già assessore alla cultura del Comune di Bologna .

Il prof. Ivano Dionigi : Ospes era lo straniero e l’ospitante , l’occidente è il luogo destinato a tramontare la nostra storia va declinando . Non ridurre ad una stessa lingua, ogni popolo ha un suo logos oggi siamo chiamati come dicono gli atti degli apostoli , alla pentecoste laica tutti si capivano parlando ognuno la propria lingua : il miracolo a cui siamo chiamati è quella di parlare ognuno la stessa lingua.

Don Giovanni Nicolini racconta di quando suo padre ritornò dalla guerra , un uomo,un militare che lui e suo fratello non avevano mai visto,  dopo gli abbracci e baci fra lui e la mamma , riferisce Don Nicolini, che non hanno potuto dormire nel letto  questo è stato il suo impatto con l’ospite .

 

foto di Davide Minghini (Bilbioteca Gambalunga)

 

Nuovo Museo Internazionale Federico Fellini: in pubblicazione il bando europeo

Dal 16 aprile  prende avvio ufficialmente il conto alla rovescia che porterà la città di Rimini a ospitare il più grande museo al mondo dedicato a un artista e alla sua eredità poetica con l’obiettivo di inaugurare il Museo Internazionale Federico Fellini nel centenario della nascita del regista.

Un progetto ambizioso, che è stato inserito dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo tra i 25 progetti strategici nazionali, ottenendo un primo finanziamento di 9 milioni di euro, poi integrato con altri 3. Un progetto complesso, suddiviso in diversi stralci, di cui si dà avvio oggi alla parte relativa all’ideazione e alla produzione di contenuti  multimediali e alla progettazione di allestimenti scenografici e tecnologie interattive, con la pubblicazione di un bando europeo.

Un appalto misto, del valore complessivo di poco meno di 2 milioni di euro, che ha come obiettivo la realizzazione di un polo museale innovativo e immersivo, di ricerca e creazione artistica, in cui far convivere rigore scientifico, emozione e spettacolo. 68 sono i giorni – il bando scade il 22 giugno – a disposizione degli studi di architettura e ingegneria e società che operano nel settore della multimedialità per definire e presentare la propria candidatura.

Sarà valutata l’esperienza, il gruppo di lavoro e la proposta progettuale che dovrà essere sviluppata sulla base del progetto di fattibilità approvato dalla Giunta Comunale lo scorso febbraio e che già delineava concept, obiettivi, struttura narrativa, assi di articolazione, quadri economici, tempistiche e percorsi del futuro museo. La documentazione di gara, in una sua parte importante, è disponibile anche in lingua inglese per favorire la partecipazione di studi e società straniere ed è consultabile su

https://appaltiecontratti.comune.rimini.it/PortaleAppalti/it/ppgare_bandi_lista.wp?actionPath=/ExtStr2/do/FrontEnd/Bandi/view.action&currentFrame=7&codice=G00350

L’Ufficio Stampa

Il 19 aprile alle 21 alla Biblioteca Corticella di Via Gorki, 4

Presentazione del libro “Un gesuita a Scampia: come può rinascere una periferia degradata”edizione Dehoniane 2017. E’ presente l’autore Fabrizio Valletti, dialoga con lui Leonardo Benvenuti Presidente Associazione SAT.

Modera l’incontro Massimo Peron Consigliere del Quartiere Navile e coordinatore della Commissione Sport e Welfare di comunità.

Col patrocinio del Quartiere Navile

Mercoledì 18 aprile
Un film sul cardinale Giacomo Lercaro Italia, 2018, documentario, 72 min.Regia Lorenzo K. Stanzani Produzione Mauro Bartoli, Lab Film. Il film verrà presentato il 18 aprile alle ore 21.00 al cinema Perla di Bologna alla presenza del vescovo Zuppi. Il film si avvale del ritrovamento di una ventina di film 8mm inediti riguardanti Bologna e la vita del Cardinale Giacomo Lercaro nonché centinaia di registrazione audio del Cardinale. Per chi lo desiderasse fino al 29 marzo è possibile sostenere il film tramite crowdfunding sulla pagina www.ideaginger.it dove vi sono diverse fasce di contributi  a seconda della cifra che si sceglie di dare, da 15€ in su.

