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Posts Tagged ‘Marco Macciantelli’

Christo Yavachev (Gabrovo, 13 giugno 1935 – New York, 31 maggio 2020); Jeanne-Claude Denat de Guillebon (Casablanca, 13 giugno 1935 – New York, 18 novembre 2009)

“Christo ha vissuto la sua vita al massimo, non solo sognando ciò che sembrava impossibile, ma facendolo diventare realtà. L’opera di Christo e Jeanne-Claude ha riunito le persone attraverso esperienze condivise in tutto il mondo, e il loro lavoro vive nei nostri cuori e ricordi. Christo e Jeanne-Claude hanno sempre chiarito che le loro opere in corso di realizzazione proseguiranno dopo la loro morte. Rispettando i desideri di Christo, ‘L’Arc de Triomphe, Wrapped’ a Parigi, Francia, è ancora in pista per settembre”. È il messaggio che giunge dall’ufficio referente di Christo Vladimirov Javacheff, conosciuto come Christo (Bulgaria, 1935), uno degli esponenti più importanti della Land Art che dagli anni ’60 aveva scardinato le regole del mondo dell’arte con installazioni artistiche su larga scala, rimanendo un artista amatissimo fino ai giorni nostri. Nel 2016, infatti, era stato al Lago d’Iseo, installando Floating Piers, una passerella dorata galleggiante che aveva attirato un numero altissimo di visitatori. Il progetto era uno dei tanti concepiti assieme a Jeanne-Claude, sua amata compagna di vita deceduta nel 2009. Nonostante l’età, l’artista serbava ancora un’energia (come ci aveva dimostrato in questa intervista) e una volontà di guardare avanti che gli avevano permesso di mettere in cantieri progetti futuri: uno su tutti, L’Arc de Thriomphe, Wrapped, che verrà realizzato comunque per sua volontà. In una lettera del 1958 l’artista aveva scritto: “La bellezza, la scienza e l’arte trionferanno sempre“. Un auspicio per il futuro, ma anche la sintesi della grande eredità che ci resta attraverso le sue opere e il suo ricordo. Nel video qui sotto, Germano Celant – il critico anche lui recentemente scomparso – parla dell’opera installata sul Lago d’Iseo.

Operazione Verhüllung di Christo

Pochi altri luoghi come il Reichstag ha simboleggiato il volto tragico del Novecento. Dal 1933 emblema del nazismo, poi, nel 1945, della conquista da parte dei giovani soldati russi, catapultati sin lì a sventolare una bandiera rossa più grande di loro, in una controffensiva cominciata due anni prima a Stalingrado. Al pian terreno, come graffiti, sono tuttora conservate le loro scritte, in caratteri cirillici, fatte coi tizzoni ardenti del palazzo in fiamme. Christo non solo ebbe l’idea di impacchettare il Reichtstag. Lo fece. Nel 1995. Bianco come il latte dopo essere stato annerito da incendi e bombardamenti. 15 milioni di marchi (ben più di 15 miliardi vecchie lire), che han fatto ritorno, senza fatica, tra sponsorizzazioni, gadget, cartoline illustrate, esclusive giornalistiche e televisive. Cinque milioni di visitatori. A favore della “demitizzazione del Reichstag” si schierò allora Oskar Lafontaine, contrario il cancelliere Helmut Kohl e ciò nonostante il progetto andò avanti. Operazione Verhüllung pienamente riuscita.

 

 

 

 

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Oscar, pioniere in viaggio

Voglio dedicare un pensiero ad un amico che non c’è più: Oscar Marchisio, scomparso all’inizio di agosto di cinque anni fa. Consulente aziendale, docente universitario, editore, di Genova, ma profondamente legato a Bologna, dove ha vissuto e lavorato, come nel Consorzio Università-Città. Tra i primi a capire la nuova sfida ad Oriente e a compiere pionieristici viaggi in Cina. Tra i suoi libri: “Cibo come Media. La rotta italiana tra la Scilla del McDonald’s e le Cariddi della nouvelle cuisine”, per i tipi di Franco Angeli. Nel quale, tra l’altro, si spiega come Ray Kroc, il 15 aprile del 1955, aprì il primo McDonald, inventando un “prodotto”, coerente con un certo di sistema di vita, agli antipodi di ciò che diciamo “cultura del cibo”.

Ospite d’eccezione della rassegna Mistic Media , le riprese sono di Giovanni Mazzanti (Mazzanti Media ) l’indimenticabile  Oscar Marchisio  che aveva profetizzato il futuro delle reti con grande ottimismo

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31 ottobre 1926 è una pagina di storia nel cuore di Bologna e avvicina i fatti, accaduti novant’anni fa  la cui ricorrenza, nel più assoluto silenzio è caduta lo scorso 31 ottobre 2016 e gli ottant’anni della morte di Antonio Gramsci , ricordati quest’anno grazie alle iniziative curate, in particolare, dalla Fondazione Gramsci . L’iniziativa è curata da Marco Macciantelli e si sviluppa in vari punti della città.

