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Posts Tagged ‘Urs Stahel’

Al Mast una mostra importantissima , inaugurata in occasione di Art City, curata da Urs Stahel, è di un giovane fotografo, Richard Mosse, dal titolo Displaced: migrazione, conflitto, cambiamento climatico .

Queste foto, realizzate con mille e più fotogrammi, poi assemblate successivamente, si riferiscono ai luoghi in cui vengono ospitati i migranti, in container, un porto dismesso greco, un luogo in Turchia, ogni luogo ha una sua storia che va scoperta, come l’aeroporto di Berlino edificato all’epoca dai nazisti e ora attrezzato come campo profughi.Strati di storia che si vengono a sommare , nel catalogo della mostra non ci sono commenti, solo la descrizione delle opere, che significa che ognuno deve trarre una sua conclusione da questa esperienza.

Le foto sono di una sezione della mostra

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(Foto di Roberta Ricci dell’opera di Anish Kapoor)

Il 7 maggio riapertura con una grande mostra: Displaced, la prima antologica del fotografo di Richard Mosse. 77 fotografie e 4 videoinstallazioni, distribuite su tre livelli della Fondazione (Gallery, Foyer e Livello 0), per un’esperienza immersiva di straordinaria potenza. Dai lavori dei primi anni 2000 fino alle opere più recenti, l’artista ha esplorato le tematiche dei conflitti, delle migrazioni, del cambiamento climatico. Definendo ogni volta linguaggi nuovi, attraverso l’uso di tecnologie anche di derivazione militare.

Clicca qui per registrarti https://platform.eventboost.com/…/calend…/26988/it_IT….

L’ingresso è gratuito, la prenotazione è obbligatoria.

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Due nuovi appuntamenti con la fotografia per l’autunno alla Fondazione Mast di Bologna: fino al 3 gennaio focus su invenzioni e mondo dell’industria

Il passato che immagina il futuro. Il presente che si interroga su se stesso. Due mostre, due diverse prospettive per confrontarsi con il mondo dell’industria, della tecnica, del lavoro. E’ l’autunno del Mast di Bologna, che, conclusa ‘Uniform‘, presenta due nuovi appuntamenti con la fotografia.

In esposizione fino al 3 gennaio i lavori dei cinque finalisti della sesta edizione del ‘Mast Photography grant on industry and work’, un concorso fotografico dedicato a talenti emergenti, quest’anno vinto dalla messicana Alinka Echeverria con il progetto intitolato ‘Apparent femmininity‘.

La seconda mostra è ‘Inventions‘, curata in collaborazione con Stahel da Luce Lebart, che ha setacciato le collezioni dell’Archive of modern conflict di Londra e gli Archivi nazionali francesi per mettere insieme una selezione di fotografie delle invenzioni più brillanti, originali, ma anche grottesche prodotte nel periodo tra le due guerre mondiali. Scatti realizzati senza alcun intento artistico, ma con “innegabili qualità estetiche” e, soprattutto, uno stile, dunque, capaci di raccontare delle storie.

 

APPARENT FEMMININITY, IL RUOLO DELLE DONNE AGLI ALBORI DI CINEMA E INFORMATICA
Storie come quelle recuperate da Echeverria nel tentativo di ricostruire il ruolo svolto dalle donne agli albori dell’industria del cinema e dell’informatica. La fotografa messicana propone una installazione in tre parti: ‘Grace‘, intitolato alla pioniera della scienza Grace Hopper, un’animazione tratta da una fotografia di Berenice Abbott (dalla Collezione Mast) che rappresenta una programmatrice al lavoro ed è accompagnata da una colonna sonora composta da Daphne Oram, inventrice del graphical sound. ‘Hélène‘ è una installazione di negativi su lastre di vetro con immagini solarizzate delle mani delle montatrici cinematografiche al lavoro. La terza sezione proposta da Echeverria, ‘Ada‘, è un omaggio a Ada Lovelace, la matematica considerata da molti la prima programmatrice della storia.

‘INVENZIONI’
E’ ambientato nel gigantesco ‘mar de plastico’, il ‘mare di plastica’ delle serre per la coltivazione di frutta e verdura che si estende a sudovest di Almeria, nella Spagna meridionale, il progetto della fotografa inglese Chloe Dewe Mathews, che indaga le dinamiche dell’agricoltura moderna, mettendo in luce, attraverso gli occhi di un lavoratore stagionale migrante, questioni relative alla produzione e al consumo di cibo, allo sfruttamento delle persone e alla crisi ambientale. Strutture aereodinamiche, turboreattori, pistoni idraulici, connessioni elettriche degli aerei come sculture negli scatti digitali del parigino Maxime Guyon, che con il progetto ‘Aircraft’ è entrato negli hangar europei dove si producono i grandi aerei per realizzare una serie di fotografie iperrealistiche e nello stesso tempo astratte.

