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Posts Tagged ‘Lorenzo Tugnoli’

Lorenzo Tugnoli
Lorenzo Tugnoli con Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica e Fulvio Bugani , premio World Press Photo 2015, grazie al quale è stato possibile sentire l’intervista dei fotoreporter italiani premiati immenso grazie alla Cineteca di Bologna che ha donato i suoi spazi alla fotografia per una notte
La persona fotografata da Lorenzo Tugnoli si chiama Elia come il profeta, era vicino al porto al momento dell’esplosione, si è salvato la vita grazie ad un capannone frapposto fra lui e l’esplosione

Lorenzo Tugnoli è di Forlì ma vive in Libano con la sua famiglia , al momento dell’esplosione aeroportuale di Beirut era a casa a oltre 4 km dal porto dove è avvenuta l’esplosione, era il 4 agosto ed erano circa le 18 ed una massiccia esplosione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio ha scosso Beirut. Tutti hanno pensato all’Intifada invece era stato trasandato sull’immagazzinamento dell’esplosivo al porto. Circa 100.000 persone vivevano entro un chilometro dal magazzino. L’esplosione, che misurava 3,3 gradi della scala Richter, danneggiò o distrusse circa 6.000 edifici, uccise almeno 190 persone, ne ferì altre 6.000 e provocò ben 300.000 sfollati. Il nitrato di ammonio proveniva da una nave che era stata sequestrata nel 2012 per non aver pagato le tasse di attracco e altri oneri, e apparentemente abbandonata dal suo proprietario. I funzionari della dogana hanno scritto ai tribunali libanesi almeno sei volte tra il 2014 e il 2017, chiedendo come smaltire l’esplosivo. Intanto, è stato immagazzinato nel magazzino in un clima inappropriato. Non è chiaro cosa abbia fatto esplodere l’esplosione, ma la contaminazione da altre sostanze, sia durante il trasporto che durante lo stoccaggio, sembra la causa più probabile. Molti cittadini hanno visto l’incidente come sintomatico dei problemi in corso che il paese sta affrontando, vale a dire il fallimento del governo, la cattiva gestione e la corruzione. Nei giorni successivi all’esplosione, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade del centro di Beirut, alcuni scontrandosi con le forze di sicurezza e occupando edifici governativi, in segno di protesta contro un sistema politico che ritenevano restio a risolvere i problemi del Paese. Molti cittadini hanno visto l’incidente come sintomatico dei problemi in corso che il paese sta affrontando, vale a dire fallimento del governo, cattiva gestione e corruzione. Nei giorni successivi all’esplosione, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade del centro di Beirut, alcuni scontrandosi con le forze di sicurezza e occupando edifici governativi, in segno di protesta contro un sistema politico che ritenevano restio a risolvere i problemi del Paese. Molti cittadini hanno visto l’incidente come sintomatico dei problemi in corso che il paese sta affrontando, vale a dire fallimento del governo, cattiva gestione e corruzione. Nei giorni successivi all’esplosione, decine di migliaia di manifestanti hanno riempito le strade del centro di Beirut, alcuni scontrandosi con le forze di sicurezza e occupando edifici governativi, in segno di protesta contro un sistema politico che ritenevano restio a risolvere i problemi del Paese.

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L’invasione delle locuste ph. di Luis Tato
Da Artribune
Sono stati nominati i finalisti del World Press Photo 2021, il premio di fotogiornalismo più importante al mondo, che quest’anno ha scelto 45 fotografi provenienti da 28 paesi del mondo. Gli italiani sono Lorenzo Tugnoli e Antonio Faccilongo, il 15 aprile il verdetto della giuria internazionale 

