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Posts Tagged ‘Massimo Pulini assessore alla cultura del Comune di Rimini’

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Il Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”

nell’ambito della rassegna Frontespizio

ha il piacere d’invitare all’incontro sul libro di  Giovanni Brizzi

Ribelli contro Roma
Gli schiavi, Spartaco, l’altra Italia
Il Mulino

Venerdì 6 aprile 2018 ore 17.30

Quasi tutta l’Italia per odio si era ribellata ai Romani e a lungo aveva fatto guerra contro di loro, e contro di loro si era unita al gladiatore Spartaco. Appiano di Alessandria

Il nome di Spartaco è legato alla terza e più nota delle guerre cosiddette servili, ribellioni di schiavi e non solo, che afflissero lo Stato romano fra secondo e primo secolo a.C.

Il libro mostra come quella guerra sia in realtà l’episodio ultimo di una serie di eventi a sfondo sociale e civile che coinvolsero una «seconda» Italia a lungo emarginata.

All’indomani di conflitti che avevano lasciato strascichi spaventosi di rovine, lutti, odio, Spartaco fu colui che, ultimo, riuscì a coagulare attorno a sé lo scontento delle popolazioni meridionali, soprattutto appenniniche, non ancora integrate. Anche se Crasso mise fine alla guerra, Roma, provata, fu infine costretta a cedere pienamente alle richieste degli Italici.

Giovanni Brizzi riconosciuto fra i più autorevoli studiosi della romanità e fra i massimi esperti delle tecniche militari antiche,  è ordinario di Storia romana all’Università di Bologna dopo aver insegnato negli Atenei di Sassari e di Udine. Membro di numerosi organismi scientifici nazionali e internazionali, è stato, per ben due volte (1993/94 e 2005/06), professore alla Sorbona; ed è insignito delle Palmes Académiques dello Stato francese. E’ autore di oltre duecentosessanta pubblicazioni a stampa, alcune delle quali tradotte in più lingue. Fra le ultime Il guerriero, l’oplita, il legionario. Gli eserciti nel mondo classico (Il Mulino, 2008) e Annibale (Il Mulino, 2014), «Canne. La sconfitta che fece vincere Roma» (Il Mulino, 2016).

Frontespizio “Come la prima pagina interna, che di un libro fornisce gli elementi essenziali e sostanziali, questa rassegna vuole accompagnare i lettori davanti alla porta di ingresso di nuovi testi. L’etimo della parola “frontespizio” (dal tardo latino frontispicium, composta di frons, frontis ‘fronte’ e del tema dispecĕre‘guardare’), evoca l’atto di guardare un volto, che restituisce la conoscenza delle principali espressioni e dei caratteri peculiari di una persona. Anche queste presentazioni ci faranno incontrare il volto di un libro e insieme quello del suo autore. Presentare equivale anche a declinare al presente, al qui e ora, gli infiniti argomenti legati all’arte della scrittura.La presenza in sala dell’autore è dunque un’occasione per collocare il pubblico in una inedita postazione, aggiuntiva rispetto alla lettura del libro. Conoscere le premesse dalle quali quel testo nasce, gli intenti dai cui lo scrittore è partito per costruirne l’impalcatura, offre un importante arricchimento di senso. Quando si diffuse il termine italiano “Frontespizio”, agli inizi del XVII secolo, le pagine di apertura di un libro contenevano, oltre ai nomi e ai titoli, anche un’architettura di immagini: colonne e timpani, figure allegoriche e oggetti simbolici erano disegnati e incisi a decorazione e viatico di quelle porte d’ingresso al testo.” Massimo Pulini

Tutto il programma di “Frontespizio4. Piccola rassegna di libri nuovi” su http://www.museicomunalirimini.it/mostre_eventi/agenda/pagina1003.html

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Sabato 10 febbraio 2018, ore 17

Biblioteca Gambalunga, Sala Cineteca
ingresso libero e gratuito

Margherita D’Amico

presenta Socrate 2896 (Bompiani, 2016)

