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Posts Tagged ‘Marzia Forteguerri’

Jana Molza da tempo segue alcuni progetti , che le sono familiari, infatti,  ha ricevuto in eredità nelle carte d’archivio da lei recuperate novelle e storie di un antenato , favole che ha trascritto e messo in pagine ornate da lei stessa, facendo un lavoro certosino di grafica e scrittura. La vita di Jana Molza è una enciclopedia di racconti, di creatività, di bambole che cuce a mano con piccoli punti. La sua cucina è creativa tutto ciò che fa è impastato da mani piccole e sapienti. La sua pittura è stata premiata ripetutamente e lei novantenne, continua a raccontare quel tempo che scorre accanto a noi e di cui lei continua a racocntare il flusso.

Abbiamo visto come il percorso della Via Emilia sia ricco di contributi, di naivetè, di poesia , Pietro Ghizzardi vinse il premio Campiello nel 1977 “Mi richordo anchora ” un nuovo Folengo , in questo percorso a suo modo Jana Molza dà la sua impronta con i suoi quadri, l’operosità instancabile che mette in forma il tempo.

 

nella terzultima foto  la contessa Molza spiega che suo padre , ingegnere, aveva inventato un contenitore per i dischi, prima del 1930.

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L’antica Via Emilia è stata analizzata nel suo corso che la collega al mare anche nel film di  Nino Crescenti : “Dal fiume al mare ” con le musiche composte da Lucio Dalla, ricordiamo che anche Francesco Guccini ha dedicato alla Regione il suo album “Fra la via Emilia e il West” tema caro e fonte ispirativa, Via Emilia che nel percorso che conduce al mare ci porta immagini di campagna, di colture, di case, di spazi , un luogo dove gli abitanti danno voce personale e caratteristica al proprio affacciarsi sulla via Emilia, un  viaggio antico e vicino. Il modello emiliano è lo sviluppo attorno all’agricoltura, all’industria, all’artigianato con operosità e creatività di mestieri.

…a lungo accarezzato fino al 218 a.C. il progetto di conquista della pianura padana venne dai Romani accontonato a causa della calata di Annibale in Italia, poi abbandonato del tutto al termine della seconda guerra punica ciò a causa di una situazione e quindi di un’ottica politica completamente mutate. L’are cispadana venne di lì a poco organizzata attorno ad una struttura, quella imperniata sulla Via Emilia , dalla quale finì per prendere il nome addirittura la successiva Regio VIII di età imperiale.  Il nuovo impianto romano ebbe due caratteri particolari e ciò perchè nacque da considerazioni politiche ben precise. Dopo aver nuovamente e definitivamente sconfitto le genti galliche della Cisalpina negli anni compresi fra il 189 e 183 a.C. Roma fondò prima la colonia latina Bonomia Bologna, poi quelle romane Mutina Modena e di Parma. Contestualmente nel 187 per collegare tra loro tutti i centri pedemontani della Regione, venne tracciato il fondamentale asse della Via Aemilia. La genesi di questo sistema si collega direttamente alla linea politica adotatta da  marco Emilio Lepido il console del 187, l’uomo che diede il suo nome alla grande strada che taglia ancor oggi diagonalmente l’area Cispadana…(Giovanni Brizzi : la genesi della Via Emilia come asse strategico . Saggio contenuto in “Fotografia europea . La via Emilia. Strade viaggi confini. [S.n.] : Silvana editoriale, 201.)

La molteplicità di luoghi e persone fornisce ancora oggi un concetto di viaggio come riscoperta di antichi luoghi, è il caso dell’incontro con Jana Molza , pittrice, artigiana, deliziose le sue bambole cucite con punti fitti , bambole con gli occhiali perchè non solo rivolte alle bambine ma anche alle donne mature per avere amiche dall’orecchio instancabile , autrice di codici miniati e novelle tramandategli dai suoi stessi augusti antenati novelle che Jana desidera socializzare alle generazioni a venire.  Parlando con la contessa Molza ci si sente un pò come Erodoto si finisce col perdere il senso del tuo tempo e nel flusso della Storia crea un unico tempo. Interventi e poesie di Marzia Forteguerri.

 

 

 

 

 

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Ridò open for art ospita tre artisti : il fotografo Maurizio Cecchini , Vanja Ivanova e Marzia Forteguerri, a cura di Vincenzo Lucchese.
Ridò è in Via Caldarese 1/2 a Bologna. L’11 marzo ci sarà il finissage.

Da Rido’ in via Caldarese 1/2 a Bologna in un atelier di broccati e tapezzerie una mostra di tre artisti , Marzia Forteguerri espone le sue wunderkammer , Vanja Ivanova riecheggia Frida Kahlo al maschile con ritratti maschili ornati di fiori, la Ivanova é una flower design che vive a Londra e l’Italo londinese Maurizio Cecchini che rivisita Alice e il suo mondo. Con Emiliano La Pietra, Bartolomeo Di Dio, l’architetto Vincenzo Lucchese . L’esposizione chiude l ’11 marzo affrettarsi. Tutti i giorni 9,30/13 pomeriggio 15,30/19,30 chiuso giovedì pomeriggio e domenica .

L’intervista a Emiliano La Pietra :

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L’architetto Vincenzo Lucchese, già docente di Architettura a Venezia nell’arco della sua carriera ha fatto incontri artistici di grande rilievo di cui oggi  oggi propone alcuni artisti in
una mostra a Bologna che avrà luogo giovedì 23 febbraio alle 18 da Ridò in via Caldarese,1/2 che durerà fino al 12 marzo.
La mostra si chiama Faces and Flowers in a Fantasy World, in omaggio anche al Carnevale, ma non solo alla Galleria Ridò che vede la partecipazione di Maurizio Cecchini, vincitore del premio Celeste, fotografo che propone il party del Cappellaio Matto, le fotografie di Vanja Ivanova, russa, fotografa di eventi miliardari e sfarzosi Marzia Forteguerri con le sue wunderkammer .

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un ritratto di Marzia Forteguerri

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L’Opera pittorica di Marzia Forteguerri, formatasi all’Accademia delle Belle Arti di Pistoia e stimata allieva del prof. Giulio Carlo Argan è una ricerca spaziale intrapresa dall’alto, una visione del mondo che non ha un centro, la superficie del quadro è un pattern di segni e simboli che raccontano impressioni, emozioni che fluiscono narrando odori e colori, situazioni ed ambienti. Fin da bambina Marzia trascorreva il suo tempo di gioco, ma come si sa per la pedagogia dell’infanzia,  anche di lavoro, nel giardino ed è lì la sede della sua ispirazione, il rincorrersi delle stagioni nel ciclo di evoluzione dei fiori e della natura nel suo operare stagionale. Intraprendere una visione globale così impegnativa che spazia nelle quattro parti della superficie visiva comporta un vivo quadro percettivo per la formazione di una immagine simbolica. I dipinti di Marzia divengono scrittura , diari vitali appunti di un viaggio dell’inconscio con la natura a cui è debitrice.

 

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