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Archive for giugno 2012

Da Umberto Faedi ” Il Moschetto”

Un invito

Convocazione conferenza stampa

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Comunicato Stampa

Performance di Land Art “ITALIA IN CAMPO” di Dario Gambarin

24.6.2012 (foto e video) Dario Gambarin, il pittore veronese trapiantato a Bologna, ormai noto in tutto il mondo per le sue Performances di Land Art, ha realizzato un nuovo ritratto e su un terreno di 27 mila metri quadrati alle porte di Verona, in località Castagnaro, appare di spalle il centravanti della nazionale di calcio Mario Balotelli.

“Volevo fare un omaggio agli azzurri, tutti, senza distinzioni, ma la cresta bionda di Balotelli sembra fatta apposta per essere riprodotta su un campo di grano trebbiato!” Gambarin, che in passato ha ritratto il presidente USA Barack Obama, il premio Nobel Nelson Mandela e riprodotto anche l’urlo di Munch, per realizzare le sue opere utilizza un trattore che trascina un aratro e disegna a “mano libera”, cioè senza punti di riferimento sul terreno.

Dario Gambarin dariogambarin@libero.it http://www.dariogambarin.com Per informazioni e video cell.: 333-8909901

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Anche per quest’anno la Sindrome di Stendhal è assicurata a Bologna, l’installazione di un maxi schermo e la proiezione di film meravigliosi vintage, alcuni restaurati dalla stessa Cineteca Comunale di Bologna

Robert De Niro e James Wood

http://www.cinetecadibologna.it/vedere/programmazione

Accanto gli incontri di approfondimenti sul cinema :

il 24 giugno ha avuto luogo un incontro con Thelma Schoonmaker (montatrice di Martin Scorsese)

http://www.cinetecadibologna.it/cinemaritrovato2012/ev/cinefilia_ritrovata/24giugno

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In occasione delle vacanze e degli spostamenti più agevoli col bel tempo e le lunghe giornate necessitiamo, nel nostro zainetto multitasking, di libri che ci attraggano nella loro atmosfera che sia essa storica, narrativa e tutto ciò che ci rinfreschi le idee regalandoci quel qualcosa che solo i libri ci sanno dare, l’esperienza. E’ il caso di questo libro di Luciano Trincia che verrà presentato in settembre e di cui lui, gentilmente ci ha dato un’anteprima.

L’odore del novecento di Luciano Trincia

L’odore del Novecento: autobiografia di una Nazione

Ogni cosa ha il suo odore, anche il tempo”. E’ questo l’incipit del nuovo libro che lo storico e saggista Luciano Trincia ha appena mandato in libreria per Gangemi Editore. Si sente davvero l’odore dei grandi eventi del XX secolo. La prima guerra mondiale e la situazione degli orfani di guerra, l’avvento del fascismo a Roma, la seconda guerra mondiale e lo sbando dell’esercito dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, la ricostruzione e il boom economico: i grandi temi del Novecento sono trattati, con leggerezza e stile divulgativo, ripercorrendo le vicende di una famiglia italiana come tante, lungo il difficile cammino di quegli anni. L’odore del Novecento. Guerre, migrazioni, luoghi di memoria nelle carte di Luigi Trincia (1912-1990) si inserisce così a pieno titolo nella riflessione collettiva avviata in occasione del 150° dell’Unità d’Italia. Quella narrata nel volume è infatti allo stesso tempo una storia “pubblica” e “privata”, in cui i grandi eventi del “secolo breve” si intrecciano a vicende individuali, a volte drammatiche, a volte felici.

I tanti eventi raccontati nel libro sono uno specchio dell’itinerario nazionale del secolo scorso. Si comincia dalla guerra di Libia, che infuriava al momento della nascita del protagonista al grido di “Tripoli, bel suol d’amore”, per arrivare, nell’ultimo capitolo, all’Italia degli anni Ottanta, tratteggiata in maniera affascinante, anche attraverso le parole di uomini come Pier Paolo Pasolini. In mezzo, i tanti eventi che hanno segnato la vita di un’intera generazione di italiani: la Grande Guerra, l’avvento del fascismo, la seconda guerra mondiale e la ricostruzione democratica, gli anni del benessere e della contestazione studentesca. Il libro di Luciano Trincia evidenzia con grande partecipazione come i mille itinerari personali delle donne e degli uomini che hanno vissuto quegli anni travagliati possano essere ricondotti a un quadro collettivo di straordinaria vivacità. Ne risulta un universo sinora inesplorato di sentimenti e potenzialità di una generazione intera, la generazione dei nostri padri, che ha trovato in un sistema di valori ormai quasi interamente scomparso la chiave maestra della propria esperienza umana. Il libro è anche un inno a questa generazione, al suo cammino lungo il pietroso sentiero del Novecento.