Sono sei i candidati al World Press Photo of the Year: Evelyn Hockstein (Stati Uniti), con Lincoln Emancipation Memorial Debate; Valery Melnikov (Russia) con Leaving Home in Nagorno-Karabakh; Mads Nissen (Danimarca) con The First Embrace; Oleg Ponomarev (Russia) con The Transition: Ignat; Luis Tato (Spagna) con Fighting Locust Invasion in East Africa; e Lorenzo Tugnoli (Italia, già vincitore del Premio Pulitzer e del World Press Photo, sezione General News nel 2020) con Injured Man After Port Explosion in Beirut, pubblicata sul Washington Post. Tre nominati anche per il World Press Photo Story of the Year, che sono Chris Donovan, (Canada) con Those Who Stay Will Be Champions; Antonio Faccilongo (Italia) con Habibi, scattata per Getty Reportage; e Valery Melnikov (Russia) con Paradise Lost. La giuria ha anche selezionato i candidati di otto categorie, che sono Attualità, General News, Ambiente, Progetti a lungo termine, Natura, Sport e Ritratti.

Le immagini

https://www.artribune.com/arti-visive/fotografia/2021/03/world-press-photo-2021-finalisti-due-italiani/?fbclid=IwAR1DFaWvigCyMbhw46JSMa0BuE1B0khrzRopYReyuH-qJH_oDdeScwbci38

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Ieri sera a Bologna, in Piazza Maggiore “Sotto le stelle del cinema ” è stata trasformata in “Sotto le stelle della fotografia ” l’attesa presentazione di alcune delle foto vincitrici del World Press Photo  2019 , la giuria ha scelto fra oltre 78 mila foto provenienti da fotografi di tutto il mondo che colgono lo spirito che anima oggi il fotogiornalismo.

C’era il direttore di WPP Lars Boering ha presentato il fotografo Fulvio Bugani (premio WPP 2015) il direttore della Cineteca Gianluca Farinelli.
Sul palco Marco Gualazzini che ha portato la sua attività sul lago Ciad , che si sta prosciugando e rende la convivenza più difficile , l’agricoltura meno fertile e avvicina pericolosamente i soldati di Boko Aran che spesso fanno scorrerie nel territorio pacifico. Per questi popoli andare al lido è un gesto di resistenza possono arrivare inaspettate raffiche di mitra.
Secondo Gualazzini in Africa ci sono migrazioni interne continue dettate da motivi analoghi di convivenza e prepotenza armata e terroristica.
Lorenzo Tugnoli originario di Lugo , che ha studiato e formato all’Università di Bologna che risiede a Beirut e fotografa i conflitti dello Yemen, ha parlato di come la sua attività venga coordinata dai giornalisti locali per il New York Post.

 

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Tra i tanti nomi dei finalisti ci sono anche quelli di fotoreporter italian, tra cui Marco Gualazzini, collaboratore dell’Agenzia Contrasto, che è anche tra i cinque finalisti in lizza per il titolo del World Press Photo of the Year con una immagine – Almajiri boy – che fa parte del reportage La crisi del lago Ciad, Lorenzo Tugnoli e Daniele Volpe.

Bol, Chad, 13th October 2018. Orphaned children, mainly Nigerian refugees, live together as a group in the Koran schools. During the day, they go begging and are known as Almajiri. These children, who live in the Lake Chad basin, are growing up in a constant situation of war, and all they’ve ever known is the weapons and deaths they draw on the walls of the city.
Almajiri is gotten from an Arabic word “Al-Muhajirun” which can be translated to mean a person who leaves his home in search of Islamic knowledge. A severe humanitarian crisis is under way in the Lake Chad basin. Over two million refugees, five million people at risk of food insecurity and 500,000 children suffering from acute malnutrition. Lake Chad has fallen victim to the process of desertification that is threatening the very existence of the peoples who live on its banks and the ecosystem of its waters. Once the fourth-largest lake in Africa, since the 1950s its surface has shrunk by 90%.

Di più:

https://www.themammothreflex.com/curiosity/2019/02/20/finalisti-italiani-world-press-photo-2019/?fbclid=IwAR3MU3dW2aC_Np9oXHVtYyv3KrEOxBdWsBv8kAK41hA9qOOJ_RRFd0_XDTQ

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