Al via sabato 10 febbraio, alle ore 17, la rassegna “Tra umani e animali. Questioni di specie”, la rassegna organizzata dall’Istituto di Scienze dell’Uomo di Rimini con la collaborazione della Biblioteca Gambalunga sulla “questione animale”, oggetto di interesse e di studio per molti filosofi contemporanei. Ospiti dei tre appuntamenti saranno la giornalista e scrittrice Margherita d’Amico, la filosofa e ricercatrice Benedetta Piazzesi e Massimo Filippi, neuroscienziato e filosofo. I tre incontri si pongono l’obiettivo di impostare in modo consapevole e serio, lontano dall’animalismo da talk show, problemi e prospettive riguardanti la relazione tra il mondo animale e quello umano. La filosofia dovrebbe infatti assumersi il compito di ridefinire l’umano, il modo di pensare la nostra vita nel mondo in relazione agli altri animali e il nostro ruolo nella natura.

Che cos’è l’antispecismo? Che rapporti legano gli umani agli altri animali? Quand’è che l’uomo ha cominciato a considerare gli altri animali come mere risorse da utilizzare? E’ possibile trovare una dimensione umana che non sia strettamente antropocentrica e specista? A queste e altre domande cercheranno di rispondere Margherita D’Amico sabato 10 febbraio, Benedetta Piazzesi sabato 17 febbraio e Massimo Filippi sabato 24 febbraio .

A inaugurare il ciclo di incontri sarà Margherita D’Amico, che presenterà Socrate 2896 (Bompiani, 2016).

Margherita D’Amico: scrittrice e giornalista pubblicista, attivamente impegnata per i diritti dei più deboli, in particolare degli animali, la salvaguardia dell’ambiente e una convivenza più giusta e sostenibile fra l’uomo e le altre specie. Collabora con il Corriere della Sera dal 1989 al 2012 occupandosi dapprima di spettacolo e cultura, quindi specializzandosi in temi umanitari, sociali, ambientali e animalisti. Dal 2012 collabora con la Repubblica. Pubblica il primo romanzo, Rane, nel 1993. Seguono Ritratto con mangusta, Il Secondo di Bordo, L’Aquila delle Scimmie, oltre a romanzi e racconti per ragazzi. Scrive e traduce per teatro, cinema, radio. Nel 1996 pubblica una lunga intervista biografica a sua nonna, la sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico, che nel 2004 darà spunto al documentario Suso racconta. Con Luca Zingaretti, per sostenere i progetti in loco di AMREF, ha realizzato a Gulu, nell’Uganda del Nord, il documentario Gulu-una guerra dimenticata. Nel 2007 esce per la prima volta La pelle dell’orso,che nel giugno 2012 esce nella nuova edizione La pelle dell’orso – dalla parte degli animali (Bompiani), il quale analizza l’ingiustificabile principio su cui si basa l’intera civiltà umana: il mancato riconoscimento dell’identico diritto alla vita di ogni altra specie. In particolare alla difesa degli animali, degli alberi e dei luoghi naturali, Margherita ha dedicato molte inchieste: nella convinzione che benessere, progresso, salvezza, futuro non possano prescindere da una nuova intelligenza nel condividere la Terra con tutti i suoi abitanti. Nel 2017 ha pubblicato con Gallucci Conosco i miei polli. Gli animali ci definiscono.

In occasione delle conferenze, dal 10 al 17 febbraio, presso la Galleria dell’Immagine sarà possibile visitare la mostra fotografica di Stefano Belacchi dal titolo “Un incontro mancato”.

 

Al termine degli incontri si proseguirà con un aperitivo in compagnia dell’autore e con le associazioni aderenti all’iniziativa presso il Bar Lento in via Bertola 52.