 

martedì
17 aprile 2018
ore 21

Cina e Occidente
per un dialogo sapienziale

Amina Crisma
docente di Filosofie dell’Asia Orientale – Università di Bologna
Antonio Olmi o.p.
Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna

Cina e Occidente : per un dialogo sapienziale
Come osserva Paolo Prodi in uno dei suoi ultimi libri, “la Cina non soltanto è una potenza che ci sovrasta, ma sta entrando dentro di noi” : il suo crescente protagonismo negli scenari della globalizzazione non è solo di natura economica e geopolitica, ma si configura anche come una vera e propria trasformazione antropologica, come un vasto e profondo mutamento degli orizzonti spirituali del mondo in cui viviamo. Come interpretare questo complesso fenomeno, non privo di tensioni, di contrasti e di implicazioni conflittuali, che rischiano di svilupparsi nel modo più indesiderato, anche se certamente non imprevedibile? Da un lato, prendendo sul serio le implicazioni della <trappola di Tucidide>, secondo cui il mondo è troppo piccolo per due potenze imperiali che si contendano il primo posto; solo un dialogo sapienziale (non puramente diplomatico o economico) come quello insegnato da P. Matteo Ricci quattro secoli fa e capace di mostrarsi efficace nell’alleviare i problemi sociali della Cina contemporanea, potrebbe avvicinare i due interlocutori.  Dall’ altro lato, svolgendo in modo approfondito una rinnovata riflessione sulle esperienze di dialogo interculturale fra Occidente e Cina, a partire da una rilettura di antiche fonti sapienziali che ne costituiscono gli oggetti privilegiati e nelle quali, come asserisce un maestro quale Pier Cesare Bori, è possibile rintracciare “risorse per un consenso etico fra culture”.
Salone Bolognini
Convento San Domenico
Piazza San Domenico 13 Bologna

GHISILARDI INCONTRI
giovedì
19 aprile 2018
ore 17

Cappella Ghisilardi

In collaborazione con ERT – Teatro Nazionale

Maryam

Adriana Valerio
storica e teologa – docente di Storia del Cristianesimo all’Università Federico II – Napoli

con la partecipazione di
Ermanna Montanari
Marco Martinelli
della compagnia del Teatro delle Albe

coordina
Marzio Badalì

Cappella Ghisilardi
Piazza San Domenico 12  Bologna
Lo spettacolo, che andrà in scena all’Arena del Sole il 18 e 19 aprile 2018 ore 21, è in quattro movimenti, (Preghiera di Zeinab, Preghiera di Intisar, Preghiera di Douha, Maryam); Maryam è Maria, che nel Corano è la Madre di Gesù. Maryam ci dice quanto questa figura sia centrale nella cultura islamica. In tempi di terrorismi e di ferocia come quelli che stiamo vivendo, che le cronache di tutti i giorni ci testimoniano, Maryam è la “donna dell’incontro”, colei che rappresenta un ponte tra il cristianesimo, l’islam e la cultura contemporanea.
Ermanna Montanari, sola in scena, dona voce e corpo a tre donne palestinesi che condividono con Maria il dolore per la morte dei figli e dei fratelli dovute all’ingiustizia e agli orrori del mondo. Donne che si rivolgono a lei per chiedere consolazione o per gridare la propria rabbia, per reclamare vendetta, o semplicemente per invocare una risposta al perché della guerra e della violenza. Madri che la invocano come accade in tanti santuari musulmani del Medio Oriente e del Maghreb.
< L’idea di Maryam viene da lontano – ha dichiarato Doninelli, autore del testo teatrale – precisamente dalla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth dove mi recai tra il 2005 e il 2006. Lì assistetti allo spettacolo di una fila quasi ininterrotta di donne musulmane che entravano nella basilica per rendere omaggio alla Madonna. Conoscevo già  la  devozione dei musulmani per Maria, ma quella visione mi colpì ugualmente per la sua solennità, per la certezza fiduciosa che quelle donne mi trasmettevano …>