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Avrà luogo il 15 settembre alle 18 l’inaugurazione della mostra di Alessandro Gui : “Omaggio a Hopper e divagazioni ” alla Fondazione Carlo Gajani in Via Castagnoli, 14 a Bologna.

l’articolo di Marco Ottavio Avvisati De Martino

https://www.iamcontemporaryart.com/single-post/LINTERVISTA-ESCLUSIVA-AD-ALESSANDRO-GUI-E-LA-SUA-ARTE-DI-ASCOLTARE-IN-MOSTRA-A-BOLOGNA

 

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Nella foto il prof. Luigi Pedrazzi riceve l’Archiginnasio d’oro dal Sindaco di Bologna Virginio Merola (2014)

http://www.bibliotecasalaborsa.it/cronologia/bologna/2014/3614

Ci ha lasciati il prof. Luigi Pedrazzi, è stato anche  il fondatore e direttore de “Il Mulino” si pubblica il ricordo di Marco Macciantelli

Il Pedrazzino

Nel suo ultimo libro su Giuseppe Dossetti, Paolo Pombeni ha ricordato i contatti col gruppo dei giovani “mulinisti”, in occasione delle elezioni del ’56, quando, al termine di un incontro, l’ex vice segretario della Dc ebbe a pronunciare queste tre parole: “sceglierei il Pedrazzino”. Fu così che Luigi Pedrazzi, a 29 anni, entrò in Consiglio comunale.

Cofondatore del Mulino con una manciata di altri giovanotti anni Cinquanta: giacche larghe, cervello fino. Cultura europea e spirito “liberal”. Più sociologia, meno ideologia. Voglia di rimescolar le carte. Da Bologna, guardando oltre. Ecco: questo ha “significato” Luigi Pedrazzi. Partecipe della dimensione pastorale della Chiesa, ma sempre con autonomia di giudizio: basta rivisitare la sua esperienza di responsabile dell’inserto “Bologna Sette” di “Avvenire”, anche ai tempi del cardinal Giacomo Biffi.

Insegnante attento ai problemi dell’educazione, già all’inizio degli anni Cinquanta, denuncia: “La scuola senza riforma”. Si lancia in alcune avventure. Come “il Foglio”, fucina di futuri professionisti, non senza pesanti amarezze. Poi, in Comune, il “Foglione”. Nel referendum sul divorzio, cattolico “adulto”, è per il “no”. Tra i protagonisti del movimento referendario, alfiere del bipolarismo e di una democrazia governante, dal ’95, per un mandato, a Palazzo d’Accursio, come vice sindaco, incarnazione del motto “mai più Dozza contro Dossetti” (e viceversa).

Insofferente verso le rigide concezioni di partito, è passato tra i vasi di ferro senza far la fine del vaso di coccio. Ideatore di “cittadini in Consiglio”, per una partecipazione autenticamente vissuta. Consapevole che gli “dei accecano coloro che vogliono perdere”, in un suo scritto, prima fotocopiato e distribuito “brevi manu”, poi stampato per i tipi del Mulino, col titolo “L’Ulivocultore bolognese”, nel 1998, scriveva: “A Bologna l’Ulivo non può sbagliare. A Bologna non deve assolutamente perdere”. Così, messo nero su bianco, con un anno di anticipo.

Un esplicito “avviso ai naviganti”: nel presagire quel “clima”, che poi avrebbe portato al trauma della dolorosa sconfitta. Se la città è stata un luogo di “promozione del nuovo”, il professore può essere annoverato tra i suoi più tenaci, convinti, generosi ispiratori. L’Archiginnasio d’oro, nonostante le garbate professioni di modestia, proprio per il valore alto della sua testimonianza, gli è andato a pennello.

Mi capitava di incontrarlo per strada, oppure certi sabato mattina in una latteria vicino a casa sua, con Giorgio Comaschi, Carlo Di Palma e Marco Montanari. Ricordo con piacere il dibattito con lui promosso dalla “Casa dei pensieri” alla Zanichelli in piazza Galvani lo scorso anno: “60 anni fa, il libro bianco di Dossetti”; era sorridente, parlava fitto, rimemorante e convinto, serrato nelle spalle, maglioncino antracite. Abbiamo fatto il Pavaglione sottobraccio, sino a che si è fatto inghiottire dal taxi davanti alla Torinese. Ciao Gigi, sempre e di nuovo “il Pedrazzino”.

Luigi Pedrazzi (Bologna, 24 settembre 1927 – Bologna 27 giugno 2017).

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