Incontri a seguire

Sabato 17 Febbraio ore 17
Benedetta Piazzesi presenta Così perfetti e utili. Genealogia dello sfruttamento animale(Mimesis, 2015)

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La FEDE ARDENTE

Indice degli Indici dei libri all’Indice

a cura di Giovanni Luisè

Rimini – Museo della Città – Sala delle Teche

21 gennaio – 25 febbraio 2018

inaugurazione domenica 21 gennaio ore 18

 

Il libraio antiquario Giovanni Luisè di Rimini in quarant’anni di ricerca ha collezionato edizioni originali degli Indices – dal Concilio di Trento (1545-1563) a papa Pacelli (1948) – assieme a rari esemplari di testi antichi riferiti a censure, formulari degli interrogatori, dei processi criminali, delle torture. L’Index Librorum Prohibitorum fu lo strumento cui ricorse la Chiesa per contrastare la diffusione dell’eresia in generale e in modo particolare la Riforma di Martin Lutero. Un patrimonio librario e documentario di inestimabile interesse storico e iconografico che verrà esposto integralmente per la prima volta al Museo della Città di Rimini, nella Sala delle Teche a partire da domenica 21 gennaio 2018, sotto il titolo Fede Ardente, Indice degli Indici dei libri all’Indice a cura dello stesso Luisè.

Non è la prima volta che gli istituti museali valorizzano patrimoni e collezioni private all’interno dei propri spazi espositivi, si ricorda ad esempio il successo recente della mostra Sacri Calici Oreficeria religiosa dal XV al XX secolo, dalla raccolta Renzo Sancisi e la mostra del 2013 L’Arte del suono. Il mestiere del liutaio, in collaborazione con l’Associazione Nazionale Liuteria Artistica Italiana (ANLAI) di Cremona e dei Liutai Migani di Rimini e ciò nella volontà di creare un ponte tra il collezionismo privato e quello pubblico.

La mostra bibliografica Fede Ardente raccoglie le testimonianze della secolare guerra che la Santa Inquisizione, la Congregazione dell’Indice e il Sant’Uffizio combatterono contro la diffusione della stampa «perniciosa» condannando alla distruzione e al rogo migliaia di libri a cui era affidato il pensiero libero.

Opere di Lucrezio, Dante, Lorenzo Valla, Erasmo, Machiavelli, Giordano Bruno, Galileo, Vittorio Alfieri, Cesare Beccaria, Voltaire, Leopardi, ovvero il cardine della nostra civiltà, furono condannate. Tra queste opere finirono all’Indice e alle fiamme l’Encyclopedie, simbolo dell’Illuminismo, la migliore letteratura francese dell’Ottocento e quella italiana del Novecento.

Il rogo dei libri (la biblioclastia e anche l’iconolastia) è una pratica promossa sin dall’antichità da autorità politiche o religiose legandosi spesso al fanatismo ideologico e purtroppo facendo da corollario ai molti conflitti bellici e ai rovesci di regime. Una pratica che divenne spesso pubblica e si tinse di orrore e di censura.

Dal rogo della Biblioteca di Alessandria, uno dei principali poli culturali ellenistici costruita intorno al III secolo a.C. durante il regno di Tolomeo II Filadelfo, al celebre romanzo distopico Fahrenheit 451 (1951) di Ray Bradbury, nel quale si propone una società che ha come missione localizzare e bruciare i libri; dai roghi nazisti – il più celebre quello avvenuto nella Bebelplatz di Berlino il 10 maggio 1933- al fuoco della labirintica biblioteca del monastero del Nome della Rosa, celeberrimo romanzo di Umberto Eco, appiccato da padre Jorge da Burgos per evitare che il mondo venga a conoscenza dell’ultima copia del secondo libro della Poetica di Aristotele.

Ai roghi del pensiero non c’è mai fine, sia quelli reali che quelli letterari.

«Il fuoco è distruttore, il fuoco è purificatore. Questo è l’assunto apodittico che sta all’origine dell’uso ossessivo delle fiamme per annientare l’oggetto del proprio odio o, se volete il proprio nemico… Nemici non erano i libri in sé ma quello che i libri contenevano: le idee, le fantasie, le invenzioni», scrive Giovanni Luisè nella introduzione del catalogo che accompagna la mostra, che è illustrato da ben 127 schede dei materiali esposti.