Info: Centro San Domenico – piazza San Domenico 12 – 40124 Bologna
tel 051 581718 – fax 051 3395252 – 3404817977- www.centrosandomenico.it

LE ATTIVITÀ DEL CENTRO SAN DOMENICO SONO REALIZZATE GRAZIE AL CONTRIBUTO DI :
FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO IN BOLOGNA, MARCHESINI GROUP, UNICREDIT BANCA, BCC FELSINEA CREDITO COOPERATIVO, cASSA RISPARMIO DI BOLOGNA,  COOPalleanza 3.0, FONDAZIONE UNIPOLIS, GVM (Gruppo Villa Maria)

foto di Roberta Ricci

Il comunicato stampa di Rifestival

Dopo il successo della prima edizione del Festival dell’Antopologia ci siamo resi conto di avere tra le mani un potentissimo mezzo di trasmissione di cultura, valori, esperienze, prospettive.

Ci assumiamo le nostre responsabilità quando affermiamo che la costruzione dal basso di un Festival ad accesso libero e gratuito con ospiti di questa caratura costituisca un inedito nel panorama italiano.

È per questo motivo che dal 2018 abbiamo deciso di rilanciare, organizzando un evento ancora più grande e partecipato: parallelamente al Festival dell’Antropologia, che si articolerà su tre giornate come nel 2017, si è pensato di dare spazio ad altre discipline che amplieranno le prospettive sul tema di riferimento.

Così nasce l’idea di RiFestival – culture in Rete: una rassega culturale interdisciplinare al cui interno saranno presenti Storia in FestivalScienze Politiche in Festival e Comunicazione in Festival, tre eventi di una giornata ciascuno articolati in parallelo al “classico” Festival dell’Antropologia, durante i quali le conferenze/seminari dei relatori saranno affiancate da laboratori, workshop, presentazioni di libri e varie attività culturali e artistiche, al fine di promuovere anche una discussione interattiva con il pubblico.

RiFestival è il tentativo di rimettere in rete la cultura: di rivederla come lo strumento di analisi e lettura del mondo che ci permette di compiere scelte migliori, di farla scendere nelle strade con una veste più operativa.

RiFestival è la dimostrazione che un’organizzazione partecipativa non solo può realizzarsi, ma può offrire una nuova prospettiva, un nuovo punto di vista sulle problematiche del nostro tempo.

RiFestival vuole e deve essere lo spazio di incontro tra mondi che sembrano non voler più comunicare: uno spazio dove accademici, professionisti e semplici interessati possano dialogare e arricchirsi vicendevolmente.

Il nostro obiettivo e la nostra ragion d’essere ruoteranno intorno al concetto di partecipazione. RiFestival è la dimostrazione che un’organizzazione partecipata è possibile. RiFestival è una possibilità di partecipare, e una spinta a partecipare, attraverso la distribuzione di strumenti culturali.

RiFestival sarà l’occasione per RiPensare la storia, RiDiscutere di politica, RiSemantizzare la comunicazione, RiOsservare l’uomo.

RiPensare, RiCostruire, RiFestival

Di più:

http://www.rifestival.it/programma-antropologia/

ORE 14

Foyer Respighi

Inaugurazione

ORE 15

Foyer Respighi

Risemantizzare le migrazioni: oltre la storia di un’emergenza perpetua
con V. Cappelli, F. Bonadonna e D. Di Cesare
Aula 3 – Piazza Scaravilli

Che cos’è l’antropologia
con Adriano Favole
Zamboni 32

Il declino dell’Occidente
con C. Galli e I. Masulli
ORE 17

Zamboni 38

Risemantizzare le migrazioni: uno sguardo antropologico
con Bruno Riccio
Ricercare altrove: La fuga dei cervelli
con C. Saint-Blancat e A. Trasforini
Foyer Respighi

“Ultime notizie sull’evoluzione umana: diffondersi, diffondersi, diffondersi”
con G. Manzi
Zamboni 32