Il libro riproduce anche una serie interessante di documenti e di immagini inedite. Molti documenti fotografano passaggi importanti della storia d’Italia, come illustra la copertina che raffigura una lettera del dicembre 1945, scritta su carta intestata della “Camera dei Fasci e delle Corporazioni”, cui si sovrappone un timbro con la nuova dicitura “Camera dei Deputati”, la stessa carta usata dai vari De Gasperi, Togliatti, Nenni. Niente di nuovo sul piano storiografico, solo una piccola “chicca” d’epoca, attraverso cui risentire l’odore del dopoguerra. Erano i giorni della liberazione e riprendeva anche l’attività parlamentare. Mentre con il sostegno dei principali partiti usciti dalla Resistenza si formava il governo Parri, all’interno di Montecitorio cominciava a riunirsi la Consulta nazionale, istituita con il decreto luogotenenziale del 5 aprile 1945. Le carte di quei mesi, pubblicate nel libro di Trincia, odorano di dopoguerra e di ricostruzione, di transizione democratica e di riorganizzazione dei partiti.

Ma quella narrata nel libro è anche una storia al femminile. Molte pagine sono infatti dedicate a Enrica, una ragazza umbra, che si sposa nel 1911 a diciotto anni e rimane vedova di guerra nel 1916 a ventitré anni, con due figli a carico. Da Norcia si trasferisce a Roma, dove studia alla scuola di Ostetricia alla Sapienza e diventa una delle prime ostetriche diplomate nella capitale, per trasferirsi poi al Sud, in una cittadina vicino Salerno per esercitare la professione di levatrice, trovando così la sua strada di donna e di madre in anni in cui il ruolo femminile era confinato quasi esclusivamente ai lavori domestici. Sono pagine che fotografano anche le radicali trasformazioni della famiglia italiana nel corso del Novecento, l’abbandono delle campagne e la rapida urbanizzazione di larghi strati di popolazione, le difficili condizioni economiche ed abitative in grandi città come Roma, il passaggio da un’Italia rurale a un’Italia industriale.

L’odore del Novecento” evidenzia proprio il ruolo del ceto medio come tessuto connettivo della società italiana fra guerra e dopoguerra. A dispetto dei temi tragici e degli eventi drammatici che fanno da sfondo alle vicende dei protagonisti, quello di Trincia è anche un libro leggero, di facile lettura, in cui i grandi eventi nazionali sono trattati con disinvoltura e elegante stile narrativo. Molte pagine sono dedicate anche all’evoluzione culturale e artistica del paese, con ampie finestre aperte sul teatro e sul mondo dello spettacolo, dai Café-chantant d’inizio Novecento al cinema neorealista del secondo dopoguerra, dalle canzoni napoletane di Murolo e Di Giacomo al teatro di Edoardo De Filippo. Straordinaria è anche la documentazione fotografica che accompagna il testo, che l’autore ha ritrovato in diversi Archivi comunali oltre che nella collezione di famiglia: dalle prime immagini d’inizio secolo agli scatti in automatico degli anni Ottanta tutta la storia viene accompagnata da foto d’epoca che tanto assomigliano a un ritratto collettivo dell’intera Nazione.

Dalla lettura e dalle immagini che accompagnano il testo risulta un vivace spaccato dell’identità personale e collettiva nell’Italia del Novecento, una fotografia a volo d’uccello sul paese e sulle sue trasformazioni dai primi anni del secolo alla caduta dei regimi comunisti. E’ una pagina di storia che non si legge di solito nei libri universitari, questa vista attraverso la vicenda umana uomini e donne semplici, senza carica istituzionale o politica, che hanno attraversato a occhi aperti il secolo delle dittature. Sono anche storie come questa che fanno l’identità di una nazione, che a 150 anni dalla sua nascita vuole valorizzare non soltanto i grandi eventi istituzionali e politici, ma anche il vissuto quotidiano di gente comune. E’ anche di storie come questa, intrecciate di eventi a volte felici, a volte drammatici, che il nostro paese ha bisogno per ritrovare la sua anima profonda e per ripensare il proprio futuro.