 

Orari: da martedì a sabato 9.30-13 e 16-19 domenica e festivi 10-19chiuso lunedì non festivi/INGRESSO LIBERO

info: www.museicomunalirimini.it

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(nella foto l’assessore alla cultura del Comune di Rimini Massimo Pulini) 

Fabbrica Arte Rimini: inaugura LUMEN, La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano fotografata a lume di candela

A chiudere l’anno del seicentesimo anniversario della nascita di Sigismondo Pandolfo Malatesta sarà un appuntamento di grande valore artistico: la mostra LUMEN La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano che, con un ciclo di opere 39 fotografie straordinarie l’artista Nino Migliori, offre l’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela e che, curata da Roberto Maggiori, sarà inaugurata alla FAR – Fabbrica Arte Rimini domani sabato 16 dicembre 2017 alle ore 18 alla presenza dell’autore.

Una mostra di un grande fotografo che nasce nell’ambito delle Celebrazioni sigismondee, che Rimini ha voluto commissionare all’artista Nino Migliori capace di realizzare un nuovo ciclo di opere dedicate ad Agostino di Duccio e al Tempio Malatestiano, stilisticamente iscritto nella recente serie che ha per tema ispiratore la scultura gotica e rinascimentale.

L’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela, ci restituisce un inedito sguardo su quella cruciale vicenda storica. Quelle opere di metà Quattrocento, immerse nel liquido amniotico della notte e raccolte da un geniale occhio contemporaneo, rivelano la loro dimensione gotica, più di quanto non possa fare qualsivoglia riflessione estetica o teologica.

Nino Migliori – ha detto l’assessore alle Arti Massimo Pulini nel presentare quest’oggi la mostra in anteprima alla stampa – è tra gli autori che meglio rappresentano la straordinaria avventura della fotografia che, da strumento documentario, assume valori e contenuti legati all’arte e alla sperimentazione. Oggi si considera Migliori come un vero architetto della visione, ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere dell’immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua produzione.

Nel ringraziare quanti hanno collaborato, in primo luogo la Diocesi di Rimini e la “Fabbrica del Tempio”, voglio ricordare, oltre alla Regione Emilia-Romagna per il sostegno alle Celebrazioni, anche Banca Malatestiana che ha creduto in questo progetto fin dalla sua ideazione ed ha voluto legare il suo nome, come era naturale che fosse, a questo evento di punta delle Celebrazioni Malatestiane, ed Hera che ne ha favorito la realizzazione.”

Nino Migliori – Roberto Maggiori che ha curato la mostra – fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati.

Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio.

Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l’attenzione alla memoria storica e all’immaginario collettivo, attraverso un’osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l’orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l’azione dell’artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all’interiorità, all’immaginazione, all’incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.

“L’operazione di Nino Migliori – afferma Giuseppe Gagliano, Direttore Relazioni Esterne del Gruppo Hera che ha sostenuto l’iniziativa – rappresenta una forma viva e attualizzante di valorizzazione del patrimonio culturale, che merita di essere premiata. Da sempre attenta alle migliori esperienze culturali dei propri territori di riferimento e nella convinzione che i tesori dell’arte debbano costantemente rinascere alla luce di sguardi ed energie nuove, Hera ha così deciso di sostenere una mostra fotografica che eccede il semplice omaggio ad Agostino di Duccio e al Tempo Malatestiano, invitandoci semmai a riprogettare il nostro sguardo in funzione di una bellezza inedita, in cui cogliere di sorpresa il nostro stesso passato.”