Confini e migrazioni: Limes ed invasioni barbariche
con T. Lazzari, G. Ravegnani e P. Gawronski
Mare Nostrum? Storie e culture mediterranee
con F. R. Monaco e M. Campanini
ORE 19

Zamboni 38

Culture in transito: Migrazioni interne all’Africa
con S. Allovio
Migrazioni e cambiamenti climatici
con B. Ruggieri
Proiezione documentario: Redemption Song
con Cristina Mantis
Zamboni 32

Quando gli altri eravamo noi: l’emigrazione italiana
con L. Alessandrini e M. Sanfilippo
Colonizzazione, imperialismo, globalizzazione
con K. Pallaver e D. Strangio
ORE 21

Zamboni 38

Immigrazione. Cambiare tutto
con Stefano Allievi
Conferenza spettacolo: “Grand Hotel Babele”
con Duccio Canestrini

Si è svolta, nei giorni scorsi, presso la provincia, in Via Zamboni, 13 una conferenza della prof.ssa Irene Graziani su Donne artiste in Europa nell’Età dei Lumi. Le conferenze sono organizzate da Vera Fortunati .

In particolare si è parlato di  Angela Teresa Muratori .Figlia di Roberto e di Cecilia Fungarini, nacque a Bologna il 17 ottobre 1661 nella parrocchia di S. Tommaso del Mercato (Registri battesimali della cattedrale); erronea la tradizione, sorta a metà Settecento (Orlandi – Guarienti, 1753), che posticipa l’anno di nascita al 1662.

Originaria di Budrio, la famiglia paterna vantava un’alta genealogia, e nei tre secoli precedenti si era distinta in ruoli governativi, amministrativi e accademici (Golinelli, 1720). Il padre era lettore di filosofia e medicina nell’Università felsinea, membro «del magistrato de’ tribuni della plebe, cioè de’ gonfalonieri del popolo della città di Bologna nell’anno 1678» e «medico della maggior parte de’ nobili e de’ monisteri di quella città»

Anna Morandi  Manzolini : figlia di Carlo Morandi e Rosa Giovannini, studiò disegno e scultura a Bologna presso i pittori Giuseppe Pedretti e Francesco Monti  dove conobbe Giovanni Manzolini , professore di anatomia, che sposò nel 1740. La Morandi ebbe presto l’occasione di dimostrare le sue capacità di anatomista quando il marito si ammalò di depressione aiutandolo concretamente nella dissezione dei cadaveri.

Divenne così esperta nella riproduzione in cera di parti anatomiche fino allora sconosciute. Inoltre, quando suo marito si ammalò di tubercolosi la Morandi ricevette un permesso speciale per insegnare in sua vece.

Dopo la morte del marito (1755), fu nominata dal Senato bolognese modellatrice in cera presso la cattedra di anatomia dell’Università.

La prof.ssa Graziani ha parlato di Maria Anna Catharina Angelika Kauffmann Pittrice svizzera, specializzata nella ritrattistica e nei soggetti storici,, nasce a Coira (Svizzera) il 30 ottobre 1741, ma vive a Schwarzenberg in Vorarlberg/Austria, città natale del padre.

Figlia di Joseph Johann Kauffmann, pittore mediocre, e di Cleofea Luz, levatrice, appassionata di letteratura e di musica, già all’età di nove anni si mostra padrona del disegno e in grado di maneggiare i pennelli con sapiente naturalezza. Accortosi del talento della figlia, il padre diventa il suo maestro, con il quale Angelika comincia a fare una serie di viaggi a Morbegno, Como e Milano, a seconda delle committenze ricevute. Angelika nutre anche la passione  per altre arti come la musica e il canto e, pur essendo attirata dalla carriera di cantante, alla fine preferisce seguire le orme paterne, ricevendo richieste di ritratti già entro il il 1750. Nel 1757, dopo la morte della madre, insieme al padre ritorna a Schwarzenberg dove, nella chiesa parrocchiale, dipinge i dodici apostoli. Più tardi, Angelika, per approfondire la sua formazione artistica, si reca, seguita dal padre, a Milano, Parma, Firenze, Roma e Napoli, dove dimostra il suo talento, copiando  le opere di maestri.

