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Subotzky_02 Subotzky Subotzky Ponte City

 

Mikhael Subotzky Ponte City

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Zeichmann  mare mater 

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Confesso che quando ho letto il titolo della manifestazione tuttora in corso, a Reggio Emilia, che sta coinvolgendo la città con eventi sia istituzionali che off  ho meditato sull’infinito fotografico, è quello che dall’obbiettivo si legge con il numero 8 , preso pari pari dalla Caballah  del numero perfetto? oppure l’infinito è riferito alla serialità delle immagini, infinita, appunto, il tratto caratteristico della fotografia? oppure l’infinito è riferito alla originaria e aquinate interpretazione della finitezza e/o infinitezza della creazione che l’uomo completerà col suo stesso agire? ogni filosofo sull’infinito ci ha elaborato sopra ed ora applicare sulle immagini questo concetto mi ha fatto piacere, quello che si prova quando un linguaggio assume una giusta elevazione.  Contemporaneamente, Mark Zuckerberg, fondatore giovane e geniale di facebook sta pensando ad una piattaforma esclusivamente dedicata alle immagini, dunque le immagini stanno avviandosi verso un infinito espressivo, le lingue  della globalizzazione sono diverse, ma le immagini dovrebbero non necessitare di parole consentendoci una collettiva e mondiale globalizzazione.

In questo universo affascinante e fantastico avviarsi verso un festival della fotografia europea è cercare di crescere guardando e confrontando il lavoro e le nuove proposte.

La mostra di  Luigi Ghirri, 1943-1992, nativo di Scandiano è l’ouverture di “Vedere uno sguardo infinito” , le sue inquadrature tendono alla perfezione ,  intendendo con ciò dando forma alla materia, la sua dichiarazione “come pensare per immagini” in cui è contenuto il senso del suo lavoro.

Dice Luigi Ghirri : “Nelle mie foto i soggetti sono quelli di tutti i giorni, appartengono al nostro campo visivo virtuale , sono immagini, insomma di cui ci siamo abituati a fruire passivamente , isolati dal contesto abituale e dalla realtà circostante, riproposte fotograficamente , in un discorso diverso, queste immagini si rivelano cariche di un significato nuovo.

Ed ecco che si avverte l’infinito, guardando e riguardando una cosa la si vede sempre nuova, rinnovata, infinitamente diversa dalla volta precedente.

Luigi Ghirri : ” ho fotografato molte persone di spalle, ho voluto dare alle persone un numero infinito di identità, dall amia, quando fotografavo a quella ultima, quella dell’osservatore. La ricerca dell’identità è sempre una strada difficile. Il mio ruolo di fotografo non vuole essere quello dell’autore, del cronista, o del suggeritore ma è anche il mio, identico a quello dei soggetti fotografati. 

…Il mio sguardo (Ghirri) è un tentativo semplice di ricostruire un sentimento di appartenenza e pacificazione.

 

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