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Nell’ambito del ciclo

FRONTESPIZIO III

venerdì 15 dicembre 2017 alle ore 17.30

presso la Sala del Giudizio

del Museo della Città di Rimini “Luigi Tonini”

verrà presentato il libro

La Romagna dei castelli e delle rocche

Società Editrice “Il Ponte Vecchio”

Saranno presenti
Angelo Turchini,
Mirko Orioli
Paola Novara
Marco Viroli
coautori del volume

Nella Romagna tra Medievo ed Evo Moderno è ovunque in atto una lotta per la sopravvivenza e per il dominio e ovunque perciò fioriscono strutture di difesa e di offesa. Così avviene lungo l’Appennino, ove rocche e castelli paiono dare nuovo slancio all’aguzzo delle cime, così su meschini rilievi, come a Cesena o a Santarcangelo, oppure nella piena pianura, ove rocche e castelli si acquattano minacciosi a strettissimo contatto con i dominati (a Imola, a Faenza, a Forlì, a Forlimpopoli, a Rimini, a Ravenna, a Lugo…): bastioni potentissimi a garanzia di un potere inestirpabile.

Ricostruendone le vicende, il libro diviene una storia della Romagna sotto la specie degli incastellamenti: passano nelle sue pagine figure memorabili; rivivono le ambizioni degli uomini che abitarono quelle torri e quei masti; si celebra l’eroismo di donne di ardente sorprendente coraggio, protagoniste di una Romagna appassionata e corrusca; si rievocano le sofferenze delle popolazioni, la prepotenza dei signori, le tecniche della guerra, gli afrori delle ambizioni umane, infine gli amori che pure fiorirono in sale costruite per altro che per l’abbandono alle tenerezze dei sentimenti.

Agli autori del libro appunto questo l’Editore ha chiesto: assumere le rocche e i castelli non solo e non tanto per la loro struttura architettonica e per il loro possibile valore turistico, ma soprattutto per quel che significarono nella storia, anche personale, di quanti vi abitarono, per le vicende che determinarono e per il peso che vi ebbero: dunque, una storia di cuori, di menti, di caratteri e di destini prima che di pietre e di forme, così da costruire un libro unico, sia per la vastità della ricerca, sia e in particolare perché storia di donne, di uomini, di città dentro la loro rocca [dalla presentazione di Eraldo Baldini].

Angelo Turchini è professore di Archivistica presso l’Università di Bologna I suoi interessi lo hanno spinto a pubblicare con «Il Ponte Vecchio» diverse ricerche raccolte nelle collane “Per la memoria di Rimini e del suo territorio” (sulla sua città), “Storia della Romagna nell’età moderna e contemporanea”, e “Monumenta borromaica” sull’area milanese.
Tra gli ultimi titoli ricordiamo I Malatesta. Signori di Rimini e, con Cristina Ravara Montebelli, Storia di Rimini. Dalla preistoria all’anno Duemila.

Mirko Orioli, cesenate, è docente di Storia dell’arte nelle scuole secondarie di secondo grado e si occupa della realizzazione di progetti tesi alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico locale. Membro dello Studio Culturale “Artemisia” di Cesena, per i tipi del «Ponte Vecchio» ha pubblicato  La Rocca Malatestiana di Cesena (2013).

Marco Viroli, forlivese, laureato in Economia e Commercio, è saggista e gionalista pubblicista, esperto in comunicazione e operatore culturale. Autore di numerosi volumi tra cui ricordiamo Caterina Sforza. Leonessa di Romagna (2008), La Rocca di Ravaldino in Forlì (2012), Storia di Forlì, con Sergio Spada e Mario Proli (2014), tutti editi dal «Ponte Vecchio»

Paola Novara è nata e vive a Ravenna. Lavora presso il Museo Nazionale di Ravenna. I suoi interessi scientifici si rivolgono da anni allo studio della storia e dell’archeologia della Romagna. Tra i tanti saggi pubblicati ricordiamo Storia delle scoperte archeologiche di Ravenna e Classe, (1998), Restauri dei monumenti paleocristiani e bizantini di Ravenna patrimonio dell’umanità, con Antonella Ranaldi (2013), Storia di Ravenna, con Alessandro Luparini («Ponte Vecchio», 2016).

