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Posts Tagged ‘Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia 2019’

Ormai il Festival della Fotografia europea di Reggio Emilia ha chiuso , ma è talmente profonda e ricca la ricerca esposta che le immagini ritornano a popolare l’immaginario , in particolare il lavoro di Michele Nastasi che ha fotografato i vari aspetti difformi per paesaggio usi e costumi dell’Arabia di oggi
la scheda critica :
https://www.fotografiaeuropea.it/…/mostra/michele-nastasi-2/
““Arabian Transfer” mette in luce la condizione transitoria di sei città della Penisola Araba, Abu Dhabi, Doha, Dubai, Kuwait City, Manama, Riyadh, rappresentandole come territori di approdo di culture e persone.

Negli ultimi decenni questi luoghi sono apparsi come mondi nuovi, nuovi epicentri globali resi possibili dall’attuale iper-mobilità di persone e immagini, beni e finanze: essendo per lo più popolate (ed edificate) da immigrati di tutto il mondo, essi sono oggi un laboratorio vivente in cui le aspirazioni identitarie locali si confrontano con i modelli occidentali e con le culture di provenienza degli abitanti.

In queste fotografie Michele Nastasi ha cercato di distaccarsi dal tono sublime e grottesco con cui la fotografia tende a enfatizzare gli aspetti più spettacolari di questi paesaggi, così come dall’immaginario astratto dei nuovi skyline. Essi rimangono sullo sfondo come la New York di Dos Passos a cui allude il titolo.

Nelle immagini ha privilegiato un rapporto intimo e diretto con le città e i loro abitanti, avvenuto in prevalenza camminando e passando molto tempo nelle strade e nei luoghi urbani, senza nascondere le difficoltà della condizione metropolitana. Attraverso la quotidianità di abitudini, gesti e volti, ha cercato di far emergere un senso di presenza, mostrando queste città come luoghi in cui le persone vivono e dove, nella forma estrema e paradossale che le caratterizza, è possibile riconoscere la condizione contemporanea globale a cui noi stessi partecipiamo.”

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La Pietra di Bismantova è quel massiccio roccioso dall’inconfondibile ed isolato profilo a forma di nave che contraddistingue il paesaggio dell’Appennino Reggiano. Con una lunghezza di 1 km, una larghezza di 240 m ed un’altezza di 300 m, sull’altopiano che le fa da base, è un gigantesco esempio di erosione residuale.La sua formazione risale al Miocene medio inferiore, ovvero a circa 15 milioni di anni fa, epoca in cui questa calcarenite, poggiata su una base di marne argillose, si è formata in ambiente marino poco profondo in una fase di clima tropicale, fatto testimoniato dal contenuto paleontologico rinvenibile: gusci di molluschi, alghe calcaree, spicole di spugna, denti di pesce. In realtà si tratta di quello che resta di una ben più estesa placca arenacea in parte smantellata, perchè interessata da faglie e fratture, e plasmata dall’erosione durante lo scorrere dei millenni: fanno fede di ciò i grossi blocchi staccatisi e giacenti in parte alla base delle pareti verticali, che superano i 100 m.

Per quanto riguarda la vegetazione, la Pietra è caratterizzata da ambienti molto differenti fra loro, che comprendono una grande varietà di situazioni. Dalle zone boscate, prevalentemente a Roverella, a quelle arbustate di Ginepro, Biancospino e Rosa di macchia. Dai versanti più freschi, che ospitano anche il Nocciolo, l’Acero campestre, il Carpino Nero e qualche Tiglio, al caratteristico e diffuso Maggiociondolo, dalla suggestiva fioritura gialla in tarda primavera. Dalle aree detritiche ricoperte da materiali rocciosi, dove si possono trovare specie xerofile di notevole importanza fitogeografia, come l’Elicriso italico, il Timo Serpillo, il Bromo Eretto, la Cornilla Minima, la Globularia Vulgaris, al pianoro sommitale, un tempo adibito a pascolo, oggi inutilizzato e segnato dall’espansione del bosco sulla superficie prativa a graminacee.

Queste particolarità rendono la Pietra un elemento del paesaggio così unico e rappresentativo, che è diventato oggi un emblema di questi luoghi, impresso nell’immagine identitaria delle genti che li abitano e dei visitatori che li indagano. Alcuni recenti studi sociologici sulla percezione del paesaggio hanno mostrato quanto la Pietra di Bismantova sia diventata importante per le persone ed ha fatto emergere un problema: il bosco, ai giorni nostri incolto, che tende ad espandersi ed a mimetizzare la forma del massiccio roccioso, andando così a ridurne l’immagine caratteristica. Alcuni progetti ed interventi sono già stati elaborati al fine di controllare questa tendenza e di proteggere l’identità paesistica della Pietra di Bismantova, quella pietra che già Dante aveva cantato nei versi della sua Commedia.

Jacopo Albertini  al Festival della Fotografia europea di Reggio Emilia  la descrive nelle  sue immagini

 

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Un concorso che ha attratto fotoamatori che hanno fotografato l’Emilia Romagna e un comitato si selezione presieduto da Nino Migliori per esporre i risultati acquisiti
L’Emilia-Romagna al centro di scatta la cultura al Festival della fotografia europea di Reggio Emilia

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Il Giappone ospite speciale del Festival della fotografia europea 2019 il lavoro fotografico maxi di questo intervento che offre nella specularità il positivo e il negativo di una immagine. In questa immagine condivisa si vede anche il complesso monumentale non finito e l’installazione di Opere connettendo sia nelle foto che nell’ambiente spazi temporali e tempi diversi dal presente.

PHOTOGRAPHIC UNIVERSE di Kenta Cobayashi

 

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Master of photography il contest di Sky arte al Festival della fotografia di Reggio Emilia nel contesto dei Chiostri di San Domenico appena restaurati

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