Aapo Huhta con ‘In Sorrow? Very Unlikely’ esplora i modi in cui l’intelligenza artificiale percepisce le fotografie fatte dall’uomo. Il progetto è costituito da fotografie recenti che Huhta ha selezionato dal suo archivio personale e ha fatto interpretare dai programmi di riconoscimento delle immagini per ipovedenti: il risultato è una traccia audio in contraddizione con l’immagine che, però, suggerisce il fotografo finlandese, potrebbe rivelare qualcosa di non esplicito o consapevole sulle intenzioni intenzioni dell’autore.

Pablo López Luz nella serie ‘Baja Moda’ fotografa le vetrine dei negozi di abbigliamento in America Latina, che resistono all’omologazione imposta dall’industria globale della moda e porta la riflessione sul paesaggio urbano come luogo privilegiato per cogliere le trasformazioni sociali e culturali.

“UNO SPACCATO DI PASSATO CHE PROVA A COSTRUIRE IL FUTURO”
“Ogni due anni, la Fondazione Mast offre a giovani fotografi l’opportunità di confrontarsi con le problematiche legate al mondo dell’industria e della tecnica, con i sistemi del lavoro e del capitale, con le invenzioni, gli sviluppi e l’universo della produzione. E spesso il loro sguardo innovativo e inedito ci costringe a scontrarci con incongruenze, fratture, fenomeni e forse perfino abissi che finora avevamo trascurato o cercato di non vedere”, spiega il curatore della mostra, Urs Stahel, che ha collaborato anche all’allestimento di ‘Inventions’: le fotografie scelte da Lebart furono realizzate in Francia per l’Office des inventions su iniziativa di Jules-Louis Breton, a capo del sottosegretariato di Stato alle invenzioni.

Assieme ai progetti e alle descrizioni dettagliate delle invenzioni, le immagini ne facilitavano la valutazione e rappresentavano così una valida alternativa ai prototipi, facili da archiviare e prontamente disponibili per la presentazione di fronte alle commissioni. Ne emerge uno spaccato di un passato che provava a costruire il futuro, progettando macchine e sistemi, dalla lavatrice all’aspirapolvere, passando per le maschere anti-gas e i thermos, che rendessero più semplice, sicura o meno faticosa la vita delle persone. Spesso l’inventore stesso, con grandi mustacchi e pantaloni alla zuava, è immortalato accanto al prodotto del suo ingegno.

“Si tratta di un archivio visivo che colpisce per la fantasia, accenti umoristici e libertà nello svelare i codici dell’oggettività fotografica. L’elemento comico è tanto più inatteso in quanto si inserisce in un contesto industriale e scientifico. Come al cinema, queste scene fotografiche ci raccontano delle storie”, sottolinea Lebart. Appuntamento, dunque, spiega la Dire (www.dire.it), dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19. Ingresso gratuito su prenotazione. (articolo di Cornaz) 

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Herbs Ritt

Song Chao minatori

 

è prorogata fino a settembre la mostra Uniform al MAST

https://www.mast.org/uniform

UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK è il nuovo progetto espositivo della Fondazione MAST curato da Urs Stahel e dedicato alle uniformi da lavoro, che attraverso oltre 600 scatti di grandi fotografi internazionali mostra le molteplici tipologie di abbigliamento indossate dai lavoratori in contesti storici, sociali e professionali diversi. Nate per distinguere chi le indossa, le uniformi da un lato mostrano l’appartenenza a una categoria, a un ordinamento o a un corpo, senza distinzioni di classe e di censo, dall’altro possono evidenziare una separazione dalla collettività. Le parole italiane “uniforme” e “divisa” evocano, allo stesso tempo, inclusione ed esclusione.

UNIFORM INTO THE WORK/OUT OF THE WORK comprende una mostra collettiva sulle divise da lavoro nelle immagini di 44 fotografi e un’esposizione monografica di Walead Beshty, che raccoglie centinaia di ritratti di addetti ai lavori del mondo dell’arte incontrati dall’artista nel corso della sua carriera, per i quali l’abbigliamento professionale, estremamente differenziato e individualistico, rispetta una sorta di tacito codice dell’anti-uniforme.

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Ha avuto luogo, nei mesi scorsi ,una mostra al MAST di Bologna, dal titolo Antropocene che ha illustrato alcuni danni causati dall’uomo all’ambiente , più che Antropocene, dicono gli autori della mostra e del film omonimo Edward Burtynsky, Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier si parla di Capitalocene .
La mostra del MAST ha avuto qualcosa come 160 mila visitatori un numero da record per le mostre fotografiche per di più su un tema sociale .
Nelle foto tratte dalla mostra  l’inquinamento causato nelle acque e nel territorio.

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