Cristina Castellari, imolese, laureata in Conservazione dei Beni culturali e diplomata alla Scuola di specializzazione in Storia dell’Arte dell’Università di Bologna è una storica dell’arte e guida turistica. Ha pubblicato numerosi saggi su storia, arte e architettura di Imola in cataloghi, riviste e volumi miscellanea tra cui Luci della ribalta cittadina con Laura Berti Ceroni e Federica Cavina (2016).
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Frontespizio
“Come la prima pagina interna, che di un libro fornisce gli elementi essenziali e sostanziali, questa rassegna vuole accompagnare i lettori davanti alla porta di ingresso di nuovi testi. L’etimo della parola “frontespizio” (dal tardo latino frontispicium, composta di frons, frontis ‘fronte’ e del tema di specĕre ‘guardare’), evoca l’atto di guardare un volto, che restituisce la conoscenza delle principali espressioni e dei caratteri peculiari di una persona. Anche queste presentazioni ci faranno incontrare il volto di un libro e insieme quello del suo autore. Presentare equivale anche a declinare al presente, al qui e ora, gli infiniti argomenti legati all’arte della scrittura.La presenza in sala dell’autore è dunque un’occasione per collocare il pubblico in una inedita postazione, aggiuntiva rispetto alla lettura del libro. Conoscere le premesse dalle quali quel testo nasce, gli intenti dai cui lo scrittore è partito per costruirne l’impalcatura, offre un importante arricchimento di senso. Quando si diffuse il termine italiano “Frontespizio”, agli inizi del XVII secolo, le pagine di apertura di un libro contenevano, oltre ai nomi e ai titoli, anche un’architettura di immagini: colonne e timpani, figure allegoriche e oggetti simbolici erano disegnati e incisi a decorazione e viatico di quelle porte d’ingresso al testo.”
Massimo Pulini

La rassegna Frontespizio3 proseguirà fino al 29 dicembre 2017
Gli incontri si terranno a Rimini, Museo della Città “Luigi Tonini”, via Luigi Tonini n.1 alle ore 17.30
Ingresso libero
Info 0541 793851

Tutto il programma su
http://www.museicomunalirimini.it/agenda/pagina968.html

Musei Comunali di Rimini
via dei Cavalieri, 26
47921 RIMINI
tel. 0541.704422
fax 0541.704410
sito web: www.museicomunalirimini.it

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Xilografia (1924-1926)

Un’utopia grafica

Rimini, Far

14 ottobre – 10 dicembre 2017

Tra la seconda (2016) e la terza edizione (2018) della Biennale del Disegno di Rimini, l’Assessorato alle Arti del Comune di Rimini e i Musei Comunali propongono un’ampia esposizione di oltre 140 opere su carta: xilografie, ovvero incisioni da matrici in legno originali tratte dalla prestigiosa rivista “Xilografia”, ideata e curata da Francesco Nonni tra il 1924 e il 1926 e simbolo del Liberty e del Déco italiano ed europeo.

La mostra, dal titolo Xilografia (1924-26). Un’utopia grafica, a cura di Alessandra Bigi Iotti, è stata inaugurata   a Rimini, nella sede della Far, Sabato 14 ottobre alle ore 18.

“Xilografia” fu stampata a Faenza in 300 esemplari presso lo Stabilimento Tipografico dei fratelli Lega ed ebbe uscita mensile. Conservate per lo più in archivi pubblici e privati e in biblioteche storiche, le rare serie complete di “Xilografia” sono per lo più inaccessibili e sconosciute al grande pubblico, che in occasione della mostra riminese potrà ammirare le xilografie esposte come vere e proprie singole opere d’arte, grazie alla disponibilità degli eredi Lega, che sfascicolando una intera serie l’hanno generosamente messa a diposizione del pubblico. Sarà inoltre possibile visionare, accanto alle xilografie, alcune matrici lignee originali provenienti dalla Biblioteca manfrediana di Faenza e in origine di proprietà dei Lega.

