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La panchina di Lucio Dalla di Carmine Susinni nel patrimonio dei Beni Culturali Italiani

l’articolo del FAI di Marco Magnifico

http://www.fondoambiente.it/Visto-Dal-FAI/Index.aspx?q=marco-magnifico-il-fai-e-le-soprintendenze

Carmine Susinni incontrato a Bologna durante la permanenza della sua Panchina di Lucio Dalla

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Quando ha ricevuto l’Archiginnasio d’oro ilo prof. Luigi Pedrazzi rilasciò una dichiarazione :

“Vorrei scrivere un libro su Don Dossetti per raccontare alcuni aneddoti , e lo farò , per la Chiesa la Repubblica avrebbe assicurato una pace religiosa , per l’inserimento della libertà religiosa nella Costituzione fu garantita da Togliatti e mediata da Don Dossetti. C’è una testimonianza, una lettera che Don Dossetti (e non il Papa) avrebbe scritto a Togliatti. ”
Luigi Pedrazzi ricorda, oggi, Archiginnasio d’oro oggi conferitogli dal Sindaco di Bologna Virginio Merola.

Questo post che ho ricercato nella mia gallery di tre anni fa riferisce il commento del prof. Pedrazzi al premio ambito
I funerali si svolgeranno sabato 1 luglio alle ore 11 presso la chiesa di Sant’Antonio da Padova (via della Dozza 5/2) a Bologna, la camera ardente sarà aperta a Crevalcore (con ingresso da viale Italia, di fianco alla chiesa) venerdi 30 giugno dalle 9 alle 12. La salma arriverà poi nella chiesa di Sant’Antonio da Padova dove sarà visitabile dalle 17.30 alle 21. Giovedì 29 giugno alle 20.30 nella Chiesa di Crevalcore è in programma anche un momento di preghiera per ricordare Luigi Pedrazzi.

 

 

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Nella foto il prof. Luigi Pedrazzi riceve l’Archiginnasio d’oro dal Sindaco di Bologna Virginio Merola (2014)

http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/2014/3614

Ci ha lasciati il prof. Luigi Pedrazzi, è stato anche  il fondatore e direttore de “Il Mulino” si pubblica il ricordo di Marco Macciantelli

Il Pedrazzino

Nel suo ultimo libro su Giuseppe Dossetti, Paolo Pombeni ha ricordato i contatti col gruppo dei giovani “mulinisti”, in occasione delle elezioni del ’56, quando, al termine di un incontro, l’ex vice segretario della Dc ebbe a pronunciare queste tre parole: “sceglierei il Pedrazzino”. Fu così che Luigi Pedrazzi, a 29 anni, entrò in Consiglio comunale.

Cofondatore del Mulino con una manciata di altri giovanotti anni Cinquanta: giacche larghe, cervello fino. Cultura europea e spirito “liberal”. Più sociologia, meno ideologia. Voglia di rimescolar le carte. Da Bologna, guardando oltre. Ecco: questo ha “significato” Luigi Pedrazzi. Partecipe della dimensione pastorale della Chiesa, ma sempre con autonomia di giudizio: basta rivisitare la sua esperienza di responsabile dell’inserto “Bologna Sette” di “Avvenire”, anche ai tempi del cardinal Giacomo Biffi.

Insegnante attento ai problemi dell’educazione, già all’inizio degli anni Cinquanta, denuncia: “La scuola senza riforma”. Si lancia in alcune avventure. Come “il Foglio”, fucina di futuri professionisti, non senza pesanti amarezze. Poi, in Comune, il “Foglione”. Nel referendum sul divorzio, cattolico “adulto”, è per il “no”. Tra i protagonisti del movimento referendario, alfiere del bipolarismo e di una democrazia governante, dal ’95, per un mandato, a Palazzo d’Accursio, come vice sindaco, incarnazione del motto “mai più Dozza contro Dossetti” (e viceversa).

Insofferente verso le rigide concezioni di partito, è passato tra i vasi di ferro senza far la fine del vaso di coccio. Ideatore di “cittadini in Consiglio”, per una partecipazione autenticamente vissuta. Consapevole che gli “dei accecano coloro che vogliono perdere”, in un suo scritto, prima fotocopiato e distribuito “brevi manu”, poi stampato per i tipi del Mulino, col titolo “L’Ulivocultore bolognese”, nel 1998, scriveva: “A Bologna l’Ulivo non può sbagliare. A Bologna non deve assolutamente perdere”. Così, messo nero su bianco, con un anno di anticipo.

Un esplicito “avviso ai naviganti”: nel presagire quel “clima”, che poi avrebbe portato al trauma della dolorosa sconfitta. Se la città è stata un luogo di “promozione del nuovo”, il professore può essere annoverato tra i suoi più tenaci, convinti, generosi ispiratori. L’Archiginnasio d’oro, nonostante le garbate professioni di modestia, proprio per il valore alto della sua testimonianza, gli è andato a pennello.