Lo stile di Angelika Kauffmann che si vestiva con tessuti di mussola impalpabile e non con severi bustini e abiti rigidi d’epoca, introdussero un suo stile  che precorreva il moderno, il senso del viaggio, il Grand Tour , della femminilità i tempi di conciliazione per l’accudimento dei figli. A  Bologna e aderì all’Accademia Clementina.

https://nik27536.wordpress.com/2011/09/04/le-donne-nellarte-angelika-kauffmann/

 

V A N N I  S P A Z Z O L I

A s t r a z i o n i

a cura di Eleonora Frattarolo

 

opening sabato 14 aprile 2018 ore 18

L’ A R I E T E artecontemporanea | via D’Azeglio 42 Bologna

Dal 14 04 al 14 06 2018   |   Info 348 9870574

orario  lun gio ven sab 16|19 mar mer 16|18

 

La mostra inaugurata il 14 Aprile del 2018 nell’Ariete artecontemporanea mette in campo alcuni quadri che fanno parte della più recente produzione di Vanni Spazzoli, umili sontuosi fogli di carta da imballaggio accostati e intelati, ricoperti da tempere ad acqua per intonaci, su cui l’Artista dispiega partiture di moltitudini di segni che si propagano nello spazio, orchestrati in un armonico sistema di relazioni. Possono essere definiti sintagmi di un conchiuso alfabeto pittorico, tuttavia, questi schieramenti di segni sono soprattutto forti dell’armatura del disegno, con cui sono nati, e cresciuti, e compiuti, se è anche vero che il senso della vita di una linea si mostra nel “come” finisce. Traiettorie di punti minimi eppure dotati di forma e volume; tratti, come frequenze sonore; griglie di linee; piccole ellissi incerte rimpolpate dai toni del nero, del bianco, del rosso; campiture amaranto e color di ciliegia; decori tremuli e arcaici; cuori di carminio scerpato, come frammenti di ideogrammi, e poi notti di luna, e veli di nubi nell’ infinitudine oscura. Ecco la carta che beve una tempera divenuta acquerello, ecco la tecnica antica di fogli di carta incollata e dipinta che diventa nelle mani di Spazzoli nostra contemporanea: tra Keith Haring e Basquiat, tra Twombly e Melotti: apparizioni fragili, talvolta appena percepibili, sospese nella nebbia sapiente di velature e cromie messe in scena con somma sprezzatura, come se tutto sia elementare e facile a farsi. Data questa iconografia, si penserà che le Astrazioni di Spazzoli siano radicalmente altro dalle sue opere precedenti, ma non credo sia vero, se, come scrive Deleuze in Marcel Proust e i segni, “il tema di un’opera non è il soggetto trattato in essa ma gli archetipi involontari da cui non solo le parole ma anche i colori e i suoni prendono senso e vita”. Prima infatti c’erano “i magazzini dei ricordi” che affioravano sulle carte muniti di parole e immagini infantili e feroci, ostiche e oppositive: corvi, lupi, ragazze cattive dagli occhi di bistro, facce assai brut, frecce di sangue che indicavano il nulla, aeroplani da quaderno a quadretti, in cieli di piombo illuminati al magnesio. E anche, con frequenza, piccoli cerchi, punti iridati, campiture sontuose, ornamenti: gli stessi selezionati in famiglie di segni e rielaborati da Spazzoli per farne soggetto principale di queste opere oggi in mostra, di queste Astrazioni, opere aperte ad uno spazio d’indagine vibrante di una risonanza intima, scandita dall’andamento delle proprie modificazioni interiori. Da circa quattro anni appaiono in verità nelle opere di Spazzoli rappresentazioni non più sceverate per mezzo di griglie di relazioni culturali, bensì decantate, raggiungimenti di una sintesi sapienziale che nella ripetizione e nella differenza dispiegano trame semplici, originarie, in uno spazio e un tempo che non hanno più carattere “pubblico”, e cioè di entità assolute, riconoscibili da tutti e a tutte le latitudini, bensì in uno spazio-tempo “privato”, “relativo”, in cui l’Artista guarda allo stesso argomento con tagli prospettici continuamente differenti, in sintonia con il continuo divenire della propria intima realtà.