 

“Xilografia”, ideata e realizzata da Francesco Nonni, uno degli artisti più rappresentativi del Liberty e del Déco italiano, chiude un’epoca: la fase “eroica” della rinascita della xilografia d’invenzione inaugurata a inizio ‘900 con l’opera di Adolfo De Carolis. Un’utopia grafica di rara bellezza e completezza che è oggi considerata il panorama più completo della xilografia italiana del primo Novecento, con le migliori opere di artisti come Adolfo De Carolis, i romagnoli Domenico Baccarini, Gino Barbieri, Antonello Moroni e Francesco Nonni, inventore di alcune delle immagini più suggestive del gusto Dèco. Importanti incisori e illustratori dell’epoca sono inoltre Giannetto Malmerendi e Gino Carlo Sensani. Non mancano i nomi più significativi del cosiddetto bianco e nero: Benvenuto Disertori, Benito Boccolari, Armando Cermignani e Guido Marussig. Fino alle potentissime immagini xilografiche scavate nel legno del viareggino Lorenzo Viani, rappresentante di punta della linea espressionista italiana.

Mostra e catalogo a cura di Alessandra Bigi Iotti

Catalogo

Grafica e impaginazione: NFC edizioni Rimini. Stampa: IBC Regione Emilia Romagna

Comitato scientifico e testi in catalogo

Massimo Pulini, Alessandra Bigi Iotti, Gianignazio Cerasoli, Vittorio Lega, Alberto Mingotti, Antonella Imolesi Pozzi, Umberto Giovannini, Maria Pina Bentivenga

Con il sostegno di: IBC Regione Emilia Romagna

Fabriano Opificio della Rosa RUFA Rome University of Fine Arts e Central Saint Martins

FAR Inaugurazione: ORE 18,00

Orari: 10,00-13,00/16,00-19,00

EVENTI COLLATERALI

LABORATORI DIDATTICI

FAR I° piano

A cura di Veronica Azzinari (Opificio della Rosa, Montefiore Conca)

Sono previsti laboratori didattici sulla tecnica della xilografia per tutte le scuole e laboratori specifici per tutti i visitatori della mostra, solo su prenotazione (info…)

 

Laboratori didattici aperti al pubblico

Domenica 22 ottobre, ore 16,00: “My T-shirt”

Domenica 29 ottobre, ore 16,00: “Dentro l’immagine”

Domenica 12 novembre, ore 16,00: “Memory urbano”

Domenica 26 novembre, ore 16,00: “Se fossi una lettera”

Sabato 9 dicembre, ore 10,00: “Memory urbano”

 

I laboratori domenicali si svolgeranno nella sede della Far

 

MOSTRA: “XILOREPORTAGE”- RIMINI 2017

FAR I° piano

A cura di Opificio della Rosa (Montefiore Conca)

Viaggio xilografico nella capitale del turismo-Rimini 2017 attraverso gli occhi di dieci giovani artisti internazionali (Central Saint Martins, University of the Arts London e RUFA, Rome University of Fine Arts)

 

MOSTRA: LA RINASCITA DELLA XILOGRAFIA IN ITALIA AGLI INIZI DEL NOVECENTO

Museo della città/Sala delle teche

A cura di Alessandra Bigi Iotti/Gianignazio Cerasoli

 

La mostra è stata realizzata grazie al prestito delle opere da parte di: Marco Sangiorgi, Gianignazio Cerasoli, Alberto Mingotti, Vittorio Lega, Damiano Bandini (La Vecchia Stamperia di Faenza)

 

Orari Museo della città:10,00-13,00/16,00-19,00

 

CONFERENZE/VISITE GUIDATE

Sabato 28 ottobre, ore 17,30

GIANIGNAZIO CERASOLI, Tra mercato e passione. Riflessioni a voce alta di un collezionista di xilografie a passeggio nel suo mondo di carta

Domenica 5 novembre, ore 17,30

UMBERTO GIOVANNINI, Barbieri-Banksy. Iconografia militante

Domenica 19 novembre, ore 17.30

ALBERTO MINGOTTI, Visita guidata alla mostra Xilografia (1924-1926). Un’utopia grafica

Domenica 10 dicembre, ore 17.30

ANTONELLA IMOLESI POZZI, Nel segno di Francesco Nonni. Una visita guidata

 

Conferenze e visite guidate prenderanno avvio dalla sede della FAR

 

 

 

L’Ufficio Stampa

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