Mi capitava di incontrarlo per strada, oppure certi sabato mattina in una latteria vicino a casa sua, con Giorgio Comaschi, Carlo Di Palma e Marco Montanari. Ricordo con piacere il dibattito con lui promosso dalla “Casa dei pensieri” alla Zanichelli in piazza Galvani lo scorso anno: “60 anni fa, il libro bianco di Dossetti”; era sorridente, parlava fitto, rimemorante e convinto, serrato nelle spalle, maglioncino antracite. Abbiamo fatto il Pavaglione sottobraccio, sino a che si è fatto inghiottire dal taxi davanti alla Torinese. Ciao Gigi, sempre e di nuovo “il Pedrazzino”.

Luigi Pedrazzi (Bologna, 24 settembre 1927 – Bologna 27 giugno 2017).

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“Bisogna lavorare e osare se si vuole vivere veramente” Vincent Van Gogh
Come aveva precisato qualche tempo fa Daniela Scognamillo art director il progetto di Campogrande Concept si sarebbe trasformato, in sintonia col Web 2.0 , con il desiderio di non calcificare l’Arte in un ambiente, sia pure sfavillante e ricco di antichi stucchi e di andare oltre.
E così è stato.
La visione della mostra Van Gogh experience alla Chiesa sconsacrata di San Mattia ci ha avvicinato all’Arte in modo del tutto nuovo abbracciando, oltre la stessa visione, l’opera di Van Gogh, pura emozione vedere le opere proiettate sui muri, nei soffitti, scorrere per terra, a 360 gradi dall’osservazione dei visitatori, in modo tale che le persone interagivano con le opere d’arte dei vari maxi schermi. La visione di Vincent Van Gogh si sostituiva alla propria e trionfava . Prima di questa coinvolgente esposizione si è parlato dì un libro di Giovanna Strano, direttrice scolastica siciliana e scrittrice per vocazione che ha scritto “Vincent in love” l’amore per l’amore di un uomo con tempeste interiori frequenti.

L’ha introdotta il prof. Antonio Selvatici e Daniela Scognamillo l’ha presentata al pubblico in cammino con l’avventura Campogrande Concept.

Dice Giovanna Strano, presentando il suo libro che Vincent vuole essere ascoltato, per quello che è veramente. Giovanna Strano dice che il suo amore per Van Gogh nasce a Parigi, si consolida nello sguardo dei “Girasoli” a Londra  poi, ritornando a Parigi la Sindrome di Stendhal al Mudeo d’Orly, il pianto e la commozione davanti a tanta bellezza. La moglie di Theo Van Gogh, Giovanna,  che ha sempre ammirato il cognato e chiamerà il figlio come Vincent  ha un fitto carteggio con l’illustre cognato che mette in evidenza oltre all’amore per la vita il suo rovescio di follia. Dice la Strano, ho cercato di entrare dentro Van Gogh leggendo questo carteggio.

Alla sua morte il dottor Paul Gachet  che seguiva Vincent van Gogh  parlerà di un’arte profondamente umana e di passione viva. I problemi di Vincent nascono quando scomparse il padre che faceva  da collante della famiglia che si disgregherà, obbligando Vincent  a rinunciare ai suoi averi , mentre sia il fratello che la cognata gli rimarranno accanto.

La passione viva per le persone, lavoratori, i mangiatori di patate , dipingendo le sformate loro scarpe, fanno degli    ultimi i primi soggetti di amore pittorico di Vincent.

E per chi sostiene, come me, da tempo, di non movimentare le opere d’arte ma di fotografarle e farle leggere in un altro procedimento è stato il successo di una tesi che mi è familiare. Le opere sono organizzate per anno di creazione  e per argomento, le vedute , i ritratti, e godono di un ingrandimento dei particolari che analizzano il segno diventando macro e dunque leggibile senza mezze misure.  Ci sono alcuni momenti, come le immagini sulla piccola foresta che sembra di esserci veramente dentro  e la volta stellata sembra ad un passo per consentirci di strappare una stella. L’infinito.

 

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Di fronte all’Accademia delle Belle Arti di Bologna é stata dedicata una piccola piazza a Roberto Raviola Magnus (1939-1996) di cui è stato un allievo. E’ nata così l’idea di proiettare il film che ha partecipato a Biografiafilmfestival lo scorso anno , un biopic su Magnus di Paolo Fiore Angelini. Il film parla di quanto Magnus ci fosse nei suoi personaggi, Alan Ford, Lo Sconosciuto e di come i suoi fumetti facevano parte di lui. La moglie nel film riferisce che sentiva delle voci provenire dal suo studio, anche se Magnus era solo in studio, che altri non erano che la drammatizzazione delle sue vignette . Anche Satanik é una sua creatura e compagna precedente . Il film parla di come irrompesse l’arte nella vita . Tex e i suoi paesaggi traggono ispirazione da Castel del Rio dove si era ritirato Magnus fino all’ultimo dei suoi giorni a disegnare .

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Qualche anno fa il Sindaco di Bologna Virginio Merola ha inaugurato la piazzetta di fronte ai Salesiani intitolandola a Don Antonio Gavinelli il costruttore del complesso dei Salesiani  che è anche un polo educativo e formativo a pochi passi dalla stazione di Bologna , e oggi in questa piazzetta c’è una panchina con lo stesso Don Antonio Gavinelli.

 

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