Luciano Trincia, L’odore del Novecento. Guerre, migrazioni, luoghi di memoria nelle carte di Luigi Trincia (1912-1990), Gangemi Editore, Roma, 2011 (Collana: Storia, Filosofia, Religione; Pagine 144; Prezzo: 18 euro).

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Hackathon terremoto: 16 e 17 giugno 

Dalla rete civica iperbole

http://iperbole2020.tumblr.com/

A Bologna il 16 e 17 giugno una maratona di 48 ore dove informatici, sviluppatori e service designer si danno appuntamento per creare soluzioni tangibili a supporto di reali e contingenti esigenze delle popolazioni colpite dal sisma.

Per partecipare attivamente ai lavori c’è il gruppo su Facebook:
http://www.facebook.com/groups/hackathonterremoto/ 

Per chi non può partecipare si può seguire la maratona su Twitter: l’hashtag ufficiale è: #hackathonterremoto

Il terremoto in Emilia foto di Paolo Ferrari

Emiliamo

tratto dal Server donne

EmiliAmo: 100 donne imprenditrici e negozianti unite per fare business
Inviato da Redazione
mercoledì 13 giugno 2012
Se cento vi sembran poche. Sono le donne del cratere. Le mogli e le mamme, ma anche le imprenditrici e le negozianti. Della Bassa Modenese e dell’Alto Ferrarese. E, appena fuori dal raggio della morte e della distruzione del terremoto, di Modena. Si sono riunite dando vita al network EmiliAmo. «Non vorremmo sembrare delle sentimentali disorganizzate – dice la loro coordinatrice, Claudia Miglia, di professione consulente aziendale – in realtà siamo delle pragmatiche organizzate. La scelta del nome, dal nome Emilia e dal verbo amare, risponde a una precisa scelta di branding: abbiamo creato un marchio che garantisca una sorta di certificazione di qualità». Una certificazione di qualità finalizzata a due precise attività economiche: la vendita dei prodotti degli esercizi commerciali oggi chiusi per il terremoto e la pressione sulla politica nazionale e locale perché la ricostruzione avvenga con il recupero dei centri storici, cuori pulsanti oggi feriti di queste comunità economiche e civili. «Stare insieme ci fa bene – racconta Claudia – ma soprattutto ci permette di reagire con forza a qualunque ipotesi di sciacallaggio. Con il marchio EmiliAmo vogliamo vendere i prodotti delle nostre aziende. Vestiti, scarpe, profumi, borse, prodotti agroalimentari. In questa maniera, ci sottraiamo a qualunque speculazione che, dall’esterno, qualcuno volesse provare a fare: i prezzi saranno giusti, nessuno potrà venire qui a imporre quotazioni ridicole». Dalla prossima settimana, sarà attivo anche il portale www.emiliamo.it, che appunto servirà a fare e-business, etico e a tutela delle imprenditrici emiliane, dei beni strappati ai magazzini e ai negozi danneggiati dal sisma. Dice Susanna Benatti, titolare di tre negozi di profumeria e di pelletteria a Mirandola, Cavezzo e San Felice sul Panaro: «Un altro obiettivo di EmiliAmo è trovare tutte insieme dei luoghi dove ricominciare a fare business. Ora abbiamo bisogno di piccoli centri commerciali e capannoni dove riorganizzare la merce e dove tornare a incontrare i nostri clienti e le nostre clienti. Naturalmente, si tratta di un obiettivo temporaneo. Per noi è fondamentale tornare nei centri storici». Qui nella Bassa Modenese e nell’Alto Ferrarese, nessuno vuole la ripetizione del modello dell’Aquila. È questa la frase che ripetono tutti, in particolare le professioniste e le piccole imprenditrici del network EmiliAmo: «I centri storici sono un pezzo fondamentale delle nostre vite. Io avevo sei mesi, quando mia mamma aprì la prima erboristeria a San Felice sul Panaro», racconta Silvia Ferrari, che con la sua famiglia ora ne ha due. La prima è completamente distrutta. La seconda ha meno danni, sembra agibile, ma si trova nella zona rossa del borgo. Silvia dorme in macchina dal primo giorno, ma si ritiene fortunata perché può rientrare in casa a mangiare e a farsi la doccia, a differenza di quanto capita a tanti altri emiliani. «L’obiettivo della vendita online dei prodotti e della moral suasion a favore del rientro nei centri storici è fondamentale – spiega Silvia Ferrari – ma è altrettanto importante per noi, in questa fase, stare insieme, muoverci, fare delle cose, sentirci unite. Noi emiliane siamo così». Fonte: Il Sole 24 ore