Eleonora Frattarolo

 

VANNI SPAZZOLI inizia la sua attività artistica alla fine degli anni ’60. Alla solida formazione figurativa, l’artista presto lega una tensione puramente pittorica basata sul valore della materia e sulla pregnanza gestuale dell’immagine. Dai primi anni ’70 è presente in mostre pubbliche e private e il suo lavoro suscita interesse e apprezzamento in ambito nazionale e successivamente in diverse realtà europee. Negli anni ’70 e ’80 è invitato alle Biennali d’arte di Romagna (1976-1982) e in sedi pubbliche (Galleria di S.Mercuriale, Forlì e Palazzo del Podestà, Faenza). Negli anni ’90 è presente in mostre ed eventi d’arte in Italia, Germania, Olanda, Belgio, Spagna, Francia. Del 1995 è la mostra ‘Ver Sacrum’ all’Oratorio di San Sebastiano a Forlì a cura di Valerio Dehò, con una testimonianza critica di Franco Patruno. In questo periodo, l’universo figurativo dell’artista assume contorni ben definiti entro intimi ed inconsci territori animati da personaggi ed esseri allegoricamente trasfigurati rispetto alla visione del reale. Numerose le presenze dalla fine degli anni ’90 (Pescherie della Rocca, Lugo nel 1998, ‘Venezia Arte’ nel 1999, Museo del Senio, Alfonsine nel 2003, Palazzo del Commercio, Lugo) fino all’antologica ‘Paure’ al Museo S.Rocco, Fusignano. Del 2001 ‘Novecento in Romagna’, Cesena a cura di Claudio Spadoni, del 2003 ‘Trentaquaranta’ a cura di Orlando Piraccini alla Galleria Comunale, Faenza e ‘Percorsi comunicanti’ a Palazzo Albertini, Forlì. Nel 2009 l’artista è invitato da Claudio Spadoni al Premio ‘Marina di Ravenna’ nella sede del MAR Museo d’arte della Città. È invitato inoltre alle edizioni 2008 e 2010 della Biennale Roncaglia, S.Felice sul Panaro. Nel 2011 tiene la personale ‘Vanni Spazzoli. Magazzino della memoria’ all’Ariete artecontemporanea di Bologna, accompagnata da un catalogo monografico con testi di Eleonora Frattarolo e Claudio Spadoni. Nel 2014 una seconda personale all’Ariete artecontemporanea, ‘Vanni Spazzoli Inner patterns’ con un testo di Marco Dalpane e presentazione delle covers dell’etichetta discografica ‘A simple lunch’ dedicate alle sue opere. Nel 2013 gli viene dedicata la grande retrospettiva ‘VANNI SPAZZOLI. Nuovi e vecchi racconti’ a cura di Claudio Spadoni agli Antichi Magazzini del Sale di Cervia. Fra il 2014 e il 2016 è invitato alle rassegne ‘Cantiere artistico’ a San Mauro Pascoli|ex fabbrica MirMar, ‘Riquadri’ Alba Progetti Studio in Palazzo Machirelli Dal Pozzo a Imola e ‘Vanni Spazzoli’ alla Galleria Civica Faro Arte, Marina di Ravenna con il patrocinio di Regione Emilia Romagna e Provincia di Ravenna. Nel 2018 L’Ariete artecontemporanea di Bologna gli dedica la personale ‘Vanni Spazzoli. Astrazioni’ ed è invitato alla rassegna ‘Il disegno della polvere’ nell’ambito della Biennale del Disegno di Rimini, entrambe le mostre a cura di Eleonora Frattarolo. Vanni Spazzoli dal 2008 è rappresentato dalla Galleria L’Ariete artecontemporanea di Bologna, con la Galleria ha partecipato a Arte Fiera (Bologna), Art Verona (Verona), MiArt (Milano), Art Karlsruhe (Karlsruhe, D). Le sue opere sono in collezioni italiane e internazionali.