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Posts Tagged ‘Storia della fotografia’

A Bologna, si verifica un incontro postumo di due grandi protagonisti della fotografia del Novecento , due pietre miliari, Man Ray che firma il meraviglioso manifesto della mostra ex Africa che è stata inaugurata ieri, di cui scrive Matteo Lepore, Assessore alla Cultura del Comune di Bologna nel suo blog
” Per la varietà dei temi trattati, “Ex Africa” è l’esposizione dedicata all’arte africana più ampia mai organizzata in Italia, nella quale si spazia da testimonianze su culture millenarie, fino alla produzione degli artisti contemporanei. In mostra sono documentati i diversi sguardi con i quali l’Occidente si è posto dinnanzi alle espressioni plastiche dell’Africa: dall’antico collezionismo di curiosità esotiche alla pura estetica, dal significato rituale e religioso di queste manifestazioni, fino al superamento di vecchi preconcetti di un’arte anonima e senza tempo.” Al Museo Civico Archeologico.
E contemporaneamente, sempre all’insegna di Man Ray di cui era la modella e Musa ispiratrice una mostra su Lee Miller che assieme a Man Ray attraversa la stagione del surrealismo stavolta come fotografa e non solo come modella come era in origine.
C’è da dire che per quanti sforzi fatti le foto di Lee Miller erano difficili da reperire ed oggi si riescono a vedere nello splendore aggiunto di Palazzo Pallavicini in Via san Felice, 24 .

https://www.palazzopallavicini.com/

https://www.rsi.ch/podcast/podcast-only/rete-due/la-corrispondenza/22.03.19-Bologna-una-primavera-ricca-di-mostre-fotografiche-11567806.html?f=podcast-xml&popup=html&fbclid=IwAR2TctVsW02lx6h1cVGlQtspDS7p0H6ts2–x7QE32Wuc3PE5XAnuu9W088

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Uno dei massimi studiosi ed editori della fotografia italiana è Maurizio Rebuzzini che ha così ricordato la nascita della fotografia con Talbot. Naturalmente la disputa  Daguerre/Talbot è compresa…

William Henry Fox Talbot (1800-1877)

L’11 febbraio 1800 nasce William Henry Fox Talbot.

Per quanto l’ufficialità della nascita della fotografia debba necessariamente riferirsi alle date di annuncio e presentazione del processo dagherrotipico (7 gennaio e 19 agosto 1839), bisogna tenere conto che la fotografia, così come l’abbiamo sempre intesa e ancora la intendiamo, è evoluta a partire dal negativo-positivo di William Henry Fox Talbot (oggi, file digitale), che è dunque il vero inventore della fotografia.

All’indomani dell’annuncio del dagherrotipo, del 7 gennaio 1839, William Henry Fox Talbot vantò e rivendicò la priorità dei propri esperimenti. Il trentuno gennaio riferisce del suo “disegno fotogenico” alla Royal Society, dopo che -il precedente venticinque- Michael Faraday ne aveva relazionato ai membri della Royal Institution.

In Italia, il manuale “Metodo per eseguire sulla carta il fotogenico disegno rinvenuto dal signor Fox Talbot” è stato pubblicato a cura di Gaetano Lomazzi, nel 1839, dall’editore milanese Giuseppe Crespi, in data sconosciuta, da marzo ad agosto; comunque, antecedente all’edizione italiana del manuale di Daguerre (1840). Si tratta della traduzione delle relazioni pubblicate dal periodico inglese a carattere scientifico “The Athenaeum”, il due, nove e ventitré febbraio, a seguito delle sedute svolte da William Henry Fox Talbot alla Royal Society. Ma, soprattutto, si tratta della rivendicazione di priorità dei propri esperimenti, già espressa in una lettera inviata all’accademico François Arago, padrino di Daguerre, il ventinove gennaio.

«Nella primavera del 1834 cominciai a mettere in pratica un metodo, che aveva divisato qualche tempo innanzi per impiegare utilmente la curiosissima proprietà, stata da lungo tempo conosciuta dai chimici, che possedeva il nitrato d’argento, principalmente il suo scoloramento quanto era esposto al raggio paonazzo della luce. Questa proprietà mi parve di essere forse capace di un utile applicazione nel seguente modo».

Nell’agosto 1835, William Henry Fox Talbot ottenne l’immagine negativa (6x6cm circa) di una finestra: oggi, la conteggiamo come prima immagine negativa. Successivamente, questa sarà la base del processo calotipico (calotipo), che si contrapporrà al dagherrotipo. Basato sul princìpio del negativo-matrice dal quale ottenere copie positive in quantità praticamente infinita, il calotipo è diverso dal dagherrotipo, in copia unica. Fox Talbot utilizza una superficie di carta resa sensibile alla luce con nitrato e cloruro d’argento. In semplificazione, il disegno fotogenico è realizzato su carta salata: ovverosia, carta sensibilizzata alla luce con sale da cucina.

Non ci si può riferire a William Henry Fox Talbot senza richiamare e sottolineare il valore storico della sua edizione di “The Pencil of Nature”, il primo libro illustrato con fotografie applicate, avviata all’indomani dell’apertura di uno studio fotografico a Reading, l’attuale Baker street di Londra: edizione originariamente apparsa in fascicoli (di nessun successo commerciale, va rilevato), dal 29 giugno 1844 al successivo aprile 1846.

Di “The Pencil of Nature” esistono almeno due edizioni moderne in anastatica, che danno peso e spessore soprattutto alla consecuzione dei calotipi originari: la prima è quella di Da Capo Press, New York, 1969, con introduzione di Beaumont Newhall, allora direttore della George Eastman House; l’altra è quella di Hogyf Editio, di Budapest, del 1998. Quindi, segnaliamo che Fabio Augugliaro, ai tempi giornalista di settore, aveva tradotto e commentato le annotazioni di alcune tavole: in “Reflex”, del febbraio 1983.

Sottolineiamo ancora la personalità di infaticabile ricercatore, ricordando che, nel 1851, sfruttando una potente scintilla elettrica, William Henry Fox Talbot fotografò nitidamente una pagina del “Times”, fissata su un supporto in movimento rotatorio (per l’esattezza, proprio una ruota).

Oltre gli esperimenti preistorici, definiamoli così, a partire dall’attività dello studio professionale avviato a Londra, William Henry Fox Talbot ha realizzato/scattato oltre cinquemila immagini, che includono affascinanti visioni della sua casa di Lacock Abbey, ritratti di amici e famigliari, still life di elementi botanici, tessuti e oggetti di vario tipo. A conti fatti, ha rivelato una raffinata e colta espressività d’autore. Senza dubbio, le sue fotografie, raccolte e presentate in eleganti monografie a noi contemporanee, riflettono la società e il mondo culturale del tempo, e si rivelano immagini affascinanti, in grado di emozionare ancora oggi (soprattutto oggi).

                                                                                                                                Maurizio Rebuzzini 

Talbot

Fox Talbot Henry Fox Talbot

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