 Ancora un sentito grazie a Paolo Ferrari che ha concesso la pubblicazione delle sue foto

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Da Umberto Faedi : Il Moschetto

Il Moschetto

il 21 giugno  dalle 11,30 al Golf Club di Castenaso Buonasera a tutti voi, con l’occasione di questo convegno, ci sarà la presentazione delle nuova gestione del Golf Club. Se qualcuno desidera partecipare non si è tenuti a stare per il convegno, ma dopo il break si può elegantemente venire via.

UN CARO SALUTO. UMBERTO

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Arte e ambiente Annarita Vitali  Qualche tempo fa, ai Giardini Margherita, ha avuto luogo una manifestazione floreale, un’intervista ad Annarita Vitali che realizza gioielli floreali e con marine

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Elinor Ostrom

Nella foto, Elinor Ostrom nell’ottobre 2009 (AP Photo/AJ Mast, File)

È morta oggi Elinor Ostrom, prima e unica donna ad aver ricevuto il Nobel per l’Economia quarant’anni dopo l’istituzione del premio: aveva 78 anni ed era malata di cancro. Era nata a Los Angeles nel 1933 e all’Università dell’Indiana dirigeva un Centro di ricerca studi e analisi politica.

Il Nobel l’aveva vinto nel 2009 (condiviso con l’economista Oliver Williamson) per i suoi studi sulla distribuzione e la condivisione delle risorse senza proprietari (i commons). Nella motivazione ufficiale si legge: «per aver dimostrato come la proprietà pubblica possa essere gestita dalle associazioni di utenti».

I commons sono per la Ostrom quelle risorse materiali (laghi, pascoli, boschi, acque) o immateriali (compreso il web) che vengono condivise, che non sono quindi esclusive e che vengono usate o prodotte da comunità più o meno grandi. Nel 1968 il biologo Garrett Hardin aveva iniziato a denunciare il fatto che queste risorse erano destinate ad esaurirsi perché troppo sfruttate: la sua teoria (da lì in poi divenuta dominante) è conosciuta con il nome di “tragedia dei beni comuni”. Hardin dimostra che se un pascolo è aperto a tutti ogni pastore segue razionalmente la logica del profitto individuale e che, collettivamente, tale logica porta velocemente all’esaurimento della risorsa comune. Hardin aveva quindi teorizzato che erano possibili solo due soluzioni: la privatizzazione del common o la gestione statale.

La Ostrom (in Governing the commons, del 1990) aveva mostrato invece che la privatizzazione e la gestione pubblica non solo possono fallire, ma sono anche le meno efficaci. È celebre il suo studio su un pascolo diviso fra Russia (gestione statale), Mongolia (gestione comunitaria) e Cina (privatizzazione): nel primo e nell’ultimo caso, con recinzioni e interventi pubblici, il pascolo si trovava in totale degrado.

La scienziata iniziò quindi a osservare che i commons potevano essere gestiti in modo più innovativo ed efficiente (quindi sostenibile) dalle comunità di utilizzatori di riferimento. Lo dimostrò sul campo e ne raccontò anche il funzionamento: in Africa, in Asia e anche in Europa. Un esempio: il villaggio svizzero di Torbel, dal 1517 gestisce comunitariamente e con ottimi risultati il pascolo alpino. C’è una regola: durante l’estate nessuno può pascolare più mucche di quante riesca a mantenerne in inverno.

La comunità, per Elinor Ostrom, è in grado di autoregolarsi perché gli interessi, le pratiche e la sperimentazione degli errori sono comuni. La comunicazione è costante e le competenze che possono essere sviluppate sono elevate. Ci sono dei vantaggi rispetto la gestione privata e dello stato: la comunità è più interessata a mantenere e a sviluppare i commons perché sono per lei una risorsa essenziale e un’esperienza diretta, anche da più generazioni.

Nella foto, Elinor Ostrom nell’ottobre 2009 (AP Photo/AJ Mast, File)

Si diceva che la scienziata ci ha lasciati con un’eredità da sviluppare : infatti , parlo delle zone colpite dallo sisma, da ricostruire si può ridefinire un nuovo piano di beni comuni collettivi .  Si propone questo approfondimento.

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